Lighting Design, Digitale, Illuminazione connessa

I nuovi strumenti del lighting designer

Torino, Terrazza Martini (courtesy photo: Urbano Lighting Architectural Lighting Design, Torino)

Il panorama tecnologico degli ultimi anni ha velocemente condizionato le trasformazioni dell’abitare, così come la concezione impiantistica degli edifici ed i relativi progetti di illuminazione. Parallelamente al trend di crescita delle performance tecnologiche, si è altresì sviluppata l’attenzione verso il concetto di User Experience che ha indirizzato la progettazione e le differenti attività professionali e produttive verso servizi e prodotti sempre più allineati alle esigenze degli utenti

In ambito progettuale oggi il lighting designer ha a disposizione una miriade di soluzioni con elevate potenzialità che permettono di realizzare esperienze percettive sempre più sfaccettate e caratterizzate da un elevato grado di usabilità. Soprattutto nell’ultimo decennio il “sistema luce” è stato dotato di strumenti che consentono di realizzare una forte interattività, sia con l’utente che con gli altri sistemi impiantistici.

Queste tecnologie, per quanto mirate alla semplicità di utilizzo da parte dell’utente finale, sono comunque soluzioni complesse che richiedono competenze specialistiche e progettazioni sempre più accurate, di conseguenza anche il ruolo del lighting designer è inevitabilmente cambiato ed è in continua evoluzione.

Anche l’ambito dell’illuminazione urbana è un settore di sviluppo per il lighting design (cortesia photo: A2A Brescia)

Questi cambiamenti hanno inoltre coinvolto nella filiera della progettazione nuove figure professionali con le quali il progettista della luce si deve interfacciare, sia in ambito pubblico che privato.

Pensiamo ad esempio alle potenzialità degli impianti di pubblica illuminazione che possono diventare punti di raccolta e trasferimento dati, piuttosto che agli edifici intelligenti, tutti interventi nei quali il contributo interdisciplinare – con figure di recente formazione come quella del system integrator – diventa obbligatorio e strategico.

La cooperazione e il dialogo tra professionisti specializzati è quindi fondamentale sia per la buona riuscita di un progetto e dei suoi obiettivi, sia al fine dell’ottimizzazione dei tempi che dei costi di progettazione e realizzazione.

(courtesy photo: Urbano Lighting Architectural Lighting Design, Torino)

BIM e modelli di economia circolare

Questo modus operandi – ormai consolidato – è altresì sollecitato dai modelli di economia circolare nei quali rientra la progettazione di un edificio, supportata nel suo sviluppo dalla modellizzazione BIM (Building Information Modeling).

Considerando che il BIM non è uno strumento, ma un metodo che utilizza un modello parametrico contenente tutte le informazioni che riguardano l’intero ciclo di vita di un’opera, dal progetto alla costruzione, fino alla sua demolizione e dismissione, è evidente che le informazioni introdotte sui sistemi di illuminazione sono e saranno sempre più delineate nel rispetto dell’economia circolare.

BIM e architettura: Singapore, Leeza Soho Tower (courtesy photo: Zaha Hadid Architects)
BIM e lighting design: Progetto ‘Gioia 22’ (committente: COIMA) (courtesy: Gruppo C 14)

Il progetto del lighting designer deve quindi tener conto non solo degli aspetti metodologici e tecnici utili all’ottenimento di un ottimale risultato percettivo, accompagnato dal massimo grado di usabilità, ma deve altresì selezionare ed utilizzare prodotti di illuminazione con un basso impatto ambientale, progettati e realizzati in modo tale da permettere il loro riutilizzo, ricondizionamento, miglioramento (upgrade) e riciclo.

Il nuovo Regolamento EU ‘EcoDesign’

Superati i trend sull’incremento di efficienza, affidabilità, qualità cromatica e sulla miniaturizzazione esasperata dei LED che hanno caratterizzato quest’ultimo decennio, ecco che ora nel panorama produttivo si affacciano nuovi paradigmi di riferimento, altresì sollecitati dagli orientamenti comunitari, come il nuovo Regolamento (EU) 2019/2020 che disciplina il settore illuminazione in termini di progettazione ecocompatibile.

