Reale, Virtuale: luce e musei interattivi

(foto: Stefano G. Troilo)

Illuminazione e Musei. La luce e i nuovi strumenti digitali per l’immagine museale

Qual è lo stato dell’arte dell’illuminazione nei nostri Musei e quali interazioni si sono sviluppate negli ambiti museali intorno all’utilizzo dei nuovi strumenti digitali interattivi e di realtà aumentata per la valorizzazione dell’immagine e dei contenuti esposti? E quali sono i percorsi di integrazione esistenti e futuri sul piano progettuale?

L’obiettivo della nostra Tavola Rotonda è stato questa volta quello di mettere a confronto i referenti di alcuni dei più importanti costruttori di apparecchi attivi in ambito museale, con alcuni dei referenti di altre significative realtà attive nel settore della digital imaging, delle soluzioni interattive e di realtà aumentata e della multimedialità.

Hanno preso parte all’incontro Davide Farioli (Lighting consultant-Special Projects Development, Artemide), Massimiliano Scaletti (Responsabile tecnico, ERCO Illuminazione), Dario Bettiol (Head of marketing Italy, Zumtobel Group Lighting), Carla Conca (come Responsabile Area Imaging, Epson Italia e in qualità di Presidente SIEC (System Integration Experience Community), Valentino Gaggi (Sales manager, Corepixx), Leonardo Sangiorgi (direzione creativa, Studio Azzurro) e Giorgio Molinari, CEO (società Molpass – Ingegneria scenica e sistemi multimediali).

Tecnologie dell’illuminazione oggi: stato dell’arte, esempi applicativi

Per quale motivo lo spazio del Museo è così importante per l’illuminazione? Davide Farioli (Artemide) lo ha espresso con grande chiarezza in apertura evidenziando come è questo il luogo nel quale le tecnologie più evolute sono sottoposte agli stress più elevati “…Con il passaggio alla tecnologia LED abbiamo prodotti con consumi energetici molto contenuti, emissioni di UV abbattute e infrarossi limitati al minimo, con un controllo della luce molto preciso”.

Davide Farioli

Per Farioli “..il buon esito di un lavoro è determinato da una fase progettuale accurata nella quale ci si interfaccia con il progettista e il curatore delle opere e si cerca di seguirne con coerenza la filosofia: molto spesso definiamo soluzioni ‘custom’ adatte alle esigenze specifiche, come nel caso del progetto per l’illuminazione della Pietà Rondanini di Michelangelo, a cura dell’ arch. Michele De Lucchi”.

La “Pietà Rondanini” nel suo nuovo allestimento (courtesy: Artemide)

Questo progetto ha visto lo spostamento dell’opera, l’ultima scultura incompiuta di Michelangelo, dal suo allestimento storico al nuovo spazio nell’ ex Ospedale Spagnolo ristrutturato per l’occasione. “Il sistema di illuminazione doveva integrare tutti gli apparati tecnici (videocamere, sensori di presenza, rilevatori di fumo, ecc) e gli apparecchi assolvere sia il compito dell’illuminazione generale ambientale sia le scelte inedite del concept del nuovo allestimento, con l’osservatore che entrando nella sala vede l’opera per la prima volta di schiena ed è poi condotto a girarvi intorno. Il nuovo piedistallo tecnologico alza l’oggetto della visione, e la sagomatura della luce e la quasi assenza di ombre proiettate a terra crea in una certa misura la percezione dell’opera quasi in ‘sospensione’ nello spazio. La regia DALI ci ha permesso di calibrare opportunamente i valori di illuminamento nell’ambiente”.

Massimiliano Scaletti (Responsabile tecnico, ERCO Illuminazione) ha precisato che il lavoro in ambito museale da loro sviluppato sugli apparecchi “…segue due macro linee guida, performance e qualità, quest’ultima intesa non solo per le caratteristiche della luce ma anche come durata nel tempo, in quanto valore dell’ investimento del committente”.

