Milano – Mostra “Food. La Scienza dai semi al piatto”

Appunti per un percorso di progetto

 

Milano, Mostra “Food. La Scienza dai semi al piatto”. La sala 1 (cortesia: CC BY-ND)
Milano, Mostra “Food. La Scienza dai semi al piatto”. La sala 1 (cortesia: CC BY-ND)

Sviluppare il progetto di una mostra è come scrivere una storia: si deve tenere conto di cosa dire e come dirlo, di come si inizia e come si conclude: l’avventura di “Food, la scienza dai semi al piatto” è in tal senso lo sviluppo di un racconto partito nell’estate 2013

Con la mostra “Food. La Scienza dai semi al piatto”, si voleva realizzare un prodotto che avesse una solida impostazione scientifica e al tempo stesso risultasse coinvolgente, user friendly, tutto da toccare e sperimentare. Come progettisti dell’allestimento, la nostra sceneggiatura prevedeva molti contenuti interattivi: gli “ingredienti” della storia dovevano essere spiegati tramite proiezioni ed exhibit interattivi progettati ad hoc.

Il concept iniziale doveva quindi tenere in equilibrio i contenuti, strutturati linearmente in sei sezioni, ciascuna differenziata al proprio interno; mettere a sistema numerose esigenze logistiche, geometria delle sale e tecnologie disponibili; coordinare tempistiche di costruzione e di allestimento, trasporti ed esigenze di budget.

La mostra doveva essere inoltre fruibile su più livelli, sia nei contenuti che nei percorsi e consentire un’adeguata “urbanistica” di visita per differenti tipologie di visitatori e una conseguente ergonomia di lettura: ognuno di questi requisiti in un progetto influenza gli altri, e per questo è necessario sviluppare una strategia che equilibri i pesi da assegnare ai differenti elementi senza perdere la visione di insieme.

Questo lavoro di definizione preliminare della struttura, fatto assieme ai curatori, è fondamentale. E’ anche molto divertente, perché ognuno si avventura in un mondo nuovo, differente dal proprio, in cui non è immediatamente a proprio agio. Una volta costruito l’impianto sono stati coinvolti nelle fasi di progetto uno dopo l’altro tutti i componenti della squadra: progettisti degli exhibit, allestitori, registi, scenografi, tecnici audio e video, attori etc… in modo che tutte le parti fossero coordinate.

Atmosfere, allestimento e lighting

Il primo passo dello script è stato quello di intonare le sezioni a 5 atmosfere differenti, in funzione dei contenuti esposti: la sala introduttiva è molto buia e funge da passaggio dalla città ad un nuovo scenario, allestita con una ricostruzione scenografica di un campo di spighe di grano ed un unico pannello con il titolo della mostra. Appena entrati si è investiti da un forte odore di pane appena sfornato emesso da un diffusore alle spalle.

Una tenda separa dalla prima sala, che racconta di semi e biodiversità, della ricchezza della natura e di come si preservano le specie vegetali. La sala è a predominanza di toni freddi in un’atmosfera sospesa, quasi di una cattedrale ieratica e silenziosa. Le pareti sono completamente rivestite da centinaia di barattoli di vetro retroilluminati dalle pareti LED e pieni di semi colorati. Un’illuminazione diretta di tono più caldo evidenzia alcune zone delle pareti. Al centro un volume ispirato alla banca dei semi delle Isole Svalbard, nel mar glaciale artico, espone i contenuti sulla conservazione delle differenti specie nel mondo.

Nella seconda sala i vari semi/ingredienti viaggiano per il mondo ed evolvono, i toni sono più caldi e i contenuti più descrittivi. L’illuminazione cambia di conseguenza, preferendo atmosfere morbide e diffuse. Al centro, in una proiezione video, tre attori recitano ricette di epoche diverse. Un tavolo interattivo e una serie di macchine per la raffinazione degli alimenti in funzione dividono i contenuti in differenti aree: agrumi, caffè, grano, cacao, riso e mele.

Sono presenti alcuni olfattori che fanno percepire gli odori di cacao e dei vari tipi di agrumi in relazione al loro albero genealogico.

La terza sala è il cuore della mostra: la cucina.

Fin dall’inizio si voleva “esplodere” forme e contenuti, seguendo la logica del disegno di architettura che smonta i componenti, ma anche seguendo la logica scientifica di scomposizione dei fenomeni in parti per “guardare dentro” ai singoli eventi e raccontarli: qui oggetti, scenografie, numerosi exhibit interattivi – sia meccanici che digitali – infografiche e video convivono insieme.

