BIM e lighting design

BIM e futuro della progettazione illuminotecnica

BIM. Esploso dei livelli di un edificio (cortesia dell’Autore)

Ultimamente non si fa altro che parlare di BIM. In ogni settore ed in ogni campo applicativo produttori, progettisti, installatori, stanno affrontando questo paradigma che costituisce il nuovo approccio della progettazione nell’era digitale dei modelli virtuali: cerchiamo di fare il punto in ambito lighting

Il termine BIM vide la luce (mi si passi il gioco di parole) nel lontano 1992 in un articolo tecnico a firma di Van Nederveen, G.A.; Tolman, F.P. “Modelling multiple views on buildings” ma iniziò ad essere comunemente utilizzato solo dal 2002 quando divenne parte del piano strategico di sviluppo di Autodesk. Occorre però capire cosa è veramente il BIM perché in questo caso l’acronimo è sostanza, in quanto sintetizza il processo stesso ovvero il Building Information Modeling, cioè la generazione e la gestione di una rappresentazione digitale delle caratteristiche fisiche funzionali di una costruzione complessa.

Questi modelli 3D (vedi figura 1 in apertura) vengono generati attraverso specifici software generalmente noti come “BIM editor” mediante i quali si crea un modello informativo completo della costruzione che supporta il processo dal concepimento alla costruzione fino alla sua gestione. L’approccio BIM sottintende la rappresentazione del progetto come una combinazione di oggetti tridimensionali, siano elementi da costruire o specifici prodotti commerciali tutti gli elementi che costituiscono il modello portano al loro interno le informazioni geometriche gli attributi e le interrelazioni (figura 2).

Figura 2 – BIM. Entità, Oggetti, LOD (cortesia dell’Autore)

Questi oggetti possono inoltre essere parametrici, ovvero sono definiti come parametri e relazioni con gli altri oggetti così che la modifica ad uno di essi porta automaticamente alla variazione dell’oggetto correlato.

Tutti gli elementi contengono attributi di selezione ordinamento e gli strumenti che li gestiscono forniscono in modo automatico la loro posizione e dimensione, consentendo di fatto la verifica delle interferenze evitandole prima che si realizzino nella fase di caratterizzazione. Gli stessi elementi forniscono poi informazioni su quantità, materiali, caratteristiche tecniche, modalità di montaggio e/o installazione, manutenzione e costi che si completano nel corso dello sviluppo del progetto secondo il cosiddetto LOD (Level Of Definition).

La costruzione di un modello virtuale completo

Tutto questo, se ben strutturato, consente in qualunque fase di un progetto BIM di trasmettere alle restanti parti della filiera (paesaggisti, architetti, strutturisti, designer, impiantisti, installatori e manutentori) un modello virtuale della costruzione completo e coerente riducendo al minimo gli errori derivanti della trasmissione delle informazioni consentendo l’estrazione dal modello di strutture informative coerenti (disegni, sezioni, particolari costruttivi, compiti, costi ecc..) utilizzabili in tutte le fasi del processo di realizzazione.

Questo nuovo approccio ormai ampiamente consolidato da oltre 15 anni di sviluppo ed applicazione offre consistenti benefici nella gestione e nel controllo dei costi (figura 3) e si sta ormai diffondendo in tutto il mondo industrializzato. Come sempre alcuni paesi
sono più avanti di altri sia per cultura che per diffusione e anche l’Italia si sta muovendo a passi veloci in questa direzione.

Figura 3 – BIM. Gestione e controllo dei costi (curva di McLeany) (cortesia dell’Autore)

Nel gennaio di quest’ anno è stato pubblicato il D.M. n°560 del 01 Dic. 2017 che stabilisce soglie e tempi (figura 4) di progressiva introduzione degli strumenti elettronici di modellazione per l’edilizia infrastrutture a cui si affiancherà a supporto tecnico il pacchetto normativo UNI 1137 in fase di completamento.

Figura 4 – BIM. D.M. 560. Obblighi BIM: Tempi e importi di attuazione (cortesia dell’Autore)

Data la progressiva introduzione dell’obbligo legislativo riteniamo non ci siano problemi affinché il mercato possa prendere dimestichezza e ad abituarsi all’utilizzo di questa nuova metodologia progettuale anche se va sottolineato un problema derivante dalla dalla scarsa propensione della filiera progettuale italiana a lavorare in team, un fattore purtroppo esasperato dalla dimensione medio-piccola dei nostri studi di architettura e ingegneria.