Massimiliano Scaletti (ERCO Illuminazione)

Il responsabile tecnico Erco si è poi soffermato sul lavoro di ingegnerizzazione condotto su soluzioni proprietarie sui comparti ottici, sui criteri adottati per le sorgenti LED e sulla scelta di produrre internamente anche i driver di pilotaggio degli apparecchi “..Sul versante della performance, i nostri narrow spot ad esempio sono ottiche a fascio stretto – 7- 8° – che riescono ad illuminare opere anche di esigue dimensioni a 9 -10 m di distanza. A differenza di altri costruttori utilizziamo una sola sorgente per tutto il catalogo, con una sola temperatura colore e indice di resa cromatica, a garanzia della stabilità cromatica delle emissioni in termini di resa nel progetto”.

Scaletti ha portato come esempio progettuale la Pinacoteca di Brera dove, soprattutto nelle Sale Napoleoniche “…in presenza di soffitti particolarmente generosi in altezza, le opere hanno richiesto fasci luminosi particolarmente stretti per mantenere la pulizia e non sporcare il background delle pareti”.

Pinacoteca di Brera (courtesy: ERCO Illuminazione)

Nel Museo non sono applicabili canoni seriali

Lo spazio del Museo rappresenta insomma un vero e proprio laboratorio dove il buon coordinamento delle scelte tecniche con quelle progettuali può assicurare interventi di qualità, ma dove non è mai possibile pensare di costruire canoni ripetibili.

In tal senso, il punto di vista di Dario Bettiol (Head marketing Zumtobel) è che, in particolar modo in Italia “…l’opera d’arte è anche spesso lo spazio architettonico che contiene la collezione, e la prima difficoltà è quella di creare una dialettica fra l’opera esposta e l’edificio cha la ospita”.

Dario Bettiol (Zumtobel)

Quindi, se seguire il professionista nella sua esperienza progettuale è il punto di partenza per la definizione di corretti strumenti operativi per i nostri musei, da un lato deve ancora crescere per Bettiol la domanda della committenza, perché “…molto spesso le richieste che arrivano sono di efficientamento energetico e non tanto di miglioramento qualitativo degli aspetti percettivi della luce all’interno dello spazio e di fruizione dell’opera”, mentre dall’altro per un costruttore come Zumtobel significa comunicare un tipo di proposta differente e alternativa a quella dell’ambiente luminoso museale più frequentemente presente in Italia, a favore di “…un approccio che ci ha portato per esempio a studiare e ad implementare il numero degli apparecchi da utilizzare per l’illuminazione dei piani verticali”.

Sul piano delle tecnologie, due aspetti prioritari dell’offerta per Bettiol devono essere nella precisione e ampiezza dello spettro cromatico, a colmare le lacune nella gamma dei rossi, e in termini di gestione semplificata dei sistemi, anche attraverso semplici interfacce remotizzate controllabili attraverso la rete.

Il mondo del digitale e i musei

Abbiamo considerato a questo punto l’altra metà del tavolo, con i referenti provenienti dal mondo degli strumenti digitali per l’immagine, delle tecnologie interattive e della realtà aumentata, un universo che gli indicatori di mercato e le statistiche di fine 2015 hanno visto in crescita del + 20%, relativamente alla presenza di soluzioni digitali nei musei, con dati che concordano e sono confermati anche dalle più recenti note stampa diffuse dal MiBact, che fanno registrare l’aumento complessivo dei visitatori nei musei – fra 2016 e 2017 – di circa 2.000.000 di unità, con utenti spinti anche dall’offerta di musei complessivamente più propositivi, anche su questi versanti.

Carla Conca (business unit Visual Instrument Epson) ci ha parlato in primis del grande utilizzo dei videoproiettori, sempre più versatili e facili da installare, che permettono la realizzazione di immagini molto grandi con colorimetrie molto precise, e che oggi ormai stanno passando all’utilizzo di illuminanti laser, senza più lampada.

Carla Conca (Epson Italia/ SIEC)

“…Abbiamo contribuito a realizzare la mostra dell’artista Grazia Toderi e dello scrittore Orhan Pamuk, “Words And Stars”, dove la Toderi ha integrato le sue immagini con i testi di Pamuk con una soluzione di videoproiezione disposta su uno schermo circolare”.

