Peter Wynne Willson

Alle origini dell’invenzione

 

“Pink Floyd Arnold Layne live” at The Barbican – Syd Barrett Tribute (2007) (courtesy: www.fossiloptical.com – www.optifanatics.com)

Peter Wynne Willson è sicuramente una delle figure più eclettiche nel mondo dello stage lighting e dell’entertainment. Product designer e lighting designer, famoso per aver legato storicamente il suo nome alle collaborazioni con i Pink Floyd, è stato l’inventore di soluzioni che hanno aperto la strada al futuro della luce per lo spettacolo

Molti anni sono trascorsi dalle prime storiche ‘performance’ live dei Pink Floyd a Londra, eppure molte delle idee di allora sono poi divenute terreno di coltura per gli artisti e l’industria del lighting. Ed è Peter Wynne Willson uno dei principali artefici di tutto questo.

Il lighting designer e product designer inglese Peter Wynne Willson (courtesy: WWG Ltd.)

La rivista LUCE E DESIGN lo ha incontrato, proprio per tracciare il percorso che da quegli anni arriva fino ai giorni nostri.

La luce e le sue riflessioni

Hai iniziato la tua attività in teatro ma quale è stata la tua prima formazione?

“All’età di cinque anni ero assolutamente affascinato dal mondo esterno visto attraverso uno specchio convesso, a sei mi ossessionava l’acqua colorata con solfato di rame e permanganato di potassio, con violetto di genziana e cose simili, mentre a otto studiavo cristalli e liquidi su vetrini con un bellissimo microscopio Ross in ottone completo di ottica con obiettivi ad immersione ad olio (NdR: una tecnica per aumentare il potere di risoluzione delle lenti), piano ottico reversibile, specchio concavo e schermo polarizzato.

A undici anni ho costruito e fatto funzionare un semplice eliografo a Buxton, una località nella contea del Derbyshire non proprio famosa per le giornate di sole. A quattordici anni, in una scuola famosa per la formazione in ingegneria, eccellevo in fisica pratica e realizzai il mio primo riflettore partendo da una lampada di segnalazione ‘Aldis’, eliminando il meccanismo di scatto e superando la tensione della lampada del 100%. L’utilizzo inappropriato del dispositivo è stata una delle ragioni del mio ritiro anticipato dalla scuola.

All’età di quindici anni, al mio primo lavoro in teatro, ho ingannato cambiando il mio ruolo di falegname di scena con quello di responsabile dell’illuminazione scenica, dopodichè ho perso in realtà interesse nella formazione tradizionale. A diciassette anni ero capo elettricista all’Harrogate Theatre, mentre a diciotto responsabile della console luci per il musical “Oliver!” al The New Theatre (ora The Albery Theatre, a Londra).

L’immagine di luce dei Pink Floyd: fra luce polarizzata e ‘Dalek

Peter Wynne-Willson è stato uno fra i protagonisti dell’illuminazione sulla scena musicale nel Regno Unito, lavorando con i Pink Floyd già nel 1966 al club UFO e poi alla Roundhouse, storici locali londinesi che hanno ospitato le più celebri performance live dei più importanti nomi del rock e del pop di quegli anni e che sono stati il teatro delle prime proiezioni di luce psichedeliche a 360°.

Gli anni ’60 coincidono con la tua prima collaborazione come lighting designer con il gruppo dei Pink Floyd e la tua partecipazione ai loro tour in Europa e in America. Quali sono state le più importanti innovazioni tecniche in quegli anni e quale ruolo ha avuto il tuo contributo allo stage lighting?

“Abitavo nel centro di Londra, appena fuori Cambridge Circus, sopra un negozio che vendeva cristalli dielettrici al quarzo; nell’edificio c’erano stanze su tre piani, e Syd Barrett è venuto ad abitare in una di queste con la sua ragazza Lindsey Corner. Quando ho ascoltato la sua musica ho capito dove sarebbe andata la mia attenzione verso la luce, quindi ho lavorato con Syd e illuminato gli show dei Pink Floyd dal 1966 al 1968.

Ho sviluppato alcuni effetti di ‘persistenza’ della visione in bianco e nero e a colori, alcuni con l’aggiunta di specchi rapidi di scansione che erano controllati a mano e effetti polarizzati ottenuti con lo strappo di film di etilene e lo stiramento del lattice o di liquidi agitati su slide proiettate.

In particolare ho realizzato il sistema “Dalek”, un dispositivo a colori ad alta velocità sovrapposto che, con le corrette impostazioni e in determinate circostanze, poteva anche indurre stati leggeri di trance e allucinazioni… Quelli erano gli anni ’60!”