BIM: le problematiche di approccio

Sicuramente l’avvio dell’obbligo di applicazione della progettazione BIM creerà uno scollamento fra gli operatori virtuosi del mercato e la base più ampia a cui mancheranno gli strumenti per affrontare il nuovo approccio; la sfida è quella di creare una consapevolezza adeguata dei benefici e dei costi che necessariamente dovranno essere sostenuti per l’implementazione di nuovi sistemi hardware e software ma soprattutto per la formazione adeguata di personale tecnico specifico come indicato nell’art. 3 del D.M.560.

La gestione del workflow di questo tipo di approccio inoltre richiede uno sforzo ulteriore per il raffinamento l’ottimizzazione dei processi interni di gestione del progetto che ovviamente necessita di competenze non solamente di tipo progettuale ma più in generale di gestione informatica e ancor più di project management poiché come sottolineato dall’art. 7 tutte le parti coinvolte concorrono “….nella proposizione delle modalità operative di produzione, di gestione e trasmissione dei contenuti informativi attraverso il piano di gestione informativa”.

Va inoltre sottolineato che le date della scalarità obbligatoria degli importi di gara indicano anche il limite massimo entro cui le stazioni appaltanti devono necessariamente adeguarsi, anche se dall’art. 5 si evince che le stesse, se idoneamente strutturate, possono facoltativamente richiedere l’uso dei metodi e degli strumenti di cui all’ articolo 23, comma 1, lettera h ovvero del BIM per opere nuove, recupero/riqualificazione o varianti.

Il ruolo di progettisti e costruttori

Tutti gli elementi della filiera della progettazione dovranno ovviamente fare uno sforzo di adeguamento anche se l’impatto sarà enormemente diverso, infatti come si evince da quanto detto all’inizio l’approccio BIM fa slittare la curva dei costi di realizzazione di un’ opera dalla fase realizzativa alla fase progettuale.

In questo processo a farne le spese ovvero a pagarne i maggiori oneri saranno necessariamente tutti quei progettisti il cui operato richiede analisi qualitative-quantitative maggiori, fra questi ci sono ovviamente i progettisti (MEP – Mechanical, Electrical and Plumbing) di cui la progettazione illuminotecnica è parte integrante.

Per i costruttori il discorso è diverso poiché l’onere in questo caso è soltanto quello di produrre oggetti BIM ovvero componenti qualitativamente ben fatti e completi di tutte le informazioni necessarie a caratterizzarli in modo preciso ad ogni livello di sviluppo del progetto: allo stato attuale poche aziende hanno cominciato ad affrontare in modo organico questo problema, rispondendo invece a richieste estemporanee derivanti da gare specifiche. Probabilmente non pressate dalla richiesta continuativa del mercato si sono concentrate nel rispondere a richieste puntuali non sfruttando l’opportunità offerta da un approccio sistematico di analisi del portafoglio prodotti e delle sue caratteristiche per dar vita a oggetti parametri efficienti funzionali.

Gli strumenti software e il BIM

Ultimo ma non meno importante elemento di analisi è costituito dagli strumenti software di progettazione ovvero quei software verticali dedicati a calcoli specifici di settore. In questo caso esistono due possibili approcci al problema: programmi di calcoli integrati (plugin) che operano direttamente all’ interno del BIM editor o programmi esterni che scambiano informazioni mediante file proprietari o il formato aperto IFC (Industry Foundation Classes) (figura 5).

Figura 5 – Formato aperto IFC. Piano di riferimento (cortesia dell’Autore)

Quest’ultima soluzione potrebbe apparire la più efficace anche perché il D.M. 560 specifica che lo scambio dati da e verso l’ente appaltante debba avvenire secondo formati aperti XML e IFC il che è senz’altro un elemento di apertura al mercato e di stimolo alla competizione e va senz’altro nella direzione di un interscambio trasparente.

Il problema è che questo approccio non è sicuramente più funzionale – almeno nello sviluppo del progetto – poiché ogni BIM editor ha peculiarità diverse e costruisce modelli non totalmente trasferibili mediante formato standard di IFC, inoltre, mentre i formati proprietari sono fortemente ottimizzati nel contenimento delle dimensioni dei file l’ esportazione che tutti i BIM editor possono fare del modello in formato IFC è di solito di dimensioni più che doppie (il che comporta una perdita di informazioni soprattutto se lo scambio deve essere bidirezionale).