Maria Grazia Toderi, Orhan Pamuk – “Words And Stars”- Dialogo

Conca ci ha parlato poi delle nuove tendenze in materia di realtà aumentata, “..ambito nel quale Epson propone “Moverio”, una gamma di dispositivi indossabili, occhiali che permettono di aggiungere informazioni a quello che sto vedendo: trasparenti e stereoscopici, la loro immagine proiettata si sovrappone al mio campo visivo naturale”.

Questa tecnologia – sul mercato dal 2011 e ora alla terza generazione – vede i due ambiti di sviluppo più in crescita nel settore industriale ( in particolare nei contesti della manutenzione remota e della logistica) e proprio negli ambiti culturali e del museale. “..Si possono fare esempi, come quello dell’ Area Archeologica di Santa Giulia a Brescia, con la visita delle rovine romane del Capitolium in realtà aumentata, o quello della Villa Reale di Monza o di Piazza dei Miracoli a Pisa.

E’ l’evoluzione del terzo millennio dell’audioguida, dove all’audio si aggiungono contenuti video, testi, ricostruzioni in 3D, e elementi in realtà virtuale che ci mostrano oggetti che non sono presenti”. Epson crede molto in questa tecnologia per la quale vede prospettive di sviluppo interessanti. “La nostra è una delle aziende che investe tantissimo in ricerca e sviluppo, con una quota di più del 6% annua del nostro fatturato, pari a 1.500.000 di dollari al giorno”.

Fra gli altri presenti al nostro tavolo, Valentino Gaggi (Sales manager Corepixx) ha parlato dell’attività e del mercato della sua realtà produttiva, che opera “…nel contesto della costruzione di tavoli touch interattivi, di totem specchiati; con la realizzazione su progetto di prodotti customizzati in collaborazione con importanti brand italiani”.

Valentino Gaggi (Corepixx)

Realtà come questa sono ad oggi attive nei musei italiani sia come partner diretti che indirettamente nelle grandi commesse come consulenti per la parte di interattività di grandi aziende specializzate in illuminazione o in tecnologie per la realtà aumentata.

Gaggi ci ha confermato come “.. l’interattività nei musei tramite l’utilizzo di dispositivi touch di grandi dimensioni sia un mercato in costante crescita e sviluppo” e come per loro la gestione dei contenuti multimediali (tramite loro software proprietario, in architettura CMS) permetta di operare da varie postazioni lanciando i temi “…su un tavolo touch, una parete, un videowall, o su qualche altra superficie”, una pratica ormai molto apprezzata dai musei.

L’esperienza multitouch su un tavolo interattivo (cortesia: Corepixx)

La tecnologia del tavolo interattivo permette un’esperienza di condivisione in gruppo dei contenuti e/ delle opere proposte e “….il limite è solo nella dimensione del tavolo, anche se la tecnologia delle pellicole capacitive che permette di rendere touch questi dispositivi permetterebbe già oggi di proporre soluzioni utilizzabili anche fino a 100 touch di utilizzatori in simultanea”.

La stessa tecnologia delle pellicole capacitive consente di progettare esperienze di interazione anche su vetro, con procedimento di laminazione delle pellicole ( non di tipo stratificato o blindato) e secondo Gaggi attualmente ai musei “…interessa molto la possibilità di realizzare percorsi di visita nei quali l’utente possa interagire su questo tipo di materiale”.

Corepixx realizza anche progetti con pellicole olografiche, e soluzioni di interazione su vetro sono possibili anche con proiezioni olografiche. “Abbiamo curato per la Regione Marche tutta la parte dell’Expo dove erano presentati i diversi musei nel territorio delle Marche, mentre in Sardegna abbiamo realizzato il Museo di Oristano e di Carbonia...e per il Comune di Napoli la Stazione Zoologica “Anton Dohrn”.

