Firenze – Basilica di S. Miniato al Monte

Identità di luce

 

Firenze, Basilica di San Miniato al Monte. Interno (cortesia foto: Matteo Bencini)

La Basilica di S.Miniato al Monte, situata in uno dei punti più alti della città di Firenze, è uno degli esempi più significativi del Romanico Fiorentino. Ciò che la rende un’architettura unica non è soltanto la sua bellezza, o i capolavori che vi sono custoditi, la vista stupefacente sulla città, i mille misteri che la circondano, quanto piuttosto l’atmosfera mistica che invita al raccoglimento, che ne ha fatto un punto di riferimento per la comunità cittadina

L’anno che si è appena concluso ha visto le celebrazioni per il millenario della Basilica, fondata nel 1018, nell’ambito delle quali è stato inaugurato il nuovo impianto di illuminazione interna, progettato dal nostro studio in stretta collaborazione con la Soprintendenza e la Comunità dei monaci dell’Abbazia, e realizzato grazie alla determinazione di Exenia, una società fiorentina fortemente radicata nel territorio, che ne ha fatto l’oggetto di un generoso atto di munificenza.

Qualche cenno storico

La Chiesa è dedicata al primo martire di Firenze, e nel luogo in cui è stata edificata preesisteva già un oratorio fondato dalla prima comunità siriaca a Firenze nel III sec. D.C. Agli inizi dell’anno XI il vescovo Ildebrando aveva dato inizio alla costruzione della chiesa attuale, che continuò fino alla fine del XIII secolo, periodo nel quale venne edificato accanto alla Chiesa il Palazzo dei Vescovi, divenuto poi convento e casa dei Gesuiti, mentre nel 1373 furono i monaci Olivetani, tuttora residenti, ad insediarsi nel Monastero.

La Basilica si propone al visitatore con una splendida scalinata d’ingresso, e presenta sul frontone un mosaico su fondo d’oro, del XIII secolo, che raffigura Cristo in trono benedicente tra Miniato e Maria. All’interno, l’architettura della Chiesa si articola su tre navate, con un prezioso pavimento decorato dai simboli dello Zodiaco.

Nella parte sopraelevata è presente un Presbiterio, d’ispirazione romanico-toscana, mentre la cripta sottostante dell’XI secolo presenta trentasei colonne affrescate con Profeti e Santi (opera attribuita a di Taddeo Gaddi).

Un capolavoro del periodo rinascimentale è la Cappella del Crocifisso posta al centro della navata maggiore, voluta da Piero De’ Medici e ideata da Michelozzo nel 1448, una raffinata edicola d’altare a marmi intarsiati, con volta a botte in terracotta invetriata, opera di Luca della Robbia.

Sulla navata destra della Chiesa sono ben visibili alcuni affreschi del XIV e XV secolo, oltre ad affreschi con le storie di San Benedetto. L’interno della Chiesa conserva dal 1013 nell’altare romanico della cripta le spoglie di San Miniato.

Firenze, Basilica di San Miniato al Monte. Vista della copertura a capriate sulla navata principale (cortesia foto: Matteo Bencini)

Il concept per il lighting design

Quando si lavora su spazi così carichi di storia, il lavoro di chi progetta la luce dovrebbe paradossalmente rimanere nell’ombra: una buona illuminazione dovrebbe apparire cioè connaturata agli spazi illuminati, fino a non essere quasi percepita affatto.

Da questo punto di vista, il progetto di S.Miniato rappresenta un caso particolarmente emblematico: era necessario intervenire in punta di piedi, mantenendo intatto il sapore del luogo, la sua identità, il senso di raccoglimento e la pace. Il rapporto con la luce naturale, il contrasto con la luce esterna, spesso accecante nella buona stagione, finanche il rapporto con la sensazione di buio che si percepisce all’interno, sono parte di questa identità e dovevano essere salvaguardati.

Il concept progettuale si basa su scenari luminosi, capaci di accompagnare i diversi momenti della intensa vita della Basilica e assecondare l’avvicendarsi delle stagioni. In assenza di celebrazioni, l’accento è posto sulla percezione della architettura; gli scenari dedicati ai diversi momenti della liturgia privilegiano invece il raccoglimento e la concentrazione, senza trascurare le piccole esigenze funzionali dei fedeli, come la facilità degli accessi e la possibilità di seguire un testo scritto.

Firenze, Basilica di San Miniato al Monte. Uno degli scenari di visita predisposti con la nuova illuminazione (cortesia foto: Matteo Bencini)
Firenze, Basilica di San Miniato al Monte.

Tutti gli scenari condividono la scelta cromatica di una tonalità di colore molto calda (2700K), con il miglior CRI disponibile sul mercato (CRI >95), quasi a evocare l’illuminazione di fiaccole e torce.

Sobrietà ed equilibrio caratterizzano l’intervento: la luminosità è sempre molto tenue; i valori di illuminamento variano in funzione degli scenari e delle superfici, da pochi lux fino ad un massimo comunque non superiore a 80 lx. La gerarchia di spazi e volumi è sottolineata da piccole variazioni nei livelli di luminosità ed è sempre concepita per condurre lo sguardo del visitatore verso il catino absidale, punto focale dell’architettura ed elemento di riferimento della simbologia religiosa.