Per quanto riguarda invece i plugin va rilevato come questi ultimi siano sviluppati quasi esclusivamente per REVIT BIM editor di Autodesk, attuale punto di riferimento del mercato, allo stato attuale quello che meglio si presta ad integrare strumenti specifici per la progettazione MEP (contrariamente al suo diretto concorrente ARCHICAD più focalizzato al mercato dell’architettura).

Allo stato attuale esistono tre strumenti attraverso i quali è possibile operare una progettazione più o meno integrata al mondo BIM (ne esiste in realtà anche una quarta, si tratta di LITESTAR 4D, ma il suo produttore ha deciso, per il momento, di restare ancora in attesa per capire lo sviluppo evolutivo che prenderà il mercato del BIM).

Per confrontare i principali programmi utilizzati nella progettazione illuminotecnica DIALux e Relux abbiamo effettuato alcuni test su un piano campione di un progetto BIM in formato IFC, perfettamente gestibile e visibile in un normale Editor o Viewer (figura 6).

Figura 6 – DIAlux. IFC. Piano di riferimento (cortesia dell’Autore)

La scelta di DIALux – già dal 2000 DIAL partecipa a organismi di normazione per la definizione degli apparecchi in BIM (Building Smart, IES, ZVEI) attraverso il formato IFC – è stata quella di proseguire nello sviluppo di una progettazione esterna ovvero di importare e conseguentemente esportare i modelli pre e post calcolo in formato IFC e quindi indipendentemente dal BIM editor.

Attualmente in versione beta, la funzione di importazione deve tuttavia essere ancora perfezionata. RELUX dal canto suo ha scelto un approccio intermedio realizzando un plugin per REVIT che permette gratuitamente di esportare il modello direttamente in un formato ‘digeribile’ da RELUX, anche se pure in questo caso lo strumento attualmente disponibile presenta problemi soprattutto legati alla costruzione del modello.

Nella versione più evoluta di questo plugin è consentito effettuare all’interno di REVIT un calcolo di massima basato sul flusso totale che permette un dimensionamento quantitativo e un posizionamento automatico degli apparecchi di illuminazione in un’area. Entrambi i software DIALUX e RELUX hanno in previsione l’implementazione di funzioni di esportazione di modelli di IFC e/o REVIT degli apparecchi di illuminazione calcolati, progettati negli specifici ambienti di progettazione che saranno poi reinseriti all’interno del modello BIM.

Per come sono strutturati nessuno dei due software citati consente attualmente la visualizzazione dei risultati illuminotecnici all’interno del BIM editor.

La terza via alla progettazione illuminotecnica in BIM è quella di ELUMTOOLS. Il programma è la versione integrata in REVIT del software AGI 32, entrambi dotati dello stesso motore di calcolo molto performante. Il punto a favore di questa soluzione è che i calcoli vengono eseguiti direttamente in REVIT senza alcun bisogno di esportazione e questo si traduce in un’ elevata efficienza in termini di gestione del flusso di lavoro.

In tema di progettazione integrata, alcuni utenti hanno tuttavia indicato alcune limitazioni soprattutto rispetto al calcolo di alcuni parametri fondamentali nel progetto illuminotecnico, come la creazione automatica di relazioni di calcolo esaustive oltre all’assenza di elementi di supporto alla produttività, come ad esempio l’utilizzo integrato del corpo normativo europeo, presente invece sia in DIALUX che in RELUX.

In conclusione, allo stato attuale non esiste la soluzione perfetta; gli attori di mercato sono protesi allo sviluppo di strumenti sempre più efficienti e sarà il mercato a decretare chi meglio saprà rispondere alle esigenze di questo nuovo modo di progettare.

(a cura di ing. Gian Piero Bellomo, Tech-Nyx- Lighting Research & Application, Milano)

 

LE AZIENDE E I PROGETTISTI. IL BIM COME STRUMENTO: WORK IN PROGRESS

I costruttori

ARTEMIDE

Attenti allo sviluppo delle piattaforme

“..Stiamo seguendo con attenzione lo sviluppo delle piattaforme BIM sia perché sono richieste per la partecipazione ad appalti di pubblica fornitura sia perché saranno sempre maggiormente diffusi e utilizzati per le future progettazioni. Il tema però si pone nella misura in cui non esiste oggi un formato univoco ed un’unica piattaforma ma diverse piattaforme “standard“ o consuetudini nazionali, con inoltre più varianti legate ai diversi software disponibili”.