La luce dell’ambiente come parte dell’opera e dell’esperienza del visitatore

Alla proposta di nuove tecnologie per l’illuminazione museale e all’affermarsi della presenza di soluzioni digitali interattive e di realtà aumentata, si affiancano tuttavia anche esperienze trasversali di attraversamento creativo delle tecnologie, percorsi atipici i cui risultati visivi e di interazione emotiva con l’osservatore hanno in realtà alla fine generato e ben prima del digitale l’attenzione verso i nuovi versanti espressivi del mondo elettronico (NdR: negli anni ’80, molto prima dei videowall, con i monitor a tubo catodico accostati per sfondare la dimensione fisica del singolo schermo TV e allargarla alla grandezza naturale (si veda “Il Nuotatore” alla Biennale di Venezia, 1984), o negli anni ‘90, con l’installazione interattiva “Tavoli” (1995), una delle prime touch su legno, con l’universo elettronico di immagini che reagisce al tocco umano).

In questo senso la testimonianza di Leonardo Sangiorgi (direzione creativa del team di Studio Azzurro) ha evidenziato come l’attività del gruppo – ‘nativa’ del tubo catodico analogico e con una formazione classica visiva – abbia portato nel corso di una navigazione lunga ormai più di trent’anni “…ad una conoscenza dell’universo dell’immagine elettronica non orientata alle tecnologie ma esattamente all’opposto, con un approccio fondamentalmente poetico e non informatico”.

Leonardo Sangiorgi (Studio Azzurro)

“Quando il mondo digitale non si era ancora affermato e regnava quello analogico, gli effetti speciali erano tutti davanti all’obiettivo… e già nel nostro primo lavoro, con Ettore Sottsass per la presentazione di Memphis, l’ambiente, lo spazio dove le immagini elettroniche venivano mostrate e la relazione tra spazio, osservatore e contenuti elettronici è stato l’elemento portante per noi”.

“Tavoli”, 1995 (courtesy: Studio Azzurro)

Sangiorgi ha evidenziato come il lavoro del gruppo si sia mosso in seguito e anche attualmente “..soprattutto nel contesto dei musei tematici, in uno scenario nel quale forse il nostro stesso lavoro ha addirittura istituito una nuova categoria di musei, quella dei musei di narrazione: musei non oggettuali o di collezione, ma che valorizzano ed espongono contenuti immateriali.”

Sul piano degli esempi, Sangiorgi ha citato il recentissimo Museo dei Mosaici di Monreale, non ancora inaugurato per problemi di ricerca del personale di gestione, dove l’esperienza relazionale pone il visitatore come un Io narrante e l’ambiente è concepito come set cinematografico nel quale il visitatore è chiamato a interpretare un ruolo, e dove le luci dell’ambiente, l’allestimento scenico e i contenuti formano un tutt’uno e quello del Museo della Mente, a Santa Maria della Pietà a Roma, in evoluzione, museo ibrido, oggettuale, perché i reperti lasciati nell’area che ospitava i pazienti dell’ex ospedale psichiatrico sono diventati oggetti narranti, ma insieme anche luogo con contenuti immateriali”.

Andare in scena: la fruizione del Museo

Sulla necessità di lavorare per assicurare un’esperienza di qualità al fruitore ha molto insistito anche Giorgio Molinari, CEO di Molpass, una società che si occupa di fornire soluzioni e impianti nell’ambito dell’ingegneria scenica e dei sistemi multimediali“…Rappresento una realtà produttiva che distribuisce prodotti di tecnologia e si occupa di progettare soluzioni chiavi in mano, anche a livello customizzato: la nostra esperienza viene dal teatro, il luogo per eccellenza dove si va in scena. Abbiamo quindi a che fare con un contenitore che deve proporre una storia da raccontare”.

Giorgio Molinari (Molpass)

Per Molinari l’esperienza dello spettacolo dal vivo non deve e/o non dovrebbe essere molto differente da quella della visita di un Museo. “Chi va a teatro, va perché non vuole vedere lo spettacolo a casa o in televisione, ma guadagnare con il suo investimento un arricchimento di emozioni per il quale è disposto a spendere soldi. Quindi ritengo che la tecnologia che entra in un museo come quella di uno spettacolo sia qualcosa che deve essere allestito in modo preciso, efficiente e flessibile”.

