Vittorio Storaro. Luce come Memoria dell’immagine

 

L’attore Roberto Maccanti, nella parte di Olmo Dalcò da piccolo (cortesia: Fondazione Cineteca di Bologna)

Realizzare il restauro conservativo di uno dei capolavori del nostro cinema è la storia di un’esperienza tecnica e professionale di grande valore, recentemente realizzata presso il Laboratorio “L’Immagine Ritrovata” dalla Cineteca di Bologna, con la supervisione del regista Bernardo Bertolucci e dell’autore della fotografia Vittorio Storaro

Restituire alla visione dello spettatore di oggi un capolavoro della storia del nostro cinema, un film che compie quest’anno i 42 anni di vita, è il segno di un’attività importante ed essenziale che vede in prima linea la Cineteca Nazionale di Bologna, che ha già al suo attivo il restauro di numerose opere cinematografiche di prima grandezza, e che dedica un Festival – Il Cinema Ritrovato”, giunto quest’anno alla sua XXXIIesima edizione.

Un’altra inquadratura del film (cortesia: Fondazione Cineteca di Bologna)

Il restauro di “Novecento”

Il restauro 4k-16bit del film “Novecento” è stato realizzato a partire dal negativo originale depositato dal produttore Alberto Grimaldi alla Cineteca Nazionale. Il negativo originale aveva purtroppo subito centinaia di tagli, sia in occasione della ditribuzione nelle sale americane da parte di Paramount della versione corta del film, sia nelle fasi successive di reintegro delle sequenze tagliate. Il negativo utilizzato come base per questa nuova versione restaurata aveva quindi circa 700 lacune, che sono state ora tutte colmate digitalmente.

Il riferimento seguito per questo lavoro è stato il reversal stampato nel 1976 dal negativo originale per le edizioni americane e conservato negli archivi Paramount, che contiene gran parte dei fotogrammi che erano andati perduti. Un elaborato e complesso intervento di ricostruzione digitale è stato realizzato anche per il suono partendo da un mix magnetico italiano d’epoca.

Il restauro è stato eseguito dal laboratorio “L’Immagine Ritrovata” di Bologna nel 2017, responsabili del restauro il direttore della Cineteca di Bologna Gian Luca Farinelli, il direttore del laboratorio Davide Pozzi e la project manager Elena Tammaccaro.

Vittorio Storaro ha seguito personalmente le fasi del restauro.

“Novecento”: una luce sulla storia delle idee e sui tempi della vita

Il grande affresco pensato da Bertolucci per “Novecento” è quello di un’Italia popolare che si distacca anche fisicamente dal secolo precedente (il set più importante del film è l’azienda agricola Corte delle Piacentine, costruita nel 1820 a Roncole Verdi, frazione di Busseto e la storia ha inizio il 27 gennaio 1901, giorno della morte di Giuseppe Verdi, con l’immagine del gobbo del villaggio che torna a casa triste ed ubriaco gridando “Verdi è morto!”), e nella quale fa irruzione il mondo delle idee, agendo progressivamente in profondità nelle vite e nei destini dei protagonisti. Nel film la luce segna il trascorrere del Tempo e l’immagine delle stagioni che trascorrono, in una dimensione lirica ma insieme attenta al realismo delle immagini.

Il punto di vista dell’autore della fotografia Vittorio Storaro

Abbiamo rivolto qualche domanda al Maestro Vittorio Storaro per comprendere più da vicino le ragioni tecniche e estetiche del suo lavoro di supervisione al restauro.

L’autore della fotografia Vittorio Storaro (courtesy: British Cinematographer)

Sul piano dell’approccio operativo, che cosa significa per un Autore “ritornare” sul proprio lavoro? Ha scelto di porsi di fronte a “Novecento” motivato più da un atteggiamento di recupero filologico dell’originale o piuttosto nell’ottica di una sua personale revisione critica?

“Il grande problema al quale ci si trova di fronte con tutte le espressione in immagini, particolarmente fotografia-cinema-televisione a colori, è quello della conservazione. Nel periodo analogico fotochimico con la pellicola c’era un sistema, quello del procedimento ”silver master di separazione”, purtroppo abbastanza caro e quindi in Europa quasi inutilizzato.

Io, grazie a Cinecittà International che ha portato questo sistema nel Laboratorio dell’Istituto Luce, sono riuscito a conservare tutti i film di Bertolucci in questo sistema (NdR: si tratta di una tecnica che consente di rimettere insieme i tre colori fondamentali – il rosso il blu e il verde – delle tre copie in bianco e nero, risultato della separazione, per riottenere il film così come è stato girato).