(cortesia: Artemide)

“Per questo motivo al momento rispondiamo puntualmente ad esigenze e richieste specifiche mentre attendiamo che questo tipo di progettualità arrivi ad una condizione di maggiore maturità che ci consenta di abbracciarla come output di default per supportare la vendita dei nostri prodotti sul mercato. Attraverso i nostri Lighting Centers siamo comunque pronti a rispondere ad ogni esigenza progettuale e ad offrire competenza e supporto ad ogni specifica necessità dei professionisti del settore.

Artemide sta anche contribuendo, nell’apposita commissione UNI, alla realizzazione del nuovo formato di file fotometrico (UNI1603054 – Luce e illuminazione – Specifiche per un formato di interscambio dati fotometrici e spettrometrici degli apparecchi di illuminazione e delle lampade), che si propone proprio come file di interscambio tra software BIM e software di calcolo illuminotecnico. È un passo avanti verso una standardizzazione dei vari formati”.

 

OSRAM

“Luminaire info” per l’integrazione in BIM

Jürgen Diano, Sales Manager OEM – OSRAM (cortesia: Osram)

“..In ambito lighting sono sempre più diffusi i sistemi di gestione della luce che richiedono una messa in opera dell’impianto, nonché l’acquisizione dei dati di esercizio degli apparecchi, per realizzare una valutazione dello stato di funzionamento dell’apparecchio legato alle sue ore di effettivo utilizzo e alla sua temperatura di esercizio (predictive maintenance)”.

(cortesia: Osram)

Queste “luminaire info” (nome dell’apparecchio, marca, potenza, flusso luminoso, durata attesa, ecc) possono essere già oggi inserite nei driver OSRAM di nuova generazione facilitando così l’integrazione nei BIM in termini di messa in esercizio e manutenzione”.

 

GEWISS

Una libreria prodotti in formato BIM

“..Come produttori di materiale elettrico, non realizziamo apparecchi o sistemi in BIM, ma mettiamo a disposizione i modelli dei nostri prodotti in tale formato, utilizzabili dagli utenti nei progetti sviluppati con il metodo BIM”. “Al di là di singoli progetti, diamo supporto ai professionisti che adottano questa modalità di progettazione mettendo a disposizione di ogni utente – in maniera totalmente gratuita – una libreria online dei prodotti in formato BIM”.

Una pagina della library in formato BIM (cortesia: Gewiss)

“La library consente, attraverso la navigazione nel catalogo Gewiss, di scaricare le immagini dei prodotti cercati, oltre che i relativi modelli BIM (in formato *.RFA) utilizzabili nel programma Autodesk REVIT”.

 

Cariboni Group

Sistema ‘LIT’ in logica BIM

“..Il nostro processo di lavoro è supportato da software in grado di generare una rappresentazione digitale delle caratteristiche fisiche e funzionali dei nostri prodotti. Il modello informativo che generiamo in fase di progettazione fornisce informazioni dinamiche, interdisciplinari e condivise riguardo la geometria, i materiali, le lavorazioni, i componenti del prodotto e le relazioni tra le parti”.

“Lo stesso modello, nelle sue differenti esportazioni, è utilizzato per le analisi strutturali, termiche e fotometriche che realizziamo prima della prototipazione. Il software è anche in grado di generare disegni tecnici, distinte base e fogli d’istruzione. Il file è disponibile su un server interno aperto a tutti i professionisti che collaborano al progetto. Ad ogni avanzamento nello sviluppo del prodotto corrisponde un immediato e condiviso aggiornamento del modello virtuale e di tutta la documentazione ad esso associata”.

Sistema LIT. Studio per la dispersione termica (cortesia: Cariboni Group)
Un momento della progettazione (cortesia: Cariboni Group)

“Il sistema LIT è la nostra prima linea di prodotti che oltre ad essere sviluppata utilizzando il nostro modello informativo tridimensionale è stata pensata appositamente per rendere disponibile l’intero sistema per il BIM Building Information Modeling. La versatilità del sistema, la gestione di un nuovo sistema ottico e le intelligenze integrate al sistema hanno reso necessarie una migliore organizzazione dello sviluppo del progetto e un maggiore numero di analisi preliminari affidate a differenti professionisti che hanno lavorato parallelamente su un unico modello: da qui la scelta di adottare un workflow mutuato dal BIM. Ma oltre a ciò la stessa concezione del sistema, la definizione delle varianti e la codifica delle parti sono state pensate per rendere più semplice al progettista (lighting designer, architetto, ingegnere…) l’utilizzo del nostro sistema di prodotti in una logica BIM”.

