Spettacolo. Massimo Ranieri. “Sogno e Son desto 400 volte”

Luce e Voce alle radici dell’anima

Massimo Ranieri. “Sogno e Son Desto 400 volte”. Dettaglio sul primo piano di Ranieri (mentre interpreta “Anema e core”) e su alcuni dei musicisti sullo sfondo in silhouette. Le pedane vivono con il colore magenta al 100% delle barre LED (cortesia foto: DVD Reporter – Davide Di Lorenzo)

In una misurata e perfetta scena di luce, i colori di una voce unica nel racconto di canzoni senza tempo.

Nello spettacolo teatrale “Sogno e son desto“ ideato qualche anno fa dagli autori Gualtiero Pierce e Massimo Ranieri qualche anno fa avevamo insieme creato la struttura scenica definita da una ‘quintatura’ nera alla tedesca, da un fondale nero e da strutture modulari in alluminio posizionate a ferro di cavallo intorno alla scena sulla quale erano posizionati otto musicisti (piano, basso, batteria, chitarra, seconda chitarra, fiati, violino e fisarmonica).

Il progetto di luce in questo spettacolo si è posto l’obiettivo di disegnare la scena, con i gobos e il fumo ambiente, e con l’intensità e il colore di creare le migliori atmosfere che la luce può vestire in un lavoro che è una miscela equilibrata di avanspettacolo e teatro classico, di celebri canzoni napoletane e grandi melodie senza tempo, di perle del cantautorato italiano e ovviamente dei grandi successi di Massimo Ranieri.

Lo spettatore prende parte ad uno spettacolo teatrale completo, che articola con ritmo, grande qualità e passione l’alto e il basso, con brevi racconti della vita dell’artista, le barzellette e i grandi monologhi dal teatro e dalla letteratura, con pezzi da Shakespeare, Seneca e Prezzolini.

Il primo disegno luci realizzato prevedeva 3 americane, lunghe 12 m (30 x 30 TOMCAT), distanziate su 8 m di profondità e posizionate a 7 m di altezza con due motori da una tonnellata. Sulla prima americana sono stati utilizzati 8 proiettori testamobile con lampade a scarica (Alpha Spot HPE 700 W, Clay Paky) e 4 proiettori testamobile Wash (TW1 1000 W, Martin, con lampada ad alogeni), mentre nella seconda americana sono presenti 9 proiettori (Alpha Spot HPE 700), dei quali al centro solo uno è dedicato a Massimo Ranieri come controluce privilegiato. Sulla terza americana sono posizionati invece altri 7 testamobile (Alpha Spot HPE 700) e 4 Wash (TW 1 alogeni) che vengono utilizzati come controluce.

A terra, ai lati della scena, troviamo altri 6 proiettori (Alpha Spot HPE 700), utilizzati per disegnare con i gobos la scena, muovendoli con roteazioni a seguire il ritmo della musica oppure con puntamenti diretti sotto le pedane, a rinforzare o contrastare dal punto di vista cromatico l’emissione luminosa prodotta dalle barre LED utilizzate sotto le pedane dei musicisti (Evolight), e creando riflessi luminosi che restituiscono ancora più vivacità allo spettacolo.

L’approccio seguito dal progetto luci è sempre teatrale e la presenza dei motorizzati alogeni, con tc 3200 K, e lente Fresnel per ammorbidire le immagini, serve per dare un ‘sapore caldo’ alle atmosfere che la sola luce a scarica (con tc 7200 K), avrebbe inevitabilmente rese troppe fredde: miscelare con equilibrio la luce calda con la luce fredda, anche nelle colorazioni, risponde in modo perfetto agli obiettivi iniziali di questo lighting concept.

Ogni musicista, a seconda della canzone in scaletta, ha un controluce, un taglio e un frontale sempre differenti; così per le colorazioni ogni pezzo musicale ha una sua dominante cromatica.

