Storagemilano

Luce e microarchitetture per interni

Milano. Ristorante ‘God save the Food’. L’allestimento fatto di volumi leggeri e dialogo fra materiali, con soluzioni di luce differenziate (cortesia photo: Storagemilano)

Fra i mondi del Retail, del Food&Beverage e dell’Hospitality, il lavoro e le idee di uno studio molto attivo di architetti e Interior Designer ed il loro rapporto con le tematiche del progetto di illuminazione

La luce progettata segue in alcuni casi percorsi ‘dedicati’ e particolari, in coerenza con l’esigenza di superare i temi meramente funzionali in favore di una costruzione dinamica e articolata degli ambienti architettonici in interni.

Storagemilano. Da sinistra, gli architetti Michele Pasini, Barbara Ghidoni e Marco Donati (cortesia photo: Storagemilano)

Lungo questo itinerario si colloca ad esempio la ricerca ed il lavoro di Storagemilano, lo studio milanese associato formato dagli architetti Marco Donati, Barbara Ghidoni e Michele Pasini, che hanno maturato differenti esperienze e percorsi personali prima di consolidare il loro rapporto professionale con il nuovo Studio.

Marco Donati proviene infatti da alcuni anni di attività in diversi studi di design e architettura di tra i quali quello di Patricia Urquiola, del quale è stato il primo collaboratore quando ha aperto il suo studio a Milano, mentre Barbara Ghidoni e Michele Pasini hanno al loro attivo importanti collaborazioni nel ruolo di stylist – la prima per Vogue, il secondo per molte testate del Fashion – attività che hanno portato avanti fino ai primissimi anni del loro lavoro all’interno del loro nuovo studio.

Architetti, con un’anima ‘Fashion’ Qual è stata la vostra formazione di studio e da quali presupposti è nata la vostra attività?

“Abbiamo fondato Storagemilano durante la fase conclusiva del nostro ciclo di studi universitari. Marco Donati era assistente al corso di progettazione di interni mentre Michele Pasini e Barbara Ghidoni erano studenti del corso, Marco è milanese, Barbara è di Reggio Emilia e Michele di Brescia e tutti e tre abbiamo avuto esperienze di studio all’estero: Marco a Copenaghen, Barbara a Parigi e Michele a Londra.

L’inizio dell’attività con lo Studio è stata caratterizzata da un percorso piuttosto naturale e dinamico: tutti e tre avevamo in quella fase altri lavori per poterci permettere di mantenere la struttura e gestire le nostre esigenze. E i costi superavano decisamente le entrate!

L’attività di Storagemilano è iniziata quasi per caso: un amico comune ci ha presentato e proposto come architetti al proprietario di un negozio Fashion Luxury di Milano, Antonioli, che ci ha voluto affidare il progetto della sua nuova location dandoci la massima libertà di movimento; a nostro avviso rimane ancora oggi uno tra i nostri migliori progetti.

In quello stesso periodo – eravamo nei primi anni 2000 – un’azienda manifatturiera di calzature Hand Made e Made in Italy, Premiata, ci ha chiesto di progettare uno stand al Pitti di Firenze e a seguito del successo del progetto ci ha affidato anche la progettazione dello showroom del marchio.

Quel contatto ci ha aperto le porte al mondo del Retail: all’inaugurazione del concept store erano presenti Dean e Dan Caten, fondatori del marchio Dsquared2, che ci dissero che se mai un giorno avessero aperto un negozio ci avrebbero chiamato. E così è stato: qualche anno dopo ci hanno effettivamente chiamato ed oggi, a distanza di 15 anni, lavoriamo ancora con loro.

Nel tempo, molti dei nostri clienti sono diventati anche buoni amici e la frequentazione si è estesa oltre il lavoro. E i nostri migliori progetti sono senza dubbio quelli in cui si instaura una forte sintonia ed un rapporto di confronto intellettuale sul progetto con il cliente”.

