Autoproduzione

Jack Brandsma e le luci “spaziali” olandesi

 

 Le lampade a sospensione Major Tom e Major Tube (courtesy Jack Brandsma)
Le lampade a sospensione Major Tom e Major Tube (courtesy Jack Brandsma)

Uno spazio che propone una serie di casi esemplari della relazione fra luce e design, declinati ogni volta da una parola guida.

Parola guida: AUTOPRODUZIONE

Every movement is a reaction to a prior one”, dice Jack Brandsma a proposito del new design olandese. Alla metà degli anni ’90, quando studiava alla Minerva Academy of Visual Arts & Design di Groningen (la cittadina universitaria all’estremo nord dell’Olanda attraversata da una fitta rete di piste ciclabili) ciò a cui sembrava necessario reagire stava in bella mostra all’uscita della stazione ferroviaria: il mirabolante Groninger Museum, progettato dall’ Atelier Mendini e appena inaugurato.

A quell’epoca Brandsma collaborava con lo studio di Piet Hein Eek, disegnando scrapwood furniture (mobili con legno riciclato), che contrapponevano la filosofia dell’usato all’”estetica dell’impeccabile” tipica degli anni ‘80. Eek aveva iniziato fin dal 1990 a produrre, distribuire e vendere i prodotti che disegnava, anticipando quella prassi che, negli anni successivi, il collettivo dei Droog Design avrebbe fatto diventare un “canone”, sollecitando una generazione di giovani progettisti a inventare strumenti e a ripensare l’uso dei materiali e dei processi produttivi.

Nel contesto olandese, dove i designer non potevano contare, come in Italia, su una rete di piccole e medie imprese, l’autoproduzione diventava una strada quasi obbligata. Ma i self producing designers olandesi sono anche l’esito di un sistema educativo scolastico che, nell’ambito delle discipline di progetto, non disdegna la manualità e stimola gli studenti a realizzare autonomamente le proprie idee.

La lampada a sospensione Major Tomin una installazione (courtesy: Jack Brandsman)
La lampada a sospensione Major Tom in una installazione (courtesy: Jack Brandsman)

Self Producing method

Così, ancor prima di frequentare a Londra il Royal College of Arts, dove affinerà la propria attitudine al design sperimentale, Jack Brandsma aveva già aperto il proprio workshop a Groningen e il self producing method era un aspetto determinante del suo lavoro di designer.

Come ha scritto Imma Forino (Uffici, 2011), i tavoli multifunzionali e le sedute che Brandsma realizza nel suo attrezzato laboratorio a partire dai primi anni 2000 sono oggetti pensati per luoghi di lavoro frugali (Spare Space), che permettono di lavorare, cucinare e anche dormire e sono stati concepiti per riutilizzare come ufficio spazi industriali dismessi.

Anche la sua famosa gruccia calamitata (Hang-on, 2001) nasce da questo senso di provvisorietà e di sospensione dei punti di appoggio. Si coglie nelle sue opere l’eco di personalità come Friso Kramer, sconosciuto alle nostre storie del design, ma con un ruolo di rilievo nel design funzionalista olandese degli anni’50 raccolto attorno alla Stichitng Goed Wonen (Good Living Association).

Al Royal College Brandsma si era laureato con il progetto per una lampada minimal e la sensibilità al design della luce lo porterà a costruire gradualmente una piccola collezione di apparecchi di illuminazione.

L’archetipo è la lampada a sospensione Major Tom, realizzata in materiale plastico colorato, che a partire da 2003 è stata elaborata in diverse versioni, varianti formali (a una o a due calotte sagomate o piatte, colorate o bianche, sospesa o da terra) di un diffusore totale estremamente versatile.

 L'autoproduzione delle lampade Major Tom (courtesy Jack Brandsma)
L‘autoproduzione delle lampade Major Tom (courtesy Jack Brandsma)Si tratta di “oggetti-lampada” (per usare un termine caro a Daniele Baroni), la cui suggestione poetica fa pensare a un incrocio inconsueto tra l’immagine fiabesca del cappello a imbuto di Tin Man, l’Uomo di latta del Mago di Oz e navicelle spaziali multicolori.

Si tratta di “oggetti-lampada” (per usare un termine caro a Daniele Baroni), la cui suggestione poetica fa pensare a un incrocio inconsueto tra l’immagine fiabesca del cappello a imbuto di Tin Man, l’Uomo di latta del Mago di Oz e navicelle spaziali multicolori.

Allo stesso modo in cui nella canzone del 1969 di David Bowie, che crea il personaggio dell’astronauta Major Tom, che finisce per il perdersi nello spazio, ( “Here am I floating round my tin can far above the moon …”), così le lampade di Brandsma fluttuano sospese a grappoli negli spazi dei suoi interventi di interior design, rivolti soprattutto a luoghi pubblici come scuole, sale di lettura, biblioteche.

Major Tube, elaborata in anni più recenti, è la variante lineare che interpreta con modalità functional-pop una tipologia desueta come la plafoniera fluorescente. Achtung! Achtung! (2014) è invece una lampada che utilizza il disegno della strombatura parabolica di un megafono vintage per creare un diffusore a luce orientabile.

Le lampade Achtung! Achtung! e Son of Edi (courtesy Jack Brandsma)
Le lampade Achtung! Achtung! e Son of Edi (courtesy Jack Brandsma)

Le calotte-parabola di queste lampade sono realizzata in postformatura, che permette di autoprodurre i pezzi serialmente senza fare ricorso a tecnologie costose quali stampi a iniezione.

Le lampade nascono per l’utilizzo di sorgenti fluorescenti compatte. La messa al bando, per normativa, dell’incandescenza spinge Brandsma, nel 2009, a creare una metafora fluo della lampadina di Edison.

Son of Edi si presenta, così, come una calotta in silicone con le sembianze della storica incandescenza, al cui interno è collocata, come un embrione, la sorgente a basso consumo.

Ha ragione Brandsma: “Ogni movimento nasce per reazione ad uno precedente”, ma anche la tradizione ha il suo peso. Come non pensare al designer olandese Willem H. Gispen e alle sue Giso Lampen e come ignorare che, prima che i nostri Magistretti e Castiglioni iniziassero a disegnare lampade negli anni ’60 Wim Rietveld (il figlio di Gerrit), progettava già, in Olanda, lampade funzionalissime e molto poetiche?

(Dario Scodeller – critico e storico del design, Venezia)

 

 

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here