Nei monologhi prettamente teatrali di Ranieri non vengono utilizzati i 2 seguipersona (1200 W con lampada a scarica, Lycian) che invece lo accompagnano sempre, ma si è creato uno stato luminoso molto ristretto e particolareggiato dove solo l’artista è illuminato per dare più forza alle sue parole, mentre nei momenti dello spettacolo dedicati alle canzoni umoristiche napoletane, e al racconto delle barzellette, viene incrementata la potenza degli apparecchi, utilizzando dalla sala 6 sagomatori zoom (con angoli di 25° e 50°, ETC).

Il nuovo lighting concept

Nel tempo il disegno luci dello spettacolo ha subito delle modifiche ed è stato introdotto un cambiamento importante nella scena. Infatti per dare ancora più brillantezza allo spettacolo il fondale da nero è diventato un PVC NEVADA bianco retroilluminato (largo 12 e alto 8 m), e sul palcoscenico – al posto di un tappeto nero – è stato posizionato un tappeto a scacchi bianco e nero.

Massimo Ranieri. “Sogno e Son Desto 400 volte”. L’interpretazione di una canzone umoristica napoletana (“Quagliarulo”) illuminata con colori forti e diversi tra tutti i musicisti e un fondale ambra (cortesia foto: DVD Reporter – Davide Di Lorenzo)

I musicisti, rimasti in 6, hanno aumentato lo spazio per le pedane. E’ stato per questo necessario rivedere il disegno luci, soprattutto sul piano delle intensità luminose e delle scelte cromatiche: quando hai un fondale colorato, infatti, è necessario che quanto vai ad illuminare sul primo piano e sul proscenio sia maggiormente illuminato perché la fonte luminosa del fondale è predominante rispetto all’occhio dello spettatore.

Massimo Ranieri. “Sogno e Son Desto 400 volte”. Ranieri mentre canta “Resta cu’mme”. Su di lui due spot sfocati bianchi per ammorbidire lo sguardo, con tutti i musicisti in silhouette dietro con un colore azzurro chiaro (cortesia foto: DVD Reporter – Davide Di Lorenzo)
Massimo Ranieri. “Sogno e Son Desto 400 volte”. Ranieri interpreta qui “Se bruciasse la città”: con uno stacco musicale cambia la colorazione del fondale che diviene rosso al 100% come gli spot sui musicisti, mentre su Ranieri c’è un followspot bianco (cortesia foto: DVD Reporter – Davide Di Lorenzo)

Per illuminare il PVC in modo uniforme si è deciso di utilizzare così anche un riflesso bianco e tra il fondale e il riflesso 10 barre LED a terra e 10 in aria (SGM Q7), disposte su una americana flat lunga 12 m: in questo modo oltre all’uniformità è stato possibile sfruttare tutta la potenza della luce perché concentrata.

Lo spettacolo teatrale “Sogno e son desto” ha attraversato in questi anni diverse evoluzioni anche nella scaletta delle canzoni (più di 50 sono programmate nel mixer GRAN MA 1 FULL), di conseguenza anche con cambiamenti nelle luci. Negli spettacoli di Massimo Ranieri ogni volta che ci mettiamo a lavorare sulla luce è come essere sempre in prova, ma è anche il momento più bello, perché ogni nuovo ‘stato luminoso’ viene costruito con minuziosa attenzione senza lasciare nulla al caso.

(a cura di Maurizio Fabretti, light designer – Roma)

MAURIZIO FABRETTI

Maurizio Fabretti, light designer

Nato a Roma nel 1957, Fabretti si forma dapprima nell’ambito della commedia musicale d’autore, con Garinei e Giovannini, collaborando poi con vari autori e artisti, fra i quali Gigi Proietti e Pino Quartullo.

Nel 2006 firma il disegno luci di due opere liriche nell’ambito del Rossini Opera Festival, iniziando nel 2007 la sua collaborazione con Massimo Ranieri per diversi suoi lavori, fra i quali il musical “Poveri Ma Belli” con le musiche di Gianni Togni e la regia di Ranieri, oltre a collaborare come consulente all’illuminazione alle “4 Commedie di Eduardo” realizzate per Rai 1, sempre con la regia di Massimo Ranieri.

