Angelo Bonello

Un segno di luce racconta l’idea

Budapest. Un momento della performance teatrale “Carillon Il volo del Tempo”, 2008 (cortesia: Angelo Bonello – Kitonb Project)

Da una formazione poliedrica, dai mondi dell’arte visiva attraverso le esperienze delle nuove avanguardie del teatro, le originali proposte negli ambiti dello spettacolo e delle installazioni urbane di un artista eclettico: Angelo Bonello e Kitonb Project

Angelo Bonello

Nel settore dello spettacolo e delle arti performative, Angelo Bonello è l’esempio di un artista che è stato realmente capace negli ultimi due decenni a tradurre e mediare in modo creativo e operativo i contenuti e i valori artistici che ha avuto modo di attraversare nelle sue differenti esperienze.

La vocazione per acquisire competenze trasversali e una cifra personale nella propensione a scartare il superfluo e a mettere a fuoco il valore aggiunto delle idee, sono gli strumenti naturali che caratterizzano fin dagli esordi il suo percorso di formazione.

Dalla pittura alla vittoria del Pensiero

Qual è stato il tuo percorso nell’ambito dell’arte? Quali itinerari hai seguito?

“Io provengo dalla pittura, a Torino ho frequentato il Liceo Artistico poi ho avuto la fortuna di incontrare dei grandi maestri, personaggi che inconsapevolmente hanno consolidato le mie idee circa quello che sarebbe stato poi il mio percorso futuro.

Ho avuto la fortuna di studiare con Antonio Carena, un grande artista contemporaneo, e poi mi sono imbattuto nei lavori di Piero Gilardi, con il quale mi sono ritrovato a tagliare gommapiuma e a impastarla nel lattice; ho studiato con un post-impressionista come Sergio Manfredi.

A contatto con questi grandi artisti ho portato avanti anche grazie a loro un percorso che mi che mi fa vedere ancora oggi vivi i loro insegnamenti e mi ha permesso poi di capire qual è il vero motore dell’arte, che non è il fattore estetico ma il valore della narrazione, del racconto, del pensiero”.

Per la tua poetica artistica che importanza ha avuto il periodo di collaborazione negli anni ’90 nell’ambito della Techno-Art con Piero Gilardi?

“Quando ho incontrato Piero Gilardi avevo 14-15 anni e l’arte per me si esprimeva attraverso il disegno, mentre lui mi ha fatto comprendere che poteva esprimersi anche attraverso la Materia.

Questa è stata per me una grande scoperta: la Materia come realtà tolta dal suo contesto naturale d’origine e che in un altro contesto si trova ad essere reinventata. Questa è una vittoria del Pensiero, qualcosa che sta alla base dell’Arte…

Così l’insegnamento di Antonio Carena che mi porto dietro ancora ora è quella sua capacità di stravolgere i canoni classici della rappresentazione figurativa, arrivando a dimostrare come un segno astratto può raccontare qualche cosa di più oltre l’immagine, farsi metafora e diventare significante. E questo è stato l’altro grande passo”.

La nascita di Kitonb Project e la sintesi delle avanguardie

Dall’incontro fra Angelo Bonello e Alberta Nunziante nel 1997 inizia l’attività di Kitonb Project, che vuole coniugare nella forma della performance artistica e teatrale la spettacolarizzazione delle grandi installazioni in chiave urbana.

Anche in questo caso l’approccio punta da subito alla ricerca di senso e alla reinvenzione di nuovi significati, all’interno dei quali il lavoro sulla luce inizia a prendere rilievo.

Parliamo di Kitonb Project. Quali contenuti portanti e quali esigenze artistiche ti hanno portato alla fondazione del gruppo?

“Kitonb è stato in certo qual modo per me l’epilogo di un periodo. Precedentemente, dal 1991 al 1996, ho infatti viaggiato costantemente in giro per il mondo vivendo all’avventura, dormendo per cinque anni nei boschi senza avere mai una casa e facendo le esperienze più disparate…

In quel periodo nasceva in Europa il ‘Nouveau Cirque’ e provenivo da un’esperienza importante di alpinismo e arrampicata sportiva, con la partecipazione a gare in Coppa del Mondo. I miei progetti si portavano e si portano dietro queste esperienze e Kitonb Project è stato il termine di un lungo itinerario a contatto con il fermento e le esperienze del ‘Nouveau Cirque’ in Francia e in Germania, dove ho conosciuto la nuova avanguardia del teatro e avuto la fortuna di lavorare con la compagnia teatrale  La Fura dels Baus, con Archaos, e altri.

