Giuseppe Lanci

La luce è la nostra interpretazione del Reale

Giuseppe Lanci (photo: Andrea Manenti)

Ho iniziato come assistente operatore di Tonino Delli Colli, lavorando con registi come Marco Bellocchio, Sergio Leone, Pier Paolo Pasolini, poi come operatore di macchina di Franco Di Giacomo con Bernardo Bertolucci, Mario Monicelli, Dario Argento e infine lavorando come autore della fotografia, con Marco Bellocchio, con i fratelli Taviani, Nanni Moretti ma anche con registi come Andrej Tarkovskij, Lina Wertmüller, Roberto Benigni e tanti altri.

“Nostalghia” (1983) di Andrej Tarkovskij. Fotografia: Giuseppe Lanci

Da cinque anni mi dedico esclusivamente all’insegnamento presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, dove sono il responsabile del corso di fotografia proprio nella scuola dove mi sono diplomato. Sulla porta della mia aula-ufficio ho affisso le parole di Peppino Impastato, giornalista, poeta e scrittore ucciso dalla mafia “Se si insegnasse la bellezza, si darebbe alla gente un’arma in più contro la paura e l’omertà”.

È questo concetto di Bellezza che, ambiziosamente, cerco di trasmettere ai miei allievi: imparare a vedere la bellezza e a costruire immagini armoniose nella composizione e nell’illuminazione. La nostra luce deve creare la terza dimensione: illuminare è un atto creativo e lo si comprende perfettamente quando in un ambiente buio si comincia ad accendere una luce. È evidente che stiamo creando qualcosa che può trasmettere delle emozioni.

Per sviluppare negli allievi una sensibilità alla luce e all’estetica in generale, oltre alle esercitazioni di illuminazione e composizione dell’immagine, al Centro Sperimentale di Cinematografia impartiamo lezioni di storia del cinema, storia dell’arte e fotografia, sia analogica che digitale.

Approfondiamo la tecnica digitale con colorist, data manager e DIT (digital image technician) nelle nostre aule di color correction non tralasciando esercitazioni in pellicola 35mm. Inoltre svolgiamo esercitazioni interdisciplinari propedeutiche ai numerosi cortometraggi che si girano ogni anno.

Molto importanti sono i rapporti che nascono tra i ragazzi delle varie discipline spesso destinati a dar vita a sodalizi professionali di lunga durata. L’attività didattica si conclude con i saggi di diploma, veri e propri piccoli film spesso girati fuori sede. Preparatori a questi saggi abbiamo svariati incontri con colleghi, ancora in attività, che portano le loro esperienze e che in diversi casi poi introdurranno gli allievi al mondo del lavoro attraverso gli stage.

Dal punto di vista formale, l’avvento delle nuove tecnologie nel cinema ha abbassato la qualità media dei nostri film, in quanto il digitale è purtroppo spesso inteso solo come un’opportunità di risparmio e i Dop si trovano costretti a girare “senza luce” dimenticando che il cinema non è attualità e che le immagini che sostengono i film dovrebbero corrispondere ad un processo creativo al servizio delle storie che si raccontano.

Il rischio è che nasca, forse è già nata, una generazione di Dop senza un vero background culturale-estetico, senza capacità di manipolare la luce, tutti tesi ad aggiustare le cose cercando di eliminare gli errori fatti in ripresa in fase di post-produzione. Le immagini finali tendono ad assomigliarsi in una sorta di omologazione estetica.

Pur avendo alle spalle circa cinquant’anni di professione e insegnamento, ogni volta che mostro agli allievi i primi rudimenti del mestiere, devo ammettere che, per me, illuminare rimane ancora una gioia: sento che si tratta di un’azione creativa.

Questa è l’emozione che cerco innanzitutto di trasmettere agli allievi di fotografia dicendo loro che dovrebbero essere contenti quando illuminano, accorgendosi di poter modificare la realtà attraverso il loro lavoro, la loro intelligenza e sensibilità.

Giuseppe Lanci, Autore della fotografia, Coordinatore e Tutor corso di Fotografia CSC – Centro Sperimentale di Cinematografia (Roma)

 

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