2. I Lighting designer. Dove va il mercato della luce?

“Infinity” di Stephen Newby (courtesy: Stephen Newby)

I TESTIMONIAL: I LIGHTING DESIGNER

Il ruolo e il punto di vista dei professionisti lighting designer all’interno del mercato della luce.

Lighting Design: molto oltre il risparmio energetico

Alessandra Reggiani, Lighting Designer

Quale è stata negli ultimi anni l’evoluzione del tuo lavoro sul piano operativo e su quello delle relazioni nell’ambito della filiera del mercato dell’illuminazione?

“Dopo un lungo periodo di stasi, l’attività operativa si è rimessa in moto con maggior concretezza e continuità. La tecnologia LED ha reso appetibili operazioni di upgrade degli impianti, aprendo nuove fette di mercato in numerosi ambiti applicativi. Le relazioni con aziende e fornitori, in virtù di un rinnovato approccio, si sono fatte più strette e collaborative, come è notevolmente aumentata, nel mio caso, la richiesta di ‘customizzazione’ dei prodotti”

È cresciuta a tuo avviso in questi anni la maturità e competenza del committente e in generale la richiesta della figura di uno specialista dell’illuminazione all’interno del progetto? Puoi commentare brevemente la tua risposta?

“Sebbene non si sia ancora giunti ad una piena consapevolezza, la figura del committente appare oggi maggiormente sensibilizzata rispetto al passato. C’è però da dire che quella che si configura come la “molla” principale per una consulenza specialistica è ancora individuata nella maggior parte dei casi come un’esigenza sostanzialmente legata al risparmio energetico ed economico piuttosto che alla necessità di una scelta qualitativa e migliorativa in senso globale. E’ quindi essenziale continuare ad investire sulla formazione e sull’informazione”.

In quale ambito di applicazione hai riscontrato una crescita maggiore della tua attività come progettista della luce e per quali ragioni?

“Nel mio caso, il settore maggiormente interessato è stato quello dei Beni Culturali, devastato da una cronica necessità di risparmio e particolarmente sensibile alla riduzione dei fattori di rischio legati alle caratteristiche dei LED. La miniaturizzazione degli apparecchi ha poi incrementato ulteriormente l’appeal di questo passaggio, preservando da un’eccessiva invasività visiva contesti di elevato spessore qualitativo”

Pensi che il lighting design debba trovare nel medio termine un inquadramento normativo a livello nazionale, e se sì, attraverso quale tipo di percorso istituzionale?

“Trovare il giusto riconoscimento professionale è il sogno di ogni Lighting Designer, ancora in cerca di una sua specifica identità nel mondo della luce italiano, ove spesso competenze di tutt’altro tipo si interfacciano o si sostituiscono alle sue. La Norma UNI 11630/2016 ha cercato di fare un po’ di chiarezza in materia, restando però ancora nel vago sulle specificità ed i requisiti legati alla professionalità del ruolo.

Oltre al rapporto con le Istituzioni, si dovrebbe lavorare maggiormente sulla sinergia e sull’interazione con gli altri attori della filiera del mercato della luce e sulla sensibilizzazione delle figure professionali ad esso interconnesse: non siamo competitor ma partner, e il gioco di squadra, alla fine, è sempre quello che garantisce i risultati migliori…..”.

La qualità del lavoro per educare la committenza

Paola Urbano, Lighting Designer

Quale è stata negli ultimi anni l’evoluzione del tuo lavoro sul piano operativo e su quello delle relazioni nell’ambito della filiera del mercato dell’illuminazione?

“Gli aspetti in evoluzione sono stati molteplici. Questi vanno da conoscenze, analisi e controlli ancor più serrati verso i nuovi prodotti proposti dal mercato dell’illuminazione prima di essere inseriti nei nostri progetti, all’interfacciarsi con più facilità -rispetto al passato- con aziende, molto valide, che realizzano prodotti speciali che disegniamo ad “hoc” per i nostri clienti. Con riferimento all’analisi dei prodotti, un aspetto importante è l’approfondimento tutti i sistemi di controllo e di gestione degli scenari luminosi che ormai sono entrati a pieno titolo nella struttura progettuale”

È cresciuta a tuo avviso in questi anni la maturità e competenza del committente e in generale la richiesta della figura di uno specialista dell’illuminazione all’interno del progetto? Puoi commentare brevemente la tua risposta

“In alcuni casi sì. La figura del L.D. indipendente incomincia ad essere richiesta con più frequenza in Italia anche nelle gare di progettazione pubbliche. Il cliente privato (enti o aziende) è sicuramente più attento, soprattutto se l’intervento è accompagnato dal desiderio di realizzare un’operazione di qualità elevata.

Nel corso di questi trent’anni anni di attività, ho notato che anche il committente più diffidente dopo essersi avvalso delle nostre competenze, coglie l’importanza della luce progettata e si fidelizza. Credo quindi che anche attraverso la qualità del nostro lavoro sia possibile sensibilizzare ed educare il committente”.

