Stage Lighting: Jo Campana – Ligabue, “Mondovisione Tour”

In controluce alla radice della musica

Ligabue – “Mondovisione” Piccole Città Tour 2014, Frosinone (cortesia: Jo Campana)
Ligabue – “Mondovisione” Piccole Città Tour 2014, Frosinone (cortesia: Jo Campana)

Il lavoro sul filo di una ricerca degli elementi portanti di un progetto di luce, filtrato attraverso l’esperienza del lighting designer autore dei light concept di Ligabue, Jo Campana, in una nostra intervista

Dopo una bella serie di esperienze – prima come tecnico audio e poi come tecnico luci, nella quale hai messo a punto un importante bagaglio di conoscenze – hai iniziato ad operare come light designer con nomi importanti del panorama musicale italiano e non, affiancando spesso a questo ruolo anche quello di set designer. Come gestisci dal punto di vista delle scelte operative questa esigenza di lavorare a un tempo anche sull’aspetto scenografico dello show?

La gestione delle scelte operative si sviluppa ormai per me in modo del tutto naturale, dal ruolo di Set Designer a quello di Light Designer, una fisiologica interazione che definirei necessaria.

La prima fase è dedicata allo studio del set (con-testo) attraverso l’analisi di alcuni parametri quali spazio, volumetrie e soprattutto l’ancoraggio all’universo artistico del committente, cosa vuole trasmettere al suo pubblico e attraverso quale linguaggio.

Solo in conseguenza di questo  passaggio affronto la fase progettuale e realizzativa di Lighting Design con la scelta degli apparecchi (testo) e la loro disposizione in riferimento ad una specifica funzionalità.

Il light designer Jo Campana
Il light designer Jo Campana

 

Ti sei occupato a più riprese nell’ambito dello stage lighting di formazione in materia illuminotecnica. Qual è il tuo punto di vista sul livello operativo e sugli stimoli innovativi presenti nelle nuove generazioni?

Le nuove generazioni, ‘bombardate’ oggi da innumerevoli stimoli, hanno una possibilità sconfinata di acquisire conoscenze / informazioni. La competenza però è anche conoscenza applicata (skills) e questo purtroppo è un gap che il mondo della formazione d’aula non riesce a colmare.

Mi rendo conto che, anche grazie al mio ruolo di co-presidente dell’AILD, il mondo del lavoro difficilmente è garante di opportunità di stage o tirocinio sul campo per un giovane che vuole avvicinarsi al Lighting Design per il live-show. Ho potuto comunque constatare di persona la volontà e l’intenzione di parecchi ragazzi di lanciarsi nell’avventura che per me è iniziata 27 anni fa e questo, oltre che farmi piacere, rappresenta per il movimento una concreta speranza futura.

Nel tuo lavoro nel contesto di alcuni tour in ambito teatrale, come in quello del 2012 con Dolcenera, hai messo a frutto risultati molto interessanti anche in veste di set designer, che mi sembrano poi avere portato successivamente ulteriori innovazioni nel tuo modo di “disegnare” il solo set luci…

Quello che hai citato è stato un lavoro che ricordo con particolare piacere (ndr Dolcenera – Evoluzione della specie Tour, 2011), un tipico esempio di come si possa ottenere un buon risultato lavorando in simbiosi con l’artista, individuando una strada e cercando di percorrerla sensatamente, rispettando esigenze di natura logistica ed economica.

Mi inventai ed autocostruii piccoli elementi scenografici che andavano a connotare il quadro in modalità materica esplicitando il titolo del lavoro, Evoluzione della Specie, con due tipologie di materiali agli antipodi: una contemporanea, liscia e trasparente, l’altra grezza, disordinata e di sapore vintage.

Il contesto teatrale è stato poi fondamentale per la buona riuscita dello spettacolo luci. In effetti mi rendo conto col senno di poi che questo è stato un lavoro che mi ha spinto e incoraggiato a perseguire un certo tipo di approccio al concept design.

Il lavoro con Ligabue

Hai collaborato diverse volte con Ligabue, seguendo negli ultimi anni tutti i suoi tour italiani e internazionali più importanti, formalizzando all’interno di questa collaborazione risultati molto importanti come quello del tour del 2012 (“Sotto bombardamento”) o quello del live alla Royal Albert Hall di Londra dello scorso anno. Vuoi raccontarci qualcosa di questi lavori?

Si tratta di  eventi molto particolari per quanto riguarda l’aspetto puramente tecnico. Nel ‘Sotto Bombardamento Tour 2012’ la difficoltà è stata quella di dover concepire 5 date in 5 location strutturalmente diverse: Royal Albert Hall Londra con materiale richiesto sul posto, Moon & Stars Festival a Locarno con materiale residente, Cividale in un mega parco, Napoli Piazza del Plebiscito, Taormina Teatro Antico dove puoi introdurre solo strutture autoportanti.

