Le lampade, i progetti & le persone

I designer della luce

Milano, Museo del Novecento (cortesia: Studio Italo Rota)
Milano, Museo del Novecento (cortesia: Studio Italo Rota)

Hanno firmato interventi di illuminazione tra i più significativi del panorama italiano, tanto da divenire punti di riferimento per il lighting design. Cinque studi internazionali di architettura, più due autori emergenti, raccontano a LUCE E DESIGN un loro progetto, attraverso le caratteristiche tecniche e la sperimentazione dei materiali

Italo Rota e Alessandro Pedretti

Il volume della luce

Reinterpretare in chiave contemporanea la solennità dei lampadari del passato per illuminare la monumentalità degli spazi: la lampada Calenda, disegnata da Italo Rota e  per Artemide, è intrisa di un fascino antico. “Il rapporto architettura e luce – spiegano i due progettisti – ha sempre generato una simbiosi reciproca, sia in relazione all’illuminazione naturale sia a quella artificiale.

I grandi spazi, pubblici e privati, hanno da sempre enfatizzato tale rapporto percettivo”, spesso considerato come un unicum progettuale.

“Calenda nasce nello spirito delle grandi sospensioni di luce, che occupano uno spazio, fisico, percettivo e luminoso, all’interno di contesti dove i chandelier monumentali hanno sempre ‘dettato’ i ritmi e le proporzioni dei volumi.

La lampada “Calenda” (per Artemide) con i due designer Italo Rota e Alessandro Pedretti. Il diffusore in polietilene è stampato con la tecnica rotazionale (courtesy photo: Elliott Erwitt)
Musei Civici, Reggio Emilia (courtesy photo: Carlo Vannini)

Un corpo luminoso attuale che si fa carico della memoria di una luce omogeneamente distribuita, che non crea ombre e riflessi, così da valorizzare le grandi volte affrescate, le pareti con i quadri più preziosi, i pavimenti di marmo intarsiato”.

Il disegno contemporaneo di una luce senza età, emessa da una forma che trova la sua naturale collocazione in tutti gli ambienti, sia storici sia contemporanei, riesce così a conferire ‘volume’ alla luce.

Una sorgente luminosa di tipo fluorescente ad alto rendimento e 1 sorgente a LED con funzione segnaletica assicurano una perfetta distribuzione delle emissioni nel rispetto dei parametri visivi e museali.

Calenda, con il suo corpo in materiale plastico diffondente, permette di inserirsi anche in ambiti urbani outdoor, così da segnare – con la sua presenza – percorsi e aree pubbliche. Il suo utilizzo in luoghi adibiti a esposizioni permanenti, come il Museo del Novecento a Milano o i Musei Civici di Reggio Emilia, ha dato vita a spazi di grande rappresentatività, assicurando “i più stretti parametri di tipo illuminotecnico, a garanzia della qualità della visione delle opere e del contesto architettonico che le contiene”.

Filippo Cannata

Dove la luce si fa piazza

 Sceglie un luogo dalla forte valenza identitaria, Filippo Cannata, per raccontare la sua poetica della luce e la capacità di migliorare, attraverso questa, la percezione fisica dello spazio: l’illuminazione della piazza centrale di Cerreto Sannita, in provincia di Benevento, è tra le sfide più complesse e gratificanti del suo percorso professionale.

 Cerreto Sannita. Illuminazione della piazza centrale, particolare della fontana (courtesy photo: Cannata & Partners)
Cerreto Sannita. Illuminazione della piazza centrale, particolare della fontana (courtesy photo: Cannata & Partners)

Un progetto dal carattere emozionale, “concepito – spiega Cannata – nel rispetto dell’identità storica e simbolica del contesto, con l’obiettivo di interpretarne i valori, di rafforzare il senso di appartenenza degli abitanti, ma anche di offrire un ulteriore motivo di attrazione turistica”.

Per la nuova illuminazione dello slargo urbano, il lighting designer ha ideato, con la partecipazione delle botteghe artigiane locali, un apparecchio di illuminazione ad hoc.

Il nuovo lampione per la luce stradale – una versione esteticamente e tecnologicamente attualizzata del lampione a gas – ha un palo di 8 m di altezza, in parte rivestito con tessere di ceramica di produzione autoctona, evidenziate da corpi a LED di piccole dimensioni, incassati nel pavimento.