In quale ambito di applicazione hai riscontrato una crescita maggiore della tua attività come progettista della luce e per quali ragioni?

“Non riscontro una crescita riferita ad una tipologia specifica di intervento, forse più in generale direi che sono cresciute le richieste di partecipazione a gare di progettazione su nuovi insediamenti in grandi aree, così come le richieste di consulenza o progettazione da parte di amministrazioni pubbliche”

Pensi che il lighting design debba trovare nel medio termine un inquadramento normativo a livello nazionale, e se sì, attraverso quale tipo di percorso istituzionale?

“Recenti ed interessanti sviluppi sono già stati messi in atto. La norma UNI11630 “Criteri per la stesura del progetto illuminotecnico” del 2016 è stato un bel passo avanti, in quanto promuove la figura e la professionalità del lighting designer. Così come i CAM del 2017, Decreto in materia di Criteri Ambientali Minimi per l’illuminazione Pubblica, dove sono state introdotte interessanti novità relative alla selezione delle figure professionali per la progettazione illuminotecnica.

Tra queste, il progettista deve svolgere la sua professione in modo indipendente, essere iscritto ad un ordine o appartenere ad una associazione di categoria del settore, regolarmente riconosciuta dal Ministero dello Sviluppo Economico secondo la Lg.4/2013.

In tal senso APIL, che da sempre promuove la progettazione della luce redatta da professionisti indipendenti, ha ottenuto questo riconoscimento ed è stata una bella soddisfazione per tutti gli iscritti, oltre che un’opportunità di lavoro in più. Questo riconoscimento è altresì una forma di garanzia anche per il committente privato che si vuole avvalere di un professionista della luce. Sicuramente c’è ancora molto da fare ma questi inizi sono già dei notevoli riferimenti che possono essere perfezionati”.

Ancora lontana la comprensione del nostro valore aggiunto

Filippo Cannata, Lighting Designer

Quale è stata negli ultimi anni l’evoluzione del tuo lavoro sul piano operativo e su quello delle relazioni nell’ambito della filiera del mercato dell’illuminazione?

“La consapevolezza nei confronti del tema Luce e dell’illuminazione più in generale ha generato senza alcun dubbio un’evoluzione sia sul piano operativo che su quello delle relazioni di filiera. Per quanto riguarda i rapporti nell’ambito del mercato dell’illuminazione, la mia personale esperienza è maturata però soltanto con alcune aziende, poche ancora.

Ritengo che un miglior rapporto tra progettista e azienda, sul tema del confronto inerente gli strumenti da adoperare, le strategie, la diffusione della cultura della luce, non potrebbe che migliorare la performance economica di tutto il nostro settore. Purtroppo però siamo ancora ben lontani dall’aver costruito nel nostro ambito relazioni strutturali solide, e questo è il motivo per cui personalmente ho sentito la necessità di evolvere il mio campo di azione e di interesse da Lighting Designer a Sensedesigner.

Le aziende oggi hanno le idee molto chiare su come migliorare il proprio business ma purtroppo i progettisti ancora no e la catena del valore si spezza”.

È cresciuta a tuo avviso in questi anni la maturità e competenza del committente e in generale la richiesta della figura di uno specialista dell’illuminazione all’interno del progetto? Puoi commentare brevemente la tua risposta?

“Oggi più di ieri vi è sicuramente una domanda in crescita da parte di un mercato che però non è ancora ben attrezzato; la domanda comunque è cresciuta talmente tanto da riscontrare qualche difficoltà a trovare proposte di Lighting design e per questi motivi sul piano personale mi sono mosso per offrire una formazione specializzata sul campo, per sopperire a questa carenza e soprattutto per rendere efficace l’offerta da subito: la forza di un buon progetto di illuminazione risiede infatti nella capacità di inserirsi nelle fasi iniziali del concept e interagire armonicamente all’interno di un più ampio progetto architettonico”.

In quale ambito di applicazione hai riscontrato una crescita maggiore della tua attività come progettista della luce e per quali ragioni?

“La maggiore crescita per quello che riguarda la mia attività si è avuta nel settore dell’hospitality e del merchandising e le ragioni sono piuttosto semplici: in molti hanno scoperto il potere della luce come strumento di marketing, come leva economica su cui investire, in una parola come forte attrattore di flusso.

La percentuale dei progetti realizzati è però ancora talmente bassa da richiederci uno sforzo gigantesco dal punto di vista della comunicazione. Solo nell’ultimo decennio si è infatti creata una consapevolezza attorno alla necessità della progettazione della luce che tuttavia – non avendo ancora raggiunto il livello ottimale di maturità – resta ancora marginale rispetto alle reali opportunità di mercato.

