Rossi Bianchi Lighting Design

Dalla parte del progetto

 

“Club Med”, (2017 – 2018) – Cefalù (cortesia foto: Rossi Bianchi Lighting Design)(photo: Marco Gualtieri)

Il nostro incontro con le idee e con l’attività professionale di uno degli studi di progettazione della luce più presenti nello scenario del settore, nato dalla stretta collaborazione di due lighting designer, Nicoletta Rossi e Guido Bianchi

Rossi Bianchi Lighting Design. I lighting designer Nicoletta Rossi e Guido Bianchi (cortesia foto: Rossi Bianchi Lighting Design)

Dalla parte del progetto.

Un impegno questo – sviluppato negli anni da Nicoletta Rossi e Guido Bianchi intorno ai temi della progettazione – sempre orientato a partire dalle “ragioni” del progetto, visto come unico motore e contenitore per lo sviluppo e le scelte di ogni realizzazione nel Design della luce, e che ultimamente ci appare anche più significativo, a fronte degli effetti di una tendenza del mercato nella quale la massiccia introduzione di innovazioni declinate spesso in termini di prodotto e/o di sistemi integrati, ingenera in più di un caso nella committenza l’erronea sensazione di un ‘ruolo’ non più necessario per il progettista della luce.

Abbiamo parlato con i due lighting designer nel loro studio milanese per approfondire con loro i contenuti del loro lavoro oggi e raccogliere qualche testimonianza operativa, in particolare per gli ambiti del Retail e del residenziale.

Il progetto: fra percezione emozionale e requisiti funzionali

Quando nasce il Vostro Studio? E quali sono le esperienze formative che sono confluite al suo interno?

Nicoletta Rossi: “Lo studio Rossi Bianchi Lighting Design nasce nel 2006 e si occupa di progetti di illuminazione in ambienti interni ed esterni, sia pubblici che privati. I nostri clienti sono per lo più studi di architettura con i quali collaboriamo dalle prime fasi del progetto architettonico o paesaggistico fino alla realizzazione”.

“Gli ambiti di intervento sono molto vari: dall’outdoor urbano per piazze, giardini, facciate di edifici, all’illuminazione degli uffici, al Retail e al contract, fino a progetti nel residenziale per ville e appartamenti privati sia in Italia che all’estero. L’attività comprende lo sviluppo di soluzioni su misura, apparecchi di illuminazione nei quali l’innovazione tecnologica si coniuga a lavorazioni artigianali, realizzate in numero limitato”.

“Lo studio unisce le nostre esperienze professionali: siamo entrambi architetti, entrambi impegnati nella ricerca degli aspetti visivi che influenzano la percezione emozionale degli spazi, oltre ai requisiti funzionali del progetto. In termini di esperienze formative abbiamo in comune un periodo di collaborazione con lo studio dell’Arch. Piero Castiglioni, nel mio caso durato molti anni, fondamentali non soltanto dal punto di vista professionale”.

Guido Bianchi: “Nel mio caso sono state importanti anche le esperienze svolte all’estero in collaborazione con LDPi (Lighting Design Partnership International) nelle sedi di Pechino e Dubai e prima ancora in un prestigioso studio di architettura a San Paolo in Brasile”.

Il progettista e la luce. Una contraddizione in atto

Il ruolo e l’attività del professionista specializzato nel progetto di luce rappresentano oggi una specificità riconosciuta e una competenza necessaria nell’ambito del progetto di architettura. Tuttavia questo ruolo si trova spesso nella condizione di dover essere ‘difeso’ nell’ambito di un mercato che tende ad una confusione dei ruoli. Perché accade questo e qual è il Vostro punto di vista in proposito?

N.R.: “È vero quanto dici, questa è una delle contraddizioni di questi ultimi anni. Il progetto richiede competenze crescenti a fronte di una tecnologia in continua evoluzione. La sensibilità generale riguardo ai temi della luce è cresciuta e sono cresciute le aspettative, eppure soltanto una frazione minoritaria dei progetti di illuminazione sono elaborati da studi o professionisti indipendenti specializzati in questo ambito”.

“Spesso gli ‘installatori’ o le aziende produttrici di apparecchi forniscono, con gli apparecchi di illuminazione, anche il progetto. È uno dei tanti temi dibattuti all’interno di APIL, l’Associazione Professionisti dell’Illuminazione”.

G.B.: “Crediamo che occorra superare questa situazione di confusione e insieme alle aziende di settore sottoscrivere un accordo per il rispetto dei reciproci ruoli, in modo da migliorare l’efficacia di tutto il sistema. A questo proposito stiamo promuovendo iniziative mirate che speriamo di pubblicare nel breve periodo”.