“Con gli anni, abbiamo iniziato ad essere molto conosciuti nel settore e a collaborare con grosse aziende di calibro internazionale per le quali seguiamo progetti in tutto il mondo: un esempio su tutti Luxottica, per la quale abbiamo progettato l’headquarter di New York e stiamo progettando quello di Milano, oppure LaRinascente con cui abbiamo realizzato progetti a Copenhagen, Berlino e stiamo seguendo ora il progetto completo di rifacimento di un Department Store e relativa FoodHall ed Health & Lounge Club a Bangkok.

Lavoriamo anche nel residenziale con clienti privati e ad oggi stiamo realizzando appartamenti  a New York, Ibiza, Milano, Cortina. Ci stiamo anche confrontando con il mondo dell’Hospitality e stiamo lavorando in questa fase a tre progetti di hotel: due boutique hotel e il progetto di ampliamento di un hotel esistente. In questi 20 anni lo studio si è ingrandito e ad oggi abbiamo un nutrito gruppo di collaboratori che consideriamo più di una famiglia”.

Volumi e materiali in un’inedita scala dimensionale

In generale nel vostro approccio progettuale mi sembra sia stata sempre da voi privilegiata l’offerta di una forma di architettura di interni ‘ibrida’, dove le destinazioni d’uso e i linguaggi sono spesso volutamente sovrapposti e intercambiabili. Che cosa si pone in realtà dietro questa logica operativa?

Dettaglio dell’illuminazione di una delle microarchitetture disposte nell’allestimento degli spazi interni del Ristorante ‘God save the Food’ (cortesia photo: Storagemilano)

“La nostra è una formazione architettonica ed ogni volta che approcciamo un nuovo progetto la volontà è quella di definire gli interni attraverso delle microarchitetture.

Si tratta spesso di elementi di arredo la cui scala dimensionale supera quella meramente funzionale dell’oggetto di arredo e decorativo.

Scegliamo sempre, con propensione inconscia, di lavorare con volumi e materiali piuttosto inusuali per l’architettura, ma che possono essere e diventare sorprendenti se utilizzati in proporzioni importanti in un interno.

Queste composizioni volumetriche sono utili anche nel taglio dello spazio perché generano aree e flussi di percorso piuttosto particolari all’interno delle ambientazioni.

Spesso lavoriamo per contrasti e contrapposizioni, siano esse materiche che volumetriche, che senza dubbio diventano espressione del nostro codice progettuale e, al contempo, sinonimo di un approccio che riteniamo elegante e riconoscibile”.

Nell’ambito di alcuni vostri progetti recenti, il tema del Food Lighting è emerso fra i punti di forza di un’idea di Interior Design accurato negli equilibri ricercati fra spazi architettonici e scelte dei materiali. La luce mi sembra in questo senso sia vista da voi come un vero e proprio materiale..

Milano. Ristorante ‘God save the Food’. Un altro scatto per evidenziare il lavoro sviluppato sui volumi e sui materiali utilizzati (cortesia photo: Storagemilano)

“Abbiamo sempre considerato la luce come un elemento fondamentale del progetto. Una corretta illuminazione è essenziale per la percezione dell’architettura. La luce è capace di generare l’atmosfera ed amplificare il contenuto progettuale.

Non potremmo sottrarci dall’inserire il pensiero progettuale ed immaginarlo nelle luci del giorno: la luce naturale non è sempre uguale perciò necessita spesso di maggiore attenzione e di una analisi diversa e distinta nelle fasce orarie della giornata e della notte.

In un progetto come ‘God Save The Food’ vi era la necessità di generare, attraverso l’uso della luce e la sua modulazione, un diverso appeal tra l’attività diurna e quella serale.

E in più di un caso, come questo, la luce rappresenta la parte più vitale del progetto. In generale comunque nel mondo del Food&Beverage una corretta illuminazione è assolutamente fondamentale per il confort dei clienti”.

Spazi ‘ibridi’ e alternativi per il Food

C’è un altro vostro progetto recente, il ristorante/bistrot/boutique ‘Potafiori’ dove sono scardinate tutte le logiche e i temi del Retail si assimilano a quelli del Food ma anche a certi contenuti di approccio del residenziale. Ci volete raccontare meglio questo progetto?