Il mercato ha iniziato a capire la forza ed il vantaggio di tutto questo ma pure a fronte di scenari importanti di crescita siamo ancora distanti da un risultato realmente accettabile”.

Pensi che il lighting design debba trovare nel medio termine un inquadramento normativo a livello nazionale, e se sì, attraverso quale tipo di percorso istituzionale?

“Senza dubbio se non si conclama sul piano istituzionale la professione si resta degli “artisti” e non dovrebbe essere così. Sul percorso normativo bisogna lavorare ancora molto, ma è un argomento sul quale preferirei personalmente glissare e non addentrarmi ora”.

L’illuminazione, ‘cugina povera’ dell’architettura

Pietro Palladino, Lighting Designer

Quale è stata negli ultimi anni l’evoluzione del tuo lavoro sul piano operativo e su quello delle relazioni nell’ambito della filiera del mercato dell’illuminazione?

“Il mio studio opera dal 1990 nel campo della progettazione dell’illuminazione. Sul piano evolutivo, se si escludono gli strumenti e le tecnologie che hanno in qualche modo cambiato il modo di affrontare e sviluppare il progetto, non ci sono stati grandi cambiamenti. L’illuminazione rimane la ‘cugina povera’ dell’architettura e dell’impiantistica elettrica. Poche le eccezioni, sempre generate da una committenza evoluta e/o da management di alto profilo”

È cresciuta a tuo avviso in questi anni la maturità e competenza del committente e in generale la richiesta della figura di uno specialista dell’illuminazione all’interno del progetto? Puoi commentare brevemente la tua risposta?

“Purtroppo no. Il mercato dell’illuminazione in Italia è nelle mani dei costruttori e delle grandi strutture di distribuzione. Il professionista specializzato è ancora poco riconosciuto e troppo debole per contrastare realtà commerciali forti e capillarmente presenti sul mercato. Il progetto d’illuminazione rimane qualcosa di gratuito e di conseguenza il suo valore è fortemente ridimensionato, in tutti i settori applicativi.

La realtà è questa: tutti richiedono un progetto di illuminazione ma nessuno vuole pagarlo. La percentuale delle installazioni che ha la paternità di un progetto redatto da un progettista indipendente è ancora molto piccola. In definitiva, il committente accetta spesso una soluzione mediocre perché non possiede le capacità critiche per discernere e apprezzare il meglio; oppure le possiede, ma non è disposto a pagare per un buon progetto.

E poi c’è il problema etico. Anche su incarichi confermati, il professionista subisce violenze da parte di attori del mercato che tentano sistematicamente di discreditarlo e scavalcarlo per ragioni esclusivamente commerciali”.

In quale ambito di applicazione hai riscontrato una crescita maggiore della tua attività come progettista della luce e per quali ragioni?

“La presenza del lighting designer è richiesta nei concorsi internazionali e comunque per installazioni di una certa importanza, dove, per motivazioni diverse, c’è bisogno di far riferimento a una persona fisica.

In Italia, per quanto concerne la pubblica illuminazione, il progetto deve per legge essere firmato da un professionista indipendente iscritto ad un ordine professionale: ma questo non risolve il problema, in quanto ci sono molti professionisti che pur avendo le credenziali non hanno familiarità con i temi legati all’illuminazione. In più, si registra un appiattimento della domanda, per cui pur essendo dotati di specifiche capacità professionali non possono esprimersi: di fatto, quello che non è obbligatorio è proibito.

Conta solo il risparmio energetico e l’aspetto economico, per cui i nuovi sistemi d’illuminazione delle nostre città sono spesso di qualità inferiore rispetto a quelli realizzati trenta, quaranta anni fa.

Personalmente la mia attività si espleta quasi esclusivamente su progetti complessi, su realizzazioni difficili e/o impegnative. Una percentuale risibile, se si pensa alla grande quantità di progetti che converge negli ”uffici di progettazione” di aziende costruttrici, distributori, grossisti, rivenditori specializzati, etc”.

Pensi che il lighting design debba trovare nel medio termine un inquadramento normativo a livello nazionale, e se sì, attraverso quale tipo di percorso istituzionale?

“Uffici, scuole, ospedali: in questi ambiti la funzione dell’illuminazione è ancora negletta. Non so quale potrebbe essere il miglior percorso istituzionale, ma di una cosa sono certo: al tavolo dovranno sedere i progettisti, non le aziende costruttrici. Basterebbe, per iniziare, prevedere un progetto d’illuminazione firmato da un professionista specializzato indipendente per tutti quei luoghi, cominciando da quelli pubblici, dove sussiste la presenza di un lavoratore dipendente che svolge un’attività con l’illuminazione artificiale. Ma non sarà facile, per molti il lighting designer è ancora una figura inutile, addirittura scomoda quando si interpone tra committente e fornitore”.

(a cura di Massimo Maria Villa)

 

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