Luce e Televisione"Stasera Casa Mika"

“Stasera Casa Mika”. Le nuove forme dell’Immaginazione

 

“Stasera Casa Mika”, Milano, Studio 2000, Un momento della diretta (courtesy: RAI) (courtesy photo: Giulio Francesco Prandoni)

Innovare con un mix di passione, talento, creatività e professionalità il “varietà” televisivo: un obiettivo pienamente raggiunto dallo show di Rai2 condotto dall’artista e showman libanese Mika. In questo articolo un focus sulle qualità artistiche e tecniche del programma: luce, scenografia, regia e design al servizio del telespettatore

Eclettico, pieno di energia, evocativo nella sua capacità di suscitare tenerezze familiari e momenti di confidenza con gli ospiti, ma anche performer eccellente con un perfetto controllo della scena, sintesi risolta del dinamismo rock di Mick Jagger con la sensibilità poetica di Elton John unita a spiccate doti teatrali, il personaggio Michael Holbrook Penniman Jr., in arte Mika si è confermato uno showman a tutto tondo in “Stasera Casa Mika”.

 Nell’arco delle sue quattro puntate il programma televisivo ha toccato punte anche del 14,4% di share, risultati di prim’ordine per questo genere di format e le ragioni di questo si devono cercare sicuramente nella qualità del prodotto, forte del lavoro autoriale dello stesso Mika con Ivan Cotroneo, Giulio Mazzoleni e Tiziana Martinengo, ma anche dell’ottimale equilibrio raggiunto dalla veste tecnica del programma, con risultati di assoluta coerenza visiva al mondo di Mika e alle sue suggestioni e alle citazioni della storia del nostro varietà TV.

Per approfondire questi aspetti ne parliamo con il direttore della fotografia Carlo Stagnoli, lo scenografo Riccardo Bocchini ed il regista Fabio Calvi.

CARLO STAGNOLI

Controluce e forti contrasti per dare presenza alla casa dei sogni

Per prima cosa, ho visto che utilizzi la luce bianca con un ottimo valore di contrasto e definizione sul primo piano. Come hai strutturato per questi risultati il tuo parco luci?

Carlo Stagnoli: “La scena di ‘Stasera Casa Mika’ è una grande arena composta principalmente da due palchi, uno dei quali tondo avvolto dal pubblico. Qui regna il gigantismo; grandi lettere motorizzate, che compongono la parola MIKA, si spostano sul palco principale dove altri oggetti giganti arredano questa ipotetica casa dei sogni.

Dal soffitto scendono con motorizzazioni oggetti bidimensionali e una gigantesca sfera. Due tendaggi motorizzati chiudono i due palchi. Un grande cuore in legno con una scala corre su dei binari fino al centro palco e tutto il perimetro della scena è coperto da grandi Ledwall e videoproiezioni.

Lavorando sulla pianta del progetto scenografico ho preso in seria considerazione l’ingombro di tutti gli oggetti che sarebbero entrati in scena e che avrebbero oscurato di conseguenza gli apparecchi di illuminazione: ne è nato quindi un progetto stratificato in modo da ottenere il più possibile ad ogni livello un buon equilibrio tra luce bianca e luce d’effetto.

120 proiettori per lampade al tungsteno con lente Fresnel da 650 W(Arri), 50 motorizzati per lampade alogene (Halo 1200 e Varilite 550) 18 Fresnel da 2000 W, 50 sagomatori da 750 W (ETC), 2 seguipersona da 2500 W e due Follow-me collegati ai Varilite VL3000, hanno coperto gran parte della luce bianca, spesso usata di taglio”.

Un aspetto presente nello show è l’utilizzo del controluce alto e del piazzato in controluce, efficace per dare profondità. Ce lo vuoi raccontare dal punto di vista tecnico?

C.S.: “I controluce sono principalmente degli Spot 1200, 48 per l’esattezza, anch’essi distribuiti su vari livelli tra i due palchi, mentre altri 23 Spot 700 definiscono il controluce dell’orchestra del pubblico e di alcuni oggetti in scena.

Inoltre, ai lati del Ledwall principale 16 motorizzati posti in verticale (spesso prismati per non velare l’immagine) e utilizzati di taglio, oltre a creare un gradevole effetto, mi sono serviti per rafforzare la profondità dell’immagine. Un piacevole risultato è stato ottenuto con le LEDbar (DTS ‘Katana’, 12 x 20 W LED con tecnologia Ostar RGBW Osram) poste sopra e ai piedi del Ledwall, per un controluce compatto.