Dalla discoteca al proiettore a specchio mobile

Alla fine degli anni ’70 e nel corso degli anni ’80 hai sviluppato la tua attività come Product Designer con la tua società ‘The Light Machine Company’. In quegli anni il progetto di luce per gli ambiti dell’entertainment ha avuto una rapida evoluzione e il progetto di sistemi come il tuo ‘PanCan Remote Control Reflector System’ mi pare un chiaro esempio…

“La mania della danza fece il suo ingresso nel nostro settore come una tempesta portando con sè la discoteca e una nuova opportunità di libertà con i fasci mobili di luce. Ho fondato la ‘Light Machine Company’ per molare i prismi e farli ruotare per adattarli al telaio dei proiettori e con la “Light Machine Gun”  abbiamo sviluppato una soluzione per produrre un fascio di luce stretto e sfruttare l’atmosfera fumosa dei club di quel periodo.

La “Light Machine Gun” realizzata dalla ‘Light Machine Company’ di Wynne Willson per gli ambiti delle grandi discoteche (courtesy: WWG Ltd.)

A partire da lì un sistema più luminoso e caratterizzato da un controllo più sofisticato è stato poi realizzato nel 1979 con il sistema ‘’PanCan’’ per le arene delle più grandi discoteche e nelle produzioni teatrali più avanzate.

Il proiettore PanCan con il suo progettista Peter Wynne Willson (courtesy: WWG Ltd.)

Abbiamo avuto molto successo e pochi fallimenti, ma in quella fase abbiamo inaugurato l’era del motore passo-passo e del controllo digitale delle luci mobili (1)”.

Ancora con i Pink Floyd: “The Division Bell Tour”

Wynne Willson collabora ancora con i Pink Floyd in occasione del “The Division Bell Tour” nel 1993 – 1994 e con la sua società WWG viene chiamato a sviluppare gli effetti speciali per il tour, con proiezioni di liquidi su superfici di grande formato (con proiettori Telejector Telescan da 7 kW appositamente modificati e olii colorati).

Le prove di illuminazione sul palco del Pink Floyd “The Division Bell Tour” (1993 – 1994), con gli effetti realizzati con proiezioni in grande formato con proiettori Telescan Telejector da 7 kW e olii colorati speciali (courtesy: WWG Ltd.)

Negli anni ’90 nell’ambito della tua nuova società WWG Ltd con Tony Gottelier la tua capacità di anticipare gli attuali scenari del live set si realizza in due momenti: la nuova versione del sistema “Dalek” con lampade a scarica da 4000 W e filtri dicroici ed il suo uso per il tour dei Pink Floyd “The Division Bell”. Vuoi dirci qualcosa al proposito e parlarci della tua collaborazione nel tour con il set designer Mark Fisher e il lighting director Marc Brickman?

“Per il tour ‘The Division Bell’, la band volle avere alcuni dei miei effetti degli anni ‘60, in particolare quelli realizzati con i proiettori “Dalek”. Quando ho presentato alcune di queste proiezioni liquide a Mark Brickman ha iniziato a ballare intorno allo studio ridendo di gioia. Ha deciso di avere sulla scena diversi effetti proiettati e naturalmente attraverso il sistema ‘Dalek’.

Per il palco degli stadi, ho aumentato le dimensioni dell’originale da 100 mm di diametro a 1.000 mm, incrementando l’area di colore di almeno mille volte, e abbiamo utilizzato come sorgenti lampade a scarica HMI da 4K.

Pink Floyd “The Division Bell Tour”. La riedizione del sistema “Dalek”, progettata e costruita da Peter Wynne Willson, potenziata per lampada a scarica HMI da 4K (courtesy: WWG Ltd.)

Il diametro del misuratore era di 6 mm di vetro incollato su uno strato di borosilicato con rivestimento dicroico da 1,5 mm e la rotazione a una velocità di 1.000 giri al minuto risultava abbastanza difficile da controllare, ma l’effetto poteva essere notevole e molto luminoso.

Il lighting director Marc Brickman ne fu deliziato, mentre il set designer Mark Fisher non altrettanto, dal momento che non aveva lasciato abbastanza spazio sul palcoscenico per i Dalek che quindi risultavano troppo vicini a David Gilmour quando suonava”.

Anni 2000: lo sviluppo di nuovi sistemi e il confronto con le soluzioni digitali e la tecnologia LED

Nel corso degli anni 2000 dal confronto con le nuove tecnologie digitali hai creato due altri sistemi, “The Catalyst System”, un fantastico strumento per gestire video, immagini, e proiezioni di luce sulla scena e “VersaTube”, un sistema LED nel quale la luce colorata scorre in modo dinamico, e che è stato utilizzato ad esempio dai Coldplay per il loro videoclip “Speed of Sound”. Puoi dirci da quali concept sono nate queste due soluzioni e qual è la tua opinione sulle nuove tecnologie digitali per lo stage lighting?

