Bergamo - Chiesa di San Giovanni XXIII

Rendere leggibile la trasparenza: quasi un ossimoro

Bergamo, Chiesa di San Giovanni XXIII (courtesy photo: Maria Zanchi)
Bergamo, Chiesa di San Giovanni XXIII (courtesy photo: Maria Zanchi)

Un intervento architettonico e artistico dal respiro internazionale per le maestranze coinvolte in cui si realizza un dialogo stretto fra architettura, arte e luce

Gli spazi della Chiesa di San Giovanni XXIII, presso l’Ospedale “Papa Giovanni XXIII” a Bergamo, ampi e sobri, sono definiti da rigorose geometrie e arricchiti dal valore artistico e simbolico delle opere presenti. Entrando, lo sguardo viene catalizzato dalle tre grandi absidi poste dietro l’altare realizzate dal maestro vetraio Lino Reduzzi su progetto dell’artista Andrea Mastrovito, sviluppando in tre dimensioni un’articolata scenografia composta da più livelli prospettici a supporto di una suggestiva narrazione.

Le due absidi laterali della Chiesa sono strutturalmente costituite da tre livelli di profondità; l’abside centrale da quattro. Ogni livello è supportato da telai metallici appositamente studiati a sostegno di lastre di vetro strutturale del tipo extra-chiaro, sagomate e accoppiate mediante molteplici strati fino a ottenere gli spessori indicati dall’artista. Le superfici istoriate sono state successivamente realizzate con vetro soffiato a bocca di colore bianco, dipinte a grisaille, cotte a gran fuoco e infine resinate al vetro di supporto secondo gli schemi prestabiliti.

I fondali delle tre absidi, in dialogo con i livelli vitrei antistanti, disegnano all’orizzonte il profilo del monte Calvario, sovrastato da un cielo interamente d’oro: la doratura è stata effettuata mediante preparazione a mordente con oro zecchino libero 24 kt. di grammatura media con partitura a mezza foglia.

Un’immagine dal basso che permette di cogliere le differenti quinte vetrate e l’architettura del loro montaggio, oltre ai proiettori a luce LED (courtesy photo: Maria Zanchi)
Un’immagine dal basso che permette di cogliere le differenti quinte vetrate e l’architettura del loro montaggio, oltre ai proiettori a luce LED (courtesy photo: Maria Zanch

Qual è la luce giusta per l’arte?

La sensibilità e l’attenzione necessarie nel progetto d’illuminazione di qualsiasi opera d’arte diventano massime quando la sfida è quella di restituire volume, profondità e minuzia dei dettagli di un’opera la cui materia è generalmente apprezzata per la capacità di scomparire. Lo stupore di fronte alla bellezza di una realizzazione imponente ma al contempo delicata e leggera – insieme alla consapevolezza di trovarsi di fronte ad un’opera unica che ha richiesto anni di lavoro da parte di eccellenti artigiani – hanno spinto le lighting designer Sara Moroni e Laura Rottoli ad individuare una soluzione illuminotecnica completamente integrata nell’architettura, che rispecchiasse la visione dell’artista e restituisse all’osservatore la complessità della composizione

L’innovatività della tecnica per la realizzazione dell’opera, messa a punto dal maestro vetraio Lino Reduzzi,  unita alle caratteristiche intrinseche del materiale, hanno reso necessarie una serie di prove tecniche sul posto per valutare il comportamento degli strati di vetro rispetto a diverse fonti di luce, agli angoli di incidenza e al posizionamento degli apparecchi.

Schema del progetto di illuminazione realizzato per l’abside centrale (courtesy: Sara Moroni, Laura Rottoli)
Schema del progetto di illuminazione realizzato per l’abside centrale (courtesy: Sara Moroni, Laura Rottoli)

Come ottenere una trasmissione della luce ottimale

Come è noto, la trasmissione della luce nel vetro trasparente è elevata, ma non è mai totale: una parte di essa viene riflessa in modo semi-speculare o rifratta, mentre una parte viene inevitabilmente assorbita. Immediatamente percepibile appare quindi la complessità dell’intervento: molti i fenomeni fisici e ottici che avrebbero influito sulla percezione dell’opera.

