Roma, Fori Imperiali

Una luce per la Storia, una luce nella Storia

Foro di Augusto, Roma. Vista generale dell’area di intervento. La luce abbraccia in modo uniforme il muraglione perimetrale, facendo risaltare l’emergenza del Tempio di Marte Ultore. (Foto: Vittorio Storaro) (Cortesia: Vittorio e Francesca Storaro)
Foro di Augusto, Roma. Vista generale dell’area di intervento. La luce abbraccia in modo uniforme il muraglione perimetrale, facendo risaltare l’emergenza del Tempio di Marte Ultore. (Foto: Vittorio Storaro) (Cortesia: Vittorio e Francesca Storaro)

In occasione del 2.768° Natale di Roma, il 21 aprile, la città ha ricevuto un immenso dono: la presentazione del nuovo impianto di illuminazione di una vasta area del complesso dei Fori Imperiali  – Foro di Nerva, di Augusto e di Traiano (ad eccezione dell’area dei cosiddetti “Mercati” ) – ad opera di Vittorio e Francesca Storaro

Nella splendida serata del 21 aprile, segnata dalla caratteristica luce primaverile romana, l’arrivo del buio ha segnato la rinascita di una illustre porzione di  città, del suo linguaggio architettonico e di un singolare settore urbano la cui configurazione è stata delineata nel tempo da diversi Imperatori che avevano diversi ideali, finalità e personalità.

L’intervento, portato avanti dal Comune di Roma Capitale e realizzato con il sostegno di Acea spa (per la realizzazione) ed Unilever (per la parte progettuale), copre una superficie di oltre 20.000 m2 ed è stato interamente realizzato con prodotti a LED, con un assorbimento complessivo pari a circa 28 kW.

Il Maestro Vittorio Storaro  e sua  figlia, l’architetto Francesca Storaro,  hanno ideato un concept luministico con l’obiettivo di creare un impianto di illuminazione artistica permanente in grado di raccontare, attraverso la luce, le gesta dei vari Imperatori  – Augusto, Nerva e Traiano – e la grande storia dell’Impero Romano, ad essi profondamente legato.

Una metodologia operativa comune a tutte le aree – quella di utilizzare una luce a tonalità cromatica neutra (4000 K) per l’illuminazione generale dello spazio ed una a tonalità calda ( 3000 K) per il dettaglio architettonico più significativo per ciascuno spazio – ha consentito di ottenere una narrazione continua e uniforme sebbene sia facilmente leggibile, al contempo, la specificità e l‘identità dei singoli interventi, appartenenti a diversi periodi storici.

Foro di Augusto, Roma. Vista frontale dell’area del Tempio di Marte Ultore. Il dualismo cromatico e i diversi livelli di illuminamento creano un’atmosfera unica e fortemente suggestiva. (Foto: Vittorio Storaro) (Cortesia: Vittorio e Francesca Storaro)
Foro di Augusto, Roma. Vista frontale dell’area del Tempio di Marte Ultore. Il dualismo cromatico e i diversi livelli di illuminamento creano un’atmosfera unica e fortemente suggestiva. (Foto: Vittorio Storaro) (Cortesia: Vittorio e Francesca Storaro)

Il Foro di Augusto

Per il Foro di Augusto, l’idea centrale di illuminazione segue l’immagine di un’onda di luce che sale dalla Terra, inizia ad avvolgere il Tempio di Marte Ultore con grande intensità luminosa e – via via attenuandosi – abbraccia gradualmente tutto il perimetro della muraglia che circoscrive il Foro con le due Esedre. Augusto è però anche il fautore della pax romana, e la fine di una fase conflittuale è simboleggiata idealmente da una luce che scende dal cielo attraverso una morbidezza lunare: l’area circostante il Tempio è dunque illuminata dall’alto, come una netta demarcazione che delinea un’area privilegiata, con una luce dai toni neutri, morbidi ed uniformi. Il Foro  appare così come inscritto in un palcoscenico sul quale si rappresenta, ogni sera, un atto della Storia di Roma.

