Sanremo 2016

Fra eleganza ed emozione: luce come comunicazione

Sanremo 2016. Vista d’insieme della scenografia e del palcoscenico (cortesia photo: Riccardo Bocchini architetto)
Sanremo 2016. Vista d’insieme della scenografia e del palcoscenico (cortesia photo: Riccardo Bocchini architetto)

Un’edizione del Festival quest’anno particolarmente innovativa sul piano delle scelte artistiche e tecniche, come sempre molto attenta all’attualità e insieme fortemente trasversale tra i generi

E’ possibile dire che il concept di fondo di Sanremo 2016 è stato declinato dagli autori fin dalla prima serata, con quella bella idea nell’incipit di presentare i diversi vincitori delle edizioni dei Festival nel corso degli anni, di grande intensità sul piano comunicativo: gli Italiani hanno potuto rileggere in questo modo tutto il valore di una tradizione musicale e culturale, ma al tempo stesso anche la progressiva evoluzione dell’immagine scenica.

Ed un lavoro attento sull’immagine televisiva del Festival è stato compiuto anche sul “contenitore”, più dinamico e più contemporaneo nell’approccio alla scaletta televisiva, fattore che ha determinato valori di crescita piuttosto importanti nel target di età compreso nella fascia 15-24 anni, quella dei cosiddetti “nativi digitali”, dove l’incremento dell’edizione 2016 rispetto a quella dell’anno precedente, è stato del 3,39% di share, passando dal 51,48 al 54,87% di share (il dato migliore fra tutti i target), oltre che ricevere riscontri di crescita anche nella fascia fra i 35-44 anni (+5,16% di share) e in quella fra 45-54 (dove l’incremento è stato del 3,58%).

Il superamento definitivo del “genere festival” si è potuto avvalere del lavoro attento degli autori, che insieme al direttore artistico Carlo Conti hanno operato per dare allo stile di conduzione e ai differenti momenti dello spettacolo un denominatore comune in termini di qualità, la cifra che più di ogni altra cosa ha contraddistinto questa edizione del Festival, l’eleganza.

Sanremo 2016

Abbiamo incontrato il Direttore della Fotografia Marco Lucarelli, lo scenografo Riccardo Bocchini e il regista Maurizio Pagnussat, per leggere con loro nel dettaglio gli aspetti tecnici e di contenuto, sul piano delle scelte espressive legate all’illuminazione e alla sua forte integrazione con la macchina scenografica, e sul piano del racconto in immagini dal punto di vista della regia televisiva.

Da sx, Marco Lucarelli, Maurizio Pagnussat e Riccardo Bocchini in uno degli incontri preparatori nello studio di Bocchini per il Festival 2016 (courtesy photo: Riccardo Bocchini architetto)
Da sx, Marco Lucarelli, Maurizio Pagnussat e Riccardo Bocchini in uno degli incontri preparatori nello studio di Bocchini per il Festival 2016 (courtesy photo: Riccardo Bocchini architetto)

Marco Lucarelli

La luce: tutte le possibilità del bianco/Tagli LED per la personalizzazione cromatica

In questa edizione il tuo lavoro è stato pienamente a fuoco su tre aspetti essenziali. I primi due si sono visti nel rapporto armonico e funzionale con la macchina scenografica ed i suoi effetti e nella presenza di una luce bianca con emissioni molto controllate e precise nelle diverse geometrie della pianta luci. Vuoi entrare un po’ nel dettaglio e raccontarci qualcosa in proposito?

Marco Lucarelli. “In relazione all’ integrazione tra impianto luci e scenografia, posso dire che – come avviene ormai da diversi anni – con lo scenografo Riccardo Bocchini lo scambio di idee a proposito di quello che vorremmo realizzare per il Festival inizia già in estate, e si concretizza poi nella stesura dei nostri rispettivi progetti che diventano definitivi verso il mese di ottobre.

