Roma. Il nuovo allestimento della Galleria d’Arte Moderna

 

Roma, Galleria d’Arte Moderna. Sala 7, “Il Mito”. Dettaglio del particolare effetto sfumato della tonalità blu pavone scuro, più chiaro nella zona destinata all’esposizione dei dipinti (Foto A. Idini – Cortesia F. Lardera)
Roma, Galleria d’Arte Moderna. Sala 7, “Il Mito”. Dettaglio del particolare effetto sfumato della tonalità blu pavone scuro, più chiaro nella zona destinata all’esposizione dei dipinti (Foto A. Idini – Cortesia F. Lardera)

“I colori sono creature della luce, e la luce è la madre di tutti i colori”: in questo modo Johannes Itten, artista e docente del Bauhaus, era solito sintetizzare lo stretto legame  – di interdipendenza genetica- esistente fra luce e colore: e questa espressione appare perfetta anche per definire il nuovo allestimento della galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma

Per il progetto del nuovo allestimento della GAM di Roma, il progettista – l’architetto Federico Lardera, personaggio di grande competenza ed abilità – con il suo approccio diretto, quasi artigianale, ha saputo coniugare abilmente luce e colore trasformandoli in un connubio di alto valore espressivo che costituisce il fulcro della nuova sistemazione del Museo. Ubicata ai margini dell’ampia area verde di Villa Borghese, la galleria Nazionale d’Arte Moderna venne costruita alla fine dell’800 per l’Esposizione del 1911, in occasione del Cinquantenario dell’Unità d’Italia, su un progetto di gusto classicheggiante di Cesare Bazzani.

Lo stato preesistente

Istituita nel 1883 con l’intento di mostrare l’arte “vivente”, la Galleria era già stata oggetto – nel 1997 – di un intervento di restauro, eseguito con l’intento di ricreare negli spazi espositivi un’atmosfera tipica del periodo Beaux Arts del 1911, con tinteggiature delle sale in colori pastello – principalmente nei toni del rosa, dell’azzurro e del giallo – su cui era stata predisposta la ricostruzione degli apparati decorativi, dei portali in legno di ciliegio, degli imbotti e delle boiserie perimetrali.

Tale allestimento, nella sua totale fedeltà allo spirito dell’epoca, ne riproduceva altresì in modo pedissequo anche la ridondanza espositiva, caratterizzata da una forte penalizzazione visiva delle opere, sia pittoriche che scultoree, quasi soffocate dall’ambientazione, orientata in modo evidente più alla valorizzazione dello spazio architettonico – ovvero del contenitore – che alla presentazione del contenuto.

Una delle sale dedicate all’arte moderna e contemporanea (Foto T. Maier – Cortesia: Erco)
Una delle sale dedicate all’arte moderna e contemporanea (Foto T. Maier – Cortesia: Erco)

Il nuovo allestimento

L’ intervento, che copre una superficie pari a circa 7.500 m2 per un totale di circa 22.000 m2 di pareti espositive, è stato preceduto da un approfondito sondaggio, che ha evidenziato fra i visitatori una maggiore attenzione agli spazi e all’edificio piuttosto che alle opere esposte che – sebbene di grande prestigio – venivano spesso ignorate o, semplicemente, non “viste”; la visita, sostanzialmente, si traduceva di fatto più in una “passeggiata” all’interno delle sale che in un itinerario ragionato e di conoscenza.

Obiettivo del nuovo allestimento è stato, dunque, quello di ripensare il Museo portando l’interesse e l’attenzione dei visitatori sulle opere, facendone il punto focale dell’esperienza fruitiva: e nella ricerca di tale obiettivo – oltre ad un totale riordinamento delle collezioni, a cura della Soprintendente Maria Vittoria Marini Clarelli –  luce e colore sono stati concepiti come i principali strumenti di comunicazione in tal senso.

Da un punto di vista cromatico, la definizione delle tonalità e l’approccio al colore sono stati  individuati in funzione dei vari periodi storici, passando da un’ampia varietà tonale per l’Ottocento e l’Avanguardia (dall’Impressionismo all’Astrattismo), per arrivare a soluzioni più sobrie e neutre per i saloni di rappresentanza, le esedre di collegamento e per i settori del Museo dedicati alla Modernità, ove le opere, maggiormente concettuali, necessitano di un intorno meno impattante.

Oltre all’efficacia espositiva delle soluzioni individuate, che spaziano in un’ampia palette sintetizzata nel Piano del Colore, di estremo interesse risulta la modalità seguita per l’individuazione delle tonalità stesse, che evidenzia, ancora una volta, l’ importanza dell’approccio applicativo diretto nel settore dei Beni Culturali.

La metodologia operativa

Con grande sensibilità e passione, il progettista ha individuato una metodologia di lavoro ripartita in tre fasi: nella prima, con l’aiuto del computer, per ciascuna sala è stata effettuata la simulazione di una parete con le opere più significative disposte su un fondale di diverse tonalità, al fine di selezionarne quelle più idonee ed efficaci; nella seconda, si è proceduto all’individuazione del supporto pittorico maggiormente idoneo alle necessità contestuali, con l’individuazione di una pittura acrilica murale di base silossanica ricca di resine nobili, in grado di esaltare la valenza cromatica dei vari toni con un effetto di finitura vellutata, tale da riflettere la luce in modo diffuso ed uniforme senza mai creare fastidiose “macchie” o bagliori; nella terza, infine, si è passati ad una campionatura diretta con test eseguiti in loco, al fine di sperimentare il colore finale ed il suo grado di saturazione in base alle effettive condizioni architettoniche e luminose delle varie sale, vagliandone l’effetto in funzione di tutte le possibili variabili (luce diurna, lampade agli ioduri metallici ad alta resa cromatica, LED).

