Il dettaglio vincente del progetto

ll team working nel progetto degli impianti integrati

 

1. Impianto integrato del polo espositivo di Punta della Dogana a Venezia: un unico elemento percorre le sale in senso longitudinale e incorpora l’impianto d’illuminazione e di condizionamento

È risaputo, quasi uno stereotipo, lavorare con gli architetti non è facile. Quando hanno la “visione”, come la chiamano loro, allora c’è da tremare, perché non è mai una cosa semplice per nessuno: dal light consultant all’installatore. Ma bisogna dargliene atto, a volte ci azzeccano e il risultato è gratificante per tutti

Tra le visioni migliori, che abbia potuto riscontrare presso gli architetti, c’è sicuramente quella dell’integrazione degli impianti tra loro e dell’autonomia degli stessi rispetto all’architettura che li contiene. Cosa non da poco in un epoca di cartongesso dilagante e fagocitante di qualsiasi caos impiantistico.

Eppure gli impianti possono avere una dignità estetica e funzionale che si può sfruttare come valore aggiunto dell’intervento nella sua complessità. Perché questo si realizzi ad alto livello, ovvero quando il singolo professionista (seppur con la dovuta esperienza) non basta più, serve un lavoro di squadra in grado si tradurre la suggestione architettonica in un progetto di impianti integrati.

Il meccanismo è semplice ed analogo a quello di una grande orchestra: musicisti virtuosi e un buon direttore in grado di distogliere le personalità più esuberanti da obiettivi personalistici e orientarle al risultato finale. Inoltre non bisogna dimenticare una certa disponibilità economica iniziale da parte della committenza e la consapevolezza di metterla in gioco con un atto lungimirante, poiché se il processo è trasparente, il team working di professionisti consente quasi sempre di evitare sprechi e ripagare l’investimento.

Integrazione hardware e software

Ad esempio gli impianti del Centro d’Arte Contemporanea Punta della Dogana a Venezia sfruttano i medesimi supporti e consentono di ottimizzare al meglio i tracciati architettonici disponibili. Questo ha consentito di risparmiare risorse economiche e tempi di realizzazione.

La visione dell’architetto giapponese Tadao Ando è stata quella di unire l’impianto di condizionamento dell’aria con quello d’illuminazione in un unico elemento che percorresse longitudinalmente le sale espositive.

La progettazione ha in primo luogo affrontato la sfida dell’integrazione dal punto di vista termico.

2. Dettaglio del condotto nelle fasi di realizzazione (cortesia: Ferrara-Palladino e Associati

Tramite un sistema di condotti separati ed opportunamente isolati si sono coniugate le esigenze contrapposte di ventilazione delle sorgenti luminose e trasporto isotermico dell’aria refrigerata.

L’approccio è quello di un integrazione tra moduli autonomi che consente di sfruttare i vantaggi estetici e strutturali della convivenza degli impianti evitando i conflitti nel funzionamento e nelle fasi di manutenzione.

Ad un livello meno visibile l’impianto in questione prevede un’altra integrazione profonda: quella tra reti dati. Il sistema d’illuminazione è gestito tramite sistema DALI da un unità di gestione remota posta nella medesima sala di controllo della rete di videosorveglianza.

3. Dettaglio del condotto. Nello schema e in fotografia si evidenzia la ripartizione tra compartimenti funzionali: A) impianto fisso d’illuminazione diffusa, B) impianto d’illuminazione removibile, C) griglia di distribuzione dell’aria, D) area destinata al passaggio dei cavi (cortesia: Ferrara-Palladino e Associati)

Per i tratti di percorso comune, dalla control-room ai quadri elettrici delle sale espositive, i due sistemi (videosorveglianza e illuminazione) condividono il medesimo BUS e protocollo di trasporto dei dati. Nelle sale poi ognuno prende la sua via tramite gateway dedicati. In questo modo, non solo si sono risparmiate risorse economiche, ma si sono realizzate interazioni tra sistemi che aggiungono funzionalità all’impianto in generale: una tra tutte l’accensione automatica delle luci del museo non appena rilevata una situazione di rischio.

Il valore aggiunto del confronto/controllo

Nell’esempio proposto il lavoro di gruppo è stato basilare e l’impianto d’illuminazione “ci ha guadagnato” anche dal punto di vista qualitativo. In primo luogo il progetto della luce ha avuto la possibilità di entrare nella progettazione architettonica sin dalle fasi preliminari e, di riflesso, di avere un posto di rilievo anche nella pianificazione del cantiere. Ènoto infatti che l’impianto d’illuminazione è l’ultimo tassello nella trafila di realizzazione di un edificio (precedente solo alle finiture) e che pertanto subisce tutti i ritardi accumulati.

Inoltre l’integrazione dei sistemi ha portato ad un maggior confronto, sia tra progettisti nella fase progettuale sia tra maestranze nella fase esecutiva, attuando di fatto un controllo incrociato e costante tra i diversi attori del cantiere, garanzia della buona riuscita dell’opera.

(a cura di Paolo Spotti, progettista)

 

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