Lighting Designer

Lighting designer. Lo stato dell’arte della professione in Italia ed Europa

Milano, Museo Poldi Pezzoli (cortesia: Museo Poldi Pezzoli) (lighting design: Ferrara Palladino Lightscape) (cortesia: APIL)

Con grande piacere APIL ha accolto la richiesta di LUCE E DESIGN di fare il punto sulla situazione della professione del lighting designer in Italia e in Europa e ipotizzare come si svilupperà negli anni a venire.

APIL è l’associazione di professionisti dell’illuminazione italiani che operano nel campo della luce. Proprio quest’anno l’associazione compie vent’anni e collabora con altre realtà associative presenti a livello nazionale e sul territorio europeo su comuni programmi di sviluppo e promozione della cultura della luce.

APIL è iscritta agli elenchi delle associazioni professionali – Legge 14 gennaio 2013, n.4 ed è aperta ai professionisti indipendenti attivi in molteplici ambiti, tra questi:

Il progetto e la pianificazione urbanistica e territoriale dell’illuminazione pubblica in ambienti esterni;

I piani della luce;

Il progetto d’illuminazione in tutti gli ambienti civili, interni ed esterni;

Le consulenze a enti, aziende e imprese per analisi e studi su materiali, dispositivi, strumenti, componentistica, sistemi di comunicazione, per misure, verifiche, collaudi, conformità a normative e leggi.

Maggiori informazioni sull’Associazione si possono trovare online, sia sul sito istituzionale,
che su APILblog.

Il lighting designer: una figura necessaria al progetto

Parlando della professione di progettista della luce, molto è cambiato rispetto al passato. Quella del lighting designer è una figura che sempre di più si rivela essenziale all’interno del team di progetto, poiché ad essa è legata parte della buona riuscita del risultato finale.

La luce è, a tutti gli effetti, un potente strumento di design, attraverso il quale è possibile costruire scenografie, valorizzare gli spazi, definire percorsi e migliorare le condizioni di benessere degli individui che fruiscono dell’architettura.

Tuttavia è solo attraverso una progettazione competente e rigorosa della luce che è possibile arrivare ad un risultato apprezzabile: non limitandosi dunque alla sola conoscenza della tecnica e della normativa, ma partendo dal presupposto che la luce è prima di tutto percezione e quindi da essa dipende il modo con cui utilizziamo gli spazi.

La mancanza del progettista della luce si sente e si vede, la percezione del benessere dato da una buona illuminazione si percepisce ed è difficilmente misurabile. Spesso non si comprende che un luogo è sgradevole, triste, o banale proprio perché male illuminato, e si cercano altrove le cause.

I rapporti controversi fra mercato e progetto di illuminazione

Il mercato della luce gode oggi a livello nazionale ed internazionale di una notevole visibilità. L’introduzione delle sorgenti LED, ormai consolidate e evolute, ha certamente obbligato il mondo della progettazione ad una maggior presa di consapevolezza della necessità di una figura specifica che garantisca scelte tecnico/estetiche adeguate, orientandosi all’interno di un mercato complesso.

Il progetto illuminotecnico si accosta quotidianamente ad ambiti paralleli spesso compenetrati fra loro, a temi quali la gestione integrata (BMS), la sicurezza, il product engineering design, l’ergonomia, l’Internet of Things, ecc. Viene richiesta sempre più al professionista una capacità di dialogo, una conoscenza e competenza non solo del settore illuminotecnico, ma anche con campi attigui e affini per linguaggio e sovrapposizione.

Sebbene però a livello globale l’interesse per questo settore sia da un lato in aumento – lo testimoniano eventi di richiamo quali l’IYL International Year of Light 2015 e la
prima edizione quest’anno dell’International Day of Light, promossi da UNESCO – dall’altro, nel nostro Paese, assistiamo sempre più ad uno spostamento d’interesse verso attività illuminotecniche finalizzate alla vendita, fornite di solito da aziende di fornitori, distributori di materiale d’illuminazione, ecc.

Quindi, nonostante in Italia siano presenti ottimi lighting designer indipendenti, il trend di cui sopra rappresenta un limite per chi decide di svolgere l’attività professionale di progettista in modo indipendente, senza compromessi di carattere commerciale: il fine ultimo di un lighting designer è infatti sempre la buona riuscita del progetto e non il ricavo dato della vendita di un prodotto d’illuminazione.

Divulgare la cultura del progetto

Per queste ragioni APIL, consapevole di questa condizione, si propone sul territorio nazionale ed internazionale con attività preposte alla divulgazione della cultura del progetto d’illuminazione di qualità.

