Roma. RGB Light Experience. La realtà è un sogno ad occhi aperti

 

Roma. RGB Light Experience 2017. Federico Cecchi, “Dreambox”(cortesia dell’autore)

L’edizione 2017 del festival romano RGB Light Experience (Roma Glocal Brightness), manifestazione dedicata alla Light Art esplorata in tutte le sue implicazioni urbane, nata nel 2015 con la direzione artistica di Diego Labonia e la progettazione di Fiammetta Olivieri, quest’anno ha avuto quale concept di riferimento dei vari interventi artistici e delle installazioni presentate l’idea di “sogno lucido”, ovvero la condizione nella quale il sognatore si accorge che sta sognando.

La proposta degli organizzatori ai vari artisti partecipanti è stata quella di fare dell’esperienza della realtà la possibilità allargata della percezione del sogno, chiedendo a autori e fruitori delle opere di porsi davanti a queste come ‘sognatori lucidi naturali’. In un sogno di questo tipo l’osservatore può infatti acquisire la capacità percettiva di dirigere e modificare gli esiti della sua esperienza come se si trovasse vigile e sveglio nella realtà quotidiana. Diversi gli artisti che hanno preso parte a questa edizione del Festival, con opere allestite su un itinerario urbano di circa 4 km dal Pigneto a Torpignattara ( prima periferia di Roma).

Vogliamo segnalare qui – in particolare – due opere, “Dreambox” di Federico Cecchi  e “Miodesopsie”, realizzata sempre da Federico Cecchi in collaborazione con Andrea Daly.

Andrea Daly con Federico Cecchi

Nel primo caso (“Dreambox”), l’installazione realizzata in Via di Torpignattara è definita da sei scatole nere poste su altrettanti piedistalli ad altezza viso. Per ognuna di queste “scatole dei sogni” la finalità è l’interazione con il pubblico, un processo che è stato facilitato dall’aver ubicato l’opera su un’area di passaggio pedonale nel cuore della periferia romana. I passanti erano quindi invitati ad intervenire in modo diretto, modificando l’effetto luminoso proposto all’interno di ogni box, come in un intervento creativo dell’osservatore sul proprio ‘sogno lucido’.

Due scatole prevedevano la creazione di colori tramite sistema LED RGB , quindi addizionando o sottraendo due colori differenti, per crearne uno nuovo; in altre due scatole lo spettatore veniva invitato a concentrare la propria attenzione su fibre ottiche colorate lampeggianti, che – osservate nel punto in cui si incrociavano – suscitavano l’impressione di “ballare e rincorrersi “ tra loro.

Nelle ultime due , il visitatore era chiamato direttamente ad interagire con l’opera : l’interno era stato verniciato con una soluzione fotoluminescente speciale che – avvicinando una sorgente luminosa – permetteva di poter scrivere o disegnare qualsiasi cosa a piacimento.

Roma. RGB Light Experience 2017. Federico Cecchi, “Dreambox”(cortesia dell’autore)

Nell’opera “Miodesopsie” (dal greco myōdes=’simile a mosche’ e òpsis=’visione’) , “mosche volanti”, realizzata da Federico Cecchi e Andrea Daly, l’idea è stata invece ispirata alla volontà di rappresentare il fenomeno che indica una non perfetta trasparenza dell’umor vitreo dell’occhio umano. In questo caso sono state realizzate forme fluttuanti con pezzi di plexiglass tagliati con macchine CNC, sagomate con una fonte di calore per essere poi infine ultimate con uno strato di vernice fotoluminescente.

Roma, RGB Light Experience 2017. Federico Cecchi e Andrea Daly, ““Miodesopsie” (cortesia degli autori)
Roma, RGB Light Experience 2017. Federico Cecchi e Andrea Daly, ““Miodesopsie” (cortesia degli autori)

Appese sotto le chiome di alcuni alberi in Via del Pigneto, un luogo molto riparato dalla luce artificiale dei lampioni stradali, la loro percezione suggerisce la realtà e insieme l’inganno della visione.

 

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