La semi-specularità delle lastre ha richiesto attenzione particolare  in merito alla corretta collocazione delle sorgenti luminose, per evitare che la percezione dell’opera venisse disturbata dalla visione dell’immagine virtuale degli apparecchi sul vetro. L’elevata trasmissione delle lastre ha reso difficile la sua valorizzazione: la quasi totalità  della luce attraversa questo materiale trasparente mostrandoci più che il vetro, ciò che è posto dietro al vetro stesso: da ciò l’intuizione del progetto di illuminare il fondo per far percepire i vetri antistanti. Le diverse lavorazioni del materiale (vetro trasparente lucido, vetro soffiato non completamente trasparente, vetro decorato nero e al vetro satinato nei punti di taglio che definiscono le sagome), hanno inoltre richiesto particolari valutazioni anche empiriche per comprendere il modo in cui la luce venisse restituita nello spazio circostante.

Già dalle prime prove è parsa evidente la necessità di  scartare l’utilizzo di sorgenti con ottiche focalizzate, perché avrebbero provocato ombre ed effetti di riflessione non controllabili, e di spostare l’attenzione su prodotti con emissione diffusa.

Quale tipologia di illuminazione?

Il tema della luce nell’ambito della liturgia cristiana è da sempre primario: era essenziale dunque valorizzare l’opera, ma non creare forzature che contrastassero con il forte significato simbolico del luogo. Durante il giorno, la luce naturale si inserisce nella struttura lineare e rigorosa della chiesa generando un’atmosfera rarefatta, di tensione verso l’alto. L’illuminazione artificiale delle opere collocate nelle absidi, che rappresentano il fulcro della chiesa, non avrebbe dovuto risultare in antitesi con questa delicata atmosfera.

Dettaglio di una delle vetrate laterali (courtesy photo: Maria Zanchi)
Dettaglio di una delle vetrate laterali (courtesy photo: Maria Zanchi)

Barre LED con ottiche per emissione diffusa sono state nascoste lungo tutto il perimetro delle absidi in modo da sfruttare la riflessione del fondo per illuminare indirettamente e uniformemente le vetrate antistanti.

Gli apparecchi sono stati mantenuti ad una distanza dai vetri tale da permettere di apprezzare visivamente anche l’estrazione morbida della luce in corrispondenza dei profili delle figure (superfici di taglio con finitura satinata), un fenomeno fisico che aiuta a percepire la profondità fra i vari livelli della scena.

La luce diffusa emessa dalle barre LED sfuma gradatamente da sinistra verso destra sia in termini di temperatura colore che in intensità, grazie all’utilizzo di un sistema di gestione in DMX, che ha permesso di ottenere una variazione cromatica soft dai 6000 K (bianco azzurrato) ai 2700 K (bianco ambra).

Un gioco delicato di temperature colore nei toni del bianco che, facendo leva sulle leggi della percezione visiva, ha contribuito a restituire profondità e dinamismo all’opera.

Per illuminare il fondo dorato e concavo, ad integrazione delle barre, sono stati fissati (nella parte alta delle absidi) proiettori a luce LED da 12 e 24 W, con temperatura colore 3000 K: una valutazione accurata tramite software illuminotecnico ha determinato i posizionamenti degli apparecchi, equipaggiati con ottiche spot e wallwasher, per evitare la creazione di ombre portate sul fondo delle absidi, abbagliamento visivo e l’appiattimento della superficie dorata. La luce, grazie alla flessibilità conferita dal sistema DMX, accompagna ora in modo discreto le diverse situazioni liturgiche con quantità di luce e scenari che variano anche in funzione dell’illuminazione naturale

(Sara Moroni, Laura Rottoli)

Bergamo – Chiesa di San Giovanni XXIII, Ospedale di Bergamo

Committenza: Azienda Ospedaliera Papa Giovanni XXIII, Bergamo

Progettazione illuminotecnica zona absidi e sculture absidali: Sara Moroni, Laura Rottoli

Sistema di retroilluminazione delle vetrate: Barre LED “custom” Tunable White con ottiche per emissione diffusa, angolo 120°, da 2700 a 6000 K, dimmerabili su barra singola; proiettori a luce LED Erco (Light Board,  con 4 da 12 W, ottica wallwasher con lente, e  8 da 24 W, con ottica spot, orientabili sui due assi, con attacco a binario)

Vetrate absidali: Andrea Mastrovito

Affreschi con stampe fotografiche su cemento: Stefano Arienti

Via Crucis: Ferrario Fréres

 

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