Al mio rientro in Italia, con Alberta Nunziante – mia socia e in quegli anni anche la mia compagna – abbiamo fondato a Roma nel 1997 la compagnia Kitonb Project, con l’idea di portare in Italia tutte le cose nuove che avevo visto e fatto e che evidenziavano la presenza di una sorta di ritardo temporale per il teatro nel nostro Paese..

.Il pensiero condiviso che ha sotteso fin dall’inizio la fondazione della compagnia era quello di portare ai suoi limiti estremi le possibilità della rappresentazione teatrale performativa, utilizzando la lezione di Gilardi, reinventando e decontestualizzando le situazioni”.

Per lo spettacolo e l’entertainment a 360°/La luce per le installazioni urbane

Le attività di Kitonb Project spaziano fra i live show, le produzioni per le reti televisive, le installazioni artistiche in ambito urbano, l’organizzazione di eventi spettacolari. Quali sono gli elementi trasversali più rilevanti – sul piano delle scelte di linguaggio – che accomunano la vostra attività in questi diversi contesti?

“In questi giorni ho assunto l’incarico della direzione artistica per uno dei programmi di Sky più importanti, “Italia’s Got Talent”, e diversi sono i lavori in divenire. Un po’ per scelta tutto il mio lavoro è costantemente trasversale.

Come ti accennavo prima, Kitonb nasce per proporre una forma di teatro nuovo, fatto di performance, capace di costruire scenografie alte fino a 80 – 90 m, e di realizzare strutture che poi interagiscono con le architetture urbane e con il contesto naturale nel quale avviene lo spettacolo.

Dopo una prima fase, nel nostro lavoro si è andato sviluppando un interesse più specifico e autonomo per la luce, non solo nell’ambito teatrale ma nell’ambito installativo e espressivo. Un esempio in tal senso è la grande installazione del gasometro più grande d’Europa realizzata a Roma nel 2006 che chiamammo “Luxometro” e che realizzammo con 10 km di stripLED, con una tecnologia che in quegli anni era ai suoi albori e non era ancora conosciuta, con quella particolare temperatura della luce bianca, e con un impatto sorprendente entrato solo oggi nella nostra percezione quotidiana.

Roma. La grande installazione “Luxometro” per il gasometro più grande d’Europa, realizzata nel 2006 con 10 km di stripLED (cortesia: Angelo Bonello – Kitonb Project)

Fu un grande evento e tutti i media più importanti in Italia aprirono con questa news, mentre l’home page della pagina web di CNN mise nella massima evidenza la notizia. L’evento segnò anche l’inizio di una nuova direzione per il nostro lavoro.

Con il progetto itinerante su scala internazionale “Run Beyond” c’è stato poi un ulteriore passo avanti, perché mi sono reso conto che la luce poteva raccontare come pittura su una tela di buio ed era possibile raccontare una storia, portare un’emozione.

Amsterdam. L’installazione itinerante “Run Beyond” all’Amsterdam Light Festival, 2015 (cortesia: Angelo Bonello – Kitonb Project)

Per quanto riguarda la realizzazione tecnica, “Run Beyond” parte da una serie di silhouettes, per creare l’idea del movimento, quasi come un’insegna luminosa dinamica. L’ispirazione mi era venuta a Roma in una galleria dell’autostrada dove ho visto una serie di lampade che davano l’impressione di correre, e che mi fecero pensare al fatto che dando loro una forma sarebbe stato possibile raccontare una storia. Sono ritornato in studio e ho cominciato a disegnare e a chiedermi che cosa avrei voluto dire con questo lavoro e a quale poteva essere il significato e abbiamo messo a punto un sistema di gestione che potesse controllarne l’accensione, con una serie di controller gestiti via DMX.

L’installazione rappresenta anche l’intento dell’uomo – in parte se vogliamo autobiografico – che si arresta un momento davanti a ciò che pensa impossibile ma che poi trova la forza di compiere il salto, di fare quell’attraversamento, di passare oltre le sue paure, e – una volta dall’altra parte – si guarda alle spalle e lì.. coglie tutto il significato del suo gesto. Si tratta di un’operazione che ha avuto molto successo, ed è stata portata in tutto il mondo… D’altronde, superare il limite della nostra paura vuol dire anche superare i confini nazionali e locali, volendo condividere a livello globale il valore comune di quel significato.