“Il progetto ‘Potafiori’ nasce da un felice incontro con la vulcanica committente e proprietaria. Negli spazi del locale, già molto belli, si è cercato un approccio decisamente architettonico, strizzando un occhio ad atmosfere più domestiche.

Milano. Bistrot ‘Potafiori’. Fiori Cibo Musica. Nel locale un approccio decisamente architettonico, strizzando un occhio ad atmosfere più domestiche. Qui la luce è teatrale, puntuale e sottile (cortesia photo: Storagemilano)
Milano. Bistrot ‘Potafiori’. Fiori Cibo Musica. L’illuminazione realizzata per la ‘Sala Pianoforte’ (cortesia photo: Storagemilano)

L’utilizzo di materiali insoliti quali lastre di fibrocemento, lasciate volutamente grezze in contrapposizione a volumi in Ceppo di Grè ed ottone incastrati al modo dei nostri “giochi“ di “architectural interior“ creano una tensione interessante, elegante e sofisticata al contempo.

La necessità di realizzare il tutto in tempi brevissimi ci ha permesso di progettare senza ripensamenti e di tradurre in realtà l’idea iniziale piuttosto estrema e pura: mescolare un fiorista con un ristorante è garanzia di un forte impatto.

E il gusto allineato di Rosalba Piccinni ci ha permesso di muoverci in un terreno progettuale di condivisione immediata.

La luce qui è teatrale, puntuale e sottile, proprio per il desiderio di un luogo che assomigliasse ad un palcoscenico sempre in mutamento”.

Milano. Bistrot ‘Potafiori’. Fiori Cibo Musica (cortesia photo: Storagemilano)

In ‘Ceresio7 Pools & Restaurant’ coniugate a 360° con modalità di forte integrazione progettuale ristorazione, tempo libero, SPA e wellness. Come avete declinato qui il progetto di illuminazione in relazione alle diverse funzioni e esigenze della struttura?

“Nel progetto ‘Ceresio7’, grazie all’esperienza accumulata ed ovviamente alle collaborazioni con diversi professionisti del settore il tema illuminotecnico è stato attentamente valutato e considerato come elemento di progetto al pari di tutti gli altri aspetti funzionali.

Avvalendoci di professionisti si è cosi cercato di declinare il tema luce in maniera dedicata per ogni funzione presente all’interno dell’edificio, ovviamente in relazione al trascorrere delle ore della giornata”.

Product Design per la luce

Nella vostra attività si colloca anche un’intensa produzione come designer di arredi e complementi, fra i quali alcune interessanti soluzioni per apparecchi di illuminazione. Volete parlarne un poco ai nostri lettori?

“Avendo negli anni disegnato per il mondo del Retail e per i clienti residenziali diversi apparecchi di illuminazione ci siamo trovati in archivio parecchio materiale con il quale colloquiare con i diversi produttori.

La nostra ultima collaborazione è stata con Kundalini con la quale abbiamo sviluppato una lampada molto interessante (‘FLOED’) declinata in versione da muro e soffitto, che è appena stata presentata e introdotta sul mercato con ottimo apprezzamento da parte dei rivenditori.

Concept per l’apparecchio ‘FLOED’ (design: Storagemilano, per il brand Kundalini) (courtesy: Kundalini)

La collaborazione è stata molto interessante e proficua poiché abbiamo trovato in Kundalini una realtà tecnicamente molto preparata ma altrettanto rispettosa delle nostre scelte progettuali”.

Per concludere, come valutate dal vostro punto di vista l’evoluzione futura del Design per gli spazi dell’Hospitality?

Assisteremo ad un cambiamento nelle forme del nostro abitare?

“È indubbio che quanto è successo e tuttora è in fase di evoluzione in questo anno così particolare avrà ricadute a medio e lungo termine su parecchi aspetti del mondo progettuale. Si aprono secondo noi diversi nuovi scenari e nuove modalità di fruizione degli spazi, sia urbani che privati. Ci sarebbe da aprire un lungo ed interessante dibattito e confronto sul tema”.

(a cura di Massimo Maria Villa)

 

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