“Il concept per ‘Catalyst’ mi è venuto da due indicazioni: avevo progettato un caricatore a colori per cassette e avevo un limite al numero di colori che potevano essere gestiti, e l’altra cosa era il contesto di una nave da crociera dove Tony (NdR. Gottelier, socio di Willson) voleva proiettare video in diverse aree e in momenti diversi. Una testa a specchio periscopica collegata ad un proiettore digitale ad alta potenza ha risolto i due problemi: potevamo spostare il raggio in qualunque posizione nel club e per quanto riguarda il proiettore come sorgente di luce potevo avere accesso non a sedici ma a sedici milioni di colori.

Allora a quel punto abbiamo pensato: perché non includere i vari goboes nel catalogo? E perché non i video, e una programmazione a livelli e perché non trasformare il controllo come un’interfaccia lighting invece di limitarsi ad un telecomando tipo TV?

In questo modo il server ‘Catalyst Media’ è nato ed è stato utilizzato con grande soddisfazione in molti spettacoli teatrali. Ma con il passare del tempo devo dire che ho visto utilizzi così mediocri realizzati a livello video che ho perso l’interesse per l’immagine digitale”.

Il server ‘Catalyst Media’ per l’entertainment e gli ambiti del teatro (courtesy: WWG Ltd.)

“Nel 1967 ho fatto alcuni esperimenti con la modulazione di indicatori al neon, questi cambiavano bene il loro stato ma la loro luce era molto fioca. Con la nascita dei LED, ho ricominciato a lavorare sul sistema, ma ero insoddisfatto dalla presenza dei ‘pixel’ e dal fastidioso luccichio dei singoli LED.

Sono però a quel punto successe due cose in rapida successione: ho portato la diffusione luminosa su una striscia di LED, ed è stato inventato il LED blu, e la situazione è completamente cambiata. Il sistema “VersaTube” e i suoi numerosi derivati possono essere visti in tutto il mondo e ci sono alcune loro applicazioni davvero di buon gusto, e fra queste una che mi piace è proprio quella realizzata per il videoclip dei Coldplay,“Speed of Sound”.

Il sistema a luce LED “VersaTube” è stato utilizzato per il set del videoclip di “Speed of Sound” dei Coldplay (2005) (courtesy: WWG Ltd.)
Presentazione dell’ultimo disco dei Pink Floyd ”The Endless River” (courtesy photo: Peter W.Willson)

Progettare la luce per il teatro

Peter Wynne Willson ha continuato negli anni a lavorare e progettare soluzioni di illuminazione anche per il mondo del teatro e fra queste “Fantôme”, una evoluzione speciale del proiettore Robert Juliat Zoom profile da 2,5 kW, che è stato molto apprezzato dai lighting designer.

“Per la Royal Opera House di Londra ho progettato e realizzato 10 lanterne HMI da 2.5 K con iris, gobo, frost, zoom, messa a fuoco, cambio colore e movimento 360 x 360, il sistema ‘Fantome’. Abbiamo installato grandi sistemi di questo tipo anche nel Munich Kammerspieler e presso la National Opera House di Amsterdam”.

Stage lighting. Un punto di vista sul futuro

Per concludere, qual è il tuo punto di vista su una delle nuove tendenze nello stage lighting che vede in modo crescente la luce integrata negli effetti video? E su che cosa stai lavorando ora?

“Penso che tutti gli apparecchi di illuminazione meccanici più sofisticati abbiano ormai lasciato il posto al proiettore digitale, al ‘Catalyst’ e ai suoi seguaci. Questa tendenza appare inevitabile, anche se ormai si vedono effetti di videomapping molto stanchi e ripetivi sul piano creativo, come ad esempio l’effetto del crollo del muro, ecc., e che quindi in assenza di una rinnovata e radicale stagione di progettazione il panorama stia diventando un po’ noioso.

Uno dei grandi proiettori analogici durante una prova di funzionamento (courtesy photo: Whitney Conti)
Uno dei proiettori analogici a lunga gittata sui quali sta attualmente lavorando Peter W.Willson (courtesy photo: Whitney Conti)

Per quanto mi riguarda, sto lavorando con effetti analogici con proiettori analogici ad altissima potenza, anche dieci volte più luminosi della macchina digitale più costosa e con la portata di un chilometro, e sono molto avanti nella loro ingegnerizzazione”.

(a cura di Massimo Maria Villa)


(1) Il sistema ‘PanCan’ era un proiettore con specchio mobile programmabile che aveva la prerogativa di poter essere utilizzato come soluzione retrofit dei normali riflettori teatrali e anche con le lampade PAR 64. Mentre le prime unità utilizzavano un sistema analogico a circuito aperto con un comando a joystick per pan e tilt, nella seconda generazione il proiettore era invece supportato da un sistema digitale con motori passo-passo e controllo computerizzato. Da questi primi si affermarono poi sui mercati internazionali i primi proiettori a specchio mobile di Coemar e Claypaky

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here