Il soffitto ligneo a capriate (cortesia photo: Matteo Trentanove)

Gli apparecchi di illuminazione sono mimetizzati alla vista, sfruttando tutti gli appigli forniti dagli elementi architettonici, per non inquinare lo spazio e non offendere il visitatore con la vista diretta delle sorgenti luminose.

Nella navata centrale, l’illuminazione è stata indirizzata verso la parte alta delle pareti laterali, sopra le arcate, per guidare lo sguardo verso il catino absidale: gli apparecchi sono stati collocati sulla passerella centrale che corre longitudinalmente alla navata, sopra le catene delle capriate. Per facilitare le operazioni di montaggio in quota, gli apparecchi sono stati assemblati con i puntamenti pre-impostati in base a una installazione campione.

Le pareti delle navate laterali, prevalentemente affrescate, sono state illuminate invece con intensità minore: in questo caso sono stati adottati apparecchi collocati subito sotto le travature, caratterizzati da dimensioni ridottissime, unita ad una elevata efficienza: abbinati a coppie, presentano ottiche e dimmerazione differenziate per il registro alto e basso della parete.

Firenze, Basilica di San Miniato al Monte. Una delle due navate laterali (cortesia foto: Matteo Bencini)

Pochi proiettori, affacciati dalle capriate, illuminano zenitalmente le prime file di banchi, per facilitare la lettura da parte dei fedeli negli scenari dedicati alle messe domenicali: si tratta dell’unica illuminazione zenitale prevista nel progetto. Per le scene dedicate all’illuminazione architettonica se ne è evitato l’uso, per privilegiare un ambiente accogliente con ombre morbide, senza le forti ombre verticali e i contrasti netti tipici della luce zenitale.

Fa eccezione l’illuminazione dedicata agli stupendi intarsi marmorei del pavimento: in questo caso, trattandosi di un’area interdetta ai visitatori per motivi di conservazione, la visione è confinata al solo pavimento bidimensionale, senza il rischio che ombre poco naturali possano distorcere la percezione dell’ambiente. Sono stati utilizzati qui apparecchi con ottica a fascio stretto, realizzati su disegno a evocazione di antiche lanterne, sospesi ai ganci esistenti sulle cravatte delle capriate. Un sistema di basculaggio interno consente di compensare il piccolo disallineamento fra le capriate e le formelle a pavimento, in modo che ciascun fascio luminoso sia centrato su una singola formella.

Firenze, Basilica di San Miniato al Monte. Un’altra vista dell’interno (cortesia foto: Matteo Bencini)

Per il presbiterio sopraelevato, si è scelto di illuminare le parti alte delle pareti, in modo simile a quanto già descritto per la parte anteriore della navata centrale, ma con un effetto ancora più morbido e diffuso. Sono stati adottati apparecchi incassati sulla cimasa degli scranni del coro, rivolti verso l’alto e completamente nascosti alla vista.

La precisione delle ottiche è risultato un fattore fondamentale, in particolare per l’illuminazione del pulpito e della transenna marmorea, realizzata con proiettori a fascio molto concentrato, nascosti sopra le catene delle capriate. Il meraviglioso mosaico del catino absidale, raffigurante il Cristo Pantocratore, è stato illuminato con proiettori a fascio strettissimo, nascosti all’interno dell’ambone: i fasci luminosi riflessi verso l’aula dalle tessere del mosaico ne mettono in risalto la ricchezza.

La gestione degli scenari luminosi è governata da un sistema innovativo, per il quale Exenia ha tratto vantaggio da Lumentalk, un brevetto della casa madre Lumenpulse, un sistema che consente di convogliare il segnale digitale sulle line di alimentazione, evitando il ricorso di ulteriori cablaggi. Questo ha permesso di limitare al minimo gli interventi di adeguamento dell’impianto, in una situazione assai delicata per le difficoltà legate alla conservazione dei manufatti.

Uno dei vantaggi importanti offerti è stato quello di poter indirizzare individualmente gli apparecchi d’illuminazione e gestirli singolarmente o a gruppi utilizzando la rete elettrica esistente.

(a cura di arch. Massimo Iarussi – lighting designer, Studio Massimo Iarussi progettazione della luce – Firenze)

UN GRANDE PROGETTO IN PUNTA DI PIEDI

Sul tema dell’ illuminazione del patrimonio storico, Exenia ha al suo attivo diverse installazioni e collaborazioni con lighting designer ed architetti, ma…non aveva ancora affrontato ‘’il grande monumento’’.

L’occasione è arrivata dal rapporto di amicizia con i monaci di San Miniato..e da un’inusuale ricorrenza millenaria. Da queste basi ha preso campo, molto sottovoce, l’idea di mettersi alla prova su un progetto che avrebbe segnato in modo importante l’esperienza operativa di Exenia.