Il frutto di un lavoro tanto meticoloso e personalizzato si traduce oggi in un evidente effetto ad alto impatto emotivo, fortemente coinvolgente: lo spazio delle sale, nelle quali il colore si estende anche alle superfici lignee ed a quelle decorate, potenzia al massimo l’espressività delle opere stesse, che sembrano rinate a nuova vita.

 “Il Mito”. Vista del suggestivo allestimento del gruppo scultoreo di Canova “Ercole e Lica”, circondato da un pantheon di altri autori (Foto T. Maier – Cortesia: Erco)
“Il Mito”. Vista del suggestivo allestimento del gruppo scultoreo di Canova “Ercole e Lica”, circondato da un pantheon di altri autori (Foto T. Maier – Cortesia: Erco)

Le scelte illuminotecniche

Nel nuovo allestimento del Museo, la luce integra e completa le tematiche indotte dal colore, potenziando ulteriormente le qualità espressive delle opere, donandogli un nuovo splendore.

L’assortimento cromatico, generalmente non tanto usuale nel nostro Paese, è accompagnato dall’uniformità delle strategie luminose, che divengono il filo conduttore del percorso: l’effetto dei contrasti tonali e del chiaroscuro sui rilievi, accarezzati  e svelati dalla luce, si traduce in un’atmosfera particolarmente efficace ed elegante.

A causa dell’esiguità dei fondi a disposizione, secondo una triste e ben nota prassi che accomuna la quasi totalità degli interventi nell’ambito dei Beni Culturali italiani, si è dovuto optare per una soluzione di compromesso – sebbene di altissimo livello – fra vecchio e nuovo allestimento; la volontà di eseguire una totale sostituzione retrofit dell’impianto con più efficienti sistemi a  LED si è tradotta, in pratica, nell’installazione di nuovi apparecchi di illuminazione a LED altamente performanti, supportati dal contributo di proiettori a ioduri metallici ad alta intensità cromatica già in dotazione al museo, riposizionati  e ricalibrati alle nuove esigenze espositive delle singole sale.

Illuminazione d’accento per le due tele di Van Gogh, “L’Arlesiana “ ed “Il Giardiniere”, con apparecchi Logotec LED, Erco (Foto T. Maier – Cortesia: Erco)
Illuminazione d’accento per le due tele di Van Gogh, “L’Arlesiana “ ed “Il Giardiniere”, con apparecchi Logotec LED, Erco (Foto T. Maier – Cortesia: Erco)

Mentre ai proiettori con lampade agli ioduri  (Stella,  di Erco, con lampada HIT 150 W, tc 3000  e 4200 K) è stato generalmente affidato il compito di risolvere l’illuminazione generale degli spazi – caratterizzati da altezze comprese fra i 7,5 ed i 10 m – agli apparecchi a luce LED (Logotec, di Erco, LED 6 W, tc 3200 K e 4000 K) è stato demandato il compito di risolvere l’illuminazione d’accento; la scelta della differente tonalità di luce delle sorgenti è stata effettuata in funzione delle qualità cromatiche delle opere evidenziate.

 Dettaglio degli apparecchi per l’illuminazione generale e d’accento della sala (proiettori Stella, di Erco, con sorgente a ioduri metallici e proiettori Logotec LED, Erco) (Foto T. Maier – Cortesia: Erco)
Dettaglio degli apparecchi per l’illuminazione generale e d’accento della sala (proiettori Stella, di Erco, con sorgente a ioduri metallici e proiettori Logotec LED, Erco) (Foto T. Maier – Cortesia: Erco)

L’attento studio dei cromatismi e dei contrasti favorisce la percezione di una sensazione di luminosità che prescinde dalla potenza e dalle effettive caratteristiche energetiche dei vari apparecchi; quadri di piccole dimensioni – come “Il Giardiniere” e “L’Arlesiana” di Van Gogh –  risultano ben illuminati con il contributo di un solo apparecchio, mentre per quelli di dimensioni maggiori – come accade per lo splendido “Le tre età” di Klimt- quattro apparecchi (due per ciascun lato) sono sufficienti  a far vibrare la superficie pittorica, che pare prendere vita.

In questo allestimento, dunque, luce e colore si compenetrano in un dialogo profondo, che non lascia indifferenti; del resto, come diceva Baudelarie “il colore è un modo di sentire”.

 (Alessandra Reggiani, lighting designer)

 

Cartello lavori

Roma – GNAM Galleria Nazionale d’Arte Moderna

Committente: Soprintendenza alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea

Curatore: dott.ssa Maria Vittoria Marini Clarelli

Art direction, Exhibition, Lighting&Graphic Design: arch. Federico Lardera

Allestitore: TAGI 2000

Apparecchi di illuminazione: Erco Impianti elettrici: AG Impianti

Galleria d'Arte Moderna Immagine esterna
Galleria Nazionale  d’Arte Moderna – Immagine esterna

 

 

 

 

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