Luce per i siti archeologici

Roma. Un progetto per la “Casa di Augusto”

 

Un'immagine della "Casa di Augusto" (cortesia: Linea Light Group)
Un’immagine della “Casa di Augusto” (cortesia foto: arch.tti Carolina De Camillis, Riccardo Fibbi)

Il colle Palatino si collega alla leggendaria fondazione di Roma da parte di Romolo e rappresentava il centro del potere. La Casa di Augusto e la Casa di Livia, la sua amata terza moglie, fanno parte del complesso imperiale che Augusto assemblò gradatamente sul colle Palatino includendo anche il Tempio di Apollo Aziaco, la Biblioteca e il Portico delle Danaidi.

Il progetto di illuminazione – dei lighting designer e architetti Carolina De Camillis e Riccardo Fibbi, che hanno lavorato su incarico ed in stretta collaborazione con la Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l’Area Archeologica di Roma, referenti Barbara Nazzaro e Luigi Greco, autori del progetto di restauro – oltre agli scopi di garantire la sicurezza della visita, presenta fra i suoi obiettivi principali quello di ricercare, attraverso l’illuminazione artificiale, l’originale equilibrio tra luce ed ombra nelle diverse stanze, dove la luce penetrava all’interno obliquamente, schermata dal  peristilio; l’intento di creare una gerarchia visiva attraverso la distribuzione della luce e una variazione della percezione cromatica, tra le stanze della casa privata (domus privata) e quelle della casa pubblica (domus publica).

(cortesia: Linea Light Group)
(cortesia foto: arch.tti Carolina De Camillis, Riccardo Fibbi) il controllo del livello di illuminazione della luce artificiale, non per scopi scenografici, ma con l’obiettivo di integrare interamente il progetto di restauro facilitandone l’interpretazione e contribuendo alla ricostruzione visiva del monumento.

Il sistema di illuminazione, realizzato con apparecchi di Linea Light Group, è stato per questo principalmente integrato nel soffitto del nuovo tetto, dove serie di scanalature accolgono un gruppo di speciali LED spot, con vari raggi ottici e temperature di diverso colore. Tutti gli elementi dell’impianto di illuminazione hanno driver DMX remoti e vengono controllati tramite un pannello touch.

Il nuovo tetto è nascosto da un falso soffitto fatto di una pellicola di plastica marrone scura (Barrisol) distesa su una struttura di alluminio. L’impianto elettrico non è visibile grazie al finto soffitto, che mostra una serie di scanalature dove sono localizzati gruppi di spot e luci di emergenza.

A partire dalle fasi preliminari del progetto si è deciso di usare luci i cui livelli di illuminazione e temperatura del colore potessero essere regolati: avevamo bisogno di livelli più bassi con temperatura di colore compresa tra 2700 e 3000 K nelle stanze private senza illuminazione diretta, mentre livelli di illuminazione più alte, con temperatura di colore tra 4000 e 5500 K, erano necessari per simulare la luce diurna che arrivava dal portico.

Nel progetto finale, sono state utilizzate coppie di LED spot da 18 watt con la stessa inclinazione dei raggi (15, 30 e 60 gradi) montati su supporti verticali con adattatori modificati e driver remoti, con i seguenti accoppiamenti in termini di tc: 2700K + 3000K per le stanze private; 2700K + 4000K per l’atrio e l’area di uscita; 3000K + 4000K per le due librerie; 3000K + 5000K per le luci lungo i camminamenti, per il triclinium centrale e le due stanze ai lati, inclusa la famosa Stanza delle Prospettive. Il sistema di illuminazione è controllato dal software DMX.

(arch.tti Carolina De Camillis e Riccardo Fibbi)

 

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