Roma - Arco di Giano

Una luce per il divenire del Tempo

 

Roma, Arco di Giano (courtesy photo: arch. Francesca Storaro)

Gli antichi ponevano le fondamenta cosmiche di Roma idealmente poggiate su una base semicircolare, con il Cielo quale conca superiore e la Terra come conca inferiore, mentre erano gli dei a proteggere queste due metà del mondo. Ed era dal buio cosmico, dove tutto ha inizio, con la prima luminosità nel cielo dell’ Aurora, che appariva come Dio dell’alba il Giano dell’inizio della vita

Nella sfera dei secoli, le tonalità luminose cromatiche dei vari momenti del mattino e della sera, sono stati da sempre considerate di origine divina: l’utilizzo magico e religioso collegava astrologicamente i colori naturali ai pianeti, oltre che alle stesse divinità e alle sfere celesti che ne racchiudevano i particolari influssi.

In Egitto, ad esempio, i colori del Sole e della Luna erano considerati segni indicatori dell’essenza delle cose, e la stessa parola “colore” significava “essere”. In ogni mito sulla formazione dell’Universo, cioè, la luce rappresenta la spiritualità del colore, mentre il colore è il corpo della luce. E come sosteneva molto bene Leonardo da Vinci i colori si manifestano nell’incontro tra luce e oscurità.

Il concept per il progetto: l’ispirazione nella storia

A Roma il Colle Gianicolo ha preso il suo nome dalla divinità di Giano che, con la sua porta a due facce, si apriva per Roma e da Roma verso i mondi da conquistare. Per i Romani Giano, divinità del “Divenire” presentava quindi due volti perché capace di guardare il futuro e il passato e – attraverso la porta – in grado di vedere sia all’interno che all’esterno.

Ovidio lo poneva anche quale testimone del momento nel quale i quattro Elementi (Acqua, Terra, Fuoco, Aria) si separarono dando forma a ogni cosa, mentre per il poeta Settimio Sereno Giano – come “principio degli Dèi” – era colui che presiedeva ogni nuova impresa della vita umana ed economica, del tempo storico e mitico, della religione, degli dèi del mondo, delle istituzioni, della civiltà e dell’umanità tutta.

Giano custodiva l’entrata e l’uscita alle porte (ianuae), ai passaggi (iani) e ai ponti, attraverso gli strumenti della chiave e del bastone (ianitores), mentre le sue due facce vegliavano sulle due direzioni, l’entrata e l’uscita. Le porte del suo tempio venivano spalancate in tempo di guerra e chiuse in tempo di pace. Nella decorazione di quest’Arco, al Velabro, le quattro chiavi di Volta dei fornici propongono le figure di Roma, Giunone, Minerva e Cerere.

Il progetto di illuminazione

L’illuminazione dell’Arco è stata completamente realizzata con proiettori a luce LED ( de iGuzzini Illuminazione), controllati da un sistema di gestione DALI, e parte idealmente dal cuore del mondo antico – ovvero qui l’area centrale dell’interno dell’ arco a quattro arcate – dall’alba del tempo.

In questo registro, una intensa tonalità di colore arancio, che appare come sorgere dalla Terra, sale dal basso verso l’alto sulle pareti interne alle arcate, come il Giano di ogni inizio. L’illuminazione si sfuma poi, nel momento in cui ogni mattino la divinità di Quirino si leva, illuminando simbolicamente la città di un colore ocra che continua poi il suo movimento verso il cielo trasformando la sua tonalità cromatica nella lucentezza del colore giallo, il colore del giorno splendente di Giove, compiendo simbolicamente in questo modo il primo giro del Sole del mattino.

Roma, Arco di Giano (courtesy photo: arch. Francesca Storaro)
Roma, Arco di Giano. Dettaglio  (courtesy photo: arch. Francesca Storaro)

Mentre all’esterno dell’Arco, le pareti con le simboliche porte di apertura e/o di chiusura – a seconda del periodo di guerra o di pace – seguono la tonalità chiara dell’andare giornaliero, dalla tonalità fredda o calda a secondo della loro direzione est/ovest oppure sud/nord: la prima sequenza di scenario segue il tono bianco/caldo del movimento verso il tramonto del Sole, la seconda sequenza a seguire invece con una tonalità bianco/freddo il movimento verso il levarsi della Luna.

L’inaugurazione dell’Arco di Giano ha coinciso con l’apertura della nuova Fondazione Fendi, il nuovo spazio per l’arte che l’architetto Jean Nouvel ha definito attraverso
la ristrutturazione di un palazzo barocco nel centro di Roma.

Roma, l’Arco di Giano con la statua-installazione de ‘Il Rinoceronte Bianco’ di Raffaele Curi (courtesy photo: arch. Francesca Storaro)

La statua de “Il Rinoceronte Bianco”, una installazione di grande suggestione simbolica creata da Raffaele Curi per la Fondazione Alda Fendi è stata illuminata dal simbolo di un Sole al Tramonto, con un proiettore a LED ( “Aurea”, della serie “The Muses of Light”, design by Storaro e De Sisti, per De Sisti Lighting).

(a cura di arch. Francesca Storaro – lighting designer, Roma)

LE SOLUZIONI DI ILLUMINAZIONE

Progetto illuminotecnico: arch. Francesca Storaro – prof. Vittorio Storaro

Apparecchi:

8 “Platea Pro”, 76 W Versione speciale, con tc 5500 K e ottica Wallwasher – controllo DALI;

8 “Platea Pro”, 76 W con tc 3000 K e ottica Wallwasher – controllo DALI;

24 “iPro”, 35 W con tc 3000 K e ottica Flood 32° – controllo DALI con gelatina ROSCO E021 Gold Amber;

16 “iPro”, 35 W con tc 3000 K e ottica Flood 32° – controllo DALI con gelatina ROSCO E020 Medium Amber;

8 “iPro”, 35 W con tc 3000 K e ottica Medium 16° – controllo DALI con gelatina ROSCO E104 Deep Amber (iGuzzini Illuminazione)

Per l’illuminazione di ‘Rhinoceros’:

1 apparecchio ‘Aurea’, 2400 W, con ottica Narrow Spot – Tunable White, controllo DMX (serie THE MUSE OF LIGHT – design by Storaro e De Sisti, per De Sisti Lighting)

ROMA – ARCO DI GIANO

(courtesy photo: arch. Francesca Storaro)

Realizzazione: 2018

Dove: Via di San Giovanni Decollato, Roma

Committente: Fondazione Alda Fendi

Concept e ideazione luministica: prof. Vittorio Storaro – arch. Francesca Storaro

Progetto illuminotecnico: arch. Francesca Storaro

Installazione “Rhinoceros At Saepta”: Raffaele Curi

Collaboratori: Diego Traettino – Mauro Chiominto

Foto: arch. Francesca Storaro

 

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