Valpolicella - Cantina  Zýmē

Il luogo della memoria è anche architettura sostenibile

Cantina “Zyme”. Un’immagine della facciata esterna, realizzata con la pietra estratta in fase di scavo (calcarenite giallastra, calcari compatti a nummuliti, calcari marnosi tufacei e terrosi), a richiamare il paesaggio preesistente della vecchia cava.
Cantina “Zyme”. Un’immagine della facciata esterna, realizzata con la pietra estratta in fase di scavo (calcarenite giallastra, calcari compatti a nummuliti, calcari marnosi tufacei e terrosi), a richiamare il paesaggio preesistente della vecchia cava.

Nel cuore della Valpolicella Classica, alle pendici dei contrafforti rocciosi più meridionali dei Monti Lessini, un osservatore attento può scorgere i tratti moderni e minimalisti di questo importante intervento di valorizzazione architettonica della cultura e produzione del vino.

Perfettamente integrata nell’ambiente naturale, la nuova cantina Zýmē rappresenta un intervento di architettura sostenibile carico di simbolismi e forti legami con la terra e le tradizioni del luogo.

La semantica stessa di questo edificio, e la stessa etimologia del nome (in greco, “lievito”, un elemento essenziale nel mondo dell’enologia) già dalla sua pianta a forma pentagonale, dialoga costantemente con i cinque elementi principali per la produzione del vino: Uomo, Vite, Terra, Sole, Acqua e richiama nella sua geometria la morfologia della foglia della vite. Foglia di vite che diviene elemento grafico dematerializzato per l’esoscheletro che costituisce il rivestimento esterno in acciaio corten del volume superiore.

Foglia di vite che diviene elemento grafico dematerializzato per l’ esoscheletro che costituisce il rivestimento esterno in acciaio corten del volume superiore.
Foglia di vite che diviene elemento  grafico dematerializzato per l’ esoscheletro che costituisce il rivestimento esterno in acciaio corten del volume superiore

Le peculiarità progettuali

Il progetto, come lo descrive l’arch. Moreno Zurlo che l’ha realizzato, nasce dal confronto particolarmente intenso con il sito preesistente, una ex-cava di pietra sedimentaria del 1400, denominata “la mattonara”, genius loci e continuità tra passato e futuro, tra tradizione ed innovazione, in una relazione dinamica e un dialogo armonico con la memoria del luogo, cercando di esaltarne le caratteristiche e incontrare le moderne esigenze produttive.

Il corpo basamentale dell’edificio è rivestito con la pietra estratta in fase di scavo (calcarenite giallastra, calcari compatti a nummuliti, calcari marnosi tufacei e terrosi), scaricato in alcuni punti a richiamare il paesaggio preesistente della vecchia cava.

L’ emergenza architettonica in vetro e acciaio corten che ospita gli spazi direzionali, insieme alla vegetazione dei giardini pensili, completa il profilo dell’edificio conferendo un andamento irregolare che lo integra perfettamente nel paesaggio. I tetti verdi, assorbendo il calore, riducono l’utilizzo degli apparecchi di raffreddamento dell’edificio.

Per la copertura del “pentagono” è invece previsto un manto di celle fotovoltaiche, soluzione a totale integrazione architettonica che sfrutta l’energia solare per produrre energia elettrica.

La gestione impiantistica

In un esempio di architettura sostenibile come questo, le scelte iniziali per quanto concerne l’illuminotecnica sono state quelle di orientarsi su un impianto completamente a tecnologia LED gestibile attraverso Bus, in risposta a quattro requisiti essenziali:  risparmio energetico e salvaguardia dell’ambiente, contenimento spese di manutenzione, azzeramento irradiazione UV e IR, gestione rapida e immediata delle accensioni.

L’architettura gestionale, progettata su misura su protocollo Konnex, permette un controllo totale delle elettroniche dell’edificio e – per gli aspetti strettamente connessi alla luce – consente di interfacciarsi con i dispositivi di interfaccia DALI per attivare gli scenari luminosi da un qualsiasi terminale collegato alla rete ethernet, anche in wi-fi o attraverso torrette di comando dislocate ai piani in posizione di facile accesso agli operatori. In questo modo, l’illuminazione è estremamente flessibile e risponde a precise esigenze in funzione dello scopo e del tipo di compito visivo che richiede l’attività che ci si presta a compiere (visita guidata, evento, produzione e lavorazione, ufficio).

