Design della luce

La ricerca e le nuove tecnologie 3D

Haptoclone (Foto courtesy: Università di Tokyo's- Dipartimento di scienza della complessità e Ingegneria)
Haptoclone (Foto courtesy: Università di Tokyo’s- Dipartimento di scienza della complessità e Ingegneria)

Le tecnologie 3D, una volta inafferrabili e proibitive per costi elevati e difficoltà d’utilizzo sono ora a diretta disposizione del designer, e lo conducono a risultati progettuali innovativi e talora sorprendenti

Gli studenti della University of Western Sydney hanno presentato in una mostra, chiamata “Liquid“, apparecchi di illuminazione dalle forme organiche e di grande effetto, le cui componenti 3D sono state assemblate per creare forme più grandi. La transizione dall’idea alla stampa è avvenuta attraverso lo schizzo a mano e foam-forms.

 "Liquido" (cortesia foto: University of Western Sydney)
“Liquid” (cortesia foto: University of Western Sydney)

Da un punto di vista accademico è possibile dire che l’utilizzo della stampa 3D per creare apparecchi di illuminazione consente non solo la massima capacità espressiva ma consente anche di verificare con facilità la fattibilità ed il processo costruttivo di forme complesse, un tempo difficili da prototipizzare.

La stampa tridimensionale, generalmente applicata a materiali plastici, metalli o ceramiche, opachi come trasparenti, si è in alcuni casi evoluta al punto non solo di restituire forme esattamente fedeli all’intento progettuale, ma anche di ottenere proprietà sofisticate in termini di ruvidezza della superficie e rifrazione della luce.

Questo ha condotto all’applicazione delle stampe 3D nell’ambito delle ottiche, specialmente quelle utilizzate nei LED, semplificando un processo che è stato da sempre dispendioso in termini di tempi e consumi. Le ottiche possono essere così stampate tridimensionalmente e testate con grande facilità e velocità al pari delle altre componenti di un qualsiasi apparecchio di illuminazione.

Le stampe 3D permettono anche l’introduzione e applicazione di materiali innovativi, come speciali bioplastiche, basate ad esempio sull’amido di mais, le cui caratteristiche sono enfatizzate proprio dalla qualità tecnica che questo tipo di stampa offre. La luce filtrata da queste bioplastiche esprime la naturalezza del materiale, e genera nuove percezioni luminose.

L’applicazione delle stampe 3D in campo ottico ha dato piena libertà di sperimentazione e applicazione a certi settori, che richiedono soluzioni creative. A tal proposito, va menzionato il Centro ricerche della Disney, che grazie a tali tecnologie, è riuscito a incorporare direttamente all’interno di apparecchi interattivi, display e sensori ottici unici nel loro genere elementi luminosi di nuova tecnologia, e quanto richiesto dalle specifiche applicazioni.

Dalle stampe tridimensionali, intermediate dalla modellazione computerizzata, si è ora passati all’ atto istintivo di schizzare un’idea direttamente nello spazio, nella terza dimensione, attraverso l’uso manuale di penne 3D: specialmente nella fase iniziale della progettazione, questo strumento sembra soddisfare appieno il desiderio di visualizzare a 360 gradi la propria idea.

Di recente è stata lanciata un’ iPad APP, che consente di produrre schizzi in tre dimensioni, e tradurre i disegni in modelli virtuali e fisici. L’App, creata da alcuni laureati del Royal College of Art, prende il nome di Gravity Sketch può essere usata con un dito o uno stylus. I modelli digitali cosi generati possono essere visti con realtà aumentata o inviati ad una stampante 3D. Il team aveva creato precedentemente un apparecchio, che si presentava come una tavola trasparente e, unito ad una stylus, consentiva di fare disegni tridimensionali.

Il futuro della ricerca nel lighting design sicuramente vede innanzi a se’ una lunga strada da percorrere nel campo della stampa tridimensionale, ma vede forse una nuova strada aprirsi verso un’altra tecnologia, quella degli ologrammi. Gli ologrammi tendono ad integrarsi sempre più nel lighting design, specie in quello di eventi, spettacoli o retail. Ologrammi a colori, che si possono anche toccare, potrebbero divenire il futuro della simulazione fisica tridimensionale per i lighting designer.

Un consorzio coreano chiamato ETRI, includendo LG, sta lavorando sul primo ologramma a colori a 360 gradi: si tratta di un display olografico da tavolo, che può essere visto da ogni angolo, è un ologramma reale, ma 2D. Il progetto cominciato nel 2013 dal governo coreano è basato sull’utilizzo di potenti laser, che usano la diffrazione per creare oggetti 3D. La tecnologia attuale consente di realizzare ologrammi di 3 inches, ma il programma è quello di arrivare per il 2021 a 10 inches.

In Giappone i ricercatori dell’ University of Tokyo’s- Department of Complexity Science and Engineering hanno creato il primo ologramma che si può toccare: chiamato Haptoclone, consiste in due scatole, una contiene l’oggetto, l’altra l’ologramma. Dal contatto della mano con l’immagine 3D, l’ologramma emette una pressione della radiazione ultrasonica, all’interno di valori sicuri, dando l’impressione di toccare realmente l’oggetto.

(arch. Iolanda Fortunato, progettista – Londra)

 

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