Scenari complessi, fra colori e volumi

 

Figura 1 – Venezia, Fondazione Teatro La Fenice – “La Bohème” (photo: Michele Crosera)

Anche il melodramma costituisce un ambito di confronto molto interessante per il lighting design, continuamente attraversato da soluzioni di ricerca originali e innovative, come nel caso di questa edizione dell’opera di Puccini prodotta dal Teatro La Fenice

“La Bohème”, l’opera composta da Giacomo Puccini nel 1895 racconta le vicende di 4 giovani artisti nella Parigi di inizio ‘800 e le storie d’amore travagliate di due di loro, Rodolfo (che s’innamora della vicina di casa Mimì) e Marcello (che riscopre l’amore per Musetta), che si intrecciano alle vicende di povertà dell’epoca. Abbiamo rivolto alcune domande a Fabio Barettin, lighting designer di questo allestimento e datore luci del Teatro, che ci ha parlato del suo lavoro.

La luce, in trasparenza e di taglio

Come sei riuscito a gestire l’illuminazione dei diversi piani di azione tra di loro, la griglia con le lampadine, il tulle?

La griglia con le lampadine riproduce Parigi con alcuni dei suoi monumenti, mentre il tulle disegnato da Edoardo Sanchi e dipinto da Rinaldo Rinaldi mi ha permesso di creare giochi di luce e trasparenze molto interessanti. Gli elementi per creare una drammaturgia della luce c’erano tutti, la luna, i tetti, bastava seguire la musica ed il testo per sottolineare con gli effetti di illuminazione determinate atmosfere; l’unica sfida che ho dovuto affrontare nel primo atto (la soffitta) è stata quella di illuminare i volti dei cantanti e dei mimi, in quanto proprio a causa del tulle ho dovuto utilizzare sempre tagli laterali ottenendo luci molto contrastate.

L’idea del palcoscenico che si sdoppia è molto intrigante a vedersi: in che modo sei riuscito ad illuminare i due palchi?

In questo caso la tecnologia oggi ci aiuta. Molti anni fa illuminare in questo modo la scena avrebbe richiesto il montaggio di un grosso quantitativo di materiale e molte ore per i puntamenti. Gli apparecchi che abbiamo a disposizione ora sono controllati da remoto, ovvero il proiettore viene orientato direttamente da un operatore attraverso una consolle luci e lo stesso proiettore può essere utilizzato più volte e in scene diverse. In più abbiamo la possibilità di ottenere infinite sfumature di colore, in quanto gli apparecchi sono dotati, al loro interno, di filtri o LED di differenti colori (Tricromia).

Qual è la scelta preferita oggi da un teatro come La Fenice in merito agli strumenti illuminotecnici: si preferisce investire aggiornando periodicamente il parco luci o si sceglie la strada del noleggio degli apparecchi?

Ci muoviamo in entrambe le direzioni: abbiamo a disposizione un discreto quantitativo di proiettori tecnologicamente evoluti, come sagomatori a luce LED e apparecchi testamobile, nonostante questo in alcune occasioni siamo costretti a ricorrere al noleggio di determinate apparecchiature.

Lo spettacolo in luce: l’analisi di alcune scene

Abbiamo commentato con Barettin alcuni quadri dello spettacolo, attraverso l’analisi e il commento specifico di alcune scene con le immagini di Michele Croser.

Nel primo quadro (figura 1) ci troviamo nella soffitta abitata dai 4 artisti: davanti al pavimento rialzato vediamo la luminaria con i monumenti di Parigi ed il tulle con la luna messa in evidenza da un sagomatore a LED (ETC Lustr).

Le luci che illuminano i personaggi arrivano in prevalenza dai lati della scena: qui sono presenti sagomatori di vario tipo (1 Robert Juliat ‘D’Artagnan’ con lampada a scarica HMI da 2,5 kW, puntato sulla scaletta di accesso alla soffitta e 5 Robert Juliat 714 SX da 2 kW, posizionati davanti e dietro il principale nero con la silhouette dei tetti).

Altri due sagomatori (ETC Lustr con ottica da 26°) sono collocati sulle torri laterali del ponte luci e illuminano, con un angolo di 45°, i volti dei personaggi. Il controluce è realizzato con 4 Wash (Martin ‘Viper Wash’); la stufa, dove è collocata una piccola macchina del fumo Power Tiny, è scolpita da un altro sagomatore (Robert Juliat, con lampada HMI da 2,5 kW).

Sullo spazio scenico sono presenti pochi proiettori ma le caratteristiche di alcuni di questi permettono di ottenere svariate sfumature di colore e il fascio di luce può essere indirizzato in diversi settori a secondo delle necessità.

Nel secondo quadro (figura 2) stiamo invece per entrare nel quartiere Latino: un ponte si solleva, appare un vagone della metropolitana con dentro i cantanti, gli artisti del coro e i mimi.

Nell’immagine iniziale i personaggi sono in silhouette; lo sfondo (PVC Peroni Nevada) è retroilluminato da diffusori asimmetrici (Domino di Spotlight) con gelatina con filtro giallo acceso Lee 101, mentre il ciclorama con lo skyline di Parigi è illuminato di blu ( con Martin Viper Wash).