Anche l’impiego a terra dei proiettori a luce LED ( Blade, di Proel) ha creato un forte contrasto dovuto all’alta efficienza di questi proiettori.

A metà scena, dietro alle grandi lettere motorizzate, ho distribuito su una lunga americana 21 proiettori testa mobile (Robe Pointe) in modo da ottenere un sipario di luce quando le lettere erano fuori scena, dal momento che quando le quattro gigantesche lettere entravano al centro palco tutto il piazzato luci dietro ad esse risultava bloccato.

Ho per questo duplicato in parte il piazzato luci posteriore alle lettere, aggiungendo 12 testa mobile a luce LED (Ayrton Magic Panel). Sul palco centrale, due americane circolari concentriche hanno invece ospitato la luce bianca realizzata con gli Halo 1200 e dai Varilite, mentre 16 motorizzati (Ruby, di Prolight) mi sono serviti per ottenere un sipario circolare di luci”.

“Stasera Casa Mika”. Uno dei balletti dalla prima puntata dello show. Visibile l’efficace effetto di controluce (courtesy: RAI) (courtesy photo: Giulio Francesco Prandoni)

La luce e la sua immagine, in rapporto ai colori e alla scenografia

In ‘Stasera Casa Mika’ avete realizzato un grande lavoro di armonizzazione con la scenografia colorata mobile dei LEDwall di Bocchini. Come ti sei mosso in questo senso in relazione al colore e alla sua resa fotografica?

C.S.: “Amo il colore, però in questa scenografia molto ricca di elementi l’utilizzo indiscriminato di luci colorate avrebbe appesantito e confuso il set di ripresa. Ho cercato quindi di contenere il più possibile l’utilizzo di più colori contemporaneamente interpretando insieme allo stesso Mika ogni intervento del suo programma e ascoltando da lui cosa voleva esattamente ottenere in ogni performance.

Allo stesso modo ho avuto un ottimo rapporto di lavoro con lo scenografo, recependo molti dei suoi preziosi consigli. In sede di ripresa video, anche la taratura delle telecamere ha giocato un ruolo fondamentale: volevo neri molto intensi e il più possibile privi di tonalità, questo soprattutto sulle camere in totale, ma anche per quelle in primo piano che sono state opportunamente “tosate” sui neri, in modo che il forte controluce risultasse evidente diventando a tutti gli effetti la luce chiave”.

L’uso della silhouette e degli effetti di sfocatura

Un altro aspetto che si è potuto cogliere nello spettacolo è un robusto lavoro di costruzione dell’immagine sui campi lunghi e sulla definizione fotografica dei movimenti coreografici. Come hai lavorato con la luce per dare corpo a tutto questo?

C.S.: “Ho utilizzato molto i sipari di controluce. Mika, che è anche il direttore creativo, desiderava quel tipo di fotografia molto sbalzata tra i chiaroscuri, con l’uso della silhouette fino all’eliminazione totale – in certi momenti dello spettacolo – della luce frontale.

Nel coro delle “mani bianche”, ad esempio, si è optato per un muro di controluce che svelasse appena il volto degli 80 bambini del coro, riuscendo così ad ottenere un’immagine molto delicata e suggestiva, sicuramente non banale, risultato importante per un pezzo così intenso che difficilmente scorderò anche per l’argomento trattato”.

Alcuni altri elementi che ho visto da te utilizzati con molta accortezza sono stati i testamobile, la luce dei tagli e la luce d’accento con filtro di conversione colore. Ce ne vuoi parlare?

C.S.: “Sì, ho cercato di non esagerare con l’uso dei testamobile, che invece ho utilizzato spesso fermi con i gobos sfocati per ottenere una base di colore dove intervenire decisamente con qualche altro apparecchio illuminando di controluce o di taglio.

La luce d’accento è a mio avviso un’arma a doppio taglio: mi piacerebbe fosse bianca, ma ahimè quasi sempre si confonde con tutto il resto ed è allora per questo che opto per la conversione, che aiuta ad evidenziare con discrezione…”.

