Lisbona. Maat – Museu de Arte, Arquitetura e Tecnologia

Un’onda di luce che riflette il paesaggio

Lisbona. Maat – Museu de Arte, Arquitetura e Tecnologia. Il taglio della ‘palpebra’ in facciata: visibile il rivestimento esterno e l’illuminazione naturale + artificiale dello spazio espositivo interno (courtesy photo: Hufton + Crow)

MAAT, il nuovo Museo di Arte, Architettura e Tecnologia a Lisbona è un’opera inaugurata nell’ottobre 2016 che porta la firma dell’architetto britannico Amanda Levete, di AL_A studio. Situato sulle rive del Tago nel distretto di Belém, nella parte ovest della capitale – il quartiere da cui partirono i grandi esploratori portoghesi – propone una nuova relazione con il fiume riqualificando un pezzo di città, in prossimità della vecchia stazione

Il complesso architettonico del MAAT a Lisbona è una struttura fluida che si mescola al paesaggio, un volume unico per il fatto che l’opera è stata progettata per consentire ai visitatori di camminarvi al di sopra, al di sotto e attraverso la sua articolazione volumetrica, alla quale si accede al di sotto di un arco ribassato che invita i visitatori all’interno.

Gli spazi del MAAT sono estensioni dell’ambito pubblico, con i luoghi espositivi interconnessi fra loro e fluenti per esperienze e interazioni come lo sono le tre discipline dell’arte contemporanea, dell’architettura e della tecnologia.

La volumetria architettonica include il nuovo museo progettato dallo studio AL_A dall’arch. Amanda Levete, e la Centrale elettrica Tejo, recentemente rinnovata. Il nuovo complesso museale è situato nel Campus della Fondazione EDP, un’area che si pone al centro di una affascinante rivitalizzazione urbana.

Lisbona. Maat – Museu de Arte, Arquitetura e Tecnologia. Dettaglio con vista dall’esterno del profilo della facciata (courtesy photo: Hufton + Crow)
Dettaglio della facciata (courtesy photo: Hufton + Crow)

In linea con la ricca tradizione portoghese di artigianato e ceramica, quasi 15.000 piastrelle smaltate tridimensionali articolano e rivestono la facciata, producendo una superficie complessa che gioca con acqua, luce e ombra proponendone letture mutevoli.

Il tetto a strapiombo che crea l’ombra viene utilizzato per far riflettere la luce del sole dall’acqua e nell’edificio. Di sera la facciata viene illuminata da apparecchi ad incasso da terra (Bega).

Le gallerie e gli spazi interni

L’edificio è costituito dall’articolazione di quattro differenti spazi espositivi sotto il tetto leggermente ondulato. Al centro dello spazio si trova l’Oval Gallery, uno spazio di 1.200 m² che si sviluppa attraverso una forma curvilinea che ingloba allo stesso tempo i percorsi e l’esposizione. Intorno a questo abbiamo la ‘Main Gallery’, spazio flessibile di 1.000 m², e la ‘Project Room’ e la ‘Video Room’, due ambienti più piccoli dedicati alla presentazione di installazioni o videoproiezioni.

Lisbona. Maat – Museu de Arte, Arquitetura e Tecnologia. La ‘Video Room’, uno degli spazi espositivi più piccoli (courtesy photo: Hufton + Crow)

Ciascuna di queste aree è uno spazio unico in risposta alla visione distinta di MAAT, caratterizzato dalla flessibilità di adattarsi e cambiare nel tempo. Il complesso architettonico comprende un ristorante e un parco, progettati da Vladimir Djurovic di Landscape Architecture.

L’Interior e il lighting design

La superficie degli spazi espositivi si articola complessivamente su 9000 m² ed è caratterizzata dalla presenza di un pavimento in cemento bianco lucido, di soffitti in cartongesso fonoassorbente e pareti in cartongesso liscio.

Il progetto d’illuminazione (dovuto all’ing. Raul Serafim, di Afaconsult) è stato concepito con un approccio differente, a seconda degli ambienti e delle diverse funzioni degli spazi (uffici, Oval Gallery, le altre sale espositive, il ristorante e gli esterni – facciata e tetto).

Negli uffici sono state create linee continue a plafone (con apparecchi di Flos), controllati da sensori di presenza e luce diurna, per illuminamenti medi di 526 lux. Il sensore rileva ovviamente la presenza di persone all’interno degli uffici, accendendo nel caso la luce e misurando la quantità di luce naturale, regolando di conseguenza il flusso degli apparecchi ai valori programmati (500 lux) e tenendo conto dell’apporto dell’illuminazione diurna.

Negli spazi pubblici, la volumetria caratterizzante del museo emerge dal suolo, come una sorta di roccia che offre riparo all’arte, in un grande spazio espositivo. L’obiettivo del sistema di illuminazione era qui quello di assecondare questi movimenti dell’architettura, senza alcuna rigidità, per integrarsi completamente e per essere capace di rispondere ad ogni esigenza architettonica anche futura (apparecchi Viabizzuno).