Nel cinema digitale non c’è invece ancora un sistema veramente sicuro per l’archivio. Personalmente sto lottando per far in modo che un sistema denominato DOTS (Digital Optical Tape System) possa diventare una realtà. Quindi al momento ristampo ogni film (con un piccolo restauro elettronico) quando e come posso”.

Un’altra inquadratura con un primo piano di Dominique Sanda, nel personaggio di Ada Fiastri Paulhan (cortesia: Fondazione Cineteca di Bologna)

Come si è trasformato il lavoro ed il ruolo di un Direttore della Fotografia nel cinema di oggi e quali sono stati a Suo avviso – al di là degli aspetti tecnici – i cambiamenti più rilevanti sul piano del metodo nell’approccio preliminare ad un copione cinematografico?

“Non sono un direttore di fotografia, in quanto non amo questa definizione per rispetto al regista, unico Director in seno al film. Mi firmo con Cinematografia :… (fotografia cinematografica), seguendo il modo nel quale siamo denominati nella legge sul cinema italiano.

Per quel che mi riguarda, pur cambiando il mezzo tecnico, la materia sulla quale “scriviamo con la luce”, a mio avviso non è cambiato molto, a parte alcune cognizioni tecniche… soprattutto non è cambiata la cosa più importante: l’idea …di uno specifico stile cinematografico per ogni film, è sempre la cosa fondamentale.

L’uso della luce e dei colori ieri-oggi-domani, sarà sempre l’elemento fondamentale per scrivere visivamente la storia su immagini in movimento.

Il cinema è fondamentalmente una espressione di immagini.

Robert De Niro e Gérard Depardieu, nei personaggi di Alfredo Berlinghieri e Olmo Dalcò (cortesia: Fondazione Cineteca di Bologna)

L’arrivo del digitale ha cambiato i mezzi e l’output finale del prodotto cine
matografico. Lei Maestro ha costruito uno straordinario rapporto fra l’uso della luce sul set ed i suoi risultati visivi in termini di immagine, e la poetica di questo rapporto ha posto le basi di un nuovo straordinario linguaggio dell’immagine. Che cosa è possibile tradurre oggi di quella ricerca nel lavoro sviluppato con il supporto di sistemi di ripresa digitali e come è cambiato l’utilizzo della luce sul set?

“Le considerazioni che ho fatto in precedenza penso valgano anche per questa domanda. Non è importante il mezzo, l’essenziale è l’ideazione cinematografica, risiede in un buona conoscenza del linguaggio della luce e dei suoi appartenenti, i colori, e dei significati filosofici che questi rappresentano: la simbologia-la fisiologiala drammaturgia del colore”.

In termini di lavoro sui contrasti, quale tipo di lavoro avete fatto con i sistemi digitali nell’attività di restauro della pellicola, anche in considerazione della grande latitudine di posa originaria delle riprese, fra interni e esterni, caratteristica di questa opera cinematografica?

“Al momento, non esistendo più purtroppo il Laboratorio Istituto Luce e/o technicolor, che poteva ripristinare i “silver master di separazione” dei film di Bertolucci, è stato possibile solamente fare uno scanner a 4k – 16 bit colore del negativo e ri-bilanciare in ogni inquadratura i tre colori fondamentali (rosso-verde-blu).

La Cineteca di Bologna, uno dei laboratori migliori nel mondo, ha altresì ricostruito in ogni taglio del negativo delle varie versioni (italiana/ americana) i due fotogrammi di ogni taglio che si erano perduti. Molto importante davvero questo vero restauro”.

(cortesia: Fondazione Cineteca di Bologna)

Come valuta l’utilizzo degli illuminatori con tecnologia LED oggi sempre più presenti sul set?

“Credo sia fondamentale ormai riuscire ad avere una serie di proiettori LED nel cinema moderno. Con mia figlia Francesca, architetto e lighting designer, abbiamo ideato una serie di proiettori a LED (“Le Muse della Luce”), che la società De Sisti Lighting sta mettendo a punto, spero sarà sul mercato quanto prima. Noi abbiamo già utilizzato la luce LED per il progetto di illuminazione permanente dei Fori Imperiali a Roma e li stiamo utilizzando nel progetto che stiamo realizzando per l’illuminazione interna del Battistero di Firenze”.

(a cura di Massimo Maria Villa)

NOVECENTO

Italia

1976

Durata: 310’

Regia: Bernardo Bertolucci

Fotografia: Vittorio Storaro

Musiche: Ennio Morricone

Edizione restaurata da 20th Century Fox, Paramount Pictures, Istituto Luce – Cinecittà, Cineteca di Bologna, con la collaborazione del produttore Alberto Grimaldi ed il sostegno del cinefilo Massimo Sordella, presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here