Il CEO di Molpass ha quindi evidenziato le problematiche da risolvere nell’ottica della multimedialità con la necessità di una valida esperienza di integrazione nella gestione dei sistemi elettronici, insieme a quella di realizzare il corretto coordinamento, la regia più efficace e coerente possibile del progetto, con una giusta attenzione alle differenze di ruolo e alle scelta delle specificità professionali, ricordando come certe commistioni – almeno in ambito teatrale – abbiano portato a risultati deludenti.

La valorizzazione tecnica del contenuto espresso in chiave emozionale richiede cioè secondo Molinari un’attività ingegneristica importante, che deve assicurare risultati ed una regia stabile nel tempo. “… Alcuni esempi: siamo andati a realizzare l’”Heydar Aliyev Center” a Baku, il museo che racconta la storia della capitale dell’Azerbaijgian, con 32 videoproiettori attivabili interattivamente al passaggio delle persone che raccontano la storia delle province e dell’arte, con 32 uscite video e 8 media server multisync, per facilitare la programmazione simultanea di più persone su un solo sistema di uscita.

Zaha Hadid – “Heydar Aliyev Center”, Baku – Azerbaijan, un interno

Un’altra nostra esperienza è stata quella del Museo di Casalbeltrame sulla civiltà contadina dove la parte audio governa l’esperienza sensoriale della visita”.

Scenari di integrazione, convergenza e architetture di gestione: le possibili prospettive

La discussione si è poi spostata attorno alle possibili tendenze e agli scenari di integrazione nei musei fra tecnologie dell’illuminazione e nuovi strumenti e contenuti interattivi e multimediali.

Per Davide Farioli (Artemide) uno scenario operativo è quello dello sviluppo degli ambienti tridimensionali che possono entrare nei contenuti multimediali, dove “..nella realizzazione di un contenuto 3D la progettazione dell’illuminazione può essere un elemento interessante del contenuto”, mentre Molinari ha messo in guardia sul fatto che la luce non deve diventare ’’accessorio del video”, per via di una sua presenza in qualche caso “passiva” dentro la costruzione della scena, come avviene nei casi di un utilizzo ridondante delle tecniche di videoproiezione in videomapping.

Carla Conca (Epson) ha ricordato di contro esempi virtuosi in tal senso, come l’esempio olandese di un museo di narrazione, senza opere, nel Museo realizzato nella casa natale di Mondrian, dove i quadri sono riprodotti in un ambiente immersivo realizzato con una narrazione di luce, dove si integra anche la luce del videoproiettore, dunque l’immagine digitale con quella realizzata dagli apparecchi di illuminazione.

La chiave interpretativa corretta a questo punto è situata allora forse nella capacità di sviluppare un intervento equilibrato a partire dall’ambiente reale nel quale è costruito il progetto, mantenendone i valori anche attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie.

Massimiliano Scaletti (Erco), concorde con i presenti sulla futura convergenza e integrazione fra i sistemi, pensa sia però necessario un maggiore supporto alle aziende, che si offrono come strumenti e ricercano quindi “…una committenza adeguata da parte dei progettisti, perché in questo caso anche la ricerca e sviluppo può muoversi nella direzione della produzione e realizzazione di apparecchi di illuminazione ad hoc per lo scopo. Per il futuro, stiamo sperimentando come altri diverse tecnologie; dovremo però riuscire a trovare la piena interazione fra le varie utenze che gravitano intorno all’esperienza del fruitore..”.

Anche Dario Bettiol (Zumtobel) ha ribadito quanto prima ricordato da Molinari a proposito della necessità di un team di professionisti nella logica di una progettazione integrata, sottolineando però come la luce “…come parte accessoria della parte immersiva nella videoproiezione funziona solo in un museo di narrazione, e non nel caso di un museo dove è necessario anche rispettare i parametri conservativi e controllare l’irradiazione luminosa specifica sulle opere”.