In tutto ciò mi ero portato una dotazione di luci ‘Floor ‘ che facessero da comun denominatore per tutte le date durante le quali ho sperimentato, d’accordo con Luciano, l’ebbrezza di utilizzare solo luci bianche.

Londra 2013, due concerti sold-out alla Royal Albert Hall: un gran lavoro di preproduzione; il software di visualizzazione virtuale inviatomi dal responsabile luci della venue londinese, importato nel mio computer e collegato ad una console – visti i tempi strettissimi – mi ha dato la possibilità di preprogrammare a casa lo show con tutte le numerose cue-list.

Dopo le consuete correzioni di store-focus pomeridiane, lo spettacolo la sera è filato via liscio a dimostrazione che queste tecnologie ormai sono certificate ed affidabili.

Parliamo del disegno luci e del concept che hai progettato per l’ultimo tour di Ligabue (“Mondovisione” Piccole città tour 2014), oggetto centrale di questa nostra intervista. Il tuo light design per questo show mi pare particolarmente attento alla resa prospettica e alla profondità dello spazio che definisce la scena illuminata. Come tratti qui dal punto di vista delle scelte tecniche il fondale e gli effetti di controluce?

Considerata l’assenza di ridondanti e spesso inutili supporti video ( scelta direttamente concordata con Luciano ) ho concepito il Lighting Design di questa prima tranche del Mondovisione Tour in maniera piuttosto cruda ed estrema.

Molto ferro volutamente a vista, comprese 10 gabbie customizzate per l’occasione e tutte di controluce a rappresentare un fondale naturale di luci che conferisse un look rigoroso ma allo stesso tempo aggressivo ed impattante. Anche la scelta dei fari motorizzati ha assecondato questa mia inclinazione concettuale, solo con macchine con caratteristiche di spiccata tracciabilità e velocità di movimento come Robe Pointe , Sharpy e Beam700 Clay Paky, Mac 2000XB con lente PC oltre alle immancabili Atomic 3000 strobe.

Ligabue – “Mondovisione” Piccole Città Tour 2014. Particolarmente aggressivo il set design del tour (cortesia: Jo Campana)

Per la prima volta non ho utilizzato nessun Spot o Profile, nemmeno in posizioni considerate ‘obbligate’ come per i frontali, dove invece ho utilizzato 12 Beam700 con il frost inserito dal default setting.

Mi piace molto lavorare con un solido controluce e sono della scuola di pensiero che gli artisti non debbano essere SEMPRE e COMUNQUE costantemente in luce rischiando così un conseguente appiattimento prospettico; ‘dinamica’ è una parola che può essere coniugata in molteplici ambiti, da quello fisico a quello musicale per giungere – nel nostro caso – a quello illuminotecnico.

Lavori di preferenza su effetti di conversione nella temperatura colore delle lampade? E come intendi sul set l’utilizzo del colore?

 Lavorando prettamente in contesti musicali di rock-live-show , confino l’utilizzo delle conversioni per la temperatura colore delle lampade quasi esclusivamente ai follow-spot che solitamente faccio equipaggiare con Lee 205 (Half CTO) e Lee 206 (Quarter CTO), giusto per dare l’incarnato al soggetto.

Diverso è il discorso quando c’è di mezzo una ripresa televisiva o il girato di un DVD come è successo per ‘Campovolo 2.0’ del 2011, occasione nella quale ho condiviso con il Direttore della Fotografia Brett Turnbull  nottate di meticolosi aggiustamenti in merito al discorso ‘temperatura colore’ e ‘dimmerabilità’ dei miei motorizzati, data anche la presenza delle sensibilissime telecamere 3D .

Un’ultima curiosità: qual è la tua valutazione delle tecnologie a luce LED oggi disponibili anche nello stage lighting?

Negli ultimi anni molti passi avanti sono stati fatti in questo settore specifico e non è un caso che in tutti i più importanti tour a livello mondiale compaia in pianta stabile un numero cospicuo di fari a LED, fissi e brandeggianti.

Ritengo però che nonostante gli innegabili vantaggi di cui le aziende e consumatori hanno preso coscienza in termini di risparmio energetico, manutenzione, pesi e ingombri, difficilmente potranno sostituire le macchine con lampada a scarica proprio per limiti congeniti e funzionali; vedo invece un loro sviluppo ed un inserimento più rapido e concreto nel mondo dell’illuminazione architetturale o domestica, cosa peraltro sotto gli occhi di tutti nella nostra quotidianità.

(Massimo Maria Villa)

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