RICCARDO BOCCHINI

Fra motorizzazioni, Broadway, grafica e atmosfera di casa

Nell’affrontare il compito di progettare le scenografie ti sei misurato con la necessità di calibrare una tavolozza cromatica molto forte, presente negli arredi di scena degli oggetti di design di Studio Job, negli abiti di Mika e nei costumi dei ballerini. Da che idee di base sei partito?

Riccardo Bocchini: “Aver conosciuto Mika a Londra a casa sua ed in un viaggio in Peloponneso mi ha aiutato ad entrare nel suo mondo artistico, surreale, onirico e glamour. Da quegli incontri creativi è nata la progettazione della scenografia che integrava alcuni degli oggetti forniti dai designer olandesi di Studio Job.

Con le mie collaboratrici Flavia Bocchini ed Ainur Ramadan abbiamo realizzato tantissimi disegni, inserendoli nella progettazione televisiva, insieme alle grafiche di Jasmine, sorella maggiore di Mika. Abbiamo iniziato a creare la scena senza mai bloccarci sul non si può fare, trovando una sinergia ed una amalgama eccezionale, nonostante la nostra differenza di età: lui è un giovane maturo e io un maturo giovane!!”

Mi pare tu abbia utilizzato un doppio registro, creando una trasversalità dinamica dello spazio dello studio che si armonizza bene al ritmo della scaletta e al lavoro della regia. Puoi descrivermi le tue scelte tecniche nel dettaglio?

R.B.: “ La progettazione ha avuto il suo momento fondamentale in primo luogo nella scelta delle motorizzazioni: per le enormi lettere che riproducevano la scritta Mika, dove abbiamo inserito prima un Ledwall con basso numero di pixel pitch nella parte centrale, poi abbiamo applicato sul bordo tecnologia LED Dome, per ricordare le lampadine di Broadway; per il cuore che si spostava dal lato fino al centro della scena e per la pedana circolare che si alzava con un sofisticato meccanismo e presentava un bordo di Ledwall magnetico circolare che le dava una caratterizzazione importante.

“Stasera Casa Mika”. Visibile la scenografia motorizzata realizzata per i grandi Ledwall e per le lettere (courtesy: RAI) (courtesy photo: Riccardo Bocchini)

Poi è stata importante la realizzazione di costruzioni scenografiche realizzate ad hoc con materiali idonei alle tecnologie da applicare, come l’enorme lampada bianca, completamente mappata per 180 gradi, il tostapane, o l’orologio, inseriti nel controcampo insieme a sagome di altri oggetti cult montati fra fondali proiettati con grafica e altri apparati”.

Come hai interagito con il lavoro del direttore della fotografia Carlo Stagnoli?

R.B.: “Il rapporto tra scena e fotografia ma anche con la regia di Fabio Calvi si è mosso all’interno delle scelte per le messe in scena, autoriali e coreografiche di Mika e il successo della mia scenografia non sarebbe stato tale se non ci fosse stata sinergia espressiva con l’artista e sinergia di lavoro con Calvi, Stagnoli e con Carolina Stamerra Grassi che insieme ai grafici della Rai di Milano ha svolto un eccellente lavoro grafico”.

L’intimità di casa in un grande spazio scenico

Come hai interpretato in termini di soluzioni scenografiche l’idea e le richieste degli autori di riproporre l’immagine di una casa, dal punto di vista della gestione complessiva dello spazio dello Studio 2000 di Via Mecenate?

R.B.: “ La scelta vincente è stata realizzare da una parte l’impianto con la tribuna pubblico con gradoni bassi, per comunicare un senso di intimità nonostante l’enorme studio di Via Mecenate, dall’altra collocare la “Band Stand” in mezzo al teatrino/camper a proporre una grafica retroilluminata da Ledwall raffigurante l’immagine della copertina di SGT Peppers, farcita di palme di banani e di grafiche surreali.

“Stasera Casa Mika”. L’impianto scenografico molto efficace dal punto di vista dell’interazione fra parti mobili e Ledwall con grafiche retroilluminate (courtesy: RAI) (courtesy photo: Riccardo Bocchini)

La struttura era inserita in un fondale circolare che conteneva inoltre il cuore, la lampada, il grande libro, il frigorifero, la torta.

