Daniel Sarasa

La luce urbana è un pensiero digitale

 

Zaragoza, Open Urban Lab (Laboratorio Urbano Abierto). L’immagine di una riunione di lavoro, presieduta da Sarasa
Zaragoza, Open Urban Lab (Laboratorio Urbano Abierto). L’immagine di una riunione di lavoro, presieduta da Sarasa

Abbiamo incontrato Daniel Sarasa, Urban e Smart City Project Manager della Municipalità di Zaragoza, per parlare del grande progetto che ha riletto la nuova immagine urbana della città spagnola – puntando sulla gestione condivisa da parte dei cittadini utenti delle scelte che riguardano i servizi – sapendo declinare attraverso tecnologie innovative il concetto di Smart City.

Daniel Sarasa, Urban e Smart City Project Manager – Municipalità di Zaragoza

Daniel Sarasa è il custode e insieme il motore del grande progetto di trasformazione della città di Zaragoza, un percorso che parte ormai più di un decennio fa, quando il Design and Development Department of Urban Studies and Planning dell’MIT di Boston, con  il progetto Digital Mile studiato per l’EXPO 2008, apre una prospettiva innovativa del tutto inedita per la città, sul piano tecnologico e insieme sul piano del ruolo sociale delle nuove tecnologie, con una particolare attenzione al fattore luce.

Il progetto per i sistemi di illuminazione del Digital Mile nasce infatti già in quegli anni come uno strumento funzionale all’utilizzo e alle richieste dell’utente.

Alcuni studi dei concept di progetto per “The Digital Mile”. La luce LED per pavimenti pedonali reattivi con effetto memoria
Alcuni studi dei concept di progetto per “The Digital Mile”. La luce LED per pavimenti pedonali reattivi con effetto memoria

Daniel Sarasa dal suo osservatorio istituzionale ha seguito negli anni l’evoluzione di questo e altri interventi sulla qualità e sull’immagine urbana della città di Zaragoza ed è convinto che anche oggi come ieri possa essere solo la progettualità condivisa e rappresentata degli utenti dell’organismo urbano a permettere una crescita anche tecnologica dell’idea di città.

Quale è stato il tuo percorso di formazione?

“Ho conseguito la mia laurea come ingegnere in Telecomunicazioni presso l’Università di Saragozza , nel 1997. Dopo quasi venti anni di pratica ho aggiunto alla mia formazione un Master in Scienze della città presso  l’Università Politecnica di Madrid”.

Su quali essenziali aspetti tecnici e su quali strategie hai fondato il tuo intervento per trasformare la città di Saragozza in una Smart City?

“L’integrazione per la città di Saragozza del suo modello assolutamente originale di Digital City è arrivata ad un passaggio particolarmente complesso sia per la città che per i suoi abitanti: ovvero adottare il concept di open source come tema di relazione, attraverso l’utilizzo di Open Data, software libero, reti accessibili e una forma aperta di governo locale, con un’amministrazione locale trasparente e partecipativa.

In aggiunta a tutto questo, questo modello si conferma come un’architettura  a codice aperto per dare origine a edifici riconfigurabili (“open place making”), alla nascita di nuovi spazi pubblici digitali che possono essere costituiti, utilizzati e riconfigurati dal pubblico e dagli utenti stessi; spazi nei quali gli utenti  cittadini esercitano la loro partecipazione, e crescono nella conoscenza e nel rafforzamento dei loro legami digitali con la città”.

Digitalizzazione, nuove possibilità nate dalla connessione e dalle interazioni fra loro dei vari diversi media, arte urbana vista come una forma nuova di socialità. Che ruolo occupa in tutto questo la luce?

“La luce è un mezzo, uno strumento importante.

La città ha realizzato in questi anni due importanti infrastrutture, il Digital Water Pavillion, costruito dall’architetto italiano Carlo Ratti per Expo 2008, in cui luce e acqua si combinano per funzionare come una “stampante”, con la quale i bambini e i cittadini in generale possono visualizzare i messaggi e i modelli nati dalla loro creatività. La luce trasmette quindi il messaggio che la città e i suoi edifici sono strutture aperte e riconfigurabili, rafforzando uno dei pilastri della nostra strategia digitale.

Zaragoza, Digital Water Pavillion, per EXPO 2008 (courtesy: Carlo Ratti Associati)
Zaragoza, Digital Water Pavillion, per EXPO 2008 (courtesy: Carlo Ratti Associati)
Zaragoza, Digital Water Pavillion, per EXPO 2008 (courtesy: Carlo Ratti Associati)
Zaragoza, Digital Water Pavillion, per EXPO 2008 (courtesy: Carlo Ratti Associati)

La seconda infrastruttura realizzata è l’ Etopia Center for Arts and Technology, il principale polo di innovazione della città, dove imprenditori, tecnici, artisti e cittadini si riuniscono per sviluppare ogni sorta di attività innovativa.