Il Foro di Nerva

Foro di Nerva, Roma. Dettaglio del Pronao del Tempio di Minerva con le due “Colonnacce”. La luce accarezza le superfici creando, con un gioco di ombreggiature, un effetto suggestivi e coinvolgente, con una straordinaria percezione dei dettagli. (Foto: Vittorio Storaro) (Cortesia: Vittorio e Francesca Storaro)
Foro di Nerva, Roma. Dettaglio del Pronao del Tempio di Minerva con le due “Colonnacce”. La luce accarezza le superfici creando, con un gioco di ombreggiature, un effetto suggestivi e coinvolgente, con una straordinaria percezione dei dettagli. (Foto: Vittorio Storaro) (Cortesia: Vittorio e Francesca Storaro)

L’idea luministica per il Foro di Nerva si basa invece sull’azione di una serie di luci che producono un’illuminazione dal basso verso l’alto che definisce uno specifico spazio di appartenenza, quello dove sorgeva il Tempio di Minerva.

Al di sopra della linea muraria, una seconda serie di apparecchi – caratterizzati dalla stessa unitarietà luministica – illuminano in modo uniforme, morbido e neutrale tutto il suolo centrale del Foro stesso, da cui emergono alcuni elementi architettonici che componevano il basamento del Tempio di Minerva: il Pronao, illuminato come per far risorgere lo splendore di un tempo, e le cosiddette “Colonnacce”, che la luce dal basso verso l’alto fa stagliare con specifica assialità direzionale.

La luce per Traiano

Foro di Traiano, Roma. Vista generale con la Basilica Ulpia e la Colonna Traiana. (Foto: Vittorio Storaro) (Cortesia: Vittorio e Francesca Storaro)
Foro di Traiano, Roma. Vista generale con la Basilica Ulpia e la Colonna Traiana. (Foto: Vittorio Storaro) (Cortesia: Vittorio e Francesca Storaro)

Il Foro di Traiano trova invece nella Colonna il suo punto focale centrifugo, che sembra emanare un’onda luminosa che abbraccia e contiene lo spazio circostante; la composizione luministica parte dunque proprio dalla Colonna, che sembra emettere luce propria, grazie ad una serie di luci morbide che tracciano il perimetro della sua base quadrata.

La luce poi continua il suo percorso elevandosi sulla colonna circolare, grazie  a due cerchi concentrici di luci selettive che rilevano l’intero racconto delle gesta epiche dell’imperatore.

Mentre le colonne della Basilica Ulpia sono illuminate dal basso verso l’alto, la parte centrale dell’ area riceve la propria luce da una serie di proiettori che appaiono sorgere dalla terra e che – in corrispondenza di ogni colonna – estendono la propria luminosità sino ad incontrarne una simile, prodotta da un’altra serie di luci che, in un’attrazione centripeta, si uniscono alle prime ottenendo un’effetto di uniformità su tutto il pavimento della Basilica stessa. Una luce inizialmente centripeta, dunque, che diventa centifuga, in espansione nel mondo.

Questo complesso programma concettuale è stato magistralmente eseguito grazie all’ausilio di apparecchi di illuminazione a luce LED (ERCO), caratterizzati da elevata precisione e qualità ottica e da una grande accuratezza cromatica nella selezione dei diodi, una caratteristica fondamentale in un progetto dalle dimensioni così elevate e nel quale il dualismo cromatico deve garantire identiche tonalità di luce sullo stesso elmento architettonico.

Al fine di ottenere il migliore impatto scenografico, tutti gli apparecchi sono regolabili e sono gestiti da un sofisticato sistema di controllo appositamente studiato, in modo da assicurare con assoluta precisione l’intensità di ciascun proiettore con continuità, senza alterazioni sulla tonalità dell’emissione e sulla sua resa cromatica.

I tre sistemi, propri a ciascun Foro, sono interconnessi tramite rete ad un sistema centralizzato che fa capo ad una sala di controllo nella quale possono essere svolte tutte le operazioni di gestione da dove è possibile agire sulla scenografia luminosa preimpostata per esigenze straordinarie. Tutto l’impianto, infine, è collegato ad un orologio astronomico che, al tramonto, attiva automaticamente la scenografia programmata secondo il concept elaborato dai progettisti.