Circa l’80% del mio lavoro si svolge all’estero, e da 25 anni lavoro in tutti i continenti. Dentro questa vocazione internazionale c’è la mia spinta costante al tema del viaggio e alla volontà di esplorare..”

‘Ballerina’ per il sogno collettivo dell’Arte/Il feedback Social

Il crescente coinvolgimento di Angelo Bonello nella consulenza creativa e nella direzione artistica si è esteso negli anni anche ai contesti dei Festival internazionali della luce, negli ultimi anni sempre più presenti e partecipati dal pubblico.

Lo scorso anno, in Australia, in occasione del festival ‘Vivid Sidney’ hai partecipato con l’installazione luminosa dinamica ‘Ballerina’. Quali sono state in quel caso le tue scelte di approccio allo spazio dell’installazione, sul piano delle tecnologie utilizzate e dal punto di vista scenografico?

‘Ballerina’ è stato un lavoro molto differente pur se all’apparenza simile a “Run Beyond”. “Run Beyond” è un’installazione che va vista a distanza, mentre “Ballerina” è un’installazione ‘site specific’ che ho pensato in mezzo alla gente, come una grande giostra, un grande carillon.

Sidney. Al Festival ‘Vivid Sidney’ l’installazione “Ballerina” (2019) (cortesia: Angelo Bonello – Kitonb Project)

In realtà “Ballerina” vuole rappresentare il sogno di tutti i bambini e di tutte le bambine di emanciparsi attraverso l’Arte, attraverso il sogno dell’Arte che ti porta alla ribalta del successo, e quindi ho pensato che l’immagine della ballerina potesse essere iconica in questo senso. Poi dalla parte opposta della baia c’è la Sidney Opera House, e questa ‘Ballerina’ che danzava di fronte al tempio delle arti e del balletto mi sembrava la cosa più giusta e l’ho progettata con un concept di prossimità interattivo, con il ritmo di un carillon che ne scandisce la sequenza e la coreografia.

La cosa per me inaspettata è che le persone hanno iniziato ad imitare le pose di questa ballerina riempendo il web di immagini, facendosi selfie, generando un feedback sui Social imprevisto che mi sta facendo fare dei ragionamenti anche per il futuro, nella direzione di uno sviluppo partecipativo e interattivo dell’installazione.

Molto positivo il feedback sui Social dell’installazione (cortesia: Angelo Bonello – Kitonb Project)

Anche qui ho utilizzato i LED e con un software ho realizzato il videomapping dell’intera installazione, con maschere che si accendono e spengono sulla base del programma impostato.

Abbiamo studiato un sistema di gestione e controllo dell’installazione da remoto per cui da Roma potevamo controllarla ed eventualmente intervenire per qualunque tipo di anomalia, senza la necessità di dover inviare un tecnico sul posto”.

Un cambio di passo: dal lockdown per un nuovo rapporto fra Uomo e Natura

Per Bonello l’evoluzione attuale della proposta artistica si trova di fronte alla necessità di riconsiderare l’impatto e il valore della nostra azione sulla scena della realtà, dal suo punto di vista lavorando anche nella ricerca di nuovi linguaggi di comunicazione

La recente e purtroppo non ancora conclusa congiuntura segnata dalla pandemia da Covid-19 ci ha messo di fronte ad una personale assunzione di responsabilità, nel tuo caso cercando attraverso il lavoro artistico una risposta/proposta di lettura della realtà, per una nuova dimensione di rapporto con il mondo. E’ il caso della performance “This is my place”. E anche in questo caso il segno è un segno di luce…

“Questa performance ha messo insieme davvero tante cose nella sua semplicità: tre linee di luce in un campo, orientate verso il tramonto, nelle quali ci sta un po’ tutto il mio essere, sia a livello personale che a livello artistico. C’è il rapporto stretto con la Natura, l’isolamento dalla civiltà e poi il camminare, l’azione che più mi rappresenta.. Io viaggio a piedi e ho attraversato tantissimi spazi e solo camminando con il ritmo del sole conosci veramente la natura.

E quindi “This is My Place” è diventato il mio spazio. Il lockdown ci ha detto che dobbiamo rispettare una distanza, restare chiusi dentro il nostro ambiente domestico, e io ho riscritto in un ambiente aperto quello che è il luogo ‘domestico’ ideale, uno spazio tracciato in un campo all’interno del quale io sto con una distanza tale da non arrecare fastidio all’esterno e che nessuno può invadere. Questo è il mio luogo protetto e la luce è il segno che rende tangibile quello spazio anche quando le tenebre potrebbero confonderne i confini. Quella è la mia dimensione nella quale vivo la mia giornata: la performance è infatti durata 24 ore. Il sole è il nostro metronomo.

