‘Rosso Istanbul’, la luce della memoria

 

“Rosso Istanbul”

‘Chi guarda troppo il passato non vede il presente.’ Questo 11° film di Ferzan Ozpetek è una dichiarazione d’amore alla sua città natale: e se i ricordi fanno parte di noi, i sentimenti rischiano di distorcere la memoria.

Dopo vent’ anni il protagonista del film torna per lavoro ad Istanbul. Vent’anni fa Ozpetek realizzò il suo primo lungometraggio ’Hamman – Il bagno turco’; l’autobiografia coincide con il percorso dei protagonisti della finzione.

Il DoP Gianfilippo Corticelli (a sx) con il regista Ferzan Ozpetek

Il Direttore della Fotografia Gian Filippo Corticelli, autore delle luci anche di  ‘La finestra di fronte’, ‘Cuore sacro’, ‘Saturno contro’, ‘Allacciate le cinture’, accompagna il regista in questo ritorno a casa con elegante e distinta visione sempre attento ad illuminare il film e non le scene.

La locandina del film

La storia

Tratto dall’omonimo romanzo scritto dallo stesso Ozpetek, ‘Rosso Istanbul’ racconta il ritorno in Turchia dopo 20 anni di Orhan Sahin. Torna nella sua città natale per aiutare il regista Deniz Soysal a scrivere il suo ultimo romanzo. Ma l’improvvisa sparizione di Deniz diventa una scusa per rievocare in maniera quasi proustiana un passato che sembra essere lontano anni luce, per inghiottire Orhan  nel mare in tempesta che è la Istanbul di oggi, una città così diversa da come la ricordava e sempre più occidentale.

“Istanbul oggi è molto diversa da quella che uno si aspetta, quella storica per intenderci. E’ una città che sta cambiando il suo aspetto urbano, un cantiere aperto. Le moschee adesso convivono con le highways. A me ha colpito molto questa modernità, anche perché non me lo aspettavo di incontrare una città così trasformata. E il film racconta tutte e due le Istanbul.”

Niente è più come Orhan l’aveva lasciato. L’attenta estetica fatta di inquadrature di straordinario impatto visivo e di movimenti di macchina eleganti, aiutano a comprendere l’emotività che c’è dietro a questo percorso di ricerca del protagonista, un’evoluzione che passa inevitabilmente attraverso il ritorno a casa.

Il film è ispirato al libro, ma in comune c’è solo il titolo. L’arena del racconto cinematografico è la casa sul Bosforo della famiglia di Deniz. Le cosiddette yali, sono eleganti residenze sulle rive del Bosforo che risalgono anche a più di 400 anni fa.

Una luce adatta a evidenziare l’interferenza delle emozioni

Audacemente ci spingiamo ad accostare il film di Ozpetek all’opera di Orhan Pamuk, lo scrittore turco premio Nobel nel 2006, se non altro per tre motivi: ‘Il mio  nome è rosso’ il polifonico romanzo di Pamuk del 2001;‘Istanbul: i ricordi e la città’ il saggio/omaggio alla sua città natale, e, più concretamente, la motivazione con cui l’accademia svedese ha assegnato nel 2006 il Nobel a Pamuk:  ‘Nel ricercare l’anima malinconica della sua città natale, ha scoperto nuovi simboli per rappresentare scontri e legami fra diverse culture.’

 E il film di Ozpetek è un film sulla memoria, sui ricordi, sul ricordo indotto a causa dell’interferenza delle emozioni. Evidentemente il rosso è il colore della passione, dell’amore, del sangue. E’ il colore della nascita, della vita insomma. Per Ozpetek è anche il colore del ritorno.

Un’ immagine del film. La presenza del colore rosso come elemento compositivo nell’inquadratura

Chiediamo a Corticelli come ha lavorato per dargli vita.

Qual è stato il tuo rosso? Che luce è il tuo rosso?

 “Sicuramente è il colore del film. La villa affacciata sul Bosforo apre il discorso legato alla cromaticità del film: è di legno rosso. Una location molto suggestiva. Sicuramente è il colore di Ferzan. Abbiamo girato tantissimi tramonti, sfruttando anche il fatto che il loro orario di lavoro è più lungo del nostro.

In Turchia lavorano 12 ore e questo ci permetteva di cogliere sempre la luce migliore. Ti puoi permettere di girare tramonti veri. Cercare l’orario migliore, la luce migliore senza l’ossessione di sforare con lo straordinario. Il punto di rosso ottenuto è vero. Sono stato abbastanza conservatore, nel senso che ho lasciato il rosso che ho trovato sia come scenografia che come costumi. Come con i tramonti: ho cercato di tirare fuori il massimo da quello che riprendevo.”

“Rosso Istanbul”
“Rosso Istanbul”. Un’altra inquadratura del film

Hai usato per la prima volta gli obiettivi Leica Summilux. Ce ne parli? 

Gli obiettivi Summilux-C lenses

“Leica fa due serie per il cinema: i Summilux e i Summicron. I Summilux sono obiettivi high speed e infatti hanno una luminosità 1.3 – 1.4. Hanno una qualità dei vetri eccezionale. Sono molto sensibili e posso lavorare con poca luce. Hanno una trasparenza e un’incisione notevole.