Un altro fattore rilevante nella progettazione è stata la scelta fatta per la prima volta in quello studio di avere le due colonne presenti in mezzo alla scena – potendo ampliare il diametro totale planimetrico – perfettamente mascherate da un grande razzo da una parte e da una scala a chiocciola rossa dall’altra.

L’allargamento ha permesso di avere uno spazio scenico molto grande ed importante, pur ricreando l’atmosfera intima di una casa.

Un altro aspetto importante è stato nella costruzione accurata del pianerottolo che simulava il retro del cuore come l’ingresso di casa: tutti questi elementi insieme hanno creato l’interno della casa surreale e magica di Mika”.

FABIO CALVI

Attenzione a profondità, materiali e commistione dei linguaggi

Nei tuoi lavori l’immagine dello studio televisivo è sempre molto presente e spesso protagonista come elemento primario e questo show ne è ulteriore conferma. Che ci racconti al proposito?

Fabio Calvi: “ Il mio tentativo in ogni lavoro è quello di accompagnare per immagini i contenuti, cerco quindi di trovare un’estetica coerente con le idee di fondo del programma e con il mio gusto personale.

Mi piace cercare sempre prospettive non banali, relazioni ed infilate tra le persone e lo spazio che le accoglie, con un leggero movimento di camere per aumentare la suggestione e per ottenere più tridimensionalità e profondità dell’immagine.

Nel caso di “Stasera casa Mika” ho cercato di utilizzare una commistione tra linguaggi televisivi più contemporanei con le citazioni dei grandi varietà di una volta, molto frontali, in asse con lo sguardo dello spettatore.

Mika ha spesso traghettato in questo show il suo mondo ed il suo pubblico in realtà molto diverse per collocazione culturale e temporale, e credo che la formula di contaminazione abbia funzionato anche dal punto formale”.

Mi sembra tu sia molto interessato alla resa dei contrasti sui primi piani e al contributo della luce per come interagisce con i personaggi e con i differenti materiali presenti sul set. Puoi parlarci di questo aspetto?

F.C.: “La luce è fondamentale, tanto quanto la sua assenza. La luce come forma di scultura e pittura, con i suoi chiaroscuri, come nella vita. Senza diventare retorici ho sempre cercato di evitare una illuminazione diffusa, piatta, omogenea, piena e dominante; non è stato facile perché la televisione da questo punto di vista ha fatto dei gravi danni; spesso i conduttori temono le rughe ed i segni di espressione e chiedono un mare di luce senza capire l’appiattimento emotivo a cui vanno incontro, ma è un po’ il segno dei tempi.

Insieme al direttore della fotografia Carlo Stagnoli abbiamo cercato di fare qui un lavoro rivolto “a togliere” tra l’altro tra mille difficoltà come ingombri di scena mobili, videoproiezioni, studio a 360°, soffitto molto basso ed ingombri strutturali dello studio.

Da una illuminazione mirata le scene hanno sempre da guadagnarci, e molti scenografi lo sanno bene; anche la scelta dei materiali è fondamentale, ho sempre amato lavorare sui riflessi e sulle trasparenze o con materiali naturali come il legno, la roccia ,la sabbia,l’acqua”.

Con quali presupposti hai lavorato con gli autori del programma per la costruzione della scaletta-storyboard dello show?

F.C.: “Il punto di partenza è stato quello di capire come rappresentare la casa di Mika. Inizialmente si era pensato di ricostruire ambientazioni domestiche, ma abbiamo poi deciso di creare un ambiente più surreale, immaginifico, con oggetti sovradimensionati, un po’ ‘Alice nel Paese delle Meraviglie’, perchè la vera casa di Mika è il suo immaginario, il palcoscenico ed il rapporto con il pubblico.

Abbiamo quindi lavorato con lo scenografo Riccardo Bocchini per creare un mondo di fantasia partendo dalla quotidianità per arrivare al grande show, con cambiamenti di scena a vista, parte integrante del racconto”.

