L'offerta negli showroom e dei distributori specializzati

Comunicare un nuovo linguaggio

Roma, Palmieri Illuminotecnica. Punto vendita specializzato in illuminazione. Nelle immagini, lo spazio della vetrina e alcune viste dell’interno del negozio, dove è possibile verificare l’effetto di moltissimi apparecchi de visu. L’approccio friendly della location e del personale rende la comprensione delle varie problematiche un’esperienza molto semplice per il cliente (cortesia foto: Palmieri Illuminotecnica)

La “rivoluzione” indotta dal passaggio dalle tecnologie tradizionali ai sistemi LED non ha trasformato solo il nostro modo di usare, guardare e concepire la luce e il nostro approccio progettuale ad essa, ma ha causato un profondo mutamento anche nel modo di presentarla, offrirla e venderla.

Nei semplici negozi, negli showroom dedicati come nell’offerta della distribuzione a diversa scala, il modo di rispondere ad una clientela affascinata ma disorientata e confusa – come del resto accade in tutte le trasformazioni tecniche, che segnano inevitabilmente anche un passaggio culturale – è profondamente mutato e continua a cercare una sua nuova identità, ancora in via di definizione a causa dell’estrema velocità delle nuove acquisizioni e dei continui upgrade dei sistemi, che rendono l’offerta straordinariamente mobile.

Il cliente, abituato a scegliere una lampada secondo alcuni criteri ben cristallizzati – principalmente la potenza, in termini di Watt – si trova oggi in difficoltà nel sostituire una sorgente che presenta ormai requisiti radicalmente diversi e la cui potenza stessa non è più il principale fattore parametrico. Oggi infatti lampade retrofit LED da 6 W possono emettere la stessa quantità di luce di una lampada a filamento da 60 Watt… e se il flusso luminoso diviene il principale protagonista in termini quantitativi, anche la scelta della tonalità di luce si configura quale ulteriore e inedita variabile di scelta.

A complicare le cose in questo senso c’è anche il fatto che sulle confezioni, molto spesso, la tonalità della luce delle sorgenti di nuova generazione è definita in modo generico con le espressioni “Luce calda”, “neutra” o “fredda”, diciture vaghe e legate ad una sensazione che tuttavia includono nella stessa dizione diversi effetti di colorazione della luce: lampade con temperature colore pari a 2500, 2700 o 3000K – con caratteristiche spettrali radicalmente differenti – sono ad esempio tutte definite con l’espressione “luce calda”, con risultati disastrosi soprattutto nella scelta fai-da-te, che provoca terribili mix di varie tonalità in un unico ambiente o – ancora peggio – in uno stesso lampadario…

La mancanza di certezze e riferimenti chiari ed univoci, facilmente accessibili a tutti, non può non avere conseguenze anche sulla modalità e sull’identità stessa delle proposte e delle offerte degli spazi preposti alla vendita di luce, sotto forma di apparecchi, sorgenti o accessori. In particolare, nel caso del retrofit si rivela sempre più essenziale la presenza di personale sensibile e preparato, in grado di capire ed interpretare la richiesta
e saper far accettare e comprendere – oltre che proporre – la risposta adeguata al caso specifico.

È proprio in questo senso che l’offerta di punti vendita, showroom o distributori specializzati diviene particolarmente significativa, nel supporto al cliente – visivo e verbale – che non ha gli strumenti adeguati per immaginare o comprendere da solo quantità e qualità di una luce che – soprattutto nella grande distribuzione – non è evidente e svelata ma rigorosamente protetta da confezioni in blister inaccessibili, con dati complessi da decifrare.

Roma, Showroom MEF. Nel punto vendita di distribuzione di materiale elettrico, grande spazio è dedicato all’illuminotecnica, con l’intenzione di supportare ed aggiornare una fetta specifica di mercato (cortesia foto: MEF Roma)

L’offerta di showroom e distributori specializzati pone infatti il cliente nella condizione di poter veder in modo diretto gli effetti e le potenzialità della luce, materia immateriale che acquisisce oggi sempre di più corpo e identità. E questa è un’operazione fondamentale, non solo per i progettisti ed i professionisti che operano nel settore ma anche – e soprattutto – per l’utente finale che attraverso quelle emissioni luminose dovranno definire i propri spazi e vivere la loro vita.

Anche se nelle attuali condizioni di mercato l’utente si trova spesso a fare esperienza di questa offerta attraverso un approccio diretto o su larga scala, in realtà mai come ora lo showroom specializzato avrebbe – ed ha, per quei pochi che ancora sono rimasti – un’importanza strategica e preziosa: l’aggiornamento, la conoscenza e il know how di una tecnologia in continua evoluzione è infatti un privilegio per pochi. Quello che emerge chiaramente e che ho personalmente riscontrato nella città dove vivo, Roma, è un panorama in questo senso piuttosto desolante, spesso con un livello di interfaccia piuttosto basso, dove l’applicazione della nuova tecnologia viene proposta solo in termini di mero risparmio economico.

Il concetto di qualità – visiva, estetica e funzionale – e di nuova opportunità è praticamente sconosciuto anche agli stessi addetti del settore, che non sono in grado di comprenderlo appieno e, di conseguenza, di offrirlo.

L’approccio appare invece radicalmente diverso nei centri specializzati – più o meno raffinati in base alla location, alla identità stessa del “brand” specifico ed alle persone che di fatto lo costituiscono – in grado tutti di offrire supporto, assistenza e proposte di livello decisamente più elevato ed adeguato alle trasformazioni contestuali e in fieri, in una realtà in cui il concetto di benessere dell’uomo ha acquisto una nuova e centrale identità.

(a cura di arch. Alessandra Reggiani, lighting designer – Roma)

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