Sul piano della formazione, una ventina di anni fa, a metà degli anni novanta, i corsi di progettazione di illuminazione rivolta all’architettura erano introvabili, se non limitati ai corsi di illuminotecnica interni al piano di studi di alcune scuole o università. Questi corsi erano orientati ad una conoscenza quasi esclusivamente tecnica della materia, con un approccio incentrato solo sulla fisica della luce e sulla conoscenza delle normative: e chi fa il nostro mestiere sa che questi temi sono solo una piccolissima parte nella complessità della conoscenza di questa materia. D’altronde in quegli anni era molto più difficile l’accesso ad una documentazione specialistica e ad esempi di progettazione della luce di qualità.

I fondamenti di una progettazione della luce finalizzata alla corretta percezione dello spazio, tematiche che i lighting designer americani Richard Kelly e William Lam hanno introdotto negli Stati Uniti attorno al 1950 arrivano in Europa solo decenni dopo e tutt’ora l’Europa, fatta eccezione del Regno Unito, paga lo scotto di questo ritardo.

Oggi tuttavia i corsi di lighting design a vari livelli sono reperibili in differenti città italiane ed europee, con un’offerta molto ampia, non sempre di qualità, ma fortunatamente esistono strumenti per valutarli e scegliere quello più adatto.

Ogni anno dai diversi istituti escono, solo nel territorio italiano, numerosi nuovi futuri progettisti: solo il Master in Lighting Design del Politecnico di Milano quest’anno e arrivato a 90 studenti.

In conclusione…

La voglia di investire tempo e risorse sulla professione del progettista della luce è molto forte ed è presente in tutta Europa, ma essendo quella del lighting designer una professione relativamente nuova è ancora da inquadrare in termini di ‘status’ chi sia veramente “autorizzato” a definirsi “Lighting Designer” e quanto valgano le prestazioni collegate alla sua consulenza ( la sua attività sul campo risente infatti dei differenti pesi e delle influenze delle attività di altri professionisti che non hanno una formazione specifica in materia, quali architetti, ingegneri elettrici, Industrial designer, periti industriali, installatori, aziende).

In questo senso ci vengono ora in aiuto nuove normative, quali ad esempio la UNI 11630 “Criteri per la stesura del progetto illuminotecnico” e il recente Decreto Ministeriale 11 ottobre 2017 sui CAM Criteri Ambientali Minimi, che sancisce quali siano i canoni di selezione del Progettista d’Illuminazione.

La professione del Lighting Designer vede un numero crescente di progettisti competenti o comunque pronti a svolgere il tirocinio necessario a renderli idonei ad affrontare questo ruolo, ma questi si trovano ancora di fronte ad un mercato che non è pronto, almeno in Italia, a pagare il prezzo del loro lavoro.

“PROGETTAZIONE DELLA LUCE IN ITALIA”: IL SONDAGGIO APIL

Fotografare lo stato di salute della professione è un’operazione estesa e complessa e per certi versi nuova. Molti lighting designer italiani, oggi, si nascondono timidamente all’interno del mondo della progettazione.

APIL, attraverso l’utilizzo dello strumento di un sondaggio, condiviso in rete, è riuscita a delineare una fotografia della professione alquanto specifica e dettagliata.

Il campione analizzato. Sono stati circa 200 gli utenti che hanno risposto al questionario proposto online, tracciando una fotografia piuttosto chiara.

Nei diagrammi i risultati salienti del sondaggio.

I risultati mostrano l’esistenza di un mercato molto frazionato e fortemente influenzato da diversi attori commerciali. Appare indicativa la parità di percentuale tra chi opera in qualità di lighting designer indipendente o presso studi indipendenti e chi invece opera all’interno di realtà produttivo/commerciali.

Fatto 100 il totale, è evidente come l’80% del mercato di coloro che ogni giorno approcciano il mondo progettuale della luce, si divide tra un 40% di lighting designer liberi professionisti e un 40% distribuito in diverse realtà produttive o commerciali: un dato che si riflette fortemente su chi poi è iscritto alle associazioni di categoria.

Un altro aspetto che emerge con evidenza è l’ampia mancanza a livello nazionale (fatto salvo alcune realtà) di un percorso formativo specifico indipendente, situazione che sottolinea certamente una necessità e un bisogno che va ascoltato ed interpretato. Appare comunque evidente l’ampio interesse generato dalla professione e dalla necessità di tutelare sempre di più questa competenza e la sua indipendenza

a cura di arch. Susanna Antico, lighting designer – Presidente APIL

Silvia Perego, lighting designer – Consigliere APIL 

Giacomo Rossi, lighting designer – Consigliere APIL

 

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