Alla base di tutto quindi secondo Bettiol si dovrà sempre e comunque parlare di progettazione integrata, anche per quello che riguarda i sistemi di gestione. Nei fatti, la possibilità di intefacciare diverse soluzioni è già presente sul mercato, non è necessaria la scelta di un unico sistema (DALI, DMX, Konnex o altri) ma bisogna capire quale potrà essere il sistema migliore per l’obiettivo da raggiungere e per l’utente che dovrà gestirlo.

Ancora Bettiol ha riportato due esempi, il Museo del Mare di Amsterdam , uno dei primi musei interattivi di nuova generazione, dove “…coesistono elementi legati alla conservazione delle opere, con l’aspetto di narrazione e quello immersivo, oltre a quello interattivo, non realizzato con videoproiezioni o sistemi digitali, ma con un approccio tattile all’oggetto”, e il Museo di Storia Naturale di Dornbirn dove sul piano dell’illuminazione “…i sensori di presenza regolano una luce tradizionale (accensione, spegnimento, dimmerazione, in funzione del passaggio), mentre resta predominante, in quanto rivolto ad un target di giovanissimi utenti, l’interazione tattile, così che il bambino possa giocare con l’oggetto in un’esperienza immersiva diretta”.

Amsterdam – Het Scheepvaartmuseum (Museo del Mare)

Una domanda nuova sta nascendo/Le richieste di strumenti innovativi dal mercato

Se pure nella definizione dei ruoli in un rinnovato team integrato di progettazione la centralità della figura dell’architetto è rimasta in sede di discussione un’opzione controversa fra alcuni dei presenti all’incontro, la dinamica del mercato sta registrando nei fatti l’inizio di uno spostamento della committenza del progetto – un tempo rivolta univocamente al solo studio di architettura – a favore di studi specializzati dedicati alla multimedialità ed all’immagine.

Sangiorgi ha evidenziato l’evolversi di questa tendenza all’interno della domanda dei grossi allestitori, che si accompagna anche ad una richiesta che dal progetto museale per spazi interni si sta spostando anche alla progettazione di spazi esterni, allargando via via la ricaduta tecnica anche su altri aspetti “..come quello dell’ambiente sonoro e del controllo automatico dei sistemi di videoproiezione delle immagini in funzione delle condizioni di luce, o a tematiche di sicurezza antivandalica”.

Due ancora per Studio Azzurro i progetti citati in questa direzione, il primo sui circuiti delle Rocche del Salento e della Via Appia , dove l’intenzione è quella di utilizzare in alcune circostanze “..sistemi di realtà aumentata, e sistemi luminosi per creare con la luce segni e azioni “programmate” interattive tra il luogo e il visitatore”, e un secondo progetto per la nuova area archeologica di Paestum “..dove gli edifici – compreso quello storico – si affacciano su un grande cortile, che vorremmo diventasse un luogo aperto 24 ore su 24 e dove anche il sistema di luci diventa scenico perché progettato per accendersi e spegnersi guidando il pubblico a compiere un movimento quasi drammaturgico che un sistema di telecamere può restituire in una forma spettacolare”.

Un’altra richiesta che arriva dal mercato, che Sangiorgi e prima di lui Gaggi hanno sottolineato come costante è per l’utilizzo di tecnologie per costruire presenze olografiche tridimensionali, “.. un segnale che voglio comunque mettere sul tavolo all’attenzione degli operatori, in quanto nel corso del tempo abbiamo interpretato diverse volte il ruolo di attivatori dell’immaginario collettivo, che ora ci chiede quindi di mettere in scena, di dialogare con i doppi elettronici”.

La tecnologia non è il fine/ Per una norma tecnica con UNI

Molto interessante per gli esiti della nostra Tavola Rotonda anche la presenza ai lavori di Carla Conca nella sua veste di Presidente SIEC, che ci ha parlato degli scenari futuri dell’integrazione dal punto di vista istituzionale dei ruoli di filiera. “…SIEC (Systems Integration Experience Community) è un’associazione italiana che rappresenta il mondo dell’integrazione audio – video e controlli, formata da produttori e distributori ma anche dagli integratori, nata per promuovere la diffusione della cultura di progetto all’interno del mondo dell’integrazione, in quanto vediamo la tecnologia non come il fine, ma come il mezzo per arrivare ad un risultato”.