Disegno di studio del nuovo lampione disegnato per la piazza e immagine del nuovo lampione disegnato per la piazza (courtesy: Cannata & Partners)
 Il lighting designer Filippo Cannata
Il lighting designer Filippo Cannata

“Volevo creare un elemento di arredo che sfuggisse all’omologazione e all’anonimato e che svolgesse la sua funzione, senza invadere l’ambiente in cui sarebbe stato collocato.Per questo motivo – aggiunge -, ho preferito la luce riflessa, indiretta, alla luce cruda e abbagliante dei proiettori stradali. La classica sorgente al Sodio Alta pressione è stata sostituita da lampade ad alogenuri metallici e LED di ultima generazione, e da un sistema di specchi a focale multipla, che riflettono la luce nello spazio, senza infastidire i passanti e senza disperdere la luce verso l’alto”.

Carlotta de Bevilacqua

Innovazione & arte vetraria

Nel bookshop della 56.Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia 2015, dal titolo “All the World’s Futures”, è di scena la lampada Empatia, progettata da Carlotta de Bevilacqua e Paola di Arianello, a testimonianza dell’unione tra innovazione e arte vetraria della città veneziana, Empatia nasce dal connubio tra la grande tradizione del vetro soffiato e la LED technology di Artemide.

 La lampada Empatia, nella versione sospensione, nello spazio del bookshop della 56.Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia 2015 (courtesy: press office Artemide)
La lampada Empatia, nella versione sospensione, nello spazio del bookshop della 56.Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia 2015 (courtesy: press office Artemide)

Il forte interesse per le potenzialità espressive del materiale ha portato ad una stretta collaborazione con i maestri vetrai, per acquisire il pieno controllo della particolare plasticità del vetro e per lavorare sull’equilibrio tra superficie e luce, tra sottili densità e trasparenze.

Carlotta de Bevilacqua nel backstage di presentazione della lampada “Empatia” per Artemide (courtesy: press office Artemide)
Carlotta de Bevilacqua nel backstage di presentazione della lampada “Empatia” per Artemide (courtesy: press office Artemide)

“Già il nome rivela lo spirito con cui ho pensato questo progetto. Empatia – osserva l’architetto de Bevilacqua – significa qualcosa che dall’interno comunica agli altri, così come per questa lampada: il cuore di questa luce è tutto nella parte inferiore; una base ipertecnologica estremamente innovativa che contiene non solo la sorgente luminosa a LED, ma tutta l’elettronica e l’intelligenza di gestione”.

“La luce viene controllata con il massimo rendimento e guidata al diffusore in vetro, attraverso un light pipe trasparente, con un bassissimo coefficiente di assorbimento”.

 Una fase della lavorazione secondo le antiche procedure dei maestri vetrai del diffusore della lampada (courtesy: press office Artemide)
Una fase della lavorazione secondo le antiche procedure dei maestri vetrai del diffusore della lampada (courtesy: press office Artemide)

Da questa base, una piattaforma attiva e rinnovabile, prende vita un’idea: quella di avere più luce con meno impegno energetico.

Una fonte luminosa capace di regalare emozioni e di segnare i ritmi di vita dell’uomo.

Tutto questo grazie anche alla componente materica, “dove trasparenza e opacità, dosati sapientemente, riflettono e diffondono la luce senza abbagliare e senza perdere in efficienza”.

Marinella Patetta e Claudio Valent (Metis Lighting)

Lighting design & architettura

 Il progetto dell’illuminazione del Bulgari Hotel di Londra – design Antonio Citterio, Patricia Viel & Partners – è ispirato ad una luce appositamente studiata per collocarsi in modo discreto e silenzioso negli spazi, al fine di esaltare la qualità dei materiali e contribuire a creare il mood voluto dal progettista e dal cliente.

Metis Lighting. I lighting designer Marinella Patetta e Claudio Valent (courtesy photo: Leo Torri)
Metis Lighting. I lighting designer Marinella Patetta e Claudio Valent (courtesy photo: Leo Torri)

“Questo principio – osservano gli architetti e lighting designer Marinella Patetta e Claudio Valent – si ritrova, in particolare, nelle camere, in cui è stato introdotto un nuovo concetto di luce.

Quest’albergo, infatti, è uno dei pochi a non avere lampade da terra per la luce generale”. La soluzione per illuminare le stanze degli ospiti è stata suggerita dal profilo che separa il rivestimento di wallpaper dalla porzione di parete, dipinta di bianco.