Approvato dalla Comunità Europea il 17 dicembre 2018 e pubblicato il 5 dicembre 2019 sulla Gazzetta Ufficiale dell’UE, il testo nasce con lo scopo sia di semplificare ed unificare i precedenti regolamenti, aggiornando la normativa in base all’evoluzione tecnologica, sia con l’intento di avviare iter applicativi in grado di favorire lo sviluppo di un economia circolare.

Inoltre, il nuovo Regolamento mira ad imporre soluzioni legislative affinché si abbiano in Europa prodotti durevoli ed innovativi, ai quali sia sempre possibile effettuare interventi di riparazione e di sostituzione della sorgente.

I criteri Ecodesign entreranno in vigore a partire dal 1° settembre 2021 fatta eccezione per l’art.7, in vigore già dal 25 dicembre 2019, per impedire la possibilità di aggirare i limiti prestazionali imposti dal regolamento relativamente a dispositivi e/o software delle sorgenti luminose e degli alimentatori.

Sul ruolo del lighting designer: le insidie e le nuove opportunità normative

Dal punto di vista operativo, in quest’ultimo decennio la redazione del progetto della luce si è inevitabilmente arricchita di nuovi contenuti: si pensi ad esempio al controllo dei parametri necessari per definire la scelta di un LED dal punto di vista cromatico, o all’attenta valutazione dei componenti di un apparecchio per selezionare soluzioni affidabili nel tempo e ad alto rendimento, o ancora alla scelta più idonea di un sistema di gestione e la conseguente redazione e configurazione degli scenari luminosi da offrire al cliente.

In questo periodo di transizione, la selezione dei prodotti da inserire in una metodologia progettuale corredata da ulteriori analisi e competenze – altrettanto complesse – che definiscono il progetto di un professionista, non è stata cosa semplice. Soprattutto all’inizio, quando il mercato era fagocitato dall’onda dell’efficientamento energetico.

Oggi l’offerta si sta stabilizzando, gli utenti hanno preso confidenza con l’IoT e – se per certi versi siamo realmente entrati in un nuovo modo di concepire e gestire la luce – per contro ci sono ancora aspetti culturali che vanno supportati. Ad esempio, a parte gli interventi complessi e i rari casi in cui si ha a che fare con una committenza evoluta, l’illuminazione e la sua facile libertà di utilizzo rischia ancora di essere percepita come un aspetto ludico oppure come qualcosa che poi in fase d’uso può essere “aggiustata” anche senza i presupposti di progetto.

L’illusione di risparmiare sul professionista è un atteggiamento fuorviante, sia a scapito delle qualità ambientali, sia per il rischio di investire inutilmente su sistemi che poi sono sottoutilizzati rispetto alle reali necessità o, al contrario, di acquistare prodotti con scarse prestazioni e affidabilità.

In questo panorama, il ruolo del lighting designer incomincia a trovare anche inserimenti normativi come la Norma UNI11630 del 2016 sulla stesura del progetto illuminotecnico, o i CAM del 2017 Decreto in materia di Criteri Ambientali Minimi per l’illuminazione Pubblica che richiedono professionisti indipendenti iscritti a un ordine o ad una associazione di categoria del settore riconosciuta con la Lg.4/2013, di cui APIL Associazione Professionisti dell’Illuminazione fa parte.

Interventi apprezzabili ma che devono essere rafforzati non solo a livello normativo, come la più recente UNI CEN/TS 17165/2019 sul processo di progettazione degli impianti di illuminazione, ma anche a livello culturale per far comprendere il valore del professionis

(a cura di arch. Paola Urbano, lighting designer Urbano Lighting Architectural Lighting Design, Torino)

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