Luce e Design

Punta della Dogana: un museo elettronico

Venezia, Punta della Dogana. Un’immagine della navata a doppia altezza: è visibile l’integrazione della luce naturale ed artificiale. La sala è illuminata da lucernari con doppia esposizione est-ovest. Il sistema di controllo dell’oscuramento e del filtraggio della luce naturale è autonomo per ogni lucernario in modo da intercettare solo la componente diretta del sole nelle diverse ore della giornata (cortesia: Studio Ferrara – Palladino)

Le scelte progettuali del team dello Studio Ferrara-Palladino ed i criteri per la gestione e la regia luminosa del nuovo impianto di illuminazione per il nuovo Centro d’Arte Contemporanea realizzato con la riconversione degli storici magazzini della “dogana de mar” a Venezia.

Vista aerea del polo espositivo di Punta della Dogana durante le fasi conclusive del cantiere. Si notano in copertura i lucernari , la cui dimensione e posizionamento sono stati studiati in accordo con la Soprintendenza ai Beni Architettonici di venezia.

Il progetto di trasformazione degli antichi magazzini seicenteschi della dogana di Venezia – edificio commissionato dalla Serenissima all’architetto Giuseppe Benoni nel 1677 lungo la Fondamenta delle Zattere nel cuore del centro storico – nel principale polo espositivo della Fondazione Pinault si inserisce in un consolidato rapporto di collaborazione tra committenza e team di progettisti iniziato con il restauro di Palazzo Grassi nel 2005.

Questa precedente e importante esperienza ha consentito di sviluppare una metodologia operativa particolarmente efficace in termini di definizione e raggiungimento degli obiettivi di progetto nel minor tempo possibile.

L’intenzione principale dell’architetto Tadao Ando è stata quella di far emergere con interventi netti, ma sempre reversibili, il carattere originario del luogo per poi ambientarvi le opere d’arte; all’opposto quindi dell’attuale approccio “white box” che tende ad uniformare tutti gli spazi espositivi per l’arte contemporanea in direzione di contenitori neutri dai toni smorzati.

Uno studio con il concept progettuale pensato da Tadao Ando per lo spazio di Punta della Dogana (© Studio Tadao Ando)

L’intervento realizzato con Punta della Dogana mutua da questi musei l’impiego di una luce ambientale diffusa, ma la declina su pareti in mattoni a vista e travi in legno, ricorrendo dove possibile alla luce naturale.

Venezia, Punta della Dogana. La navata a doppia altezza vista dal soppalco. Nelle ore serali la luce artificiale si sostituisce a quella naturale conservando la componente maggioritaria diffusa (cortesia: Studio Ferrara – Palladino)

La predilezione della committenza e dell’architetto per la luce naturale è stata infatti di grande stimolo per il lighting designer nella definizione di un impianto per l’illuminazione artificiale flessibile, in grado sia di integrarsi con lucernari e grandi finestre sia di rispondere alle necessità dei curatori nelle diverse esposizioni.

Il sistema di gestione dell’illuminazione

Sala campione. In questa configurazione sono presenti le solo luci d’accento. I proiettori ( tipo Parscan, di Erco) sono removibili e possono essere installati liberamente su una griglia di predisposizioni per superfici espositive alle pareti e a centro sala.

La flessibilità dell’impianto di illuminazione è costituita principalmente dalla presenza in ogni sala di due tipologie di luce controllate dal medesimo sistema di gestione DALI:

La scelta di utilizzare l’una piuttosto che l’altra o la combinazione delle due modalità di illuminazione dipende dalle esigenze espositive di ogni opera d’arte. In tal senso l’impianto d’illuminazione espositivo è un sistema riconfigurabile ed espandibile in ogni istante del suo arco di vita.