 Bulgari Hotel, Londra. Un’immagine di una delle camere (courtesy photo: Leo Torri)
Bulgari Hotel, Londra. Un’immagine di una delle camere (courtesy photo: Leo Torri)

 E’ iniziato, così, lo sviluppo di un apparecchio LED con resa cromatica >90, a luce indiretta e dalle dimensioni molto ridotte, tanto che il prodotto è stato chiamato “Thin Led”, con un profilo pari a 65 mm. di larghezza x 26 mm. di altezza.

Thin LED. Disegno di studio e schema dell’evoluzione dell’apparecchio (courtesy: Metis Lighting)
Thin LED. Disegno di studio e schema dell’evoluzione dell’apparecchio (courtesy: Metis Lighting)

“L’ottica è stata progettata per consentire un’ illuminazione uniforme del soffitto e riuscire a dare almeno 150 lux sui piani orizzontali, a circa un metro da terra”. La parete, inoltre, su cui viene fissato, non riceve che una minima luce riflessa, evitando, di fatto, la classica macchia luminosa.

“La possibilità di dimmerare l’apparecchio permette di creare scenari luminosi, per completare l’esperienza di comfort di questo spazio straordinario”.

Il design minimale, la cura dei dettagli, la ricerca della performance e la discreta presenza che si riscontrano nello sviluppo di Thin Led – apparecchio inserito nel catalogo Flos -, sono caratteristiche emblematiche del tipo di approccio al progetto illuminotecnico dello Studio Metis Lighting.

Amedeo Guidobono Cavalchini

Una presenza di luce & un materiale

L’intervento di recupero di una residenza privata del Seicento, decorata con graffiti, a La Punt, in Engadina, curato dell’architetto ticinese Paolo Mina, è occasione per sperimentare un progetto illuminotecnico in sintonia con il restauro, e in stretto rapporto con l’architettura preesistente e gli antichi elementi della struttura originaria.

Il designer Amedeo Guidobono Cavalchini (courtesy: Studio Amedeo Guidobono Cavalchini)
Il designer Amedeo Guidobono Cavalchini (courtesy: Studio Amedeo Guidobono Cavalchini)

La riscoperta del contesto ha spinto l’architetto Amedeo Guidobono Cavalchini, autore del lighting design, a interrogarsi sull’utilizzo delle vecchie travi in legno, segnate dal tempo, per dare loro una nuova dignità estetica e funzionale. Ed è in questo contesto che prende vita Astolfo.

La struttura ancestrale e rassicurante del legno si contrappone alla tecnologia estrema, in un rapporto funzionale e sensoriale, che, partendo dal passato, si proietta nel futuro.

Astolfo – il cui nome deriva da un cavaliere dell’Orlando Furioso, noto per la sua lancia infallibile -, più che una lampada è una presenza – commenta Cavalchini -, sulla cui solida matericità del legno s’innesta un esile profilo di alluminio con sorgenti LED a formare una linea luminosa”; per l’appunto, una lancia sottile e tecnologica.

“Sul fusto in legno sono praticati dei tagli netti e precisi che consentono l’inserimento della linea luminosa secondo tre diversi angoli e orientamenti: così è possibile illuminare il piano di un tavolo oppure un ambiente in modo più ampio, o, ancora, uno spazio in modo indiretto”.

Svizzera, La Punt. Un’immagine ambientata della lampada “Astolfo” (courtesy: Studio Amedeo Guidobono Cavalchini)
Svizzera, La Punt. Un’immagine ambientata della lampada “Astolfo” (courtesy: Studio Amedeo Guidobono Cavalchini)
 Astolfo. Studi del concept e particolare della lampada (courtesy: Studio Amedeo Guidobono Cavalchini; Lumen Center Italia)
Astolfo. Studi del concept e particolare della lampada (courtesy: Studio Amedeo Guidobono Cavalchini; Lumen Center Italia)

Sul dorso vi è poi un’altra linea di luce, inserita a filo con la superficie lignea, in modo da creare una gradevole luce indiretta.Due pulsanti posti sulla sommità della lampada assicurano la dimmerazione della luce”.

Astolfo è prodotta da Lumen Center Italia, che ha saputo apprezzare e interpretare in modo industriale un prodotto che, per sua natura, è unico in ogni pezzo.

Luca Armellino

Luce come archetipo

Sir Winston” è una lampada da tavolo, nata da un attento studio della forma, immaginata nella sua accezione primordiale. È il progetto con cui si racconta il giovane lighting designer Luca Armellino.

