Joseph Di Pasquale

Illuminare la vita della città

 

Joseph Di Pasquale, architetto e urban designer

Troppo spesso abbiamo pensato all’illuminazione dello spazio urbano solo come ad un deterrente per rendere meno pericolosi parchi, strade e luoghi pubblici nelle ore notturne.

Questo approccio ha rivelato tutti i suoi limiti ed ha “messo in luce”, è proprio il caso di dirlo, solo la scarsa qualità degli spazi urbani soprattutto nel loro aspetto decisivo: vale a dire la mancanza di identità e quindi l’assoluta mancanza di attrattività che gli spazi pubblici generano nelle nostre città specie nei quartieri non centrali.

Tutto questo ha una sola origine che è da far risalire agli aspetti di concezione del disegno urbano: questi spazi infatti sono concepiti sempre come lotti che risultano come rimanenza dello spazio costruito.

In sostanza si progettano sempre prima gli edifici i quali rispondono ad una logica di pura individualità dal punto di vista del disegno urbano, preferibilmente concepiti come oggetti unici, perché l’idea più banale è che in questo modo siano meglio vendibili come singoli articoli immobiliari.

Il risultato è una lottizzazione dove il suolo è parcellizzato e riempito di oggetti costruiti del tutto autoreferenziali, e lo spazio pubblico non è altro che lo spazio interstiziale che rimane tra questi singoli oggetti.

Il progetto per Chorus Life a Bergamo parte dal presupposto che questa impostazione sia del tutto obsoleta, in quanto si ritiene che l’impostazione classica del Real Estate sia ormai lontana dal centro dei desideri di una componente sempre più ampia di popolazione urbana.

Per questo in Chorus Life non si venderà nulla. Gli edifici saranno funzionali ad una “esperienza urbana memorabile” che è il vero prodotto di questo progetto, del quale le architetture costituiscono la piattaforma fisica necessaria a veicolarla. Questa rivoluzione copernicana porta ad un ribaltamento del rapporto tra pieno e vuoto nel design urbano dove il vero centro, la vera morfologia generativa è il vuoto, ovvero lo spazio urbano, mentre egli edifici costituiscono il margine, contorno che definisce il vuoto riportando il rapporto tra architettura e spazio pubblico alla sua fisiologia naturale, quella che per secoli ha fatto in modo che un’aggregazione di costruzioni generasse città ed esperienza urbana.

Lo spazio pubblico qui è visto come un vuoto i cui margini fisici sono costituiti da quella frontiera identitaria tra spazio urbano e spazio costruito rappresentata dalle facciate degli edifici. Queste connotano la parte “orientata” di un costruito che “guarda” verso lo spazio pubblico e di conseguenza contribuisce a definire l’identità sia dell’architettura che dello spazio pubblico.

In questo ritrovato rapporto di continuità fisica tra spazio pubblico e architettura sono quindi le facciate gli elementi che guardano e illuminano. Non più pali come necessità di “copertura” per spazi orfani perché non relazionati fisicamente con l’architettura, ma l’architettura stessa utilizzata come fonte di luce e identità per lo spazio pubblico: identità e magia, sorpresa e emozione, che più facilmente la notte consente di suscitare anche con l’uso discreto di colori e di proiezioni mapping in determinate occasioni.

La vita di questi spazi pubblici è il vero core business di Chorus Life. La possibilità di riprodurre quella varietà di vita urbana che un tempo animava la vita delle città storiche tra sagre, ricorrenze, processioni religiose ed eventi pubblici, un’intensità che sarà riprodotta con un vero e proprio palinsesto degli spazi aperti. E in tutto questo la luce è chiamata a svolgere un ruolo fondamentale dando il suo contributo discreto e magico, per “dare luce alle emozioni urbane”. Non solo quindi illuminare la città, ma illuminare e dare colore alla vita della città.

Architetto e Urban Designer Joseph Di Pasquale  Joseph Di Pasquale architects

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