Nel 2013 ha firmato le luci del “Riccardo III“ di William Shakespeare con Massimo Ranieri regista e interprete.

“SOGNO E SON DESTO 400 VOLTE”

di Massimo Ranieri e Gualtiero Pierce

Produzione: Rama 2000 International

Light Designer: Maurizio Fabretti

Direttore di Produzione: Andrea Sembiante

Capo Elettricista e dimmerista: Giovanni Vetrugno

Elettricisti e operatori Follow Spot: Giacomo Perrone, Dario Carames

Tecnico audio e rigger: Danilo Vitale

Macchinista: Maurizio Tafuro

Sarta: Paola Solimando

Service audio e luci: Agora’ Srl

Assistente di Produzione: Giorgia Del Cupola, Fabrizio Calone

Ufficio Stampa: Tullia Brunetto, Paola Pezzolla

Se vuoi vedere la pianta luci dello spettacolo

I Musicisti

Flavio Mazzocchi – Piano e tastiere

Max Rosati – Chitarra elettrica e tastiere

Pierpaolo Ranieri – Basso e contrabasso

Luca Trolli – Batteria

Andrea Pistilli – Chitarra acustica e classica

Stefano Indino – Fisarmonica e tastiere

Alessandro Golini – Violino

Donato Sensini – Fiati

***

L’ENERGIA DELL’EMOZIONE

Massimo Ranieri (foto: Marinetta Saglio)

Semplicità e passione legano a filo doppio l’attività dell’artista Massimo Ranieri al mondo dello spettacolo, in una carriera poliedrica che lo vede già negli anni ’70 e ’80 cantante e poi attore a tutto tondo con Giorgio Strehler, Garinei e Giovannini e Maurizio Scaparro.

Alla canzone e ancora al teatro negli anni ’90 unisce poi successivamente la televisione, come regista e autore, realizzando fra l’altro nel 2014 e 2015 per RAI 1 le prime due edizioni televisive dello spettacolo “Sogno e Son Desto”, che vincono entrambe il Premio della Regia Televisiva – Oscar TV.

Nel personaggio Massimo Ranieri si coglie evidente la forza e la grande qualità umana che coincide pienamente con la persona, quella di un uomo con la freschezza e la curiosità del ragazzo al quale vibrano sempre i polsi come la prima volta quando si trova in scena. Un artista vero che ci ha detto che “..non può vivere senza la luce”.

“Per me la luce è una componente fondamentale, vitale. Nel teatro greco si lavorava nel pomeriggio, prima del calar del sole, per cogliere tutta l’efficacia della luce naturale…Poi sono cambiati i tempi e il teatro oggi si fa spesso in spazi interni, ma anche ora il teatro ‘tenta’ di ricreare la Natura, e se uno ci mette un po’ di sensibilità, la luce diventa fondamentale”.

“Nel mio lavoro cerco ad esempio di ricreare l’immagine luminosa che ognuno di noi ha della vita di tutti i giorni…perché uno possa dire ‘….Questa è la stessa luce che ho visto un giorno al mare’, oppure ‘…questa è la stessa luce che ho visto una notte mentre rientravo a casa’. Non a caso il mio idolo è Caravaggio, il primo che ha inventato il taglio di luce. Tutti i grandi autori della fotografia e/o i lighting designer….vedi nel cinema Vittorio Storaro partono da lui. Senza la luce lo spettacolo non esiste”.

C’è una cifra espressiva particolare che caratterizza lo spettacolo “Sogno o son desto…” sul piano della relazione fra scena teatrale e interpretazione dei brani musicali?

“Posso dirti che è giusto chiamarlo spettacolo, cioè non si tratta di un concerto tout court.. è un teatro nella canzone ed è una canzone nel teatro, nel senso che è uno spettacolo a tutto tondo, dove si recita, si canta, si balla, si ride e si suona..e il pubblico viene a teatro perché sa di trovare queste cose. Non per caso mi sono avvalso della bravura del light designer Maurizio Fabretti proprio perché lui è un teatrante vero..”.