I responsabili del management in azienda Dario Nistri e Danilo Corri ci confermarono che avremmo sostenuto anche il progetto illuminotecnico e l’installazione, senza il supporto di altri partner.

La scelta fu allora quella di affidare il progetto ad un lighting designer esterno, con la richiesta di utilizzare per quanto possibile apparecchi di serie, lavorando sugli aspetti del mimetismo e delle sorgenti miniaturizzate, per realizzare a San Miniato una illuminazione con impatto estetico ed infrastrutturale minimo.

Il tempo a disposizione era pochissimo e il lavoro tecnico di progettazione aveva come prerequisito prioritario la velocizzazione e facilitazione della posa in opera dei gruppi ottici, attività che ci ha condotto a definire gli aspetti salienti in primis con il progettista lighting designer Massimo Iarussi, oltre che con gli acrobatici installatori di SIEF 2000 per sono intervenuti a 17 m di altezza, all’interno di una struttura pregiatissima e delicata.

40 giorni di lavoro in tutto, senza interrompere le normali funzioni e le visite turistiche.

BASILICA ABBAZIALE DI S.MINIATO AL MONTE

Firenze

Progettazione della luce e direzione lavori: arch. Massimo Iarussi, lighting designer – Firenze

Coordinamento progetto: arch. Lorenzo Querci, Exenia Srl, Calenzano (FI)

Programmazione sistema di controllo: ing. Alessandro Galeota – LumenPulse, Roma

Realizzazione: aprile-ottobre 2018

Committente: Abbazia di S. Miniato al Monte, Firenze

Sponsor dell’intervento, apparecchi di illuminazione: Exenia Srl, Calenzano (FI), Gruppo Lumenpulse

Progettazione impianti: p.i. Marco Di Tomaso, Firenze

Sicurezza: arch. Simona Bartolini, SIMCOS Srl, Firenze

Impresa di installazione: SIEF 2000 Srl – Scandicci (FI)

GLI APPARECCHI UTILIZZATI

Immagini di cantiere. Vista degli apparecchi preinstallati a terra (courtesy photo: M. Iarussi)
Alcune fasi di installazione degli apparecchi in quota (cortesia: M. Iarussi)

Navata centrale, illuminazione della parte alta delle pareti laterali: ‘Museo Compact’, 33W, con ottica 30°, installazione sulla passarella in quota

Navata centrale, illuminazione zenitale sulle prime file di banchi e sull’area antistante la Cappella del Crocifisso: ‘Museo Compact’, 40W, con ottica 20°, installazione sulla passerella in quota e sopra le catene delle capriate

Navata centrale, illuminazione zenitale degli intarsi marmorei a pavimento: Lanterne in esecuzione speciale (derivate dal sistema ‘Lumeniris’), 14W, con ottica TIR Lumenbeam 10°, installazione a sospensione ai ganci delle cravatte delle capriate

Navata centrale, cappella del Crocifisso di Michelozzo: proiettori miniaturizzati ‘Museo Micro’, 4,5W, con ottiche 28° e 53°, installazione sulla cornice della cappella

Navata centrale, illuminazione dell’ambone e della transenna marmorea: ‘Lumeniris’, 14W, con ottica TIR Lumenbeam 6° e 10°, installazione sopra le catene delle capriate

Navate laterali, illuminazione delle pareti affrescate: proiettori in esecuzione speciale (derivati da ‘Mini Museo’), 2x9W, con ottica 21° + 30°, installazione a parete sotto le travature

Presbiterio, illuminazione della parte alta delle pareti laterali: proiettori in esecuzione speciale (derivati da ‘Mini Museo’), 2x9W, con ottica 30°, installazione a incasso sugli scranni del coro

Presbiterio, illuminazione dell’altare maggiore: ‘Museo Compact’, 26W, con ottiche 20° e 30°, installazione sul cornicione dell’abside

Catino absidale e mosaico del Cristo Pantocratore: ‘Lumeniris’, 14W, con ottica TIR Lumenbeam 6° e 10°, installazione all’interno dell’ambone

Sistema di controllo: Lumentalk, brevetto Lumenpulse, per la trasmissione di segnali digitali DALI e DMX sulle linee di alimentazione senza cablaggi aggiuntivi

Proiettori complessivamente installati: circa 120 Caratteristiche comuni a tutti gli apparecchi utilizzati: Temperatura colore 2700K; CRI 97; interfaccia Lumentalk.

In questa fase, il progetto non ha compreso la Sacrestia, la Cappella del Cardinale del Portogallo, la Cripta, che saranno oggetto di future estensioni. Gli apparecchi utilizzati sono tutti di Exenia.

Progetto illuminotecnico. Dettaglio con posizionamento apparecchi nell’area prospiciente la Cappella del Sacro Crocifisso (cortesia: M. Iarussi)
Progetto illuminotecnico. Dettaglio con il posizionamento di uno degli apparecchi per l’illuminazione zenitale della pavimentazione (cortesia: M. Iarussi)

Se vuoi vedere tutte le tavole del progetto illuminotecnico, guarda qui

 

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