Un momento della performance “This is My Place” (2020) (cortesia: Angelo Bonello)

Sto lavorando da due anni anche ad un altro progetto: ogni giorno realizzo uno scatto fotografico al tramonto e sto raccogliendo tutte queste immagini che diventeranno una grande installazione visuale.

Una ulteriore evoluzione di “This is My Place” sarà poi dedicata alla dimensione verticale di quel segno, con un percorso che preveda il camminare, lo scalare e il discendere e dove ancora una volta i segni attraverseranno gli spazi naturali di una parete in montagna”.

Questa condizione difficile ci ha messo di fronte alla necessità di ripensare gli spazi collettivi e il nostro modo di approcciarli e proprio gli ambiti dello spettacolo possono diventare una grande occasione per innovare. Come vedi la cosa?

“Ripensare il rapporto uomo/pianeta è sicuramente un aspetto sensibile. Noi abusiamo delle risorse naturali mentre avremmo bisogno di un rinnovato equilibrio nel tipo di approccio che dovremmo avere.

Per fare in modo che gli ambiti dello spettacolo possano trarre uno spunto in tal senso sarà necessario ripensare a quale debba essere la proposta, il contenuto. Io sto ad esempio lavorando per rimodulare “This is My Place” per portarlo in ambienti urbani, in città, nei parchi e nelle grandi piazze, per fare partecipare le persone. Io inizio a camminare e poi come una grande staffetta collettiva si aggiungono gli altri a una distanza compatibile. Non si tratta più di una performance, di uno spettacolo, di un’installazione, si tratta di un ibrido. Va ripensato quindi il linguaggio, a cavallo fra i vari codici artistici.

L’arte è emozione ed è sempre fatta per gli altri e deve esaltare qui la sua funzione di comunicazione e partecipazione collettiva”.

Il futuro fra Tecnologia e Poetica

Se le innovazioni tecnologiche si trasferiscono in modo sempre più rapido nella nostra dimensione personale di utenti utilizzatori, e le prerogative operative dell’interattività vanno a costituirsi fra i caratteri evidenti nella nostra esperienza di fruitori di contenuti, questa condizione porta con sé insieme rischi e opportunità, e l’artista deve avere – in questa dinamica – la grande responsabilità di custodire il valore dell’idea.

Al di là dei linguaggi dell’arte, le tecnologie multimediali e le nuove dimensioni dell’interattività diventeranno con ogni probabilità molto presto codici rappresentativi comuni nei nostri scenari quotidiani. Che opportunità potranno portare alla nostra migliore comprensione della realtà che viviamo?

“Una nuova tecnologia arriva, sorprende – come è successo per “Luxometro” con l’effetto inedito della temperatura del colore bianco del LED che non era negli occhi di tutti come lo è oggi – poi entra nella nostra quotidianità. Ogni tecnologia è destinata a diventare obsoleta e se all’inizio è appannaggio degli artisti e degli ‘illuminati’, in quanto questi vedono in essa qualcosa che gli altri ancora non conoscono e quindi la utilizzano per stupire, poi si inizia a conoscerla ed entra nelle nostre case, e la persona inizia a farne un personale utilizzo.

Le tecnologie possono quindi assumere un valore positivo, dipende da come vengono utilizzate: per me l’utilizzo positivo è la presenza di un equilibrio delle cose. Se oggi sono cresciute le opportunità tecnologiche di quanto realizziamo nello spettacolo e nell’arte, questo infatti non significa che sia aumentata la poetica: il rischio insito in questo processo è infatti che la tecnologia possa in qualche caso averla anche cannibalizzata..

Personalmente utilizzo molto le tecnologie e ne ho un grande rispetto e insieme le vivo con un atteggiamento di prudenza, perché prima di tutto bisogna lavorare sulla poetica. Il significato delle cose sta al di sopra di tutto e la tecnologia è uno strumento di rappresentazione che deve essere al servizio di un racconto, di un messaggio, di qualcosa che non sia solo mera esibizione. Quando la tecnologia è al servizio di un’idea, allora può fare miracoli”.

(a cura di Massimo Maria Villa)

 

GUARDA I VIDEO DELLE INSTALLAZIONI

“Luxometro” – Roma

“This is My Place”

“Run Beyond” – Singapore

“Ballerina” – Sidney

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here