Luce e Cinema

“The Midnight Sky”: la ricerca del futuro

“The Midnight Sky” (2020) (courtesy: NETFLIX)

La difficolta di essere testimoni fino in fondo del proprio ruolo come esseri umani davanti alla sfida di saper agire con coerenza e coraggio a fronte delle scelte che ci pone la nostra storia personale e  la congiuntura di un destino collettivo sfavorevole, è il tema trattato da George Clooney nel suo film “The Midnight Sky” attraverso un bel lavoro sull’immagine fotografica del direttore della fotografia Martin Ruhe.

Il film – che è visibile dal 23 dicembre 2020 in streaming per gli abbonati sulla piattaforma Netflix – racconta la storia di un vecchio scienziato in fin di vita che rimasto da solo in una base artica in attesa degli orizzonti imminenti di una catastrofe mondiale, cerca di mettersi in comunicazione con gli astronauti che stanno tornando sulla Terra da una esplorazione su un nuovo pianeta abitabile, per impedirgli un inutile rientro. L’ imprevisto che non si trova da solo nella base artica ma che insieme a lui è rimasta anche una bambina, aprirà nuovi scenari e un finale a sorpresa per la storia.

“The Midnight Sky” (2020) George Clooney (Augustine Lofthouse) con la piccola Caoilinn Springall (Iris) sul set (courtesy: NETFLIX)

La fotografia del film, girato in digitale con una MdP ARRI Alexa 65 mm ad altissima risoluzione, è caratterizzata da una efficace alternanza espressiva nella lettura degli spazi scenici raccontati – gli interni alla base artica e nell’astronave e gli esterni con le difficili riprese effettuate sul ghiacciaio di Vatnajökull in Islanda a 40° sotto zero – e pone in evidenza la qualità di un racconto scenico (le scenografie sono di Jim Bissell) ben tradotto dalle immagini.

“The Midnight Sky” (2020). La fotografia di Martin Ruhe si è cimentata con set particolarmente ostici, come nel caso delle riprese realizzate in Islanda (courtesy: NETFLIX)

Le riprese, supportate anche da un parco luci “discreto” e mai invadente che fa molte volte ricorso a sorgenti di luce diegetiche, ovvero presenti sulla scena, propongono momenti fortemente contrastati anche se costruiti su una palette cromatica volutamente ridotta e volta a presentare sotto la stessa chiave di lettura le riprese in esterni con quelle effettuate in interno.

“The Midnight Sky” (2020). L’attore Kyle Chandler (l’astronauta Mitchell) in un’immagine del film (courtesy photo: Philippe Antonello – NETFLIX ©2020)
“The Midnight Sky” (2020). L’attrice Felicity Jones (l’astronauta Sully) in un frame del film (courtesy: NETFLIX)

Il direttore della fotografia Martin Ruhe aveva già dato prova di queste sue capacità di sintesi sul piano estetico in altri suoi lavori come nell’ottima collaborazione realizzata con il regista Daniel Barber nel 2009 con il film “Harry Brown”, con Michael Caine, o nel film di Anton Corbijn, girato in Italia e con George Clooney come protagonista, “The American”, del 2010.

(Massimo M. Villa)

 

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