Milano, Mostra “Food. La Scienza dai semi al piatto”. Sala 3 (cortesia: CC BY-ND)
Milano, Mostra “Food. La Scienza dai semi al piatto”. Sala 3 (cortesia: CC BY-ND)

Con l’illuminazione si è cercato di evidenziare alcuni focus rispetto ad altri, per esempio i numerosi elettrodomestici che spiegano il proprio funzionamento. In questa sala l’urbanistica è stata studiata per lasciar vagare il visitatore a piacimento, mentre nelle precedenti le geometrie suggerivano un percorso più preciso.

Lultima sezione riguarda i sensi, un momento più riflessivo nel quale approfondire le interazione dei sensi per determinare un sapore. In una sala quasi completamente al buio solo alcuni elementi sono evidenziati: un tappeto interattivo e una serie di olfattori retroilluminati che diffondono odori di molecole differenti.

Sala 4. Gli olfattori retroilluminati (cortesia: Reggiani Illuminazione)
Sala 4. Gli olfattori retroilluminati (cortesia: Reggiani Illuminazione)

In questa sala la conclusione del percorso di visita è accompagnata da un video in cui si assiste alle espressioni di una serie di bambini che assaggiano per la prima volta strani sapori.

Il progetto illuminotecnico

Viste le esigenze espositive, legate al tema proposto, ai percorsi, all’obiettivo di creare con il pubblico – un pubblico trasversale – la massima interazione, nonché per le chiavi di lettura molteplici cui si presta il “mondo del food”, Reggiani Illuminazione – qui presente in chiave di Lighting Sponsor dell’evento – ha realizzato un progetto illuminotecnico con apparecchi di illuminazione “differenziati” con le performance più idonee per ciascuno degli obiettivi attesi per illuminazione e percezione degli oggetti e dei pannelli informativi e didattici.

Per l’illuminazione degli ambiti espositivi sono stati così utilizzati i proiettori “Yori” applicati su binari elettrificati sospesi ad un’altezza di 5 m, mentre il Padiglione esterno adibito a biglietteria, bookshop e spazio collaterale alla sede del Museo – dove si articola la didattica sulla mostra e gli eventi previsti relativi a scienza, cultura dell’alimentazione e show cooking – è valorizzato dalla luce di apparecchi da incasso a LED di ultima generazione (si tratta della serie “Trybeca”, incassi dal design essenziale, in grado di fornire flessibilità e performance ottimali in una molteplicità di contesti architettonici, senza modificare la volumetria geometrica degli spazi).

Nel Padiglione sono installati anche apparecchi ad incasso orientabili (serie Re Low LED da 10W), per ottenere un’adeguata illuminazione d’accento anche su superfici verticali, come è il caso proprio di un bookshop. Reggiani Illuminazione ha integrato qui la sua presenza in due ambiti specialistici distinti della filiera dell’illuminazione, quello del settore dell’allestimento museale e quello della “Food Lighting”, dove la percezione visiva dell’osservatore deve cogliere appieno le caratteristiche cromatiche di quanto viene esposto: per queste ragioni Reggiani ha messo a punto il sistema ottico IOS a filtri selettivi.

Per concludere…

..Due elementi importanti da tenere sempre sotto controllo sono le geometrie degli spazi che si disegnano e come si progetta la luce in relazione al percorso: per la mostra Food… si è cercato di sviluppare un percorso che lasciasse al visitatore la curiosità per gli argomenti trattati e insieme l’emozione di un luogo pieno di suggestioni: in mostra si passa in spazi differenti, ognuno pensato per creare un ritmo, un’attesa e l’auspicio di legare il ricordo ad un’emozione.

(a cura di arch. Stefano Grande – progettista e designer dell’allestimento, Arsenali Digitali, Genova)

Food. La Scienza dai semi al piatto

Milano, Museo Civico di Storia Naturale

Dal 28 novembre 2014 al 28 giugno 2015

Mostra prodotta da Comune di Milano-Cultura, Codice. Idee per la cultura, 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE.

Curatori: Dario Bressanini e Beatrice Mautino

Progettazione: arch. Stefano Grande – Arsenali digitali – Genova

Progetto illuminotecnico: Reggiani Illuminazione

Allestimento e tecniche audio/video: ProEvent

Grafica: Pepe nymi

Exhibit interattivi: Hic ad Hoc – Torino

Video: Alessandro Bernard

Documentari scientifici: Formica blu

Scenografie: Tommaso Monza

Superficie allestimento: 800 m2

 

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