Luce e Design

Il progetto come strumento condiviso

La lighting designer Helena Gentili

Le esperienze e le testimonianze sul campo di una giovane lighting designer, fra Piani della Luce, Social Lighting e illuminazione urbana: un nostro incontro con Helena Gentili

Dopo aver conseguito la laurea in Architettura e Urbanistica in Brasile, Helena Gentili ha iniziato la sua ricerca sul tema del lighting design individuando nell’applicazione della luce artificiale uno strumento d’elezione per lavorare sugli spazi pubblici. Per questo motivo, dopo una ricerca sul tema, la partecipazione a corsi offerti in diversi paesi e aver vinto una borsa di studio erogata dal MIUR, la Gentili è venuta in Italia per frequentare il master di II livello in Lighting Design dell’Università degli Studi di Roma ‘La Sapienza’.

Lighting design: esperienze di crescita intorno al progetto

Vuoi parlarci della tua esperienza formativa? Quali sono gli itinerari che hai seguito per andare poi a focalizzare la tua attuale attività come lighting designer indipendente?

Dal 2008 lavoro esclusivamente come lighting designer; ho collaborato inizialmente con studi specializzati in lighting design a Roma e a Milano, dove sono stata responsabile di diversi progetti di illuminazione in ambito urbano, ma non soltanto.

La mia esperienza come professionista indipendente nel campo dell’illuminazione inizia dal 2012 e coinvolge il settore privato e pubblico, così come i contesti dell’ arte contemporanea e gli eventi per la diffusione della professione del lighting designer.

Nonostante l’esperienza lavorativa, ho deciso di ritornare all’Università e frequentare il Dottorato di Ricerca in Progettazione Architettonica e Urbana presso il Politecnico di Milano con l’obiettivo di studiare in modo approfondito il ruolo della luce artificiale nel contesto urbano contemporaneo, per sviluppare nel modo migliore la professione di lighting designer ed architetto.

Negli ultimi anni sono stata invitata come docente a seminari e conferenze nazionali e internazionali e dal 2014 sono membro di APIL Associazione dei Professionisti dell’Illuminazione.

Nelle tue esperienze c’è una importante fase operativa sviluppata a contatto con studi di progettazione e lighting design al di fuori del nostro Paese. Quali sono gli aspetti più interessanti in termini di modus operandi che hai potuto riscontrare in quelle realtà professionali?

Ho avuto alcune opportunità di lavoro in Brasile, mio paese di origine, ma anche in Belgio e Svizzera oltre che in Italia, sia nella pubblica amministrazione che nel settore privato. Da queste esperienze ho notato una grande differenza, non tanto dovuta alla cultura e/o alla pratica professionale del lighting design in sè, quanto piuttosto in particolare in relazione alla qualità e ai costi dei prodotti d’ illuminazione, alle modalità su come sono organizzati i gruppi di lavoro e principalmente riguardo ai tempi di esecuzioni del progetto. Ad esempio in una realtà come il Brasile, il prodotto d’illuminazione nazionale non è ancora comparabile con alcuni prodotti europei, soprattutto in termini di qualità del sistema ottico e di efficienza. Tutto questo fa lievitare i costi di realizzazione di progetto, dal momento che è necessario utilizzare apparecchi d’importazione se si vogliono performance migliori.

Invece in Belgio, dove ho collaborato per lo sviluppo di diversi piani della luce nell’ambito dello studio di Susanna Antico, il Piano della Luce non è regolamentato in maniera analoga all’Italia: la valutazione dell’efficienza e della qualità del progetto della luce sono lì frutto di considerazioni complesse che vanno oltre la scelta delle sorgenti e la definizione delle soglie di illuminamento, in quanto il processo di sviluppo del Piano mette in collaborazione diverse figure come il lighting designer, l’urbanista, il paesaggista, l’energy manager ed altri. Il risultato finale è un processo multidisciplinare che ha tempi di realizzazione più lunghi rispetto all’Italia.

I Piani della Luce e l’illuminazione urbana

In termini di Piani della Luce dedicati all’illuminazione urbana quali sono le esperienze più interessanti alle quali hai collaborato in questa direzione e per quali motivi?

Personalmente credo che il lavoro più interessante da questo punto di vista sia stato il Piano della Luce sviluppato per il Comune di São Josè dos Pinhais in Brasile, perché si è trattato di uno dei miei primi lavori come professionista indipendente dove ho potuto mettere in gioco le mie conoscenze di due mondi diversi, sia dal punto di vista illuminotecnico, sia sul piano urbanistico, sociale e culturale: da un lato la pratica professionale e la conoscenza teorica acquisita in Italia e dall’altro le mie competenze di architetto e urbanista brasiliana, in un certo senso una sfida personale.

Brasile. Comune di São Josè dos Pinhais. Piano della luce con la zonizzazione delle aree di intervento (cortesia: Helena Gentili Lighting Design)
(cortesia: Helena Gentili Lighting Design)

Il progetto è stato sviluppato in collaborazione con gli ingegneri dell’azienda che si è occupata della gestione dei punti luce e con la pubblica amministrazione. Non sempre è stato semplice conciliare le esigenze del cliente e del gestore, oltre a dover superare le difficoltà legate alle distanze per i viaggi per i sopralluoghi tra Brasile e Italia e lo scambio di informazione via internet.