Lisbona. Maat – Museu de Arte, Arquitetura e Tecnologia. L’elevata pulizia formale dell’Interior si accorda con l’ottenimento di una ottimale resa cromatica degli apparecchi (courtesy photo: Hufton + Crow)

La fluidità dello spazio interno viene enfatizzata da solchi neri a plafone che contengono gli apparecchi di illuminazione in controsoffitti ‘separati’ dalle pareti con l’emissione luminosa prodotta che smaterializza il punto di incontro tra pareti e soffitti. Queste fessure su pareti e soffitto sono state realizzate utilizzando un canale curvo (094 system curvo di Viabizzuno), e seguendo le tracce ellittiche dello spazio interno. Il sistema incorpora gli impianti di climatizzazione e tutti gli apparecchi di emergenza e la segnaletica (sistema ‘Trasparenze’, disegnato dall’architetto Peter Zumthor).

In questo progetto la luce è parte materica del costruito, e per realizzarla sono stati individuati 108 riferimenti per adattarsi al raggio dei muri, per una lunghezza totale di 530 m: ogni parte è stata numerata e assemblata in un determinato punto del soffitto, ed è stato utilizzato un sistema di illuminazione a binario (‘eco track’, Viabizzuno) per garantire la migliore resa di luce e perché in grado di adattarsi a qualsiasi allestimento espositivo che un museo di arte contemporanea può offrire.

L’utilizzo di sorgenti luminose di alta qualità (con ra>98 e r9> 98, una potenza di 30,5W e un flusso luminoso di 3000 lm), garantisce la massima resa cromatica, bassissimi costi di manutenzione e una enorme flessibilità prestazionale.

L’impianto è controllato da un sistema di gestione (Helvar), per dimmerare il flusso luminoso di apparecchi a luce continua e proiettori, un fattore molto importante negli spazi espositivi per i flussi luminosi che arrivano sulle pareti, nel caso siano esposte opere sensibili alla luce. L’illuminamento medio, senza proiettori, è di 280 lux medi.

La ‘Oval Gallery’, lo spazio espositivo centrale e l’ambiente più caratteristico del museo, ha un soffitto di colore nero dove apparecchi lineari a sospensione (“Bacchetta magica” di Viabizzuno) illuminano con uniformità, disposti in 13 file parallele: il contrasto visivo percepito dal basso tra il sistema di illuminazione e il soffitto nero fa sì che gli apparecchi fluttuino nello spazio in maniera giocosa.

Lisbona. Maat – Museu de Arte, Arquitetura e Tecnologia: la ‘Oval Gallery’, spazio espositivo centrale del museo (courtesy photo: Hufton + Crow)

I proiettori inseriti in binari sono responsabili dell’illuminazione d’accento, mentre la luce prodotta dagli altri apparecchi (‘Bacchetta magica’) creano una sorta di soffitto virtuale dando vita all’illuminazione generale. L’illuminamento medio ottenuto è di 170 lux, anche in considerazione che l’involucro scuro a soffitto non è riflettente.

A soffitto si possono creare differenti scenari luminosi (tramite il sistema Helvar), oltre alla variazione di flusso luminoso dei proiettori. Lo scenario scelto per l’inaugurazione del museo è risultato particolarmente suggestivo in quanto aveva lo scopo di simulare la luce solare di un intero giorno variando ogni 15 minuti; la connessione interno / esterno tramite il sistema d’illuminazione artificiale è molto importante, soprattutto quando si resta a lungo all’interno di uno spazio espositivo chiuso.

(a cura di arch. Giordana Arcesilai, lighting designer – Bologna)

 

LISBONA. MAAT – MUSEU DE ARTE, ARQUITETURA E TECNOLOGIA

Committente: Fundação EDP

Progetto architettonico: AL_A Amanda Levete

Architects Principal: Amanda Levete

Project Director: Maximiliano Arrocet

Team: Fernando Ruiz Barberan, Mirta Bilos, Alex Bulygin, Grace Chan, Sara Ortiz Cortijo, Alice Dietsch, Ciriaco Castro Diez, Yoo Jin Kim, Ilina Kroushovski, Michael Levy, Cristina Revilla Madrigal, Stanislaw Mlynski, Ho-Yin Ng, Giulio Pellizzon, Raffael Petrovic, Chloe Piper, Filippo Previtali, Arya Safavi, Maria Alvarez-Santullano, Joe Shepherd, Paula Vega, Konstantinos Zaverdinos

Studio di architettura referente in Portogallo: Aires Mateus e Associados

Progettazione strutturale e civile, Domotica e Lighting: Afaconsult

Landscape Design: Vladimir Diurovic

Landscape Architecture Restaurant & Shop lighting: SEAM Design

LEED consultant: Edifìcios Saudaveis

Fornitori apparecchi e sistemi di gestione dell’illuminazione: Flos, Viabizzuno, Helvar

Crediti fotografici: Hufton + Crow

 

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