Figura 2 – Venezia, Fondazione Teatro La Fenice – “La Bohème” (photo: Michele Crosera)

Sul proscenio sono puntati 6 Sagomatori (LED ETC Lustr), per il controluce sul ponte sollevato sono impiegati dei Martin Viper Wash mentre per il proscenio alcuni proiettori piano convessi (Vario 25 di Spotlight) con lampada da 2 kW. Sempre in avanscena i volti sono leggermente rischiarati da 6 sagomatori a LED (ETC Daylight).

Nella figura 3 la scena è sul Café Momus, luogo prediletto dai 4 amici: qui un Martin Viper Performance crea una luce di accento su Musetta che sta per iniziare la sua aria. Le soubrette sono illuminate da una luce diffusa realizzata con sagomatori (ETC Zoom 25°/50°) dove è stato aggiunto un filtro diffusore (Rosco 114) per “ammorbidire” il bordo del fascio luminoso.

Figura 3 – Venezia, Fondazione Teatro La Fenice – “La Bohème” (photo: Michele Crosera)

L’immagine dei 4 carri è messa in evidenza da 4 sagomatori (ETC Zoom 25°/50°) posizionati su una americana e da 4 altri sagomatori (ETC LED Lustr da 26°) che arrivano dalla sala. Sui protagonisti e i camerieri sono puntati 3 riflettori con lente Fresnel di 5 kW (ARRI). Il controluce in tutto lo spazio scenico è realizzato da 10 Wash (Robe Spiider Wash LED). Su Alcindoro arriva la luce di un sagomatore a LED (ETC Lustr) con tonalità leggermente più calda, che mette in evidenza il colore del cappotto.

Sullo sfondo la silhouette dei tetti di Parigi è illuminata da 4 Martin Viper Wash: il vantaggio di questi proiettori è quello di non variare la temperatura colore al variare dell’intensità luminosa quindi, una volta scelta la nuance, questa rimarrà invariata. Sul proscenio i volti vengono rischiarati da 6 sagomatori daylight (ETC).

Nel quadro seguente (figura 4) siamo nella Barriera d’Enfer, i sobborghi di Parigi. Sul lato sinistro della scena la Taverna, dove vivono Marcello e Musetta: qui i mattoni sono scolpiti da una luce a pioggia, (realizzata con Martin Mac 2000 Performance): su questa superficie così materica si cercano di evitare le luci frontali che annullerebbero lo spessore dei mattoni. Dietro la barra della dogana Mimì è illuminata da un Mac Viper Wash.

Figura 4 – Venezia, Fondazione Teatro La Fenice – “La Bohème” (photo: Michele Crosera)

Per il controluce che rende visibile la neve sono stati utilizzati 10 Robe Spiider: questi proiettori a LED hanno uno zoom molto ampio e la loro quadricromia dà la possibilità di ottenere infinite sfumature di colore. I due gendarmi sono illuminati dal fuoco, solo i contorni dei corpi sono messi in evidenza dal controluce.

Nella scena alla figura 5 la casa ruota e svela l’interno della taverna. Al suo interno Musetta e Marcello litigano, su di loro una luce dalla sala, con un Martin Viper Performance con tonalità calde. Sulla destra Mimì e Rodolfo decidono che è troppo presto per lasciarsi, ancora poco e si concluderà il dramma, Mimì è infatti malata di tisi e sta per morire.

Figura 5 – Venezia, Fondazione Teatro La Fenice – “La Bohème” (photo: Michele Crosera)

Su di loro un controluce di accento (con Viper Martin Wash), illumina anche l’albero e la luce frontale è quella di un Martin Viper Performance, che arriva dalla sala. Il controluce generale è sempre realizzato dai Wash (Robe Spiider Wash), sul ciclorama la luce blu arriva da 4 Martin Viper Wash, con il fondale illuminato dai proiettori con ottica asimmetrica Iris.

(a cura di Sandra Raccanello, fotoreporter – Treviso)

 

Fabio Barettin nasce a Venezia ed entra, ancora giovanissimo, a far parte dello staff tecnico del Teatro La Fenice. Inizia la sua carriera di lighting designer nel 1992 e da allora firma le luci per numerose opere in Italia e all’estero collaborando con registi di fama internazionale.

Fabio Barettin

Dal 2010 al 2016 è stato docente di Illuminotecnica e Light Design all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Prossimamamente lo vedremo impegnato nell’illuminazione della versione integrale di ‘Semiramide’ con la regia di Cecilia Ligorio.

“LA BOHÈME”

di Giacomo Puccini

Produzione: Venezia – Teatro La Fenice

Direttore: Stefano Ranzani/Francesco Lanzillotta

Regia: Francesco Micheli ripresa da Stefania Panighini

Scene: Edoardo Sanchi

Costumi: Silvia Aymonino

Light designer: Fabio Barettin

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice 

Maestro del Coro: Claudio Marino Moretti

Piccoli Cantori Veneziani

Maestro del Coro: Diana D’Alessio

Allestimento: Fondazione Teatro La Fenice

Se vuoi vedere la pianta luci dello spettacolo e conoscere l’elenco dei materiali utilizzati

 

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