Normativa

Economia circolare: uno spiraglio di luce sul nuovo piano strategico UE

 

‘Circular Economy‘

In un mondo ormai globalizzato il modello lineare di crescita economica del passato non è più ritenuto adatto alle esigenze delle moderne società. In tutti gli ambiti è necessario individuare un nuovo modello economico di riferimento

La scena globale planetaria propone un quadro nel quale molte risorse naturali sono esaurite o in esaurimento, pertanto è divenuto necessario trovare un nuovo modello sostenibile dal punto di vista sia ambientale sia economico (figura 1): il primo atto con cui l’Unione Europea ha palesato la nuova strategia è stato quello di adottare il 2 dicembre 2015 il pacchetto ‘Circular Economy‘1.

 

Figura 1 – L’economia lineare messa a confronto con l’economia circolare

EU Action Plan for the Circular Economy

Il piano d’azione della Commissione Europea, denominato ‘EU Action Plan for the Circular Economy’2 (figura 2), è caratterizzato da molteplici attività sia di carattere generale sia specifiche, in relazione ai prodotti e ai materiali, che la Direzione Generale per il mercato interno, l’industria, l’imprenditoria e le PMI3, in collaborazione con altre direzioni generali pertinenti, è in procinto di attuare.

A livello UE vi è ancora poco coordinamento fra le varie Direzioni Generali, pertanto le diverse iniziative sono fra loro a stadi differenti: da quelli più avanzati (es. Product Design) a quelli ancora da attuare.

Le principali attività generali sono quelle relative al Product Design, meglio identificate in caratteristiche e requisiti di “repairability”, “durability” e “recyclability” dei prodotti in ambito Ecodesign (introducendo misure specifiche per varie tipologie di prodotti).

La DG Energy sta già introducendo requisiti di “Design” in tema di “electronic displays” (anche requisiti per “material efficiency”) e per i prodotti dell’illuminazione. Nella bozza del nuovo regolamento Ecodesign, presentata a fine novembre 2017, l’art. 4 concentra in poche righe il requisito di “removability” della sorgente luminosa come elemento inderogabile della progettazione ecocompatibile in un’ottica di economia circolare.

Figura 2 – Flusso produttivo circolare messo a confronto con quello lineare (Fonte: Final report – Regulatory barriers for the Circular Economy Created by GROW.DDG1.C.4 – Publicazione del 08/11/2016)

Le altre principali attività generali sono:

  • Best Available Techniques Reference documents (BREFs), linee guida per una migliore gestione dei rifiuti e per l’uso efficiente delle risorse;
  • il nuovo Waste Framework Directive, con cui saranno introdotte nuove regole per facilitare una simbiosi industriale e spingere a realizzare attività di ri-fabbricazione dei prodotti;
  • la Single Market Strategy, che comprenderà la “collaborative economy” (condivisione di prodotti e/o di infrastrutture) e la “servitisation” (Pay-per-use ), incluso l’aumento dell’uso delle piattaforme digitali;
  • la policy From waste to resources (secondary raw materials) mediante lo sviluppo di norme qualitative per le materie prime secondarie. Sarà ulteriormente sviluppato il sistema informativo recentemente avviato (IUCLID cloud ) per sostenere la ricerca su scala mondiale dei flussi di materie prime;
  • l’attivazione di un supporto alle PMI con la creazione del Centro Europeo per l’Efficienza delle Risorse (EASME – European Resource Efficiency Excellence Centre), anche grazie a finanziamenti strutturati;
  • una strategia integrata sulle materie plastiche: riciclabilità, biodegradabilità e la presenza di sostanze pericolose in alcune materie plastiche, così come l’obiettivo di riciclaggio di imballaggi in plastica sono gli elementi principali della proposta di revisione della legislazione sui rifiuti. È ancora tutto da valutare come questa legislazione impatterà sulla progettazione dei prodotti stessi, anche di quelli già oggetto di misure ECODESIGN.

Gli obiettivi della nuova strategia europea

Le principali attività specifiche saranno incentrate sulle “Critical raw materials”, sulla “Construction and demolition”, sulla valorizzazione delle Biomasse e dei prodotti “bio-based” e la revisione della “fertilisers legislation”.

Le prime azioni tangibili di queste iniziative per il settore illuminazione sono la serie di novità proposte dalla DG ENERGY della Commissione Europea con le bozze di regolamenti ‘Ecodesign’ ed ‘Energy Label’.

L’obiettivo è di imporre soluzioni legislative affinché si abbiano in Europa prodotti durevoli ed innovativi, ai quali sia possibile sempre effettuare interventi di riparazione e di sostituzione della sorgente luminosa. Questo buon proposito però non tiene conto delle moltitudini di applicazioni coperte dalle diverse tipologie di apparecchi di illuminazione per i diversi ambiti applicativi ed installativi.

Infatti, l’Art. 4 (figura 3) concentra in un unico requisito di “rimovibilità”(senza peraltro dover causare alcun danno al prodotto) le necessità derivanti dai seguenti tre obiettivi:

  • accessibilità e disponibilità delle sorgenti luminose (e delle unità di alimentazione) per effettuare i controlli da mercato;
  • “smontabilità” delle sorgenti luminose (e delle unità di alimentazione) per garantire la riparabilità dell’apparecchio di illuminazione in caso di guasto di questi elementi;
  • “sostituibilità” delle sorgenti luminose (e delle unità di alimentazione) per consentire l’eventuale aggiornamento/implementazione dell’apparecchio di illuminazione laddove componenti più efficienti o comunque migliori siano disponibili in un prossimo futuro.
Figura 3 – Gli obiettivi della nuova strategia europea: Articolo 4 – Il requisito di “rimovibilità”

“Removability”: necessaria secondo LightingEurope una riformulazione

Come detto l’obiettivo del legislatore è senz’altro condivisibile, ma presenta oggettive difficoltà. Pertanto, LightingEurope5  sta lavorando ad una mediazione affinché si sviluppi in modo più razionale ed articolato il concetto originario di “removability” dei componenti essenziali degli apparecchi.