Il confronto tra noi è talvolta anche vivace ma sempre costruttivo in funzione dell’introduzione di novità che arricchiscano l’immagine. In queste fasi preliminari, cerco sempre di immaginare ad esempio quali difficoltà avrò di fronte con le movimentazioni scenografiche che hanno luogo anche durante le canzoni stesse; queste problematiche presuppongono uno studio specifico di tutto ciò che potrà accadere nel momento in cui un LEDwall cambierà posizione, trovandosi ad esempio parte delle luci alle sue spalle, con la possibilità che queste vengano nascoste. Di conseguenza, è necessario prefigurare anche posizioni alternative per gli apparecchi di illuminazione, disponibili da utilizzare in queste circostanze.

Per quanto riguarda poi il discorso sulle luci bianche , al quale tengo in particolar modo, posso dire che la loro progettazione rappresenta quasi sempre il punto di partenza di ogni impianto che mi trovo a dover realizzare.

E’ fondamentale infatti tenere sempre in considerazione alcune regole dalle quali, a mio avviso, non è possibile prescindere: ad esempio, le distanze che avremo tra le luci ed i soggetti da illuminare, un fattore che spesso determina il tipo di apparecchio di illuminazione da utilizzare, l’ angolo di inclinazione in altezza che dovrà essere il giusto rapporto tra la necessità di non creare ombre troppo dure sui volti dei personaggi per un’ altezza eccessiva e quella di evitare i problemi che si avrebbero per un’ altezza insufficiente, come quello di ‘sporcare’ troppo di luce la scena alle spalle, trattandosi spesso tra l’altro di schermi luminosi. E’ importantissima poi anche la scelta dell’ angolo delle luci di riempimento laterali, per le telecamere posizionate di taglio rispetto al palco.

Infine non è possibile non fare cenno alla scelta della temperatura colore della luce bianca utilizzata, che determina il bilanciamento delle telecamere, mediante il quale esaltare maggiormente ad esempio la gamma dei colori caldi, o viceversa i toni più freddi, senza voler entrare qui troppo nel merito di un argomento abbastanza complesso, che si lega anche ai gusti personali”.

Parlavamo di un terzo aspetto: il Colore. Colore utilizzato qualche volta nel ruolo di dominante cromatica, altre volte come notazione o palette di colore puro, in interazione con il progetto grafico o indipendentemente da questo. Quali sono stati gli “ingredienti” tecnici ai quali hai fatto riferimento?

Marco Lucarelli. “Mi ricollego alla risposta precedente, infatti in televisione il colore e la risposta alla luce colorata della telecamera è in gran parte determinato dal tipo di bilanciamento del bianco che si effettua in fase di taratura; una lettura cromatica vicina a quella dell’occhio umano si ottiene infatti fornendo alla telecamera un bianco di riferimento con una temperatura di colore che potremmo definire daylight o comunque vicina a quella, che si può ottenere o con lampade ad incandescenza con filtri di conversione blu, o con proiettori a LED che nascono già con quel tipo di temperatura di colore.

Tarando in questo modo le telecamere, la resa del colore – in particolar modo di tutti i colori caldi – è particolarmente fedele, così per me è possibile sfruttare al meglio tutte le opportunità e la gamma cromatica che ci forniscono gli apparecchi di illuminazione di ultima generazione, per esempio quelli a LED, utilizzati sempre più frequentemente proprio per “ colorare “ scene e personaggi”.

Restando ancora nell’ambito degli apparecchi presenti nel progetto luci sono da evidenziare la qualità del “piazzato” bianco sull’artista in scena e i colori pastosi e saturi, quasi ‘pittorici’, dei gruppi di LED di taglio sul palco…come vuoi commentare?

Marco Lucarelli. “Sì, devo dire che in merito alla luce per l’ artista in scena cerco sempre di un avere una gamma di soluzioni da utilizzare, sia come angolazione della luce stessa, sia come colorazione per caratterizzare il più possibile, in relazione al tipo di interpretazione dell’ artista e alle caratteristiche espressive del suo volto. Mi riferisco cioè all’ utilizzo di seguipersona, che dispongo in teatro con varie angolazioni, dalla posizione frontale per avere una luce molto uniforme, oppure un posizione più laterale per avere zone del volto in chiaroscuro con maggiore profondità rispetto al frontale, oppure ancora decisamente ‘tagliati’, per accentuare in modo maggiore i contrasti tra luce ed ombra.

