“Rainforest”, ovvero la nuova dimensione della foresta urbana

 

Filippo Cannata

Parlare oggi di illuminazione urbana è assolutamente entusiasmante! Noi progettisti abbiamo una responsabilità morale nei confronti della società, abbiamo il dovere di riflettere su come evolvere e tramutare il concetto di “Smart City” in quello di “Rainforest” ponendo l’uomo al centro del nostro lavoro.

Il modello di progettazione dell’illuminazione urbana deve varcare i confini della normativa vigente per sconfinare nell’ambito della ricerca del benessere dell’uomo. Perché omologare l’illuminazione urbana ad un modello stereotipato che risponda soltanto ad una “norma” senza rappresentare i cittadini che la vivono? Immaginando la città del futuro vedo alcune aree illuminate secondo il concetto di ‘Rainforest’, distinguo cioè alberi luminosi connessi ad un insieme di sottosistemi che contengono tutte le informazioni necessarie, acqua, umidità, temperatura, circolazione, insomma il Big Data degli hosting.

Mi immagino una città immersa nel verde, un verde che di notte diventi bellezza e supporto all’Uomo, centro del progetto! Proprio in virtù dell’obiettivo che quotidianamente mi prefiggo, credo debba ormai considerarsi superato il concetto di palo d’illuminazione inteso come semplice sostegno di un apparecchio di illuminazione.

La mia idea di palo protende verso il concetto di strumento tecnologico e arredo urbano che identifica nell’albero la sua fonte d’ispirazione: il verde verticale si lega indissolubilmente alla luce. Desideriamo che le nostre città siano immerse nel cemento o nel verde? Vogliamo continuare ad installare pali o pensare a “depalificare” e progettare una luce che abbia come supporto un elemento disegnato per rievocare le sembianze di una pianta? Immagino nel futuro spazi urbani progettati come fossero un palcoscenico teatrale, illuminati da una luce dinamica, interattiva, vestita di verde: progettiamo la luce, progettiamo il verde.

Piazza S. Martino Cerreto Sannita (BN) (courtesy photo: Cannata & Partners)

La valorizzazione delle città passa attraverso la progettazione delle esperienze sensoriali del cittadino che la vive, di una luce sempre diversa da luogo a luogo, in grado di rispettare sia il carattere del tessuto urbano, che la sua identità storico-artistico-culturale. Ogni zona della città ha infatti un suo modo di vivere, è un piccolo microcosmo con una propria “identità sociale” che spesso è molto diversa da zona a zona.

Oggi si parla di intercettazione di flusso per migliorare l’economia dei Comuni, ma quando ci si siede intorno ad un tavolo per affrontare l’argomento, la luce e vivibilità delle nostre città nelle ore notturne sono temi quasi sempre trascurati, per non dire dimenticati. Oggi, in una condizione “sovrasatura” di traffico, di inquinamento di ogni tipo, di sovraffollamento e caos come quella che viviamo nelle nostre città, è fondamentale ripensare ad un modello di progetto urbano che tenga in debita considerazione l’aspetto urbanistico, storico-artistico e architettonico ma che al contempo metta l’Uomo, il suo modello sociale, le sue abitudini, il suo benessere al centro del progetto.

Personalmente ricerco il comfort in un contesto urbano, un ecosistema all’interno del quale la luce svolga un ruolo importante dal punto di vista emozionale e dell’esperienza possibile da vivere: e tutto questo lo fa la ricerca, l’innovazione, la tecnologia e il cuore.

Filippo Cannata – Cannata & Partners Lighting Design Communication

 

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