La facciata digitale dell’Etopia Center abbraccia uno degli edifici del centro, proprio di fronte alla stazione ferroviaria principale (Delicias), accogliendo il visitatore con le creazioni degli artisti ‘residenti’ all’interno di Etopia. In questo caso, e una volta in più, il mezzo è il messaggio: la luce non porta un messaggio, ma è il messaggio stesso, a significare che la creatività e le nuove forme di espressione e di cura dello spazio pubblico si stanno facendo strada attraverso la nostra città”.

L’ “Etopia Center for Arts and technology”, con la facciata digitale multimediale
L’ “Etopia Center for Arts and technology”
L’ “Etopia Center for Arts and technology”, con la facciata digitale multimediale
L’ “Etopia Center for Arts and technology” con la facciata digitale multimediale

Il tuo piano per Saragozza come Smart City è nato qualche anno fa, nel 2008. Qual è oggi la realtà urbana per questa città?

“La città è cresciuta molto rapidamente fino al 2008 supportata dagli investimenti immobiliari, dall’immigrazione e dal benessere sociale ed economico. La crisi ha poi fermato questa crescita e molti spazi urbani sono stati lasciati vuoti. L’espansione urbana ha subito un rallentamento e si è imposto il recupero di una riflessione generale attorno all’idea di una città compatta. Noi ci troviamo ora a metà del percorso  di attuazione di una nuova strategia per una città compatta e sostenibile”.

Il lavoro sviluppato per la città di Saragozza è un modello di gestione e di accesso partecipato da parte dei cittadini utenti ai servizi offerti attraverso la rete urbana. Come valuti la situazione oggi nelle più importanti capitali europee se considerate nella logica di Smart Cities?

“Credo che la logica delle Smart City sia ancora troppo sbilanciata verso l’industria. Quando si guarda a strategie intelligenti per le nostre città è ancora possibile vedere le impronte di un lavoro di consulenza.

Ma, come abbiamo fatto a Saragozza, le città possono pensare in modo autonomo e indipendente e produrre strategie uniche di Smart City. In questa fase, le domande sono molto più importanti delle risposte”.

In un momento come questo segnato da grandi e drammatici spostamenti di intere popolazioni verso l’Europa, tematiche come quelle della ricerca di nuove forme di relazione fra differenti identità culturali emergono come una priorità. Che ruolo può avere il progetto della luce in tutto questo?

“Non possiamo più andare avanti ancora a lungo a fingere che non esistano i rifugiati, o che questi si trovino in Europa “accidentalmente”. Onestamente non so come possa essere raggiunta l’integrazione, ma penso che una prima fase potrebbe essere quella di aumentare la consapevolezza su questi nuovi migranti all’interno delle popolazioni europee. Abbiamo bisogno di determinare una luce sia fisica come politica su questo fenomeno”.

Come valuti le nuove tecnologie di illuminazione LED in relazione ad un loro uso strutturale su scala urbana?

“Si tratta di tecnologie che sicuramente ci aiutano nel nostro cammino verso la sostenibilità. Le risorse finanziarie delle città sono ancora indebolite, dopo 8 anni di recessione economica, e le tecnologie LED, in combinazione con i modelli di PPP, offrono il doppio vantaggio di migliorare la qualità della nostra illuminazione pubblica, riducendo i costi operativi e con investimenti molto ridotti. Tutto questo incontra ancora la barriera di una cultura conservatrice negli appalti pubblici, ma io personalmente penso che questa sia la strada da percorrere”.

In termini di possibile scenario, che cosa vedi nel medio termine nel futuro delle politiche urbane intraprese dalla nostre città?

“Alcuni decenni fa, combinare le parole “innovazione” e amministrazione comunale nella stessa frase era impensabile .. Oggi, è una cosa comune. Le istituzioni a tutti i livelli si sono rese conto che il talento e le conoscenze per affrontare la nostra sfida come società dipendono dalle persone, e le persone vivono in città.

Le città saranno sempre più disposte a estrarre e sfruttare la conoscenza e il talento del proprio popolo come il loro principale vantaggio competitivo. Questo significa nuovi modi, nuovi luoghi e nuove politiche per potenziare e organizzare la partecipazione. Io chiamo questo “fare città in modo partecipativo”.

 (Massimo Maria Villa)

 

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