A questi followspot poi devono essere opportunamente abbinati controluci, anch’essi di vario tipo, centrali, tagli laterali alti o bassi, di colore più caldo o più freddo. Infine, l’aggiunta di una luce dal basso spesso aggiunge quel tocco che fa la differenza.

Per i gruppi di LED, li ho riproposti in questa edizione – dopo averli utilizzati lo scorso anno in posizione frontale sul palco alle spalle dei cantanti – portandoli quest’anno lateralmente, e puntandoli in vario modo e anche verso terra, utilizzando le riflessioni fornite dai cristalli sul pavimento per creare – come hai giustamente colto – pennellate di colore che, anche talvolta di taglio sui volti degli artisti, hanno caratterizzato decisamente alcuni momenti dello spettacolo.

Potendo poi con questi apparecchi LED mescolare i colori perfettamente, è stato possibile ottenere tinte ‘pastello’ che raramente con altri tipologie di sorgenti si riesce ad avere; in questo modo la gamma cromatica a nostra disposizione è veramente molto ampia.

Il carattere nella luce: le diverse personalità luminose di artisti e ospiti

Marco Lucarelli ha lavorato in modo accurato alla “personalizzazione” delle performance degli artisti. Gli abbiamo proposto di raccontare ai nostri lettori in sintesi didascalica alcune delle idee per i concept che hanno sostenuto le scelte tecniche del disegno luci.

Per Patty Pravo 

“…Per Patty Pravo, ascoltando il brano, avevo pensato immediatamente ad un inizio molto intimo quasi al buio dove fosse visibile solo la sua figura; su questa mia idea ci siamo trovati subito in sintonia con William Di Paolo, il bravissimo creatore delle grafiche, poi con il crescendo musicale ad un susseguirsi di accensioni di fasci di luce arancio, fino al cambio deciso con un accensione di fasci di luce bianco caldo che andavano a porre la cantante al centro di quella che alcuni hanno definito una ‘cattedrale’ di luce…”

Sanremo 2016

“Devo dire che ogni volta che nel corso delle serate il brano riproponeva quel momento, io ed i miei bravissimi collaboratori ci siamo sempre emozionati trovandoci d’ accordo nel definire dal punto di vista della fotografia quel momento uno dei più belli del Festival di quest’anno”.

Per Enrico Ruggeri 

“..Per Ruggeri abbiamo utilizzato un piccolo effetto dalla regia, infatti attraverso il mixer video l’immagine è stata leggermente decromata e sono stati accentuati i contrasti, e – anche in considerazione di questo – ho pensato di utilizzare prevalentemente fasci di luce bianchi e anche la grafica ha seguito questa traccia”.

Sanremo 2016

“A completare il tutto ho pensato di utilizzare un po’ di rosso sull’ orchestra e sul pubblico, un colore che secondo me si armonizza sempre bene con il bianco e nero, anche con una leggera decromatura come in questo caso…”

Per Giovanni Caccamo e Deborah Iurato 

“..Il brano dei due giovani cantanti iniziava con Caccamo in luce e Deborah solo in controluce, fino all’inizio della sua parte cantata, quando avveniva l’ accensione del seguipersona a lei dedicato. In questo specifico caso mi trovavo ad affrontare il problema che si ripropone ogni volta che in scena ci sono più protagonisti: come illuminare correttamente i primi piani di ognuno senza che la luce giusta per l’ uno possa – come diciamo in gergo – ‘sporcare’ l’ altro?”.