“Stasera Casa Mika”. Dalla prima puntata dello show, ospite il cantante Francesco Renga (courtesy: RAI) (courtesy photo: Giulio Francesco Prandoni)

LUCE E QUALITÁ DELL’IMMAGINE: LO SCENOGRAFO COME ART DIRECTOR E IL FUTURO DEL PRODOTTO TELEVISIVO

Un tuo punto di vista sul presente e sul futuro della qualità dell’immagine nel prodotto televisivo, in relazione all’utilizzo delle nuove tecnologie LED e video…

Il direttore della fotografia Carlo Stagnoli (courtesy: RAI) (courtesy photo: Giulio Francesco Prandoni)

Carlo Stagnoli: “Poche settimane prima di realizzare l’impianto luci di Mika ho voluto progettare uno studio per la prima volta completamente realizzato con proiettori a luce LED (NdR: per il programma ‘Detto Fatto’, sempre per Rai2, realizzato nello studio M3), una scommessa in tutti i sensi perché è innegabile che la luce bianca emessa da un proiettore a luce LED non è esattamente quella di una lampada al quarzo!

Ma lavorando (prima di compiere l’impianto) con il controllo video e apportando sostanziali modifiche alla taratura camere, siamo riusciti ad ottenere una curva colorimetrica corretta: già ora infatti le nuove telecamere HD hanno la possibilità di “equalizzare” la curva di questo tipo di sorgenti.

Questa tecnologia se opportunamente implementata ha innumerevoli vantaggi, non solo sul piano del consumo ma anche in tema manutenzione, con fattori di decadimento qualitativo molto ridotti. Sul mercato sono apparsi diversi apparecchi e sistemi di illuminazione di questo tipo dalle forme e potenzialità particolari…

Il LED incoraggia nuove forme di espressione illuminotecnica diventando sempre più elemento di scenografia luminosa. I grandi e potenti fasci luminosi sono ancora prerogativa delle lampade a scarica… ma la tecnologia galoppa, si tratta solo di aspettare…”.

Secondo te, in quale direzione si sta muovendo la ricerca di nuovi linguaggi nel contesto del prodotto televisivo?

Lo scenografo Riccardo Bocchini (courtesy: RAI) (courtesy photo: Riccardo Bocchini)

Riccardo Bocchini: “ Per quello che mi riguarda sono sempre attento a proporre progettazioni attraverso le innovazioni tecnologiche pur non trascurando gli aspetti funzionali televisivi. Personalmente credo che i nuovi linguaggi portino ad un cambiamento della figura dello scenografo almeno per come io interpreto la scenografia.

Lo scenografo è sempre più un Art Director dell’immagine e verso questo mi sto muovendo non senza trovare qualche ostacolo. Con le mappature sulla scena si permette alle colorimetrie ed alla luce di arrivare ovunque con precisione, dove la fotografia non può arrivare”.

‘Stasera Casa Mika’ è sicuramente un bell’esempio di varietà TV contemporaneo. Come valuti in termini tecnici e di concept il presente e il futuro a medio termine della qualità dell’immagine proposta dal linguaggio televisivo?

Il regista Fabio Calvi (courtesy: RAI) (courtesy photo: Giulio Francesco Prandoni)

Fabio Calvi:“ Credo che la televisione italiana si trovi stretta da nuovi mezzi ed effetti che vengono usati nei grandi eventi, ancora poco sfruttati in studi televisivi e dalla grande qualità d’immagine che si può ottenere con camere poco costose, ma che utilizzano ottiche cinematografiche meravigliose: la pasta che ne deriva rende a mio avviso molto finta e di “plastica” l’immagine degli studi televisivi, soprattutto live.

Quando potremo utilizzare camere di nuova generazione ed ottiche simili negli studi, i risultati saranno incredibili. Ma bisogna investire molto.

Inoltre, la Color correction ha completamente rivoluzionato il modo di realizzare l’immagine e la fotografia dei programmi televisivi,a volte rendendola super glamour, altre volte rendendola troppo digitale.

Penso che anche l’abitudine ad una certa estetica che Instagram e la rete propongono hanno condizionato e condizioneranno molto il linguaggio televisivo futuro”.

 

I DESIGNER DI STUDIO JOB: GLI OGGETTI GIGANTI E L’IMMAGINARIO DI MIKA

Studio Job è un famoso studio di design olandese, con sedi in Anversa e Amsterdam, il cui lavoro è proposto nei più importanti musei del mondo, fondato nel 1998 dai designer Job Smeets e Nynke Tynagel. Abbiamo rivolto loro qualche domanda, a proposito del rapporto con Mika e sul lavoro sviluppato per l’artista.

Avete realizzato il concept ed il progetto per il palcoscenico ed il tour di Mika: quali sono stati i punti di contatto fra la vostra ricerca ed il design degli oggetti e la ricerca artistica di Mika?

