Le architetture della luce connessa nel lighting design

Flessibilità e dinamismo della connettività

 

Vevey (Svizzera), Uffici Nestlé. L’analisi costante dei dati consente di ottimizzare il benessere dei fruitori, con indubbi benefici sulla salute, sull’attenzione e sulla produttività (photo: Adrien Barakat) (courtesy: Zumtobel Group)

Il rapido e consistente progresso tecnologico che ha contrassegnato il mondo illuminotecnico negli ultimi anni oltre ad ampliare in maniera sensibile le nostre possibilità espressive e creative ha anche modificato in modo sostanziale il nostro approccio progettuale al lighting design

A partire dal risparmio energetico e dalla drastica riduzione dell’incidenza della manutenzione, passando attraverso la miniaturizzazione e la progressiva integrazione della luce all’architettura e agli elementi di arredo, viviamo oggi la piena maturità dei sistemi di regolazione e connessione, implementando le soluzioni creative con una flessibilità potente, rendendo di fatto oggi la luce un nuovo e potentissimo “materiale” da costruzione.

Gli scenari applicativi diventano infiniti, identificando un nuovo approccio progettuale che non può non includere la luce nell’identità stessa del progetto, sin dal primo approccio concettuale.

La semplificazione ci offre oggi la possibilità di creare soluzioni inedite, garantire una molteplicità di risposte applicative, modellare lo spazio e interfacciarci ad esso in una miriade di soluzioni che contestualizzano qualsiasi obiettivo.

Progettare la luce richiede una regia sapiente, in grado di condurre una sceneggiatura architettonica nella quale ciascun protagonista recita il suo ruolo: la luce che segue i nostri desideri e le nostre necessità si configura e si esprime attraverso una sequenza integralmente ‘customizzata’ sulla nostra persona.

‘Human Centric Lighting’ e luce connessa

Se sino ad oggi il concetto di “Human Centric” nel lighting design – di derivazione classica e rinascimentale – si è diffuso soprattutto in termini maggiormente legati alla sfera percettiva, agli effetti visibili attraverso la simulazione – almeno concettuale – con la luce diurna, le nuove metodologie applicative mirano sempre più a implementare questo concetto superando i limiti pratici dello spazio architettonico, creando una connessione intima ed immediata fra fruitore e energia, fra desiderio ed applicazione.

Le acquisizioni tecnologiche nel campo della connettività si configurano sempre di più come la strada che può condurci ad una reale integrazione a misura d’uomo, in cui l’interazione con la luce non si limita più solo alla regolazione di intensità e gradazione cromatica ma si estende ad un controllo completo sull’uso dei dispositivi, sul loro funzionamento, in modo da ottimizzare e potenziare l’interscambio con il nostro organismo, la nostra psiche e le nostre aspettative.

L’applicazione di sistemi di controllo digitali moltiplica le soluzioni creative e compositive, utilizzando connessioni wireless o sistemi di rete in grado di rispondere a qualsiasi requisito richiesto.

E se fino ad oggi questo incommensurabile incremento di flessibilità è stato ottenuto principalmente attraverso l’utilizzo prima di sensori, poi di sistemi Bluetooth o reti Wi-Fi e LAN, oggi la ricerca esplora confini legati all’interazione sensoriale, incrementando ulteriormente il fascino delle applicazioni e delle soluzioni proposte.

La gestione della luce attraverso l’interazione con il tatto, con la regolazione di pannelli sensibili al semplice tocco di una mano, e già una realtà, mentre particolarmente accattivanti sembrano essere le prime applicazioni di controllo visivo, con risposte pratiche innescate dal semplice sguardo.

Estremamente affascinanti appaiono le possibilità indotte dall’applicazione Li-Fi (Light Fidelity), sistema wireless basato sulla comunicazione e il trasferimento dati tramite luce artificiale nel range del visibile, utilizzando le luci ambientali come sistema ottico di trasmissione dati; questa tecnologia appare particolarmente promettente in ambito “smart city”, implementando la molteplicità di informazioni e la flessibilità del progetto luce anche nello spazio urbano.

In un mondo contrassegnato dalla costante trasformazione e dalla dinamicità, la flessibilità garantita dalla connettività si configura come elemento base del nostro approccio progettuale, che allarga i suoi orizzonti non limitandosi solo alle performance visive ed energetiche ma intersecandosi in modo profondo e inscindibile con l’identità spaziale e morfologica dell’architettura e con gli altri impianti, in un atmosfera armonica che incrementa il livello di benessere in tutti gli ambiti applicativi.

E se questa interazione è particolarmente significativa nel mondo office – ambito applicativo dedicato a spazi nei quali trascorriamo la maggior parte della nostra vita – questa nuova consapevolezza multisensoriale favorita e resa possibile dalla tecnologia investe tutto il mondo progettuale, trasformando il modo stesso di fare architettura con evidenti benefici qualitativi ed estetici a livello di fruizione, interazione, conservazione.

Alcuni esempi applicativi

Vevey (Svizzera), Uffici Nestlé. Il software fornisce anche informazioni utili per implementare l’utilizzo dello spazio in co-working (photo: Adrien Barakat) (courtesy: Zumtobel Group)

Nel progetto pilota per gli uffici Nestlè a Vevey, in Svizzera, gli apparecchi di illuminazione sono stati integrati da sensori che monitorano il modo in cui gli uffici sono utilizzati e misurano la qualità dell’aria, la ventilazione, la temperatura ambiente, il livello di umidità e le soglie di rumore, in modo da garantire un ambiente costantemente ottimale per il benessere degli utenti ottimizzando l’uso dello spazio, determinante nelle nuove tendenze di coworking.

Un sistema di controllo gestito da una applicazione su tablet consente invece di ottenere una perfetta luce customizzata sulle specifiche peculiarità del Duomo di Siena, dove i valori di illuminamento bilanciati fra superfici verticali ed orizzontali, caratterizzate da materiali con diverse qualità riflettenti, danno il giusto spazio espressivo a ciascun elemento senza turbare o alterare l’equilibrio percettivo di insieme.

Duomo di Siena (Italia). Il sistema Casambi, gestito da tablet attraverso un’APP dedicata, permette di creare scenari luminosi bilanciati in base alle esigenze liturgiche e di visita dello spazio (photo: Fieder Blickle, Amburgo) (courtesy: Erco)
(courtesy: Erco)

Anche nel settore residenziale, attraverso la domotica, l’IoT, le connessioni wireless o i sistemi di rete abbiamo già sperimentato – e continuiamo a farlo, con performance sempre più sofisticate – i benefici di una flessibilità totalizzante, che moltiplica la vivibilità e le possibilità espressive del nostro ambito privato, ma tutti gli ambiti applicativi sono interessati da questa nuova potenzialità, che richiede sempre di più il contributo di specialisti attenti, aggiornati e preparati.

La connettività è lo strumento per interpretare in modo corretto i molteplici scenari dell’architettura presente e futura e il costante progresso innovativo, ma i professionisti specializzati e qualificati restano la chiave per interpretare in modo corretto ed ottimizzare le potenzialità espressive di questo nuovo approccio progettuale.

(a cura di arch. Alessandra Reggiani, lighting designer – Roma)

 

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