Sanremo 2016

“Da questa situazione, ne sono nate tutta una serie di scelte compiute sull’angolazione dei proiettori per trovare il giusto equilibrio delle luci per entrambi. Poi questo brano prevedeva un cambio cromatico sul ritornello, passando da un’ atmosfera blu con fasci luce bianchi – in sintonia con la grafica – ad un cambio degli stessi con un bel giallo caldo, che ritengo si sposi molto bene con il blu…”

Per un artista ospite, Renato Zero 

“..Per Renato Zero ci trovavamo di fronte ad una sequenza di brani molto celebri racchiusi in due medley ed in chiusura dal brano in promozione. Quando mi trovo di fronte ai medley la prima domanda che mi pongo è quella della scelta dei colori da abbinare ai brani, perché siano appropriati al tema e ai ritmi, e trovandosi poi cosi ravvicinati, penso possibilmente anche ad un’ alternanza tra colori caldi e freddi”.

Sanremo 2016
Renato Zero
Renato Zero

 Cosi ho ragionato anche in questo caso, partendo dal colore arancio per l’inizio (‘La favola mia’) per alternarlo al ciano con il pezzo seguente (‘Nei giardini che nessuno sa’), al rosso, poi di nuovo al blu (con ‘Il cielo’), per finire quasi con un buio attraversato da fasci di luce bianchi per il brano conclusivo (‘I migliori anni della nostra vita’), accogliendo il desiderio espresso dal regista Maurizio Pagnussat.

 Per illuminare invece il primo piano di Renato Zero, ho utilizzato un seguipersona leggermente angolato, un minimo di luce da terra come riempimento, ed un controluce abbastanza accentuato”.

Riccardo Bocchini

La scenografia: un’immagine dinamica e moderna/Tecnologia per la forma scenica

Nella scenografia progettata quest’anno ogni elemento è stato calibrato con grande misura e l’integrazione fra i movimenti scenici, l’illuminazione e il ritmo delle riprese televisive è stata raggiunta senza che questi singoli aspetti andassero mai a sovrapporsi. Una bella prova di questo l’abbiamo ad esempio vista nel medley dell’ospite Laura Pausini…

Riccardo Bocchini. “…Siamo veramente soddisfatti del risultato televisivo ottenuto, io, il regista Maurizio Pagnussat, il direttore della fotografia Marco Lucarelli. E’ un risultato di squadra ricercato dal primo incontro, dal primo elaborato grafico che abbiamo analizzato. E’ vero, la Pausini è stato uno dei momenti più importanti dal punto di vista dell’immagine, ma aggiungerei anche Ramazzotti, Elisa, e su tutti l’apertura del festival con il brano musicale ‘Starman’ di David Bowie.

In tutti questi momenti dello spettacolo, le movimentazioni scenografiche si sono interfacciate in modo mirabile con le luci e con le telecamere..avete mai visto un operatore sulle inquadrature? La steadycam sulla Pausini, e possiamo dire durante tutto il Festival è stata davvero fenomenale, il passaggio da fantastici primi piani a totali in corsa, hanno reso l’immagine dinamica. Questi sono risultati che vengono da lontano, dove nulla è lasciato al caso e tutto è meticolosamente preparato.

La sinergia tra regia, scenografia, fotografia e grafica è stata vincente a rendere una immagine tecnicamente evoluta, glamour e direi davvero moderna”.

Un movimento scenico coerente con la tua idea di proporre nel concept il fiore che sboccia e si apre è stato quello della scala telescopica in sincronia con il levarsi del sipario Kinetic polarizzato. Ce ne vuoi parlare?

Riccardo Bocchini. “…La scenografia del Festival di quest’anno, nella planimetria e nei prospetti, è partita dall’idea della trasformazione di un fiore; il segno grafico è passato da un primo concept eclettico ad un impianto razionalista. Siamo arrivati alla scoperta del segno prima di tutto in pianta, partendo dalla scala in platea, che si è poi trasformato in linea iniziando a formare spazi con la realizzazione dei gusci termo formati sopra le zone dell’orchestra fino alle pareti laterali.

Una linea che ritornava in maniera sinuosa verso la scala centrale da una parte e continuava poi verso la platea/galleria fino a congiungersi con la scritta ‘Sanremo 2016’ del controcampo, dalla parte opposta della sala. Questa spazialità ha raccolto palco e platea in un unico contenitore, dando allo sala un senso di continuità.

