Luce e Materiali

Illuminare l’habitat con nuovi materiali

Apparecchio Skydro di Ross Lovegrove: gocce e/o ciottoli di fiume in polimeri cromati riflettono la luce nell’ambiente (cortesia: Artemide)
Apparecchio Skydro di Ross Lovegrove: gocce e/o ciottoli di fiume in polimeri cromati riflettono la luce nell’ambiente (cortesia: Artemide)

La luce domestica adotta nuovi materiali o riutilizza in maniera innovativa quelli della tradizione

Non esiste settore più battuto, nel campo del design della luce, di quello residenziale, eppure continuano ad esserci piccole ma progressive innovazioni non tanto in ambito formale, quanto in quello della sperimentazione sui materiali.

Il materiale è spesso utilizzato in modo “metamorfico”: non mostra se stesso ma simula materie naturali rendendole astratte ed ambigue.

È il caso ad esempio di Skydro di Ross Lovegrove per Artemide: si tratta di un sistema da applicare a soffitto composto da una serie di elementi-gocce cromati, aggregabili in vario modo, che riflettono la luce proveniente da un corpo luminoso integrato alla lampada o da un proiettore remoto montato a parete. Gli elementi che compongono il sistema sono in materiale termoplastico stampato ad iniezione con finitura metallizzata: dunque un tecnopolimero che simula un “oggetto liquido” in metallo che a sua volta simula un “oggetto solido” di pietra.

Un uso similare dei materiali è quello della sospensione di Louis Poulsen Collage (design Louise Campbell), ispirato all’immagine naturale dei raggi del sole filtrati dalle chiome degli alberi, in un gioco di sovrapposizioni e di chiaroscuro tra le foglie.

Sospensione Collage di Louise Campbell: tre cilindri acrilici traforati simulano il gioco di luci ed ombre delle foglie degli alberi (cortesia: Louis Poulsen)
Sospensione Collage di Louise Campbell: tra cilindri acrilici traforati simulano il gioco di luci e ombre delle foglie degli alberi (cortesia: Louis Poulsen)

Il tutto è realizzato attraverso un motivo traforato al laser su tre cilindri acrilici concentrici, a riprodurre l’effetto delle foglie, schermando la luce con un disegno che si modifica in base al punto di osservazione.

Ed è un processo metamorfico anche la traslazione degli stucchi in gesso dall’ambito architettonico a quello illuminotecnico, come avviene per la sospensione Skygarden  disegnata per Flos da Marcel Wanders.

Sospensione Skygarden di Marcel Wenders. Una cupola in gesso con interno decorato in rilievo riproduce il chiaroscuro degli stucchi architettonici (cortesia Flos)
Sospensione Skygarden di Marcel Wenders. Una cupola in gesso con interno decorato in rilievo che riproduce il chiaroscuro degli stucchi architettonici (cortesia Flos)

Si tratta di una lampada a luce diffusa composta da una cupola in gesso colato, lavorato meccanicamente e verniciato di colore bianco all’interno, con finiture esterne color ruggine, nero lucido, bianco lucido oppure oro opaco. Un diffusore interno in vetro opalino incamiciato soffiato a bocca – con fregio in acciaio inox fotoinciso chimicamente ed imbutito meccanicamente – emette una lmorbida che crea il chiaroscuro sui motivi decorativi interni.

Dalla metamorfosi alla mimesi

Applique Invisibile di Maurizio Quargnale: un estruso di alluminio grezzo si riveste della materia che lo circonda diventando - appunto- invisibile (cortesia Fontana Arte)
Applique Invisibile di Maurizio Quargnale: un estruso di alluminio grezzo si riveste della materia che lo circonda diventando – appunto- invisibile (cortesia Fontana Arte)

 Un approccio mimetico è adottato, invece, dall’applique Invisibile di Fontana Arte (design Maurizio Quargnale) che tende a fondersi con il materiale della parete: i moduli in estruso di alluminio grezzo a linea continua sono pensati per integrarsi con la struttura sulla quale sono installati, grazie alla possibilità di applicazione delle stesse finiture utilizzata per la muratura.

La sospensione di Luceplan Plisse di Inga Sempé adotta, invece, un linguaggio dei materiali di tipo “metaforico”: si tratta, infatti, di un paralume tessile caratterizzato da una sofisticata plissettatura a fisarmonica che richiama quella degli abiti in chiffon, capace di adattarsi facilmente alla regolazione di ampiezza: un sistema a doppio pantografo permette di estendere il diffusore da un minimo di 60 a un massimo di 160 cm.

Sospensione Plissè di Inga Sempè: un diffusore in tessuto plissettato sostenuto da un doppio pantografo permette l'allargamento della lampada (cortesia Luceplan)
Sospensione Plissè di Inga Sempè: un diffusore in tessuto plissettato sostenuto da un doppio pantografo permette l’allargamento della lampada (cortesia Luceplan)

Anche un materiale tradizionale per eccellenza, come il vetro, è stato rivisitato secondo due diverse filosofie di progetto.

Nel primo caso, quello della sospensione Tropico sviluppata da Giulio Iacchetti per Foscarini, è stato realizzato un sistema modulare che offre la possibilità di costruire lampade di forme e dimensioni diverse. Un unico elemento in vetro che si ripete, riprendendo il linguaggio decorativo dei lampadari classici ad elementi di cristallo, crea volumi e modella ombre e riflessi diventando non solo decoro, ma componente strutturale.

Sospensione Tropico di Giulio Iaccheeti: il modulo di vetro diventa la tessera per infinite modellazioni del corpo illuminante (cortesia; Foscarini)
Sospensione Tropico di Giulio Iacchetti: il modulo di vetro diventa la tessera per infinite modellazioni del corpo illuminante (cortesia; Foscarini)

Nel secondo caso, quello della sospensione a luce diretta/indiretta Line di Francesco Rota per Oluce, si ha la traslazione di un modello dark light dal settore ufficio a quello domestico proprio grazie all’uso del vetro. Un tubo in pyrex ovalizzato avvolge il corpo illuminante che appare leggero, contemporaneamente antico e tecnologico, decontestualizzato.

Sospensione Line di Francesco Rota. In questo caso, un darklight da ufficio viene "addomesticato" grazie ad un tubo di vetro pyrex che lo impreziosisce alleggerendolo (cortesia Oluce)
Sospensione Line di Francesco Rota. In questo caso, un darklight da ufficio viene “addomesticato” grazie ad un tubo di vetro pyrex che lo impreziosisce alleggerendolo (cortesia Oluce)

Materiali nuovi, materiali tradizionali, materiali tradizionali che sembrano nuovi, materiali nuovi che sembrano tradizionali, materiali estranei al mondo dell’illuminazione, materiali immateriali: si va sempre più separando ciò che il materiale è (in senso chimico-fisico) e ciò che esso sembra in una continua e voluta perdita di riconoscibilità. La luce per l’habitat ha ancora tanto da inventare.

(Emanuela Pulvirenti)

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here