La pasta dei vetri delle lenti è fatta fra la Germania e il Canada a differenza dei Summicron che sono fatti in Giappone e sono meno luminosi. E’ chiaro che ogni progetto ha un suo look, ma ho utilizzato i Summilux anche per il film che ho girato dopo quello di Ferzan e mi sono trovato molto bene.”

E quindi con obiettivi così luminosi ti sei potuto permettere di lavorare con poca luce…

 “Le moderne Digital Camera sono molto sensibili e questo ha permesso di ridurre molto il carico in kW. Poi con obiettivi molto luminosi gli ingombri si riducono ulteriormente.

Ho sfruttato tantissimo in questo film le luci a LED, i ‘Celeb’ della Kino Flo e gli ‘Sky Panel’ della Arri. Sono molto versatili in quanto puoi regolare sia l’intensità che la temperatura colore; possono essere molto potenti ma allo stesso tempo li puoi utilizzare al minimo ed ottieni sempre la luce che desideri. Sono pratici e poco voluminosi rispetto ai classici proiettori a lente di Fresnel.”

Apparecchio Celeb 201 LED (courtesy: Kino Flo)

Con il colorist come è andata? Hai impostato una LUT (look up table, ovvero una routine in metadata sovrascritta al file nativo dell’immagine per impostare contrasto e gamut) in pre-produzione oppure sul set ti bastava guardare il monitor attraverso la REC 709 (spazio-colore standard codificato per l’High Definition 1920×1080)? 

“La società di produzione BKM, che insieme a Tilde Corsi ha prodotto il film, ha anche una società di post-produzione dove ho fatto la color. Spesso si affidano a professionisti inglesi per questo tipo di intervento. Visto che dovevano chiamare uno dall’estero ho chiesto se poteva seguirmi in questa fase il mio colorist Andrea Baracca, guarda caso il suo nickname è Red.

Con Red avevo già deciso come impostare il lavoro con una LUT che abbiamo pensato appositamente: questo ha permesso di far vedere on set a tutti, scenografia, costumi, trucco, quello che stavamo realizzando in un modo molto prossimo al risultato finale. E’ sempre molto difficile dare subito un’idea del risultato finale quando il file nativo è completamente diverso dai contrasti e dai colori che hai pensato.”

Gli interni notte sono particolarmente americani…

“La sfida è stata ogni volta quella di cercare di assecondare la scrittura, il progetto del film. Questo vale per la fotografia come per tutti gli altri elementi che compongono l’immagine. Tutto concorre parallelamente alla realizzazione dell’idea. Se uno di questi elementi va sopra la storia o anche sotto, ovvero non accompagna in maniera adeguata il film, si crea una sorta di distonia che inevitabilmente guasta.

I notturni sul Bosforo ripresi dalla villa scelta come location avevano sullo sfondo le luci della città dall’altra parte della sponda. Questo ha aiutato molto la costruzione dell’immagine. Anche per le riprese fatte con il camera car ho cercato di cogliere sempre le luci della città.”

Avete lavorato in Turchia in un momento di grande fermento politico e sociale. Le riprese del film sono slittate di sei mesi rispetto alla prima data prevista. E poi, neanche due mesi dopo la fine delle riprese, c’è stato il tentato golpe..

“Istanbul è una città con più di 13 milioni di abitanti.  Quando sono partito ero un po’ titubante. Poi stando lì, in questa città enorme, dove la vita scorre normale, non ti rendi più conto. Non percepisci un clima di tensione. Certo adesso non so se dopo gli attentati e il golpe potremmo girare così come abbiamo fatto durante le riprese. Una cosa che mi ha colpito è stata la qualità e la quantità dei mezzi tecnici.

Uno è portato a pensare erroneamente che in Turchia siano molto indietro rispetto all’ Europa. E invece ho trovato cose che anche in Italia è difficile trovare. ‘Rosso Istanbul’ è il quinto film che realizzo con Ferzan. La nostra è un’affinità di carattere estetico non dichiarata ma che si concretizza semplicemente con le immagini che realizziamo insieme.”

A cosa stai lavorando ora ?

 “Tra pochi giorni iniziamo il nuovo film di Ferzan. Sarà girato a Napoli. Nell’idea è una trilogia che vede tre città protagoniste di tre storie. Uno è quella di ‘Rosso Istanbul’, si prosegue con Napoli e ancora non sappiamo quale sarà la terza città.”

(Alessandro Bernabucci, Education Manager SHOT Academy – Formazione professionale per il Cinema, Roma)

ROSSO ISTANBUL (2017)

di Ferzan Ozpetek

Direttore della Fotografia: Gianfilippo Corticelli

TECHNICAL SPECIFICATIONS

Camera: Arri Alexa

Lenti: Leica Summilux-C

Printed film format: DCP

Per approfondimenti:

http://www.huffingtonpost.it/2017/02/23/rosso-istanbul-ozpetek_n_14962704.html

http://cw-sonderoptic.com/summilux-c/

https://www.kinoflo.com/Products%20Button/LED/LED.html

http://www.arri.com/lighting/skypanel/

 

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