Foro di Traiano, Roma. Basilica Ulpia. Dettaglio sull’illuminazione verticale delle colonne e sull’effetto di radenza per la superficie del pavimento. (Foto: Vittorio Storaro) (Cortesia: Vittorio e Francesca Storaro)
Foro di Traiano, Roma. Basilica Ulpia. Dettaglio sull’illuminazione verticale delle colonne e sull’effetto di radenza per la superficie del pavimento. (Foto: Vittorio Storaro) (Cortesia: Vittorio e Francesca Storaro)

Chi scrive ha avuto il privilegio di assistere all’evento dall’esclusivo palco riservato agli inviti. E’ stata un’emozione molto speciale poter ascoltare la genesi di quest’opera di luce direttamente dalla voce del Maestro Vittorio Storaro, che, dopo una introduzione generale, “chiamava” gradualmente le differenti accensioni ai tecnici di ciascuna zona.

La sensazione è stata proprio quella di immergersi in un racconto, quello di una Storia illustre e millenaria riportata improvvisamente in vita grazie alla carezza di una luce molto precisa, che si modella ed avvolge le superfici in un’uniformità sorprendente, completa, mai piatta e banale.

Il gioco del contrasto cromatico, che ribalta il modo tradizionale di utilizzare la luce nel lighting design (toni caldi per illuminare l’insieme e toni freddi per enfatizzare l’effetto di accento), crea un effetto sorprendente, moderno, di estremo fascino ed eleganza.

Una volta di più, viene qui ulteriormente dimostrato con incontestabile realtà il fatto che una luce pensata, progettata e costruita con sapere e passione, conoscenza e cultura, oltre che con abilità tecnica, può rivelarsi uno strumento prezioso ed ineguagliabile di valorizzazione, presentazione e, perchè no, di grande valore didattico e di comunicazione del nostro patrimonio storico artistico, spesso impoverito e mortificato nelle mani di operatività prive del bagaglio e della consapevolezza necessarie ad interagire ed interfacciarsi con le sue immense potenzialità.

(Alessandra Reggiani)

Un viaggio nel Tempo attraverso la luce

a cura di Massimo M. Villa

Abbiamo voluto raccogliere la testimonianza diretta dei progettisti, il Maestro Vittorio Storaro e la figlia Francesca, per capire direttamente dalla loro voce che cosa si è posto dietro il concept di questo importante intervento progettuale.

Vittorio e Francesca Storaro la sera dell’inaugurazione (cortesia foto: Fabio Anghelone)
Vittorio e Francesca Storaro la sera dell’inaugurazione (cortesia foto: Fabio Anghelone)

Da quali peculiari elementi siete partiti nel vostro concept per dare forma all’idea di tradurre l’immagine storica in una rappresentazione attraverso la luce delle diverse stagioni imperiali?

“La concezione luministica dei Fori Imperiali a Roma è sorta da un’attenta analisi storica delle personalità degli Imperatori, della loro storia e delle loro gesta, iniziando dalla figura di Cesare, per arrivare ad Augusto, a Domiziano/Nerva e infine a Traiano, per approfondire poi con una attenta analisi architettonica-archeologica ogni singolo Foro insieme alla Sovrintendenza Capitolina e comporre quindi una ideazione luministico/figurativa attraverso il linguaggio della luce”.

Quali relazioni si pongono in questo intervento con l’idea dinamica della luce nel racconto cinematografico?

“Il linguaggio narrativo e il linguaggio architettonico si sono uniti nel poter visualizzare le personalità individuali dei tre Imperatori, la natura simbolica e l’edificazione dei loro Fori. E’ un racconto di grandi personaggi storici e delle loro edificazioni, attraverso il visivo linguaggio dell’illuminazione. Il concetto fondamentale della LUCE è: monodirezionale per il Foro di Augusto, assiale per il Foro di Nerva e centrifugo per il Foro di Traiano.  Attraverso un uso colto della luce, attraverso la sua simbologia, è stata effettuata una attenta analisi e sono stati evidenziati gli elementi principali di ogni singolo Foro.La temperatura colore degli apparecchi selezionati è stata bianco caldo 3000 K per l’elemento architettonico principale caratterizzante ogni singolo Foro e bianco neutro 4000 K per la restante parte dei Fori.

