Renato Marcialis

La luce come strumento

 

Renato Marcialis – “Solitario Armonico” XL (cortesia: Renato Marcialis)

Come è possibile approcciare l’immagine del cibo in fotografia senza perderne tutte le qualità e le più minute fragranze cromatiche? Nella nostra intervista, l’esperienza e la testimonianza di un nome di riferimento nella fotografia professionale nell’ambito del Food

Il fotografo Renato Marcialis (cortesia: Renato Marcialis)

Renato Marcialis (classe 1956), veneziano di nascita ma milanese di adozione, inizia ad avvicinarsi al mondo della fotografia a Milano nel 1970 e la passione diventa a poco a poco professione quando – a partire dal 1976 – inizia a collaborare con il fratello Riccardo, fotografo già affermato.

Successivamente Marcialis apre uno studio per conto proprio, lavorando nei campi della moda e del reportage, e il suo nome comincia ad essere conosciuto ed apprezzato dagli addetti ai lavori, che gli tributano diversi spazi sulle riviste specializzate.

Nel 1991 riceve un premio a Venezia insieme ad Oliviero Toscani e a Vittorio Storaro, e inizia a vincere diversi importanti premi e contest dedicati alla fotografia professionale. A partire dal 1992 concentra la sua attività e attenzione al tema del “Food” e inizia a realizzare immagini fotografiche per cataloghi, ricettari, packaging, affissioni e libri.

La priorità dello sguardo

Marcialis è stato ed è tutt’oggi un convinto assertore della peculiarità assoluta della priorità dello sguardo del fotografo, anche in un momento come questo topico per questa arte, che ha fatidicamente compiuto proprio con l’inizio del 2019 i suoi 180 anni, e si trova ora alle soglie di un’ulteriore rivoluzione – dopo rullino, colore, pellicole istantanee e fotografia digitale – all’alba della fotografia computazionale resa ormai possibile dall’adozione dell’intelligenza artificiale nei nostri smartphone. Quest’ultimo approccio secondo Marcialis aggira il fotografo ed il suo uso dello strumento luce: lo abbiamo voluto incontrare per capire le ragioni del suo itinerario professionale e delle sue scelte creative.

Sei un fotografo conosciuto nell’ambito delle immagini pubblicitarie nel campo del Food, ma anche come autore di scatti molto originali e del tutto inediti in questo ambito. Continui anche ora ad operare in questo settore?

“Ho abbandonato la professione fotografica commerciale nel 2014, stanco di confrontarmi con persone spesso ignoranti su due argomenti cruciali per la mia attività: la gastronomia e la comunicazione. Ho iniziato a fotografare da professionista a 17 anni producendo immagini per conto di uno studio fotografico specializzato in illuminazione. Con oltre 40 di specializzazione in beverage and food, sono ritenuto ancora un punto di riferimento nella fotografia professionale, nonostante questo ambito si sia progressivamente svuotato delle competenze necessarie e capaci a porre la giusta attenzione all’oggetto fotografia, e sia fatto ormai al contrario di persone che passano tutto il tempo sul computer o cellulare, incapaci alla fine di valutare l’effettiva qualità di un’immagine fotografica. Non mi stavo divertendo più: per questo ora mi occupo totalmente della mia produzione di immagini denominata “Caravaggio in Cucina”.

Renato Marcialis – “Grani scarlatti” (cortesia: Renato Marcialis)

L’immagine del cibo e la luce

E proprio dal progetto dal quale è ripartito Marcialis, “Caravaggio in Cucina”, proposto per la prima volta nel 2008, il fotografo ha ricostruito il senso ultimo, il compito più vero e autorale della fotografia, che è quello di utilizzare la luce come strumento.

Nelle immagini di “Caravaggio in Cucina” infatti è un pennello di luce che va ad illuminare in modo opportuno veri e propri set articolati in composizioni elaborate, con alimenti e utensili da cucina, cacciagione, frutta e verdura, immagini che la tecnica utilizzata dal fotografo fa emergere dal buio, proprio come faceva Caravaggio nelle sue composizioni pittoriche.

Con questa tecnica, le fotografie ottenute sono poi stampate su una tela che ricrea in più di un caso nell’osservatore l’ambiguità classica propria all’immagine fotografica iperrealista, tanto che qualche osservatore le scambia per veri dipinti ad olio.

Renato Marcialis – “La danza del guerriero” XL (cortesia: Renato Marcialis)

La luce è un formidabile strumento di comunicazione e la percezione che noi abbiamo di lei attraverso i media determina ormai in modo decisivo l’immagine che abbiamo delle cose e della realtà che ci circonda. Come hai scelto in questo senso di interpretare la tua responsabilità come fotografo?