Dal punto di vista della scena luminosa, qual è stato il tuo approccio per costruire lo spettacolo nel lavoro che hai sviluppato con Fabretti?

“..Come prima cosa, voglio dire che Maurizio ha avuto il grande merito di reinventare per il teatro questo spettacolo. C’è un quadro nel quale io canto una macchietta napoletana: ho detto a Maurizio come nelle mie esperienze da ragazzo nell’avanspettacolo queste canzoni andavano con la battuta di luci PAR in proscenio, per ricreare l’atmosfera degli anni ’30-’40..”

“In base ai miei ricordi, ovviamente io ripropongo qui quello che ho vissuto e hanno vissuto i miei coetanei quando andavano a vedere l’avanspettacolo. Non posso quindi pensare ai motorizzati o ai LED con canzoni del genere.. che richiedono un certo tipo di luce che è quella del varietà…Con Fabretti abbiamo quindi lavorato utilizzando il criterio cromatico, colore per colore. Ogni canzone è curata cromaticamente in modo differente, e vive di luce propria coerentemente al suo racconto.. Maurizio sa che io amo molto il controluce, la luce di taglio e la silhouette, credo che non ci sia bisogno di stare sempre con la luce in faccia…la silhouette è meravigliosa, il controluce è straordinario, il taglio è miracoloso, hanno un linguaggio molto efficace…”

Ranieri mentre interpreta la canzone di Charles Aznavour “Quel che si dice” che racconta la storia di un omosessuale. I musicisti sono tutti in controluce come fossero guardoni e su Ranieri un controluce blu alogeno e frontali alogeni con un rosa danno maggiore calore all’incarnato del viso (courtesy photo: Mario Borghesi)

“In un altro mio lavoro fatto con Fabretti, il “Riccardo III” di Skakespeare, abbiamo perso giornate intere per fare un sagomatore che mettesse la luce ‘solo’ sui miei denti, sulla mia bocca, perché in quel momento il personaggio vuole dire solo questo, ‘il silenzio’. In quella scena ero accovacciato per terra e dovevo alzarmi e ‘prendere’ assolutamente quella lama di luce…Il pubblico se ne accorge e capisce se una cosa è fatta tanto per fare o è fatta per bene”.

Come valuti il futuro del teatro, anche in relazione all’utilizzo delle nuove tecnologie oggi disponibili?

“..Facciamo un passo indietro: ci sarà un futuro per il teatro? Viviamo un momento molto difficile nel quale di teatro se ne fa sempre meno. Se uno pensa che fino a dieci anni fa le tournee duravano sei-sette mesi , mentre oggi se tutto va bene, anzi benissimo, durano due-tre mesi!… Devi limitare la tua permanenza due giorni-tre giorni massimo in un posto e via di questo passo.. tutto si è ridotto…”

“Con un altro mio lavoro, “Il Gabbiano”, sono stato a Roma in tutto dodici giorni, in una città come Roma di 4 milioni e mezzo di abitanti: quanti avranno potuto vedere questo spettacolo? …Anche facendo i pieni tutte le sere… Nel 1983 con ‘Barnum’ al Sistina sono stato 8 mesi e avevo il pieno tutte le sere… Nel 1998 con ‘Hollywood’ con la regia di Patroni Griffi ho fatto un mese e mezzo, e con il mio ‘Canto perché non so nuotare’ nel 2007 altri tre mesi.. Per cui il futuro del teatro? Oggi come oggi non ti so rispondere”.

“Sul piano tecnico il teatro non comporta l’impegno di un concerto dal vivo con un palco da 30 metri… non abbiamo uno spreco di luci… Mi auguro ovviamente che avremo sempre delle innovazioni, ma non credo che si tramuteranno in compromessi. La luce LED non è il PAR, non dà lo stesso calore, non c’è niente da fare, è più piatta e fredda.. ma dobbiamo trovare sempre il modo di utilizzarla nel migliore dei modi possibili”.

(a cura di Massimo Maria Villa)

 

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