La sfida principale è stata comprendere come un buon progetto d’ illuminazione può cambiare e valorizzare la percezione della città e dei suoi elementi, e far capire a tutti gli attori coinvolti l’importanza di proporre un Piano della Luce, che oltre a questioni inerenti al solo risparmio energetico tratta di riqualificazione di spazi urbani tramite linee guide specifiche redatte in relazione alle esigenze locali per l’illuminazione urbana ed architettonica. Obiettivo del progetto è la riqualificazione dell’identità della città di notte, attraverso un approccio che pone l’accento sullo spazio urbano illuminato.

Parliamo del tuo lavoro come lighting designer. Hai ricevuto nel 2015 con Daria Casciani e D’Alesio&Santoro un Premio internazionale, per l’Urban Lightscape International Concourse, con un progetto di riqualificazione dedicato al Quartiere EUR di Roma. Qual è stato il tuo percorso operativo da allora e su cosa stai lavorando in questo momento?

Vincere un concorso internazionale proprio nella città dei miei antenati e della mia prima casa in Italia è stato emozionante, quasi la conclusione di un percorso dopo 10 anni di studi e pratica professionale non sempre facile, viste le distanze e difficolta da superare.

Il premio per me è stato il riconoscimento di un lavoro condotto con impegno e passione da parte di tutti i componenti del gruppo. Purtroppo il concorso in sé non si è sviluppato in un vero progetto, rimanendo come tanti altri solo un concorso di Idee.

In questo momento mi sto dedicando a progetti d’illuminazione urbana in collaborazione con Susanna Antico Lighting Design studio: in particolare abbiamo vinto importanti gare pubbliche per l’illuminazione della Cattedrale di Anversa in Belgio e per la progettazione della luce per la riqualificazione del centro storico di Friburgo in Svizzera, in collaborazione con gli architetti dello Studio Montagnini Fusaro.

Belgio. Concept relativo al progetto di illuminazione per la Cattedrale di Anversa. Rendering (cortesia: Susanna Antico Lighting Design Studio)
Svizzera. Concept per il progetto di riqualificazione del centro storico di Friburgo (cortesia: Susanna Antico Lighting Design Studio)

Oltre ai lavori di progettazione urbana, mi dedico alla partecipazione a concorsi di architettura nazionale ed internazionale e alle mie ricerche indipendenti sulla luce artificiale negli ambienti urbani. Sto inoltre scrivendo un libro basato sulla mia tesi di dottorato e sulla mia esperienza didattica, sia in Italia che in Brasile sul tema del lighting design.

Innovazione tecnologica & Social Lighting

Quale ritieni potrà essere la direzione prevalente di ricerca in futuro in materia di design della luce – anche in relazione agli sviluppi in termini di Smart Lighting e soluzioni legate all’IoT – nei due contesti tipo dell’illuminazione urbana e nell’ambito della luce domestica e residenziale?

Tra i punti di forza della tecnologia LED troviamo la facilità di gestione, di configurazione e adattabilità con sistemi di reti anche complessi. Questo permette di creare sistemi intelligenti anche in applicazioni di illuminazione urbana, che possono diventare parte di un sistema generale di gestione.

Grazie all’Internet of Things l’apparecchio di illuminazione stesso può diventare strumento per la raccolta di informazioni, che possono essere riutilizzate per migliorare l’esperienza dell’utente che vive gli spazi della città tutti i giorni.

Come vedi le esperienze di progettazione della luce nei contesti di Social Lighting e/o dedicate alla valorizzazione di luoghi e/o spazi collettivi in ambito urbano e come possono contribuire alla definizione di un nuovo ruolo anche per il lighting designer?

Il design oggi svolge un ruolo complesso nella società contemporanea. Oltre alle sue esplicite funzioni pratiche, il design ha anche funzioni sociali implicite. Questa affermazione è richiesta di un approccio più integrato nel processo della progettazione, essendo la presenza di lighting designer nel team di progettazione integrato un fattore che influenza la percezione, la sostenibilità e il significato di uno sviluppo architettonico o urbano.

Lo studio dei comportamenti, delle attività e delle necessità delle persone nel contesto urbano favorisce anche un corretto approccio progettuale della luce per il risparmio energetico: luce di qualità quando serve e dove serve.

Per questo, più che mai, i lighting designer devono acquisire una comprensione profonda sui comportamenti e le preferenze delle persone basata nel tempo e sullo sfondo culturale e geografico in cui si inserisce.

Noi lighting designer dobbiamo ripensare alla nostra posizione rispetto agli utenti e alle tecnologie, attraverso lo strumento del progetto realizzato in modo condiviso, così da ridurre il divario tra arte e scienza. Pertanto il nostro ruolo come lighting designer, a mio parere, è oggi quello di arricchire l’ambiente attraverso l’integrazione con lo spazio, creando nuove forme di flessibilità e scenari in grado di dare emozioni e valori agli ambienti notturni come parte della vita quotidiana.

Vorrei in conclusione un tuo punto di vista sul futuro della professione. Quando vedrà finalmente la luce nel nostro Paese un corso di laurea magistrale in Lighting Design?

Io penso che dobbiamo vedere il lavoro del lighting designer attraverso occhi diversi e su una prospettiva molteplice e dinamica nel futuro, cercando di sviluppare il nostro ruolo e collaborare trasversalmente alla disciplina. E’ necessario coinvolgere più ricercatori e progettisti sulla ricerca attorno ai temi della luce artificiale applicata per avere docenti preparati sull’argomento luce e illuminazione.

Per questo credo che prima di pensare specificamente ad una laurea magistrale in Lighting Design in Italia, dobbiamo pensare in parallelo a come far affermare la professione del lighting designer e migliorare la comunicazione della luce e dei suoi valori aggiunti, così da avere una maggiore integrazione nell’esercizio della professione in una prospettiva multidisciplinare.

(Massimo Maria Villa)