“La luce per un fotografo è tutto e in ciò si pone almeno per me l’assunzione di responsabilità. La luce è uno strumento incredibilmente potente: di fronte ad un soggetto non estremamente affascinante, una composizione non propriamente aggraziata può diventare meravigliosa se viene illuminata con maestria. Personalmente ho impegnato gran parte dei miei guadagni per acquisire le migliori attrezzature d’illuminazione per le mie immagini. Spesso il mio lavoro consisteva e consiste ancora nell’alterare il set per studiarne gli effetti sino ad ottenere un risultato consono con il mio pensiero”.

Renato Marcialis – “Bombe di dolcezza” (cortesia: Renato Marcialis)

Regia e indice di resa colore nella luce per la GDO

La luce è quindi la ‘regia’, strumento palese quando dichiarato da un professionista come Marcialis, ma insieme anche strumento occulto ai più, ma sempre determinante nel confermare ad esempio il successo di vendita di un prodotto, come accade puntualmente nella GDO.

Parliamo di illuminazione per la Grande Distribuzione Organizzata. La luce artificiale progettata nei luoghi di esposizione e vendita dei cibi è l’attore protagonista nel successo di un alimento rispetto ad un altro. Come giudichi la qualità media dell’illuminazione nella GDO, valutata in rapporto e coerenza alla tua attività?

“Per anni nella GDO si sono viste fluorescenti a destra e a manca e non sempre avevano la temperatura di colore adeguata per gli alimenti. Mi ricordo che a fine anni ‘70 uscirono le prime lampade a risparmio energetico: il giorno stesso che le montai nella cucina del mio studio, aprii un barattolo di polpa pronta. Vidi il suo colore e la vidi marrone e la mia considerazione fu che il prodotto probabilmente era andato a male. Ma dopo aver aperto 4 barattoli senza cambiamenti, mi spostai in un’altra stanza dove c’erano ancora installate le vecchie lampade con filamento al tungsteno. Mi resi allora conto che il contenuto dei barattoli era perfetto, e che il difetto era nelle “nuove” lampadine. Anche oggi con la nuova tecnologia LED la “verità” resta sempre quella che percepiscono i nostri occhi, e in questo solo una resa cromatica corretta può supportarli”.

Sulla virtualità digitale

Con la fotografia digitale un tema che sta diventando sempre più importante è anche quello della conservazione futura delle immagini.

Due importanti problematiche poste dalla digitalizzazione delle immagini è sia quello della loro maggiore volatilità – nei termini della nostra capacità di ricordarle ( i nostri album sono ormai spesso spazi immateriali online) – che in termini di futura garanzia di conservazione dei protocolli che ne gestiscono l’archiviazione. Un problema analogo lo abbiamo anche nel mondo dell’immagine cinematografica…

“Sì, questo è un tema molto importante, ma ancora lontano dall’aver trovato una soluzione. Quella sul futuro della conservazione è una domanda che tutti ci poniamo e allo stesso tempo preghiamo con le mani giunte San Digitale che non succedano cose irreparabili. La nostra attuale speranza è che i nostri ricercatori inventino una specie di microfilm tangibile e capace di una elevatissima risoluzione, dove poter riversare tutte le nostre immagini digitalizzate”.

Tra parentesi: la scena urbana

Cambiamo completamente scenario. Come valuti dal tuo punto di vista la qualità dell’illuminazione urbana nelle nostre città e nei nostri centri storici?

“Sulle grandi città non mi esprimo, ma spesso vado nelle Marche, una regione che ritengo splendida. Lì risiedo solitamente in un paesino all’apice di una collina la cui popolazione non supera le 30 persone, Sorbolongo. A parte il panorama da mozzafiato a 360°, ritengo che l’illuminazione di questo luogo sia perfetta. I lampioni sparsi in tutte le vie, pur essendo moderni, sono stati realizzati con sembianze d’epoca e corredati con lampade con una temperatura colore a tono caldo”.

In conclusione/Uno sguardo sul futuro

Su che cosa stai lavorando ora?

Su che cosa stai lavorando ora? “In Cina l’ambasciata di Canton mi sta organizzando una mostra delle mie opere caravaggesche (www.caravaggioinucucina.it). Si tratta di una serie di opere che ironicamente ho definito XL …extra large, in pratica immagini orizzontali dove il lato maggiore misura 180 cm e l’altezza è in conseguenza al soggetto, tutte rigorosamente stampate su Canvas Fine Art Epson”.

Quale futuro prevedi per la fotografia?

“Devo dire che ormai in realtà già da qualche anno è un disastro, in quanto sono stati sostituiti l’ingegno e la manualità con effetti da fantascienza. Mi domando spesso come ci si possa divertire ora. Le mie immagini ad esempio sono l’esatto contrario della tecnologia odierna: c’è una macchina fotografica, diaframma f.22, con tempo di posa B e vai di fantasia. Un approccio più artigianale di così non si può. Un tempo si ragionava su quale tecnica fosse necessaria per risolvere un compito. Oggi si cerca la disponibilità eventuale di un bottone..”.

(a cura di Massimo Maria Villa)

 

 

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