Per quanto riguarda il Foro di Augusto l’elemento principale è il Tempio di Marte Ultore, per il Foro di Nerva le “Colonnacce” e il basamento del Tempio di Minerva, per il Foro di Traiano la Colonna Traianea. Nel nostro concept, la porzione di luce calda proviene dal personaggio stesso che andiamo a rappresentare: gli Imperatori portano su loro stessi il simbolo del Sole e conducono nella loro storia un percorso di luce solare.Augusto realizza il tempio di Marte Ultore come rappresentazione della resurrezione di Caio Giulio Cesare. L’omaggio alla divinità è un monito verso gli uccisori dello stesso Cesare, un Cesare che risorgerà nella giovane figura di Caio Giulio Cesare Ottaviano Augusto.  In Nerva il simbolo del Tempio di Minerva viene invece esaltato nelle Colonnacce, nella Pirusta e nel basamento della parte del tempio rimasta, a simbolo della Divinità. Vi è nella nostra lettura attraverso la luce, un senso di grande rapporto tra l’Umanità e le Divinità.

Traiano, detto il conquistatore, attraverso il foro a lui dedicato realizza in realtà un monumento a sè stesso. Innalza la Colonna Traiana per celebrare le sue gesta, la conquista della Dacia. Nel suo testamento fa scrivere che quando morirà le sue ceneri, raccolte in una urna d’oro, dovranno essere poste all’interno della base quadrata della colonna stessa, simbolo della Terra. E’ dalle sue stesse ceneri, simbolicamente, che risorgerà la sua luminosità di conquista, solare, tanto da far splendere la sua Colonna, istoriata, su tutto il mondo circostante. Il bisogno di equilibrio tra le tre grandi personalità conquistatrici e la necessità di pace sul mondo conquistato, fa acquisire a tutta l’area circostante il perno centrale di ogni Foro, una luminosità lunare, una Armonia necessaria fra l’Umanità e la Divinità, fra la luce lunare e la luce solare”.

Avete pensato ad una rappresentazione in chiave emozionale che deve essere veduta dall’osservatore da un punto di vista preferenziale e/o comunque da una certa distanza per avere una vista d’insieme, o avete pensato nella logica di progetto ad una esperienza del visitatore di tipo immersivo?

“In architettura, per quanto esista un punto preferenziale di visione scelto dell’artista, la visione del luogo da illuminare e da vedere è a 360°, in quanto lo spettatore, l’osservatore deve potere essere libero di muoversi e poter godere il monumento da ogni punto di vista, si deve potere immergere completamente dentro di esso. Essendo però ogni costruzione architettonica, ogni scultura, costruita con un suo punto di vista preferenziale, ogni lighting designer deve poter individuare questo particolare angolo di visione, tanto da renderlo principale punto di vista per tutti gli spettatori attenti che, certamente, lo individueranno con la loro sensibilità, scegliendolo tra i tantissimi angoli di visualizzazione che ogni opera posta nella natura presenta e goderlo particolarmente nel suo  lato migliore”.

Questo vostro intervento si inquadra in un programma di lavoro che prevederà nel futuro la considerazione o riconsiderazione progettuale di altri importanti siti archeologici italiani?

“Questo è sicuramente l’augurio. Attraverso il linguaggio della luce abbiamo restituito, anche durante l’arco di tempo lunare, l’area dei Fori Imperiali ai cittadini non solo di Roma, ma di tutto il mondo. Una unica area archeologica visitabile, attraverso la luce, godibile come un nuovo luogo di ritrovo, un punto di incontro di tante persone, intuito e voluto con un’idea magistrale del sindaco Ignazio Marino”.

Foro di Traiano, Roma. Vista generale della Basilica Ulpia. Foto : Vittorio Storaro Cortesia: Vittorio e Francesca Storaro
Foro di Traiano, Roma. Vista generale della Basilica Ulpia(foto: Vittorio Storaro; cortesia: Vittorio e Francesca Storaro)

Gli strumenti per illuminare

Nel progetto sono stati utilizzati apparecchi di illuminazione a luce LED delle serie Lightscan, Parscoop, Grasshopper, Beamer e Focalflood di ERCO, variabili in potenza e caratteristiche ottiche in funzione delle specificità applicative.