Il designer Luca Armellino (courtesy photo: Luca Armellino)
Il designer Luca Armellino (courtesy photo: Luca Armellino)

 Esposta come prototipo in occasione del Fuorisalone 2015, la lampada è la risultante di tre solidi elementari: la sfera, il tetraedro, il cono. Se da un lato la composizione è influenzata da una chiara matrice architettonica, in puro stile minimalista, dall’altro la sua essenza più intima trae origine dalla funzionalità del design.

Apparentemente in bilico, l’equilibrio del corpo illuminante è, in realtà, tutt’altro che precario, grazie a un contrappeso di piombo situato all’interno della sfera, posizionata nella parte posteriore della lampada.

) La lampada “Sir Winston” (courtesy: Luca Armellino)
La lampada “Sir Winston” (courtesy: Luca Armellino)
Alcuni studi per “Sir Winston” (courtesy: Luca Armellino)
Alcuni studi per “Sir Winston” (courtesy: Luca Armellino)

“Sir Winston – spiega Armellino – si distingue facilmente rispetto agli altri prodotti del settore”. Merito della forte espressività dei volumi, la cui geometria aggressiva e spigolosa, dovuta agli angoli acuti, è ammorbidita dalle calde nuance cromatiche, e, soprattutto, dalla lavorazione interamente manuale.

Sia la tornitura delle parti lignee sia la piegatura e la saldatura dell’acciaio inox esprimono infatti la soggettività e unicità di ogni singola lampada, specialmente per il variare delle essenze e delle verniciature. Cuore pulsante del progetto è la luce a LED, dal colore neutro, per non smorzare le venature e i riflessi dei materiali impiegati. Sir Winston è in grado di assecondare varie esigenze. Può essere montata, infatti, in modi differenti: la luce direzionata verso l’alto oppure obliqua, tendente all’alto o al basso.

Alessio Bernardi & Ernesto Ruggiero (A/E Design)

Tecnologia e tradizione

Due personalità differenti, due generazioni distanti, eppure unite da un’incontenibile e consolidata passione per l’architettura e il design.

Alessio Bernardi (a destra nell’immagine), con Ernesto Ruggiero (courtesy photo: A/E Design)
Alessio Bernardi (a destra nell’immagine), con Ernesto Ruggiero (courtesy photo: A/E Design)

 Alessio Bernardi ed Ernesto Ruggiero, nel fondare lo studio A/E Design, mettono in comune le loro esperienze, puntando su progetti che all’intuizione tecnologica associano la bellezza e la solidità dei materiali.

È il caso di “Ada_Lamp”: tre lampade da tavolo (Marge, Chloe e Smug), di altezze diverse, comprese tra 60 e 40 cm., con fonte luminosa fissa.

Presentate come prototipi al Fuorisalone 2015, sono dotate di paralumi troncoconici in tessuto, dalle geometrie e dai colori variegati, montati sul telaio metallico, e innestati a un portalampada (E27), ancorato al supporto di legno.

La serie “Ada Lamp” propone lampade con corpo in legno massello e paralumi in tessuto riciclato (courtesy: A/E Design)
La serie “Ada Lamp” propone lampade con corpo in legno massello e paralumi in tessuto riciclato (courtesy: A/E Design)
Uno studio della micro-serie “Ada Lamp” (courtesy: A/E Design)
Uno studio della micro-serie “Ada Lamp” (courtesy: A/E Design)

Si tratta di un cilindro in massello di frassino trattato al naturale, traforato al centro per il passaggio dei cavi, che si serve di un contrappeso in acciaio. Questi, alloggiato a scomparsa in corrispondenza della base, funge da zavorra e assicura la stabilità dell’oggetto.

L’altezza della sorgente luminosa, rispetto al piano di lavoro, è compresa tra 55 e 35 cm., e garantisce ai paralumi di schermare la parte della luce rivolta verso l’alto, ammorbidendola, ed esaltando il fascio luminoso emesso verso il basso, in direzione del piano.

 La tensione di alimentazione prevista per le lampadine a LED (da 4 o 6 Watt) è quella di rete, 220 Volt, e avviene mediante un cavo bipolare in rame (2 x 0,75 mm² ) – con doppia guaina termoplastica e rivestimento in tessuto colorato in tinta con i paralumi – fornito di interruttore infra cavo e spina bipolare da 10 A, entrambi in plastica trasparente.

 

(Elviro Di Meo)

 

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