Il progetto della luce nel residenziale

Lighting Design per il residenziale. “AP House”, (2017) – Urbino (design architect: GGA Architetti). Una villa immersa nella campagna di Urbino; il paesaggio incornicia gli ambienti interni. La notte non altera la percezione del panorama (photo: Ezio Manciucca – courtesy of GGA)

Uno dei settori di attività nei quali lo Studio è molto attivo è quello del progetto di luce per il residenziale di alta gamma.Due esempi interessanti, differenti fra loro nell’approccio e nei pesi assegnati alla lettura luminosa degli spazi, sono quello della ‘APHouse’ e di ‘Villa Roccamare’. Vogliamo parlarne un po’ più nel dettaglio?

“In entrambi i progetti è centrale il tema della continuità fra spazi domestici interni e paesaggio”.

“La villa che GGA Architetti hanno realizzato in cemento a vista sembra appartenere da sempre alla campagna di Urbino”.

“AP House”, (2017) – Urbino (design architect: GGA Architetti). Un’immagine degli interni (photo: Ezio Manciucca – courtesy of GGA)

“L’illuminazione interna è essenziale, con pochi elementi ad incasso a soffitto, alcuni binari in gole appositamente realizzate per l’illuminazione delle opere d’arte: proiettori ‘speciali’ inseriti in nicchie a parete per l’illuminazione indiretta dei soffitti del primo piano”.

“Attraverso le grandi vetrate lo sguardo è sempre rivolto al paesaggio: un panorama immenso, silenzioso, disabitato, che nelle ore serali dalla terrazza con piscina si può apprezzare in tutta la sua profondità. Le luci evidenziano i volumi architettonici senza alterare la percezione della notte”.

“Il rapporto con il paesaggio nella villa immersa nella pineta di Roccamare è completamente diverso”.

Lighting design per il residenziale. “Villa Roccamare”, (2017) – Roccamare (design architect: Geert Koster; Interior Design: Marina Filippova; Landscape Design: Studio del Paesaggio Antonio Perazzi) Dal living, al portico, alla piscina, i luoghi dell’abitare si estendono allo spazio esterno. Un gioco articolato di chiari e scuri sotto secolari pini marittimi (photo: Marco Gualtieri)

‘Villa Roccamare’ è un luogo fresco in cui trascorrere le ore del giorno: la sera il giardino diviene un ‘living’ a cielo aperto”.

“Il progetto è molto ricco di dettagli e articolato. Solo per l’illuminazione della piscina coesistono quattro sistemi differenti, tra scenografici e funzionali e sono state utilizzate differenti tipologie di apparecchi, in ogni caso sempre di ridotta altezza, con sorgenti luminose arretrate e schermate”.

Smart lighting e luce digitale: saper discriminare l’utile nell’innovazione

La crescita della domanda dal mercato per l’introduzione di soluzioni tecnologiche digitali innovative pongono il tema dell’illuminazione connessa al centro di una proposta che riguarda da vicino l’ambito del progetto di illuminazione. Quali sono le vostre esperienze in tal senso?

“Un’esperienza davvero molto interessante al riguardo è stata il workshop ‘Luce e interazione’ curato da Dario Scodeller presso il nostro studio: un’occasione di dialogo e confronto con gli studenti del corso di laurea in ‘Innovation Design’ dell’Università di Ferrara volta ad esplorare le potenzialità offerte dall’innovazione tecnologica rispetto alle contraddizioni e ai limiti dell’abitare gli spazi pubblici contemporanei. Discutere con giovani progettisti di contenuti e tecnologie anch’esse giovani è senz’altro il contesto più stimolante per valutare quanto sotto l’etichetta ‘smart’ può esserci di effettivamente nuovo e utile”.

La metodologia di lavoro come un lento processo di affinamento In generale, esiste una cifra peculiare che identifica l’attività del Vostro Studio e vi differenzia sul piano delle scelte di metodo e operative nell’approcciare il tema del progetto?

“Ogni progetto è diverso e ogni volta si ricomincia daccapo, cercando semmai di non lasciarsi influenzare da esperienze precedenti. Cerchiamo di immergerci nel contesto, di comprenderne le problematiche, i ritmi, la trama sottesa, fino a quando non riusciamo ad individuare la strada da percorrere”.

“Solo a questo punto possiamo parlare di una metodologia che si è consolidata e approfondita nel tempo: si tratta del vaglio attento e puntuale degli effetti prodotti dall’idea portante dal punto di vista tecnico, emozionale, percettivo. E l’elenco degli aspetti considerati si allunga di volta in volta”.

