Luce & Scenografia per la televisione

“Zeta”: l’attualità come emozione

Studio del set della trasmissione con la scenografia (cortesia: Cavaletti + Pagliariccio)

L’esperienza progettuale sviluppata nell’ambito del concept per il progetto di illuminazione pensato per il nuovo programma televisivo “Z”, condotto da Gad Lerner su La 7

Illuminare la nuova scenografia della trasmissione “ Zeta “ ha dato a chi scrive ora queste note la possibilità di confrontarsi ancora una volta con le problematiche create dagli specchi, dalle videoproiezioni, dall’arena e dallo spazio ristretto all’interno di essa.

Avendo come prerequisito la volontà di rispettare la scelta scenografica nella ricerca di un “segno” diverso, rispetto a tutte le scenografie realizzate in precedenza con il conduttore Gad Lerner ed il regista Michele Mally, gli scenografi Dario Cavaletti e Francesco Pagliariccio hanno pensato questa volta di utilizzare gli specchi ed un elemento a forma di cubo, quali elementi base dai quali ripartire per la nuova trasmissione “Zeta”.

La struttura della scena e l’illuminazione

All’interno dell’arena, dietro all’ospite principale, sono state posizionate alcune fasce a specchio rotanti che – con movimento rotatorio – hanno permesso la creazione di un effetto di rimando delle immagini riflesse. In più, per ottenere una moltiplicazione dell’immagine anche attraverso gli specchi posizionati al centro dei cubi della scenografia, sono stati inseriti quattro schermi con videoproiettori.

Un altro rendering di studio della scenografia. Sono evidenti la pedana, gli specchi riflettenti e alcuni degli schermi LED (cortesia: Cavaletti + Pagliariccio)

La scelta di utilizzare i videoproiettori è stata fatta per poter vedere attraverso gli stessi elementi specchianti più immagini riflesse rispetto agli schermi a LED. Optare per queste soluzioni ha fatto si che, per creare la giusta immagine, l’illuminazione doveva essere molto curata e al tempo stesso non doveva riportare riflessi sulla scena e sugli ospiti.

Per creare la percezione della tridimensionalità nello spettatore, come autore della fotografia di questo programma, ho pensato che illuminando le pareti dello studio e tutto ciò che era all’esterno dell’arena, potesse offrirmi la possibilità di “cambiare” le emozioni attraverso il colore ed il contrasto tra ciò che era illuminato e ciò che non lo era.

Tutta questa dinamica visiva doveva essere  percepita dallo spettatore attraverso il vuoto che si creava tra un cubo e l’altro, dando l’impressione di una continua immagine esterna rispetto a quanto invece avveniva all’interno dell’arena, dove altre luci con effetto radente dal basso, raccontavano tutto quanto stava accadendo nel programma.

Un’immagine del set durante le prove (cortesia dell’autore)
(a) Pianta del set con la scena e le dimensioni dello spazio (b) Rendering del set televisivo con la posizione degli ospiti ed il movimento del conduttore

Le tipologie delle soluzioni adottate

Le luci per l’illuminazione degli ospiti all’interno dell’arena, sono proiettori con lente di Fresnel. Il pubblico, posizionato a tre metri di altezza, viene invece illuminato con sagomatori, allo scopo di eliminare ulteriori riflessi negli schermi laterali e negli specchi. Questo modo procedere ci ha dato la possibilità di poter illuminare in modo radente e dall’alto – attraverso l’utilizzo di proiettori a luce intelligente “spot-wash” la scenografia – evidenziando e alterando la colorazione di base, e creando così emozioni diverse fra i presenti ospiti in studio e nei confronti dello spettatore a casa.

La pedana circolare realizzata in legno dipinto color cemento, ci ha dato inoltre la possibilità di evidenziare e differenziare, in termini di ritmo e di approccio – attraverso le riprese fatte da una telecamera posizionata in alto e su binario –l’intervista iniziale rispetto al resto della trasmissione.

Planimetria del set con pianta luci con schema dell’impianto delle luci bianche

L’attenzione che abbiamo dovuto porre alla cura dell’illuminazione si è estesa anche alla delicata gestione di una telecamera in particolare, denominata filobus, che – muovendosi a 360° intorno alla pedana – doveva ricevere meno luce possibile per non alterare l’immagine. Le due telecamere poste su un binario in verticale, hanno infine permesso di sottolineare attraverso la luce, le sfumature create nelle riprese.

( a cura di Aldo Solbiati, direttore della fotografia)

 

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