Il movimento dello sbocciare del fiore è stato invece rappresentato in modo subliminale dall’apertura sull’asse orizzontale del sipario in LEDwall prima concavo e poi convesso e dall’apertura sull’asse verticale del sipario Kinetic polarizzato.

Last but not least, la scala, il famoso oggetto che lega tante delle scenografie di Sanremo negli anni: quella telescopica di quest’anno è partita dall’idea del piccolo bicchiere richiudibile in plastica che le persone della mia generazione hanno usato in molte situazioni, un oggetto simbolo degli anni ’60”.

Come hai lavorato con l’autore del progetto della grafica William Di Paolo? Ho letto che avete mappato tutta la struttura della scenografia. Quali sono state le soluzioni tecniche adottate?

Riccardo Bocchini. “Tutta la scena, i LEDwall, il sipario polarizzato e la scala telescopica, sono stati mappati e su tutte le superfici abbiamo inserito grafica dedicata a seconda delle situazioni, lavorando anche con il video tracking per relazionare i movimenti motorizzati del sipario Kinetic polarizzato o della scala telescopica con tutta la grafica.

 Sanremo 2016. Dettaglio del sipario Kinetic polarizzato (cortesia photo: Riccardo Bocchini architetto)
Sanremo 2016. Dettaglio del sipario Kinetic polarizzato (cortesia photo: Riccardo Bocchini architetto)
Sanremo 2016. Dettaglio delle grafiche su LEDwall e della scala telescopica chiusa (cortesia photo: Riccardo Bocchini architetto)
Sanremo 2016. Dettaglio delle grafiche su LEDwall e della scala telescopica chiusa (cortesia photo: Riccardo Bocchini architetto) 
 Sanremo 2016. Dettaglio di alcuni dei settori del sipario in LEDwall (cortesia photo: Riccardo Bocchini architetto)
Sanremo 2016. Dettaglio di alcuni dei settori del sipario in LEDwall (cortesia photo: Riccardo Bocchini architetto)

Questa realizzazione, insieme a tutte le movimentazioni meccaniche ci ha permesso di trasformare la scena nella forma, nelle atmosfere e nei colori secondo i canoni cari alla scenografia tradizionale, passando attraverso processi tecnologici avanzati e per alcuni aspetti molto sofisticati.

Il rapporto con la grafica è stato sempre sinergico, la grafica mappata va ad incastrarsi nella scena anche in punti molto precisi, come ad esempio nelle alzate della scala dove le luci della fotografia non potrebbero arrivare in maniera così delineata.

È l’immagine globale dello show che ne ha trovato giovamento avvolgendo tutto l’ambiente architettonico e fondendo i nostri ambiti specifici di lavoro, agevolando quel lavoro di personalizzazione estetica che ci ha permesso di affrontare in modo differente ogni singola canzone”.

Maurizio Pagnussat

La regia televisiva. Primi piani bilanciati/Il controcampo emotivo: dalla parte del telespettatore

La tua regia quest’anno ha compiuto un’ulteriore evoluzione, in termini di maggiore ritmo e dinamicità delle sequenze video, con un più forte livello di integrazione nella resa della scenografia e dell’illuminazione, e movimenti di camera calibrati a questo fine. Nel medley di Laura Pausini si è visto bene questo approccio…

Maurizio Pagnussat. “L’approccio quest’anno è stato frutto dell’esperienza maturata lo scorso anno; quest’anno abbiamo lavorato su una scenografia dove fosse possibile introdurre qualche cosa di virtuale, con una grafica molto più coordinata rispetto alla precedente edizione e molto più in linea con quanto volevo ottenere.

Ho introdotto più movimenti di camera e lavorato per bilanciare molto di più i primi piani rispetto a quanto avevo fatto la scorsa edizione. Con Lucarelli abbiamo poi lavorato più in profondità sulla dinamica della luce per ottenere una movimentazione più efficace dei LED, anche in relazione ai movimenti di macchina.