Queste famiglie di proiettori sono caratterizzate da alcuni aspetti comuni, quali l’ultilizzo di LED  di potenza su circuito stampato a nucleo metallico, un’efficienza luminosa >di 100 lm/W, SDCM<2, L80B10@50.000 h, T 3000 e 4000 K, collimatori ottici in tecnopolimero, componentistica elettronica Dali 1-100%, corpo in fusione di alluminio anticorrosione, trattamento no-rinse, classe di efficienza energetica EEI A+.

Tutto l’impianto è dimmerabile; gli alimentatori – DALI o a taglio di fase –  sono gestiti da un sofisticato sistema di controllo progettato da HELVAR.  I tre impianti fanno capo ai Digidim Router 910 di HELVAR che, attraverso i bus DALI, agiscono sugli apparecchi contollati sempre via DALIi da dimmer.

Foro di Augusto

N°18 Lightscan wallwash 72W 9540 lm DALI 4000K

N°7 Lightscan Wallwash 48W 6360 lm DALI 4000 K

N°35 Lightscan Wallwash 96W 12720 lm DALI 4000K

N°4 Lightscan Spot 16° 48W 6360 lm Dali 4000 K

N°24 Lightscan per facciate con lente a proiezione in profondità 72W 9540 lm DALI 4000 K

N°10 Grasshopper Oval flood 62°-17° 18W 2385 lm DALI 4000 K

N°7 Lightscan wide fllod 46° 48 W 6360 lm DALI 4000K

n°10 Lightscan Wallwash 96 W 9600 lm DALI 3000 K

n°4 Lightscan wallwash 48W 4800 lm DALI 3000 K

n°2 Beamer spot 17° 36W 3600 lm Commutabile 3000 K

n°3 Grasshopper spot 16° 18W 1800 lm DALI 3000 K

n°13 Focalflood luce radente20W 2000 lm Commutabile 3000 K

n°6 Lightscan spot 16° 72W 7200 lm DALI 3000K

n°6 Lightscan Narrow spot 5° 32W 3200 lm DALI 3000 K

n°4 Lightscan Wide flood 46° 48W 4800 lm Dali 3000 K

Foro di Nerva

N°3 Grasshopper Oval flood 62°-17° 18W 1800 lm DALI 3000 K

N°3 Grasshopper Wide flood 46° 18W 1800 lm DALI 3000K

N°2 Lightscan Flood 28° 48W 4800 lm DALI 3000 K

N°2 Lightscan Spot 16° 72 W 7200 lm DALI 3000 K

N°15 Lightscan Wallwash 48W 6360 lm DALI 4000 K

N°3 Lightscan Oval flood 61°-16° 48 W 6360 lm DALI 4000 K

N° Lightscan Spot 16° 48W 6360 lm DALI 4000K

N°12 Lighscan Wallwash 96 W 12720 lm DALI 4000 K

N°10 Lightscan per facciate con lente a prioezione in profondità 72W 9540 lm DALI 4000 K

N°3 Grasshopper Flood 27° 18 W 1800 lm DALI 3000 K

Foro di Traiano

N°72 Focalflood luce radente 20W 2650 lm Commutabile 4000 K

N°12 Lightscan Wallwash 48W 4800 lm DALI 3000 K

N° 8Lightscan Spot 16° 96W 9600 lm DALI 3000 K

N°8Lightscan Narrow sopt 6° 42W 4200 lm DALI 3000 K

N°2 Grasshopper walllwash 12W 1590 lm DALI 4000 K

N°60 Grasshopper Oval Flood 62°-17° 12W 1590 lm DALI 4000 K

N°42 Lightscan spot 16° 72W 7200 lm DALI 3000 K

N°6Lightscan Spot 16° 48W 6360 lm DALI 4000 K

n°12 Lightscan flood 28° 48W 6360 lm DALI 4000 K

n° 3 Lightscan oval flood 61°-16° 72 W 9540 lm DALI 4000 K

n°3 Lightscan oval flood 61°-16° 48W 6360 lm DALI 4000 K

n°61 Parscoop ad irradiazione in profondità 24W 3180 lm dimmerabile 4000 K

n°1 Lightscan spot 16° 48W 4800 lm DALI 3000 K

n°2 Lightscan wide flood 46° 48W 4800 lm DALI 3000 K

 

Richiedi maggiori informazioni










Nome*

Cognome*

Azienda

E-mail*

Telefono

Oggetto

Messaggio

Ho letto e accetto l'informativa sulla privacy*

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here