Milano. Museo Bagatti Valsecchi

Se il nuovo parla d’antico

Milano, Museo Bagatti Valsecchi. La sala da pranzo dopo l'intervento (foto: Leo Torri)
Milano, Museo Bagatti Valsecchi. La sala da pranzo dopo l’intervento (foto: Leo Torri)

La nuova illuminazione realizzata per uno storico museo milanese: un esempio di rispetto e valorizzazione di un capolavoro dell’architettura ottocentesca

Nel cuore di Milano, tra Via Santo Spirito e Via Gesù, i fratelli Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi, nobili milanesi della seconda metà del XIX secolo, decisero di costruire il proprio palazzo, ispirandosi alle abitazioni signorili del Cinquecento lombardo, impreziosendolo all’interno con oggetti d’arte rinascimentale e arredi antichi.

Oggi il Palazzo ospita una Casa Museo fra le più importanti e meglio conservate d’Europa, dove le collezioni rinascimentali sono raccolte nel rispetto dell’allestimento ottocentesco: dipinti su tavola e tele, sculture e arredi lignei, armi e armature, ceramiche e vetri, oreficerie e avori, metalli lavorati e arazzi.

Gli obiettivi progettuali

Il progetto per la nuova illuminazione del Museo Bagatti Valsecchi si è posto l’obiettivo di mettere in risalto il grande patrimonio artistico presente nel palazzo. Gli ambienti, ricchi di arredi, presentano soffitti lignei a cassettoni, pareti in legno o con arazzi, pavimenti in parquet. La percezione, prima della nuova illuminazione, era quella di ambienti ricchi di dettagli, ma apprezzabili solo in parte poiché scarsamente illuminati.

L’intervento nasce dalla richiesta del Museo di una proposta progettuale per una stanza campione allo scopo di identificare le criticità e definire le soluzioni per un’illuminazione più adeguata al contesto museale. La stanza, oggetto della prima proposta, era molto significativa e conteneva tutti i temi che sono stati poi sviluppati nel progetto esecutivo.

L’impianto esistente – realizzato probabilmente su precise scelte filologiche – risultava inadeguato al contesto museale odierno, non consentiva l’evidenziazione degli elementi architettonici ed artistici di maggior rilievo, come i bellissimi soffitti lignei a cassettoni, e al tempo stesso dava una percezione “piatta” dell’ambiente.

La camera rossa: stanza campione per l'individuazione dei problemi e delle soluzioni (cortesia: Metis Lighting)
La camera rossa: stanza campione per l’individuazione dei problemi e delle soluzioni (cortesia: Metis Lighting)

Le richieste da parte della Committenza sono state quindi da un lato il miglioramento della fruizione della camera campione, tramite adeguati livelli di illuminamento; dall’altro una maggiore visibilità degli arredi e la valorizzazione degli elementi architettonici o artistici particolarmente interessanti.

A tali richieste si è aggiunta la proposta dei progettisti di utilizzare sorgenti luminose con alta resa cromatica, per esaltare le qualità materiche degli elementi architettonici e d’arredo.

I temi sopra descritti sono presenti in tutti gli ambienti più prestigiosi del palazzo.

La proposta progettuale ha incontrato alcune difficoltà, dato il contesto così delicato e di alto valore artistico, in primis quella di dover lavorare su uno spazio in cui è quasi impossibile intervenire con delle modifiche senza rischiare di risultare invasivi.

Planimetria del museo con le aree e tipologie di intervento: sostituzione delle sorgenti nude (blu e verde) e nuove piastre a LED (rosso) (cortesia: Metis Lighting)
Planimetria del museo con le aree e tipologie di intervento: sostituzione delle sorgenti nude (blu e verde) e nuove piastre a LED (rosso) (cortesia: Metis Lighting)

Le fasi dell’intervento

Sui criteri della stanza campione si è sviluppato il progetto preliminare con l’identificazione di tre fasi di intervento:

1. Sostituzione della sorgenti esistenti con altre di nuova generazione, nelle applique e nei candelabri storici a lampada nuda;

2. Sviluppo di speciali piastre a LED per i lampadari con diffusori in vetro, presenti in molte sale;

3. Integrazione di nuovi proiettori orientabili a LED, per l’illuminazione d’accento di opere d’arte e arredi di particolare valore.