Di fondo si ritiene che allo stato attuale sia davvero troppo presto per imporre un cambio progettuale così radicale: infatti innumerevoli tipologie di apparecchi di illuminazione sono realizzati con moduli LED ad alta efficienza, assemblati ed integrati nelle varie parti strutturali dell’apparecchio di illuminazione (figura 4).

Figura 4 a-b-c – Un modulo LED integrato e le sue componenti elettroniche
Figura 4 b
Figura 4 c

La “vecchia” configurazione alimentatore – portalampade – lampade è stata ormai soppiantata con ottimi risultati, sia in termini estetici sia energetici, dalle realizzazioni con LED integrati. Lo studio accurato e la progettazione da un lato, la scarsa disponibilità di moduli LED sostituibili ad alta efficienza con emissioni luminose elevate dall’altro lato, renderanno ancora per molto tempo pressoché impossibile una valida opzione di “repleacebility”: questo obiettivo oggi è ancora quasi esclusivamente ottenibile in prodotti semplici, prevalentemente destinati ad ambienti interni e senza specifici requisiti, utilizzanti lampade con attacchi standardizzati (es. E27 e GU10 primi su tutti) (figura 5).

 Figura 5 – Configurazione con portalampada – lampada – riflettore

Pertanto, solo per una serie limitata di prodotti, prevalentemente destinati ad ambienti interni e senza specifici requisiti, sono plausibili eventuali opzioni che consentano di implementarne le caratteristiche nel tempo sostituendone la sorgente luminosa. Diversamente, per molti apparecchi per applicazioni specifiche, spesso di tipo professionali, in cui la protezione contro la penetrazione di polveri e acqua sono una caratteristica di primaria importanza, tali opzioni sono meno rilevanti in relazione alle altre caratteristiche tecniche che sono chiamati a dover garantire, incluso il mantenimento dei livelli di sicurezza elettrica e meccanica già valutati dal produttore in fase di progetto.

Trattandosi di un regolamento europeo a carattere generale che si applicherà a tutte le tipologie di apparecchi di illuminazione, LightingEurope auspica che si provvederà a considerare almeno quanto segue:

  • Requirements on light sources and separate control gears related to verification: Ai soli fini della sorveglianza del mercato delle sorgenti luminose degli apparecchi di illuminazione, le sorgenti dovranno poter essere verificate rimuovendole dall’apparecchio, pur danneggiandolo in modo permanente ma comunque in modo tale da poter far funzionare correttamente la sorgente luminosa stessa che quindi non dovrà essere danneggiata.
  • Requirements on light sources and separate control gears for dismantling: Dovrebbero essere indicate dal fornitore6 le modalità per poter separare a fine vita le varie parti dell’apparecchio per meglio realizzare un recupero dei vari componenti, facilitando così l’attività dei centri di smaltimento e riciclaggio dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE).
  • Requirements on light sources and separate control gears for replaceability: Sarà opportuno fin da subito informare gli utenti finali del tipo di apparecchio in questione: se essi sono con parti sostituibili oppure se con parti non sostituibili. Tali informazioni dovranno essere prontamente garantite almeno mediante il sito WEB del fornitore. Successivamente, in data da definire a seguito di un apposito studio di valutazione d’impatto, la Commissione potrebbe introdurre con gradualità l’obbligo di avere “sostituibili” queste parti componenti, mantenendo l’obbligo di garantire inalterati i requisititi di conformità alle legislazioni europee applicabili.

In conclusione..

Pur essendo davvero importante evitare che i prodotti di illuminazione diventino un mero esempio di consumismo “usa e getta”, è altresì fondamentale che tali requisiti non prevalgano su valori e principi pressoché consolidati quali la sicurezza elettrica, la compatibilità elettromagnetica e il rispetto dei requisiti RoHS.

L’intercambiabilità è uno stadio elevato che si raggiungerà, ma solo se consideriamo questi elementi fondamentali unitamente ai vari elementi tecnici, ancora quasi tutti da standardizzare, come per esempio il tipo di attacco/connessione elettrica, meccanica e di dissipazione termica, nonché di caratteristiche fotometriche e colorimetriche.

Senza la standardizzazione di questi elementi si continuerebbe ad avere confusione ed i progettisti, così come gli utenti finali, si troverebbero in una giungla nella quale il rischio di non fare la scelta giusta sarebbe davvero troppo elevato.

È dunque compito, nonché missione, degli enti di normazione europei (CEN e CENELEC) provvedere al più presto nell’implementare standard relativi ai termini di “repleacebility ” delle sorgenti luminose e degli alimentatori degli apparecchi a LED, prima che il legislatore imponga soluzioni inappropriate a tutti gli operatori del mercato, incluso gli utenti finali.

(Fabio Pagano, Responsabile Tecnico ASSIL – Associazione Nazionale Produttori di Illuminazione)

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1COM/2015/0614 final – https://ec.europa.eu/growth/industry/sustainability/circular-economy_it

2 http://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=CELEX:52015DC0614&locale=en

3 DG GROWTH – https://ec.europa.eu/growth/index_it

4 https://echa.europa.eu/-/try-out-iuclid-cloud-online

5 http://www.lightingeurope.org