Le aziende e la ricerca

Quando università e impresa fanno squadra

 

La tecnologia Li-Fi è un’opportunità tecnologica molto interessante (courtesy: Rold Lighting)

È opinione diffusa che ci sia una presunta bassa capacità innovativa del sistema produttivo italiano, con imprese troppo piccole per investire in ricerca e poche risorse economiche allocate per le funzioni R&S. Ma si tratta forse in realtà di un luogo comune…

..L’innovazione di sviluppo costituisce infatti il quotidiano impegno per migliaia di piccole e medie imprese. E da questo stato di fatto è necessario partire se si vuole promuovere un incontro tra tessuto produttivo e centri per l’innovazione.

In Italia ci sono centri di eccellenza, e tra questi il Politecnico di Milano, notoriamente partner di riferimento per affrontare in modo innovativo e strategico processi di sviluppo dell’impresa, del prodotto e per avere visioni progettuali basate su un consolidato approccio scientifico.

Il trasferimento tecnologico fra ricerca universitaria e industria (courtesy: Politecnico di Milano)

Tra le realtà produttive che hanno creduto nell’importanza della collaborazione con l’Università, il Gruppo Rold rappresenta un caso di successo.

Rold, azienda italiana di riferimento nel settore della componentistica per elettrodomestici, è una realtà riconosciuta, tra l’altro, per l’attenzione alla ricerca a tutto campo e per un “genetico” interesse per le tendenze in atto anche in settori diversi rispetto al proprio core business.

Dal 2010 Rold e altre due PMI manifatturiere del Nord Italia (‘Fluid-o-Tech’ e ‘Componenti Vending’) hanno fatto rete con l’Università dando vita al centro di ricerca multidisciplinare Rold Research (RR), esempio unico di integrazione tra l’industria da una parte e le istituzioni della scuola, dell’università e della ricerca co-prodotta dall’altra.

Le grandi capacità di ricerca delle industrie hanno senz’altro creato il successo del prodotto italiano, ma l’evoluzione continua di tecnologie, forme e materiali che precede l’evolversi dinamico della società e del nostro modo di vivere, abitare e lavorare richiedono sempre più la capacità di cooperazione tra università e imprenditori, tecnici e progettisti.

Il centro di ricerca multidisciplinare Rold Research (RR) è così strutturato: dalla parte dell’Università c’è un team di Ricercatori del Politecnico di Milano con differenti specializzazioni (Junior e Senior), che provengono da diversi Dipartimenti (Dipartimento di Design, il Dipartimento di Chimica, Materiali e Ingegneria Chimica e il Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria), mentre per la parte industriale partecipano al tavolo due ordini di figure, manager e operativi.

La struttura del Centro di ricerca multidisciplinare Rold Research (RR) e del suo rapporto con il Politecnico di Milano (courtesy: Politecnico di Milano)

I risultati raggiunti in questa ancora giovane esperienza di Rete sono sostanzialmente coerenti con gli obiettivi iniziali e posizionabili su due livelli:

a)Livello trasversale e condiviso: individuazione di scenari innovativi a medio-lungo periodo attraverso un’attività continuativa di scouting a 360° per poter arrivare anche alla progettazione di nuovi sistemi-prodotto;

b)Livello monoaziendale: a seguito della presentazione di innovazioni in fase di sviluppo in ambiti disciplinari diversi, attivazione di nuovi filoni di ricerca interni. Il Gruppo Rold, in particolare, cogliendo lo stimolo e intravedendo la potenzialità di crescita ha aperto una nuova divisione di ricerca e sviluppo, cui è seguita l’attività produttiva (e quindi un nuovo business).

La centralità di processo della figura del Designer (courtesy: Politecnico di Milano)

La divisione Rold Lighting è nata infatti nel 2012 quasi come uno spin off e ha dato origine – nell’ambito della ricerca multidisciplinare di Rold Research, tra le altre – alla tecnologia Li-Fi ancora in fase di sviluppo, inserita in alcuni scenari applicativi.

Accolta la linea di ricerca, dopo un periodo di supporto per gettare le basi anche scientifiche di quello che poi sarebbe diventato a tutti gli effetti un nuovo ambito produttivo, l’azienda ha avviato importanti investimenti e oggi ha un catalogo di prodotti molto avanzati già ben noti sui mercati di settore nonostante la “giovane età”.

La tecnologia Li-Fi è stata divulgata per la prima volta da Harald Haas nel 2011 e potrebbe rappresentare il ‘corrispettivo ottico’ del Wi-Fi. La particolarità del Li-Fi sta nel fatto che le frequenze occupate per le comunicazioni appartengono allo spettro della luce visibile, cioè, la trasmissione dati avviene tramite un ‘semplice’ fascio di luce.