Michelangelo. Il progetto di illuminazione per la “Pietà” (2018) – Basilica di San Pietro, Città del Vaticano – Roma (in collaborazione con iGuzzini) L’illuminazione, misurata e composta, si declina in quattro diversi scenari luminosi per assecondare attività ed esigenze visive differenti. La direzionalità dei fasci di emissione restituisce i rilievi del modellato e la lucentezza del marmo (photo: Archivio iGuzzini)

“L’illuminazione della Pietà di Michelangelo (sviluppato in collaborazione con iGuzzini lo scorso anno), dimostra come piccole variazioni nell’ampiezza e direzionalità dei fasci di incidenza della luce possono determinare sostanziali variazioni percettive, differenti scenari dedicati ad esigenze e volontà espressive differenti”.

Un altro settore che vi vede presenti con numerosi esempi progettuali è l’ambito del contract e dell’hospitality..

“Le linee guida per ambiti così specifici nascono sia dalle indicazioni del progetto architettonico e di interni che dalle caratteristiche del “brand” che lo promuove. Sempre più spesso e di accordo con gli attori del progetto le realizzazioni prevedono elementi su disegno – “site specific” per usare una definizione in uso nell’ambito delle installazioni artistiche – che caratterizzano l’intervento in modo unico ed esclusivo”.

La luce nel Contract. “Club Med”, (2018) – Cefalù (Landscape Architect: Gaia Chaillet Giusti) Completamente rinnovato lo scorso anno, l’illuminazione rivisita in senso contemporaneo la dimensione del villaggio turistico degli anni ‘60. Le linee guida: rispetto del paesaggio e del panorama notturno, ambienti ospitali e scenografici in cui trascorrere le ore serali, chiari punti di riferimento per orientarsi lungo i percorsi (photo: Marco Gualtieri)

Formazione: una guida ai temi della complessità/ LED & mercato: l’esigenza di nuovi parametri di valutazione

Introdurre correttamente i temi del progetto della luce in ambito didattico è un’altra delle attività svolte dai progettisti dello studio, che dedicano a questa una particolare attenzione. Mi piacerebbe avere il vostro punto di vista sulla formazione didattica in materia di lighting design, su quanto è stato fatto e su cosa non è stato ancora fatto e sarebbe necessario fare…

“Svolgiamo entrambi da tempo attività didattica nell’ambito del lighting. Negli ultimi anni l’insegnamento alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, è senz’altro l’impegno principale a cui si aggiungono interventi a Master, seminari e giornate di studio dedicati al tema della luce”.

“L’obiettivo, a nostro avviso, non è formare il ‘lighting designer ottimale’, l’esperto in grado di rispondere prontamente a qualsiasi necessità, quanto piuttosto introdurre gli studenti alla complessità del progetto della luce, avviando un percorso di approfondimento e riflessione che possa portare proposte nuove e consapevoli. Stimolare quindi negli studenti la capacità di interrogarsi, di porre domande prima di ricerricercare le soluzioni tecniche più appropriate”.

“Un altro tema che ci è caro, soprattutto in ambito esterno, è il rapporto con il buio: siamo convinti che saper trasmettere agli studenti il fascino della penombra sia un modo interessante per approcciare oggi il tema della luce”.

Un’ultima domanda sul mercato globale dell’illuminazione e sull’evoluzione della domanda del committente: a vostro avviso sta crescendo una domanda di qualità o rischiamo un uso sempre più inconsapevole dell’ingrediente luce come di un plus tecnologico preconfezionato?

“A nostro avviso le aspettative sono senz’altro cresciute è si è diffusa una maggior consapevolezza dell’importanza del progetto illuminotecnico o, almeno, dei rischi in cui si può incorrere affidandosi a scelte poco più che casuali o dettate da ragioni puramente commerciali. Forse questo lo dobbiamo proprio ai LED”.

“Se con le sorgenti ‘tradizionali’, le qualità attese dell’emissione luminosa erano note e in buona approssimazione costanti, ora infatti dire LED non garantisce più nulla. È un termine generico a cui possono corrispondere prestazioni elevatissime o scarsissime e, in molti casi, variabili da un apparecchio all’altro”.

“Il binomio ‘resa cromatica – temperatura di colore’ non basta più, si tratta di parametri che sono parte di un passato tecnologico che ora suonano sempre più vuote. Ed è una difficoltà di comunicazione che riguarda tutti: committenza, professionisti, aziende”.

(a cura di Massimo M.Villa)

 

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