L’obiettivo dell’Associazione è stabilire un network fra operatori, e realizzare in primis “..una comunicazione efficace verso il fruitore del bene, nella quale il committente trasferisca questa sua intenzione ad una equipe di progettisti dove ci sia un architetto, un ingegnere, un esperto lighting designer, un esperto di sicurezza, insomma tutte quelle che devono essere le funzioni da integrare, creando un sistema che integri tutte le funzionalità che ci si aspetta poi di fornire al visitatore, per potergli proporre nel modo migliore l’esperienza della visita”.

Carla Conca ha ricordato come SIEC abbia realizzato nel 2013 con UNI “..una prassi di riferimento in regime di autocertificazione per l’identificazione di un sistema di valutazione della qualità degli operatori, creando successivamente una certificazione vera e propria, con il concorso di enti certificatori esterni (Accredia).

Ora stiamo muovendoci per la normazione tecnica: con UNI abbiamo concluso la fase di indagine tecnica, e stiamo andando a formare un tavolo per far partire la procedura per creare una norma tecnica a tal riguardo. E in questa sede UNI aveva già sottolineato che poteva valer la pena di strutturare un sistema modulare che prevedesse l’integrazione anche dell’illuminazione..”.

Ristrutturare la formazione

Un’ultima ma non meno rilevante considerazione, attorno alla quale si sono chiusi i lavori della giornata, è stata fatta da Sangiorgi a proposito della necessità di ripensare qui all’argomento formazione in modo più organico e completo rispetto al passato.

“E’ stato chiesto allo Studio Azzurro di partecipare ad un progetto della Comunità Europea promosso dall’Università di Birmingham sulle nuove figure di curatori museali, in particolare di quei musei interessati da contenuti multimediali, se non totali, con una percentuale molto elevata, e questo apre ad una serie di considerazioni non soltanto attorno alle figure degli operatori già esistenti (responsabili, dirigenti, tecnici manutentori), in quanto va a creare un nuovo status di competenze all’interno del Museo, che diventa luogo di relazione e messa in scena, e perché a questa nuova figura di operatore è richiesta una componente attoriale coerente all’esperienza di visita del fruitore”.

Insomma, il futuro progetto integrato non potrà mai prescindere, come anche ricordato da Bettiol, dal tema di una complessiva progettualità museale, quindi da uno specifico progetto museografico con una chiara visione degli obiettivi da raggiungere da parte della committenza istituzionale, delle Soprintendenze e dei direttori e curatori.

I sistemi per l’illuminazione museale sono una realtà ormai molto evoluta sul piano delle tecnologie, e molta strada stanno percorrendo anche le soluzioni digitali e interattive a supporto dell’immagine museale e per la realtà aumentata, in un percorso che sta iniziando ad individuare coerenti itinerari tecnologici di convergenza e integrazione.

E’ necessario però agire sulla filiera del gruppo di progettazione coinvolto e formare nuove competenze all’interno delle istituzioni museali, per una più efficace, rapida e qualitativa crescita della nostra esperienza come utenti museali e una evoluzione di tutta la filiera in questo settore applicativo così importante e strategico.

Guarda nel video la sintesi dell’incontro

(Massimo Maria Villa)

Immagini e video a cura di Stefano G. Troilo

 

I PROGETTI

Milano – Michelangelo Buonarroti, ‘Pietà Rondanini’, nuovo allestimento espositivo – ex Ospedale Spagnolo, Castello Sforzesco

Milano  –  Pinacoteca di Brera

Napoli – Stazione Zoologica “Anton Dohrn”

Roma – Museo della Mente, a Santa Maria della Pietà a Roma. 

Baku, Azerbaigian – Centro Heydar Aliyev. 

Amersfoort, Olanda – Mondriaanhuis 

Amsterdam, Olanda – Het Scheepvaartmuseum (Museo del Mare) 

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