Paolo De Lucchi

Interior Design e lighting: una questione di sensibilità

 

Paolo De Lucchi

L’architetto è un professionista che si interfaccia frequentemente con il tema dell’illuminazione degli ambienti.

A volte gli viene naturale conferire agli spazi nuove emozioni ed atmosfere ma molto spesso invece il risultato finale risulta essere, alla fine del percorso progettuale e realizzativo, alquanto superficiale e “approssimativo”.

“Progettare la luce” vuol dire conoscere l’energia luminosa nei suoi molteplici aspetti fisici e tecnici e saperla gestire per valorizzare nel migliore dei modi gli ambienti dove viviamo, rendendoli più confortevoli, piacevoli e vicini alle nostre reali esigenze, ai nostri desideri ed aspettative della vita quotidiana.

Non si tratta solo di un esercizio formale di scelta di apparecchi da installare, ma deve essere anche la ricerca di soluzioni tecniche-architettoniche innovative spinte alla sperimentazione luminosa e finalizzate alla ricerca di nuovi linguaggi espressivi della luce.

Oggi, grazie all’utilizzo della tecnologia a LED, i progettisti hanno una maggiore varietà di prodotti e soluzioni oltre ad avere – per le stesse ragioni – una maggiore libertà progettuale.

Nei corsi di formazione di illuminotecnica per i professionisti del settore tenuti in diverse città italiane si può constatare che da parte degli architetti esiste “una potenzialità creativa inespressa” penalizzata da una forte indigestione “contemporanea” di argomentazioni su diversi temi: dal risparmio energetico alla sicurezza dei cantieri, dalle nuove tecnologie impiantistiche alle nuove disposizioni in materia di normativa antisismica.

In questi ambiti, l’architetto si trova ad essere più un tecnico esecutore che la figura professionale creativa e visionaria di un tempo, colui che dovrebbe essere capace di interpretare e tradurre i nuovi impulsi e linguaggi espressivi dell’architettura e degli ambienti dove viviamo. Questa questione affonda le sue radici nella profonda sensibilità, nel feeling che dovrebbe sempre nascere tra il professionista e l’ambiente che lo circonda, insieme al richiamo ad una incessante ricerca di valori espressivi ulteriori, pena il ricadere all’interno del “già fatto”.

In quest’ultimo ventennio i lighting designer si configurano come nuove figure professionali che si stanno affermando, che allo stesso tempo grazie alla loro opera contribuiscono a “portare nuova linfa” creativa nel mondo della progettualità della luce.

Il lighting designer infatti proviene spesso dal mondo dell’architettura ed è colui che riesce a creare una forma di complicità con il professionista a tal punto che insieme essi riescono meravigliosamente a dare vita e forma a nuove soluzioni funzionali e creative, arricchite da accorgimenti tecnici che danno agli ambienti quel tocco di originalità e valore aggiunto.

Il lighting designer, grazie all’esperienza acquisita nel tempo e ad un costante e continuo aggiornamento sulle nuove soluzioni di prodotto da parte delle diverse aziende e all’utilizzo delle differenti tecnologie di gestione della luce, riesce ad essere per gli architetti ed i professionisti un valido consulente di riferimento.

Contraddistinguendosi nel mercato per la sua indipendenza da vincoli aziendali o legami di sorta, questo nuovo professionista è in grado di svolgere ‘potenzialmente’ un’attività super partes proponendo soluzioni anche inedite di illuminazione, alle quali dà vita attraverso il suo lavoro.

Resta pur tuttavia indubbio – indipendentemente dal nostro ruolo come architetti o lighting designer – che “progettare la luce” significa mettere in campo sempre e comunque una questione di sensibilità nei confronti della meravigliosa energia che ci accompagna giorno dopo giorno nei diversi momenti della nostra vita.

Paolo De Lucchi, Delucchiworkshop Padova

 

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