Architetture e Lighting

Interni d’autore

(courtesy: Silvio De Ponte| De Ponte Studio Architects)
(courtesy: Silvio De Ponte| De Ponte Studio Architects)

La luce come materia viva, elemento fisico da plasmare per configurare la spazialità interna, così da conferirle una propria identità. Dalla casa al retail, dalle installazioni agli interventi museali, c’è un filo rosso che accomuna – fatte salve le diversità degli stili e del linguaggio – le varie tipologie progettuali: la capacità dei progettisti di considerare la componente illuminotecnica parte integrante dello spazio architettonico, con cui la luce si relaziona e interagisce.        

Valkenswaard, Tops International Arena

Alexander Bellman – Gruppo C14

Alexander Bellman
Alexander Bellman

Nel recente intervento di interior design della Tops International Arena, nella città olandese di Valkenswaard, il Gruppo C14, fondato dal lighting designer Alexander Bellman, coniuga l’originalità delle soluzioni – eleganti, ma sobrie, senza mai scadere in uno stile troppo classico –  con la qualità dei materiali.

Il centro sportivo nasce dal sogno di Jan Tops: medaglia d’oro di salto a ostacoli alle Olimpiadi del 1992, è oggi uno dei più stimati preparatori di cavalli al mondo.

Il complesso architettonico è strutturato in due edifici, dedicati, in gran parte, all’accoglienza degli ospiti.

Punta di diamante del progetto illuminotecnico, esteso sia agli spazi interni sia alle zone esterne, è il grande lampadario disegnato per il committente.

Un’immagine della grande sospensione custom (courtesy photo: Gruppo C14)
Un’immagine della grande sospensione custom (courtesy photo: Gruppo C14)
Uno studio del progetto (courtesy photo: Gruppo C14)
Uno studio del progetto (courtesy photo: Gruppo C14)

Una scultura stilizzata che ritrae un cavallo nell’attimo in cui salta, ispirata al logo di Jan Tops.

La struttura portante è composta da 2 contropiastre fissate al soffitto, a cui si agganciano 4 piastre in acciaio nichelato specchiante. Da queste discendono più di 150 lanterne che vanno a comporre l’immagine caratterizzante.

Un solo apparecchio di illuminazione – il proiettore “Allegro Washer” di Traxon – Osram Group (angolo 30°, 2526 lm e 52 W di potenza) – inserito nella cupola semisferica, dotato di effetto Dynamic White 2700K – 6500K, conferisce movimento alla sagoma, attraverso un passaggio di luce – da calda a fredda – che avviene lentamente, tanto da risultare quasi impercettibile.

Interior e lighting design:  Alexander Bellman – Gruppo C14

Ristorante Filippo La Mantia, Milano

Lissoni Associati

Il nuovo spazio milanese dello chef Filippo La Mantia è molto più di un ristorante. È un concentrato di passioni, oltre che un omaggio alla Sicilia, che il proprietario condivide. Musica, fotografie, e motociclette sono tutte rese, nella loro essenza, nel progetto di Piero Lissoni.

Pietro Lissoni (courtesy photo: Giovanni Gastel)
Pietro Lissoni (courtesy photo: Giovanni Gastel)

L’architetto disegna per l’amico e rinomato chef un grande lounge, con apposite soluzioni illuminotecniche, che si snoda su 1800 m2 di superficie, distribuito su due piani.

All’ingresso, è il bar diurno a catturare l’attenzione. Luminoso, con le parete piastrellate in cotto, nelle nuance del latte, si affaccia su piazza Risorgimento.

Il bancone, rivestito di piastrelle in pietra lavica con decori bianchi che sembrano ricami, è illuminato da una lampada orizzontale “custom” a LED.

Due immagini del Ristorante: il bancone e alcuni dei tavolini della zona bistrot (courtesy photo: Santi Caleca)

Lunga quanto lo stesso tavolo, è realizzata su disegno di Lissoni, e ha una struttura in metallo con l’inserimento di vetro retinato per diffusore.

Il paralume, invece, è in tessuto plissettato. Gli ambienti del locale si sviluppano in un’armonia di sfumature dai toni caldi nelle sue declinazioni più sofisticate, dai pavimenti in legno scuro alle pareti color tortora.

Qua e là tocchi di colore decisi, come nei tavolini bistrot: diversi non solo nelle tinte, ma anche nei materiali e nelle geometrie del piano d’appoggio, si alternano nelle forme rotonde e quadrate, su cui scendono, a mo’ di lampadari, i tubolari di ferro grezzo cerato, dotati di luce alogena, nati dalla matita di Lissoni.