I designer Job Smeets e Nynke Tynagel di Studio Job (courtesy photo: Studio Job)

“Noi abbiamo curato per Mika il suo tour ( “No Heaven”), un concerto speciale dedicato alla città di Parigi ( “we love Paris”) e lo show televisivo. Mika ha milioni di follower su Instagram; i suoi spettacoli sono stati seguiti da migliaia di fan e lo show televisivo da qualche milione di telespettatori.

La sua troupe è un circo itinerante e questo è poi esattamente ciò che noi sentiamo e pensiamo del lavoro che abbiamo sviluppato insieme a lui. L’attività di Studio Job è per la gran parte sviluppata nel mondo dell’arte, così può dirsi relativamente sconosciuta al grande pubblico.

Mika nello show di Parigi, con le grandi ‘Lettere’ sullo sfondo (courtesy: Studio Job; photo: Paolo de Francesco)
Mika dal concerto “we love paris”, con il ‘Cuore’ ed il ‘Trono’ (courtesy: Studio Job; photo: Loek Blonk)

Benchè si tratti di un ambito differente però alla fine i principi alla base del nostro e del suo lavoro sono gli stessi: siamo entrambi intrattenitori e animatori culturali e vogliamo il meglio dal nostro lavoro, sia esso per un pubblico popolare come quando rivolto a pochi”.

Nel vostro lavoro l’Oggetto acquisisce una nuova dimensione, che al tempo stesso sembra un modo contemporaneo di riferirsi al gioco ironico della sostituzione praticato dai Surrealisti. Che cosa potete dirci in proposito?

“Nel nostro lavoro facciamo costantemente riferimento o effettuiamo citazioni dai differenti stili dell’arte per visualizzare quanto ci proponiamo di raccontare. Ma sono tutte interpretazioni astratte.

In alcune opere noi combiniamo insieme il Gotico con il Barocco con il Dada con lo stile Streamline e con il Pop….E poi ci sono differenti nazioni e continenti che interpretano la storia dell’arte in un loro modo personale. Per noi il termine Surrealismo è acronimo di numerosi messaggi al tempo stesso. La nostra è una saggistica immaginaria…”

Come utilizzate e considerate la luce – dal punto di vista formale e da un punto di vista tecnico – nel vostro lavoro?

“Per noi l’utilizzo della luce non è mai funzionale – nel senso cioè che, per esempio, dovrebbe aiutare a leggere un libro. Vediamo la luce come qualcosa di magico e astratto, ma la luce è anche speranza: entrambi sono elementi molto stimolanti da avere all’interno di un oggetto”.

“Stasera Casa Mika”. Alcuni dei grandi Oggetti di Studio Job presenti e integrati nella scenografia (courtesy: RAI) (courtesy: Studio Job; photo: Giulio Francesco Prandoni)

Gli Art Work di Studio Job Atelier presenti all’interno della scenografia dello show:

Bed, Book, Car, Caravan, Crystal Globe, Dining Table, Fridge, Gothic Chairs, Heart, Letters, Parquet Floor, Piano, Sacré-Coeur Cake, Throne

(Massimo Maria Villa)

 

“Stasera Casa Mika”

“Stasera Casa Mika”. Studio 2000, Viale Mecenate – Milano. Al centro dell’immagini visibili le due americane circolari concentriche con il set delle luci bianche (courtesy: RAI) (courtesy photo: Giulio Francesco Prandoni)

Elenco dei materiali utilizzati

n.120 Arri Fresnel 650 W

n. 20 Fresnel 2000 W

n. 50 Sagomatori ETC 750 W

n. 18 Clay Paky Halo 1200 W

n. 30 Varilite VL 500

n. 21 Robe Pointe

n. 40 Prolight RUBY

n. 48 Clay Paky Alpha Profile 1200

n. 23 Clay Paky Alpha Wash 700 HPE

n. 34 Robe Robin LED Wash 1200

n. 36 Robe Robin LED Wash 600

n. 28 Robe Robin Beam 100

n. 52 DTS Katana

n. 02 Seguipersona 2500 W alogeni

n. 02 Follow me

n. 02 Varilite VL3000

n. 12 Ayrton Magic Panel

Pianta luci dello spettacolo

 

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