Venezia, Punta della Dogana. Sala centrale. La sala concentra il maggior numero di lucernari per superficie espositiva. Le pareti in cemento chiaro, firma dell’architetto Ando, contribuiscono a creare la sensazione di trovarsi in un pozzo di luce (cortesia: Studio Ferrara – Palladino)
Punta della Dogana. Sala campione. Nella configurazione a luce diffusa sorgenti fluorescenti lineari e incassi con lampade fluorescenti compatte si integrano per fornire valori uniformi su pareti e piani di calpestio. Il sistema DALI consente la regolazione da 0 a 100 di ogni apparecchio autonomamente
Venezia, Punta della Dogana. Sala dei Polke. Su indicazione dei curatori i quadri di Polke sono stati illuminati dalla sola luce naturale diffusa e schermata in modo da tutelare le opere. Nelle ore serali wall-washer lineari regolati al 20% rischiarano in modo tenue il perimetro della sala (cortesia: Studio Ferrara – Palladino)

Anche il museo risparmia energia

La fase di condivisione degli obiettivi con i tecnici ed i curatori responsabili della collezione Pinault ha portato interessanti risultati anche sotto il profilo del risparmio energetico che rappresenta generalmente un tema secondario nell’impiantistica museale.

La proposta è stata quella di illuminare l’intero polo espositivo con lampade a scarica ad alta resa cromatica ad una temperatura di colore attorno ai 4200 K per assecondare per il più lungo arco di tempo possibile della giornata i toni della luce naturale.

E’ interessante in questa direzione rilevare che durante le fasi di verifica, in una sala campione appositamente allestita, l’orientamento della committenza e di tutto il team di progetto per le nuove sorgenti è stato pressoché unanime, a discapito dei toni più caldi delle lampade ad incandescenza da tradizione museale.

Questa scelta ha portato ad ottenere un consumo ridottissimo per un museo, calcolato a regime attorno ai 25 W/m2 calpestabile con livelli d’illuminamento che possono arrivare a valori medi di 300 lux, ma che per la mostra inaugurale non hanno superato i 10 W/m2 nelle ore di apertura al pubblico.

L’altro fattore che ha contribuito al raggiungimento di questo traguardo è l’impiego di un sistema di controllo DALI collegato alle rete di gestione di tutto l’edificio (BMS).

arch. Paolo Spotti – progettista (Studio Ferrara – Palladino, Milano)

Lighting Designer & Committenza

L’itinerario Del progetto

Risponde: Studio Ferrara Palladino

In quale fase dell’iter di progettazione siete stati contattati dal cliente? Avete avuto un contatto diretto con il cliente o questo ha avuto luogo attraverso l’architetto progettista?

Come spesso avviene in ambito internazionale, l’architetto ha richiesto alla proprietà la presenza di un lighting designer nel team di progetto fin dalle primissime fasi di progettazione, e al quel punto il committente si è rivolto a noi.

Tutte le vostre scelte – con riferimento al progetto di illuminazione – sono state confermate dal cliente?

A dire il vero, nonostante la stima reciproca derivante dalle esperienze pregresse, abbiamo dovuto argomentare molto bene la nostra volontà di utilizzare per questo progetto un sistema di gestione digitale per il controllo luci, a causa dei costi aggiuntivi che tale scelta inevitabilmente comporta.

Quale è stata la qualità dei vostri rapporti con le aziende fornitrici degli apparecchi di illuminazione?

Nelle fasi di concept la presenza di un referente per la fornitura degli apparecchi non è stata ritenuta necessaria. Nella progettazione esecutiva, nell’allestimento della sala campione e nella realizzazione invece è stato fondamentale poter interloquire direttamente, in qualità di Direzione Lavori, con l’azienda per concordare la qualità dei dettagli e la logistica nel cantiere.

Progetto di restauro del Centro d’Arte Contemporanea Punta della Dogana – Francois Pinault Foundation

Committenza: Palazzo Grassi s.p.a.

Progettisti

Progettista incaricato del restauro: arch. Tadao Ando

Coordinamento generale della progettazione: ing. Eugenio Tranquilli – Equilibri, Mestre

Progettazione strutturale: Tecnobrevetti – ing. Luigi Cocco

Progettazione degli impianti: arch. Lagrecacolonna

Assistente elettrico: p.i.. Sergio Rigato

Progettazione illuminotecnica: Studio Ferrara-Palladino – Milano

Fornitori

General Contractor: Dottor Group Spa

Realizzazione degli impianti: Fiel

Fornitura degli apparecchi d’illuminazione: Erco

Fornitura del Building Management Systems: Siemens

Durata del restauro

Da gennaio 2008 a marzo 2009

Apertura del Museo

4 giugno 2009