Progetto e lighting design: Lissoni Associati

Milano, Mondadori Store 

Migliore+Servetto Architects

Ico Migliore e Mara Servetto (courtesy Migliore+Servetto Architects)

È il lighting design a contraddistinguere, con la sua cifra stilistica, i nuovi Mondadori Store.

Nel retail milanese di via San Pietro all’Orto, come in tutti gli altri, gli architetti Ico Migliore e Mara Servetto sperimentano una soluzione che porta direttamente la luce sul piano dell’esposizione.

I montanti metallici delle librerie accolgono al loro interno strip LED proteggendo dall’abbagliamento il visitatore, ma offrendo anche un effetto luminoso diffuso che dà risalto ai libri.

Vista d’insieme del nuovo concept store (courtesy photo: Andrea Martiradonna)
Vista d’insieme del nuovo concept store (courtesy photo: Andrea Martiradonna)
Uno studio del concept per gli espositori (courtesy: Ico Migliore)
Uno studio del concept per gli espositori (courtesy: Ico Migliore)

Dall’alto della sala scendono grandi “lampadoni” rettangolari, eseguiti su disegno, che generano un duplice livello di luce: il primo è di definizione del campo luminoso ottenuto dall’illuminazione del perimetro della lampada, dove un profilo in metallo concavo riflette luci LED continue; il secondo è per un’illuminazione diffusa – sempre attraverso strip LED continue – che corre lungo il piano centrale dei “lampadoni”, definito da un tessuto tecnico con struttura in fibre di vetro.

La texture funge da diffusore permettendo, nello stesso tempo, la permeabilità visiva del soffitto e supportando la comunicazione grafica attraverso la stampa del logo Mondadori. Al di sotto del bordo perimetrale, è incassato un binario per l’inserimento di spot orientabili (LED 3000 lm Warm White), prodotti da iGuzzini e Orlandi, in grado di disegnare accenti di luce mirati sull’esposizione sottostante o circostante, a seconda delle esigenze di posizionamento.

Progetto e lighting design: Migliore+Servetto Architects

Atelier Swarovski Home, Salone del Mobile 2016  Milano

Piuarch

Per il lancio del nuovo brand di creazioni di lusso Atelier Swarovski Home, lo studio Piuarch ha realizzato, durante l’edizione 2016 del Salone del Mobile di Milano, un allestimento che ha coinvolto il pubblico in un’atmosfera affascinante.

Un gioco di riflessi ideati per mettere in relazione gli elementi di design con l’architettura classica, con gli affreschi e i pavimenti in seminato veneziano di Palazzo Cagnola.

(courtesy photo: Piuarch)
Due immagini dell’allestimento (courtesy photo: Piuarch)
Due immagini dell’allestimento (courtesy photo: Piuarch)
Piuarch – Francesco Fresa, Germán Fuenmayor, Gino Garbellini, Monica Tricario
Piuarch – Francesco Fresa, Germán Fuenmayor, Gino Garbellini, Monica Tricario

Superata la soglia, creata con nastri riflettenti che introducono nello spazio espositivo, si entra nel mondo Swarovski attraverso alcune particolari installazioni: i tavoli, con superficie specchiante, trasformano le pitture del soffitto nell’immagine di fondo della collezione, così come il grande taumascopio, che brilla al centro della sala, dà vita a riverberi di luci che richiamano gli elementi della pregiata linea di accessori.

Nell’intento di valorizzarla, il progetto illuminotecnico si è affidato a una serie di faretti sagomatori e, allo stesso tempo ha evidenziato la volta affrescata grazie ad apposite strip LED.

“Sniper” di ProLights – un marchio di Music & Lights Company – è un sagomatore dalle dimensioni contenute, per indoor o come proiettore di gobos, equipaggiato con un LED ad alta potenza da 25W (8800 lux; vita media sorgente > 50000 h).

Progetto architettonico: Piuarch – Francesco Fresa, Germán Fuenmayor, Gino Garbellini, Monica Tricario

Progetto Illuminotecnico: Pollice Illuminazione Srl.

Villa a Sogliano Cavour, Lecce 

Ludovica + Roberto Palomba /Studio ps+a Palomba Serafini Associati

Ludovica Serafini e Roberto Palomba (courtesy photo: Enrico Costantini)
Ludovica Serafini e Roberto Palomba (courtesy photo: Enrico Costantini)

La casa di Sogliano Cavour, nel territorio leccese, nasce dal recupero di un antico frantoio. Gli architetti Ludovica Serafini e Roberto Palomba impostano una matrice progettuale tesa a valorizzare l’identità del luogo, servendosi di materiali naturali e di colori tipici delle abitazioni del Salento, come il bianco splendente della calce sulle pareti.

La villa, di circa 400 m2, è un susseguirsi di grandi ambienti, posizionati su più livelli, caratterizzati da alti soffitti a volta a stella, risalenti al 1600.