Per la prima fase sono stati catalogati gli apparecchi a lampada nuda esistenti. Alla fluorescente compatta in uso, si è preferita la sorgente ad alogeni di nuova generazione (18W, attacco E14 a tensione di rete) con temperatura di colore calda (2800 K), ideale per far risaltare i rivestimenti lignei.

La seconda fase, certamente la più delicata, ha reso necessarie alcune modifiche ai lampadari esistenti in vetro, preservandoli comunque da danni o modifiche estetiche. La loro struttura a candelabro regge una serie di capsule in vetro diffondente, ciascuna contenente una sorgente luminosa del tipo fluorescente compatta.

Si è studiata la particolare conformazione dei diffusori in vetro, catalogandoli in base alle dimensioni e alla sagoma. Su questi dati si è individuata la sorgente luminosa più adatta, in grado di garantire un corretto indirizzamento del flusso luminoso, un’ottima resa cromatica e adeguati livelli di illuminamento uniforme sui soffitti.

Rilievo e catalogazione dei diffusori in vetro dei lampadari esistenti (cortesia: Metis Lighting)
Rilievo e catalogazione dei diffusori in vetro dei lampadari esistenti (cortesia: Metis Lighting)

Si è optato per una piastra con circuiti multi-LED ad alta emissione, posizionati su entrambe le facce, ma con diversa densità.

Il lato inferiore, con un minor numero di LED, ha il solo scopo di rendere luminoso il diffusore e ricordarne l’uso originario, limitandone però la luminanza ed evitare abbagliamento all’osservatore.

Il lato superiore della piastra, rivolto verso l’alto, fornisce invece un illuminamento più uniforme sul soffitto.

Dalla catalogazione dei diffusori, sono stati individuati tre formati per la piastra LED: piccolo, medio, grande con potenze totali rispettivamente di 7, 17 e 30 W. La temperatura di colore scelta è sempre 2800 K, per garantire migliori percezione e resa cromatica dei materiali.

Sono stati realizzati alcuni prototipi, testati in loco al fine di individuare e risolvere tutti gli aspetti relativi al cablaggio e al montaggio delle nuove piastre e garantire una installazione semplice e veloce in tutti i lampadari.

Ad oggi le prime due fasi sono state quasi completamente realizzate. Già con questi primi interventi la percezione degli spazi è molto cambiata (figure a-b)

Il salone d'onore prima e dopo l'intervento sui lampadari e le applique originali (foto: Leo Torri)
Figura a – Il salone d’onore prima e dopo l’intervento sui lampadari e le applique originali (foto: Leo Torri)
Figura b
Figura b

Pur potendo ora apprezzare la ricchezza dei dettagli e delle cromìe dei diversi ambienti, nessuno dei visitatori riscontra “apparenti” differenze sull‘illuminazione.

La percezione generale degli ambienti appare come in origine, anche se ora si possono cogliere la finezza delle decorazioni e dell’architettura, in ogni particolare. Probabilmente il migliore risultato per un contesto in cui la parola d’ordine è da sempre la tutela dell’originalità del patrimonio artistico.

Work in progress…

Il terzo ed ultimo intervento, ovvero l’integrazione in alcune sale di un’illuminazione d’accento per le opere d’arte o gli arredi di particolare pregio, è al momento in fase di sviluppo.

I proiettori orientabili e il vano che li alloggerà saranno realizzati ad hoc. Si sta procedendo al rilievo dei punti in cui posizionarli, lungo i cornicioni e gli architravi delle porte, al fine di minimizzarne l’ingombro.

I nuovi apparecchi permetteranno di integrare anche elementi ausiliari (telecamere di sorveglianza e illuminazione di emergenza), nascondendo quanto attualmente è in vista.

(arch. Luana Lampis, lighting designer – Metis Lighting, Milano)

CARTELLO LAVORI

Milano – Museo Bagatti Valsecchi

Committente: Museo Bagatti Valsecchi

Progetto di illuminazione: Metis Lighting, Milano – arch. Marinella Patetta e Claudio Valent

Responsabile progetto – dott. Alberto Saggia

Apparecchi di illuminazione speciali con sorgenti a LED: Light Contract

Con il contributo di: Regione Lombardia, Pirelli & C. Real Estate, i sostenitori del Museo Bagatti Valsecchi

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