Il progetto illuminotecnico

Dal punto di vista distributivo, la nuova cantina Zýmē si articola su tre livelli per una superficie totale di ca 3.000 m2 collegati da rampe e piattaforme elevatrici che separano con efficacia il flusso dei visitatori da quello degli operatori: area espositiva, maturazione e stoccaggio negli ambienti ipogei, lavorazione e vendita al piano terra, aree direzionale e congressuale al piano primo.

Lo studio dei livelli di illuminamento nell’area della barricaia (cortesia dell’autore)
Lo studio dei livelli di illuminamento nell’area della barricaia (cortesia dell’autore)

Al piano interrato, si accede attraverso una rampa illuminata da una luce segnapasso continua di colore rosso vivo che accompagna il visitatore in un atmosfera mistica fino al livello inferiore.

Cantina “Zyme”. L’ambiente della bottaia
Cantina “Zyme”. L’ambiente della bottaia

Qui la stratigrafia della roccia viva, illuminata con luce radente, diventa quinta scenica naturale per una distesa di pregiate botti di rovere per l’affinamento,  poste in risalto da una efficace illuminazione d’accento.

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Al piano interrato, la stratigrafia della roccia viva, illuminata con luce radente, diventa quinta scenica naturale per una distesa di pregiate botti di rovere per l’affinamento, poste in risalto da una efficace illuminazione d’accento

Il rumore dell’acqua proveniente da una cavità carsica ritrovata durante gli scavi e opportunamente recuperata e illuminata, e lo spazio dell’archivio storico separato da imponenti pareti di vetro, rendono questi spazi particolarmente suggestivi per il visitatore.

Elementi lineari ad ottica controllata  su binario luce, illuminano gli spazi attigui ai locali di rappresentanza destinati allo stoccaggio e alla movimentazione del prodotto finito. Con l’ascensore, ricavato all’interno di una struttura reticolare che imita il movimento del tralcio di vite illuminata da minuscoli proiettori a fascio stretto incastonati tra i setti della struttura, si risale al piano terra dove si incontra lo spazio commerciale dominato dai toni caldi degli arredi in legno.

La soluzione illuminotecnica fa riferimento qui ad apparecchi da incasso orientabili con movimento cardanico, disposti in ordine apparentemente casuale con due diverse tipologie ottiche (spot, wideflood) e con caratteristiche qualitative della luce elevate (3000 K CRI 94 Mc Adam 3) per migliorare la presentazione dei prodotti in vendita. Da questo locale è possibile accedere ai laboratori di produzione illuminati sempre attraverso binario luce ad elementi lineari.

Salendo al piano direzionale, si incontrano gli spazi ufficio, la sala conferenze e lo spazio degustazione.

La sala conferenze e meeting room
La sala conferenze e meeting room

Ogni situazione di questo piano è stata appositamente studiata per offrire comfort, flessibilità e valore estetico pur mantenendo una coordinazione formale globale. Gli uffici presentano un’illuminazione funzionale al compito visivo grazie ad una lampada da terra completata da una linea luce incassata nel controsoffitto per migliorare il comfort e ridurre i contrasti visivi.

La sala degustazione si sposta su una soluzione più intima con due grandi sospensioni sopra al tavolo  ed una illuminazione perimetrale assicurata da incassi rotosimmetrici che troviamo utilizzati anche per l’illuminazione della sala conferenze, con opportune ottiche per la riduzione delle luminanze.

La sala degustazione con due grandi sospensioni sopra al tavolo ed una illuminazione perimetrale assicurata da incassi rotosimmetrici
La sala degustazione con due grandi sospensioni sopra il tavolo e una illuminazione perimetrale assicurata da incassi rotosimmetrici

Le scelte costruttive, gli impianti tecnologici, le soluzioni architettoniche e il progetto illuminotecnico di questo intervento, sono il risultato di un lungo lavoro di progettazione integrata capace di tradursi in funzionalità, risparmio energetico e tecnologie all’avanguardia per uno spazio che, al tempo stesso, soddisfa requisiti legati alla produzione, al commercio ma anche al turismo culturale ed enogastronomico, dove si conservano valori e tradizioni che il pubblico può visitare.

Un esempio concreto di come idea imprenditoriale e lavoro di equipe possano fare la differenza in una economia globale.

(Dario Bettiol, progettista illuminotecnico)

Cantina Zýmē

Luogo: San Pietro in Cariano (VR)

Committente: Celestino Gaspari, Cantina “Zýmē”

Progetto architettonico: arch. Moreno Zurlo – A.c.M.e studio associato di Architettura

Lighting Design: Dario Bettiol

 

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