L’azienda si è interessata a questa tecnologia per il suo potenziale di innovazione: venendo a mancare con il Li-Fi il conflitto con le normali trasmissioni a onde radio (il segnale è limitato alla portata ottica), si riducono i rischi e le problematiche di sicurezza legati ad interferenze ed intercettazioni, e si amplifica lo scenario di utilizzo.

La ricerca di RR, con tutte le sue differenziate competenze, attraverso una intensa attività di indagine scientifica, di benchmarking sui mercati, di costruzione di scenari per campi applicativi, di analisi dei fattori di forza e potenzialità e delle criticità ha delineato gli aspetti innovativi della tecnologia individuando le opportunità di progetto e quindi i possibili scenari di nuovi business.

Ancora oggi la tecnologia Li-Fi è in una fase di ricerca ma lo sviluppo delle comunicazioni ottiche sta incontrando favorevoli applicazioni in contesti ‘critici’ dove la trasmissione dati deve essere garantita da altissimi livelli di sicurezza (ospedali, basi militari, aerei, ecc.), contesti nei quali l’azienda ha voluto investire vedendo in essi un alto potenziale di crescita aziendale.

All’interno degli scenari delineati, applicando un inedito metodo di lavoro, basato su una collaborazione e contaminazione tra approcci e conoscenze accademiche e approcci e competenze aziendali, valutandone i possibili trasferimenti tecnologici, sono stati quindi progettati i primi concept di apparecchi luminosi a tecnologia Li-Fi.

Oltre ad aggiungere funzionalità ad infrastrutture esistenti il Li-Fi offre una soluzione di connettività in situazioni particolari, come ad esempio la trasmissione dati in ambienti molto umidi dove il Wi-Fi non funziona, anche in termini di sicurezza il Li-Fi offre vantaggi interessanti, poiché l’informazione è localizzata intorno alla sorgente luminosa e risulta quindi complesso intercettare le informazioni che vengono trasmesse, poiché il sensore di ricezione deve essere in ‘contatto visivo’ con la sorgente.

Anche in termini di inquinamento elettromagnetico il Li-Fi offre dei vantaggi: le radiazioni elettromagnetiche nello spettro visibile non sono dannose per il corpo umano, al contrario delle microonde che hanno tendenzialmente un significativo impatto sulla salute dell’uomo.

La soluzione progettuale di Rold è stata la realizzazione di un circuito di trasmissione, e il team di ricerca e sviluppo ha sviluppato una tecnologia proprietaria per la comunicazione Li-Fi.

L’obiettivo da raggiungere era ambizioso: il sistema doveva poter essere interfacciato ad un impianto di illuminazione esistente ed un malfunzionamento di qualsiasi tipo non doveva comprometterne la funzionalità principale. Da queste due specifiche è nata la T-Connection di ROLD.

La connessione tra Scuola e realtà esterna ha dato quindi i suoi frutti e ha rappresentato il fattore strategico e propulsivo per il perseguimento di una serie di obiettivi di ampio respiro per tutti gli attori coinvolti.

Infatti, il potenziale di chi per mission “forma e fa ricerca” può trasformarsi in moltiplicatore di iniziative produttive a condizione che le imprese ne riconoscano l’effettivo valore per migliorare e allargare il business, con l’iniezione di forti dosi di innovazione nel sistema economico nel suo complesso.

Al tempo stesso i ricercatori, pur mantenendo un’autonomia scientifica, hanno necessità di trovare un terreno più favorevole per trasformare le idee in progetti industriali innovativi. Rold Research è un esempio vincente di come una maggiore sinergia tra i due mondi possa rendere possibile un dialogo oggi troppo frammentato, e possa consentire di fare innovazione in maniera strutturata ma open, accedendo a fonti, metodologie e approcci ancora oggi troppo legati al solo modo accademico.

Confrontarsi con scenari complessi che vanno dalla ricerca e applicazione di nuove tecnologie e materiali, alla concezione di nuovi prodotti, alla gestione delle qualità ergonomiche ed ambientali, diventa così un prerequisito per competere.

E il design in particolare – se per competitività si intende la capacità di governare la dialettica economica dei mercati – è certamente una delle risorse strategiche per eccellere nel mercato globale, in quanto tende ad essere interpretato come motore capace di orientare le scelte industriali avendo come punto di forza la “transdisciplinarietà”, cioè appunto il trasferimento di competenze in modo innovativo tra ambiti e settori differenti.

Stefania Palmieri, Docente e Ricercatrice – Politecnico di Milano 

Daniela Amandolese, Product Designer e Ricercatrice Junior

 

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