 

3F Filippi

‘3F Dìagon’ e ‘3F Reno’ sviluppati in “native-BIM

Daniele Varesano, Responsabile Design & Comunicazione – 3F Filippi

La progettazione ‘BIM oriented’ è un elemento imprescindibile nel confronto con il progettista illuminotecnico in primis, ma anche con lo studio di architettura e gli altri attori coinvolti. Crediamo così tanto nel BIM e nella sua trasversalità di utilizzo che sul nostro sito internet sono disponibili i file BIM per tutti i prodotti”.

“I primi prodotti sviluppati con l’approccio “nativeBIM” sono i recenti ‘3F Dìagon’ e ‘3F Reno’, due apparecchi ad incasso (quindi con un integrazione importante negli elementi architettonici e strutturali) dedicati al settore Office, uno dei settori dove questo innovativo processo trova terreno fertile”.

L’apparecchio 3F Filippi Dìagon (cortesia: 3F Filippi)

“I tempi e le complessità legate a cantieri che devono essere sempre più rapidi ed economici rappresentano per noi una grande sfida: la nostra azienda è da sempre riconosciuta come un produttore di apparecchi affidabili e facili da installare, e quindi poter portare questi valori anche in un contesto “virtuale”, che si materializza prima di quello reale, ha permesso ai nostri clienti di lavorare con maggiore sicurezza. Abbiamo approcciato il primo progetto “BIM workflow” nel 2015 in Germania, mercato sul quale operiamo da anni e dal quale recepiamo molte innovazioni”.

 

Performance iN Lighting

Una strategia BIM

Alessandro Bianchi – BIM Specialist/ Strategic Marketing Department – PIL

“..Abbiamo messo a punto una “strategia BIM” che comprende diverse attività; fra queste, ormai ad un avanzato stadio di realizzazione, è la virtualizzazione dei propri prodotti come oggetti BIM. Tali oggetti costituiscono nel loro complesso una “libreria BIM” che può essere intesa come una riproduzione digitale del catalogo dei prodotti aziendali”.

“I contenuti BIM sono sviluppati completamente in-house; tale scelta si sta dimostrando corretta per le ricadute positive che comporta, quali il comportamento parametrico degli oggetti che simula fedelmente quello delle controparti reali; la possibilità di rendere tempestivamente disponibili i nuovi prodotti anche come oggetti BIM; l’aggiornamento costante dei dati tecnici di prodotto; la possibilità di intraprendere eventuali azioni migliorative volte a rendere gli oggetti maggiormente rispondenti agli standard in essere, monitorando lo sviluppo delle normative sul BIM”.

Oggetti BIM (cortesia: PIL)

“L’azienda sta inoltre sviluppando propri tools personalizzati per facilitare le operazioni di modifica che per loro natura gli oggetti BIM subiscono con l’avanzare del processo (per esempio, sostituzione ed aggiunta massiva di parametri).Ma non solo: la libreria, oltre ad essere distribuita sul web tramite portali dedicati al BIM, viene utilizzata anche internamente per modellazione e visualizzazione tramite tecnologie innovative (realtà virtuale)”.

“..Al momento gli uffici di progettazione aziendali hanno già ricevuto da progettisti esterni alcuni modelli sviluppati con software BIM. Nell’attesa di strumenti che consentano anche il calcolo in logica BIM, ci è stato possibile quantomeno aprire i file, interrogare i modelli ed estrarne le geometrie necessarie per sviluppare il progetto illuminotecnico”.

 

I lighting designer

Abbiamo sentito numerosi studi italiani dedicati al lighting design e alla progettazione dell’Interior Design architettonico e abbiamo trovato in generale una forte attenzione agli sviluppi anche in ambito lighting per questo tipo di approccio progettuale.