Sanremo 2016. Un primo piano di Laura Pausini (courtesy: RAI) (photo: R. Villa)
Sanremo 2016. Un primo piano di Laura Pausini (courtesy: RAI)

Ho poi ulteriormente sviluppato l’idea introdotta l’anno scorso di una telecamera sospesa che lavora in controcampo e fa vivere il personaggio, l’interprete o l’ospite – come appunto nel caso di Laura Pausini – in un contatto più diretto con il pubblico.

Un’immagine che quest’anno ha lasciato il segno da questo punto di vista è stata quella di Laura Pausini che si gira e allarga le braccia (NdR: come se il pubblico televisivo a casa fosse partecipe in questo modo a 360° all’evento da un differente punto di vista con una sua esperienza ‘personale’ dell’artista)”.

Il tuo stile si conferma nella valorizzazione dei primi piani, specialmente per alcune delle artiste in gara e ospiti. Come hai lavorato per trovare la migliore caratterizzazione espressiva di artiste come Dolcenera, Michielin, Arisa, o la Kidman?

Maurizio Pagnussat. “Con la Kidman abbiamo affrontato prima un dialogo ‘virtuale’ a distanza via mail per capire più chiaramente quale tipologia di inquadratura la metteva meglio in primo piano e con lei ho puntato molto sul viso, invece con altri artisti come Laura Pausini ho preferito anche negli incisi lasciare il primo piano e a lasciare che la sequenza delle inquadrature fosse in sintonia con il suo movimento sul palco…

Sanremo 2016. Fra gli ospiti internazionali, Nicole Kidman
Sanremo 2016. Fra gli ospiti internazionali, Nicole Kidman (Courtesy: RAI)

La Pausini riesce a cogliere rapidamente e molto intuitivamente quale camera sta lavorando e a me piace molto il primo piano, in quanto ritengo che il sentimento passi attraverso il primo piano.

Abbiamo lavorato con i vari artisti pezzo per pezzo e anche in collaborazione con il direttore della fotografia si è operato per dare maggiore profondità.

Ho visto anche in te quest’anno la voglia di sperimentare la ricerca di un’immagine nuova nel movimento delle camere, più contemporanea, con artisti come Blu Vertigo, Zero Assoluto o Ruggeri. Me lo confermi e vuoi dirci qualcosa di più in merito?

Maurizio Pagnussat. “Ho lavorato soprattutto per cercare di differenziare i vari momenti del Festival, con diversi movimenti di camera; in particolare con i gruppi che ci permettevano di creare un movimento più articolato.

 Sanremo 2016. Fra le interpreti femminili, molto caratterizzata nei primi piani, Dolcenera (courtesy: RAI) (photo: R. Villa)
Sanremo 2016. Fra le interpreti femminili, molto caratterizzata nei primi piani, Dolcenera (courtesy: RAI)

Con Enrico Ruggeri ho cercato di fare venire fuori la sua anima rock e ho evidenziato questi aspetti enfatizzando nel dettaglio i suoi atteggiamenti e la sua postura sul palco; con Blu Vertigo ad esempio abbiamo evidenziato il lancio del basso fuori campo; con Dolcenera abbiamo lavorato sul suo atteggiamento e sulla sua mimica al pianoforte, con gli effetti dati dal make-up del lipgloss (lucidalabbra) della cantante…

Sanremo 2016. Un primo piano di Francesca Michielin (courtesy: RAI) (photo: R. Villa)
Sanremo 2016. Un primo piano di Francesca Michielin (courtesy: RAI)e evidenziare meglio l’espressione, non attraverso la solita luce frontale piatta”.

Anche con la Michielin abbiamo lavorato per ottenere una forte caratterizzazione in alcuni momenti dei primi piani e ci tengo poi qui a sottolineare il lavoro fatto con gli Stadio dove mi sono voluto immedesimare anche in modo diretto con l’ immagine della bimba che si vede nel video, che è tra l’altro mia figlia da piccola.

In conclusione, anche quest’anno voglio rivolgere come sempre un grande grazie per tutto il lavoro messo in campo a tutti i ragazzi della mia squadra”.

Se vuoi vedere la pianta luci del Festival

(Massimo Maria Villa)

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