Il progetto illuminotecnico si è limitato a non sovraccaricare l’atmosfera luminosa, già di per sé in intensa.


Due immagini dell’Interior della Villa (courtesy: Ludovica + Roberto Palomba / Studio ps+a) (courtesy photo: Max Maiola)

Punti luce sono stati posizionati soltanto nel salone, nella scalinata che conduce alla piccola corte centrale, e nella zona lettura ricavata nel patio adiacente al cortile.

Ed è qui che la lampada “Gregg” (LED Retrofit/Fluo 1x26W E26), firmata dai due progettisti per Foscarini, trova la sua giusta collocazione.

In vetro soffiato (per gli interni) o in polietilene stampato (per l’outdoor), è priva di effetti decorativi, e richiama alla mente un’inedita estetica formale, puntando esclusivamente sulla mutevole percezione del volume, che cambia in base al punto di osservazione.

Project e lighting design: Ludovica + Roberto Palomba / Studio ps+a

Allestimento progetto “Connections”, Salone del Mobile 2016, Milano 

De Ponte Studio Architects

Silvio De Ponte
Silvio De Ponte

“Connessioni | Connections” è il progetto presentato all’ultimo Salone del Mobile. Sviluppato in collaborazione con PRESSO | Porta Nuova, all’interno dello spazio nel nuovo centro nevralgico milanese, l’evento ha voluto comunicare la logica per cui, oggi, nei processi creativi, è necessario collegare i molteplici aspetti che compongono il progetto.

Due immagini dell’allestimento (courtesy: Silvio De Ponte| De Ponte Studio Architects)
Due immagini dell’allestimento (courtesy: Silvio De Ponte| De Ponte Studio Architects)

 

“Connections”

L’allestimento è un mix di materiali eterogenei, naturali e artificiali, in cui la luce assume un ruolo fondamentale.

Lo scopo è generare una sorta di narrazione luminosa: da qui la scelta di collocare apparecchi di illuminazione con sorgenti differenti. Così nel tunnel principale, ai proiettori a LED a 3000 K, collocati in alto, dotati di un fascio luminoso stretto a 10°, per luce d’accento, si aggiungono altri apparecchi con un fascio a 24° per una luce più morbida e diffusa, oltre alle lampade PAR a LED con gelatine rosse, volute per esaltare il fascino della grotta.

Generare, nella stessa area espositiva, soluzioni luminose diversificate tra loro è l’obiettivo dell’architetto: ad esempio, per rendere visibili alcuni prodotti di uso quotidiano e la grafica di comunicazione, il progettista ha utilizzato una luce funzionale.

Sono state utilizzate barre a LED lineari da 4000 K mixate, al fine di riscaldare e ammorbidire l’effetto luminoso, con fasci di luce bianca a LED –  effetto spot – con emissione a fascio concentrante e tc 3200 K.

Progetto e lighting design: arch. Silvio De Ponte| De Ponte Studio Architect

Palazzo dei Musei, Reggio Emilia

Studio Italo Rota 

Il progetto delle ambientazioni e degli allestimenti di Palazzo dei Musei di Reggio Emilia si configura come una nuova idea di Museo. Una visione che, a partire dal patrimonio storico sia architettonico sia della cultura materiale e dei reperti storico-artistici, riesce a rivitalizzare la memoria comune proiettandola nel futuro.

Due immagini del Museo (courtesy photo: Carlo Vannini)
Due immagini del Museo (courtesy photo: Carlo Vannini)
(courtesy photo: Carlo Vannini)
Italo Rota e Alessandro Pedretti (courtesy photo: Elliott Erwitt)
Italo Rota e Alessandro Pedretti (courtesy photo: Elliott Erwitt)

Il progetto illuminotecnico s’integra in maniera attiva in questo processo di percorso e relazioni tra gli spazi: una continuità formale e visiva che si evince negli ambienti mantenuti nella loro percezione storica, così come in quelli da re-immaginare in chiave contemporanea.

Il lighting design instaura un profondo legame con l’architettura del luogo, gli oggetti e la stessa luce naturale; che, a tratti, filtrata, penetra attraverso le mura storiche dell’edificio.

L’idea della luce è concepita come ritmo che scandisce la spazialità interna e le aree espositive, evidenziando, sempre, le peculiarità delle collezioni esposte.

È una luce omogeneamente diffusa sia dagli apparecchi a sospensione, come la lampada “Calenda” firmata da Rota & Pedretti per Artemide, sia dagli apparecchi architettonicamente disposti come sequenza di bit luminosi, come nel caso di “Perluce”, un apparecchio Zumtobel.

Progetto: arch. Italo Rota

Lighting Project: arch. Alessandro Pedretti

(arch. Elviro Di Meo)

 

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