Per ragioni di natura diversa, alcuni studi ancora non si sono direttamente organizzati a gestirlo, per ragioni di dimensioni operative e/o di costi, mentre altri ne hanno avuto esperienze solo in modo indiretto, in quanto spesso attori di un’offerta iscritta all’interno di altre attività coordinate da società di engineering.

Riportiamo quindi qui a seguire le esperienze di quanti ne hanno già avuto un’esperienza professionale diretta.

 

GRUPPO C14

Il BIM per il progetto ‘Gioia 22’

“..Il BIM sta diventando sempre più una realtà all’interno del nostro quotidiano, l’intenzione è quella di operare con “oggetti intelligenti” dai parametri definiti e una banca dati in continuo sviluppo. In studio riusciamo a dare vita ad idee sempre nuove, ogni giorno, anche grazie a supporti tecnici sempre più evoluti. Crediamo che questo sistema possa garantire una migliore qualità e sicurezza sul prodotto finale, in quanto il modello sul quale innestiamo i nostri componenti viene gestito e controllato simultaneamente con tutti i soggetti in cloud, riuscendo a limitare le interferenze e ad avere un prodotto architettonico qualitativamente importante”.

Un’immagine del team (cortesia: Gruppo C14)

L’approccio al progetto con software e strumenti all’avanguardia non è una novità per noi, soprattutto in ambito lighting. Lo stesso è stato per il progetto ‘Gioia 22’, per il quale siamo stati coinvolti da COIMA per le nostre competenze in quello che si potrebbe definire uno Smart Building Process”.

Progetto ‘Gioia 22’ (committente: COIMA) (cortesia: Gruppo C14)

Attraverso il BIM, ogni elemento di progetto è stato registrato con il suo bagaglio informativo, e si è evoluto in parallelo con lo sviluppo dell’edificio. Abbiamo elaborato un modello complesso, che grazie all’interoperabilità tra le parti, garantisce una gestione semplice e sicura per l’intero ciclo di vita dell’edificio, sin dalle fasi preliminari”.

 

Ferrara Palladino Lightscape

Uno strumento necessario

“..Il BIM è uno strumento che viene utilizzato per lavori di una certa dimensione dove si intrecciano competenze diverse e spesso numerose. Questo strumento è necessario per ridurre al massimo tempi e potenziali errori”.

L’arch. Cinzia Ferrara

Per quanto riguarda la nostra esperienza nei progetti che stiamo portando avanti esiste un gruppo di persone che si occupa specificatamente del BIM e che lavora continuamente all’aggiornamento degli elaborati raccogliendo gli input dei vari consulenti”.

Malpensa Terminal 1. La Piazza del Lusso (courtesy: Ferrara Palladino Lightscape)

Due esempi progettuali a noi vicini sono gli aeroporti milanesi di Linate e Malpensa per i quali siamo consulenti”.

 

Metis Lighting

Un ‘team BIM’ interno dedicato

“..Abbiamo iniziato a lavorare con il metodo BIM 3 anni fa. Tra i lavori più significativi citiamo il progetto illuminotecnico della Metropolitana di Doha iniziato nel 2015 e l’ Hotel Bulgari a Mosca del 2016, entrambi ancora in costruzione”.

L’arch. Marinella Patetta e l’arch. Claudio Valent

Metis ha scelto di formare un ‘’team BIM’’ interno: questa modalità di lavoro ha permesso, oltre all’ esecuzione del progetto con il rispettivo software, di consolidare una metodologia di scambio di informazioni con gli altri attori del progetto”.

“Tale approfondimento è ancora più importante visto che ad oggi BIM non prevede ancora il Lighting Design come disciplina specifica. C’ è quindi una chiara mancanza di riferimenti ed è ancora tutto da costruire”.

 

Studio Alberto Apostoli Architecture & Design

“…Il nostro studio utilizza lo strumento BIM ormai da quattro anni. Siamo stati tra i primi studi in Italia ad utilizzarlo per la progettazione di spa e centri benessere”.

L’arch. Alberto Apostoli (cortesia: Studio Alberto Apostoli Architecture & Design)

“In questa direzione, abbiamo recentemente vinto la gara pubblica per la progettazione del nuovo polo termale di Grado insieme ad un gruppo di studi professionali capitanati da Archest. La squadra di lavoro svilupperà l’intero progetto (e quindi anche la parte illuminotecnica) in modalità BIM”.

(Contributi al sondaggio su aziende e professionisti a cura di Massimo M. Villa – Redazione)

 

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