Roma. Terme di Caracalla

Pink Floyd Ballet

Terme di Caracalla, Pink Floyd Ballet. In questa sequenza dello spettacolo, un laser centrale forma un tunnel. E’ presente l’effetto nebbia, mentre 2 Mac Performance sono puntatati a terra e formano 2 diagonali, mentre proiettori testamobile Alpha Profile con colore Congo blu sono montati su tralicci di taglio alti. Sono presenti anche tagli bassi di colore bianco (courtesy: ©Yasuko Kageyama - Teatro dell'Opera di Roma - Caracalla 2015)
Terme di Caracalla, Pink Floyd Ballet. In questa sequenza dello spettacolo, un laser centrale forma un tunnel. E’ presente l’effetto nebbia, mentre 2 Mac Performance sono puntatati a terra e formano 2 diagonali, mentre proiettori testamobile Alpha Profile con colore Congo blu sono montati su tralicci di taglio alti. Sono presenti anche tagli bassi di colore bianco (courtesy: ©Yasuko Kageyama – Teatro dell’Opera di Roma – Caracalla 2015)

Lo scorso mese di Giugno, ad inaugurare la stagione estiva dell’Opera di Roma nel magnifico scenario delle Terme di Caracalla, abbiamo assistito alla rappresentazione di una delle storiche coreografie di Roland Petit: il balletto sulle musiche dei Pink Floyd

Lo spettacolo, attualissimo, nacque nel lontano 1972 da un’idea della figlia di Roland Petit, allora adolescente, che – affascinata dalle musiche di questo gruppo rock – propose al padre di farne un balletto. Roland Petit accettò la sfida e nacque Pink Floyd Ballet.

Il Balletto, fu rappresentato per la prima volta al Palais des Sports di Marsiglia con la celebre band rock che suonava dal vivo accompagnando i danzatori e una folla in delirio.

Da allora lo spettacolo è sempre un successo. Rappresentato centinaia di volte da diverse compagnie e in tutto il mondo, viene qui ripreso da Luigi Bonino, che con Petit ha danzato tanti anni e ora segue l’intero repertorio come direttore artistico.

In questo spettacolo non vi sono scene, i ballerini indossano calzamaglie bianche e la scenografia è fatta di luci.

Terme di Caracalla, Pink Floyd Ballet. L’effetto di illuminazione è realizzato da 3 laser (1 centrale e 2 laterali), con la presenza dei testamobile Alpha Profile con colore Congo blu dai tralicci di taglio alto, e di tagli bassi in colore bianco e gelatina Lee 207, oltre alla presenza dell’effetto nebbia (courtesy: ©Yasuko Kageyama – Teatro dell’Opera di Roma – Caracalla 2015)

Una nostra intervista con il light designer Jean Michel Désiré

Nasce a Marsiglia nel 1961 e comincia, giovanissimo, a lavorare al Teatro dell’Opera della sua città. Nel 1984 inizia la sua collaborazione con Roland Petit allora Direttore del Balletto Nazionale di Marsiglia.

Il light designer Jean Michel Désiré)
Il light designer Jean Michel Désiré

Quando, nel 1998, Petit lascia la compagnia marsigliese, Jean Michel Désiré decide di seguirlo continuando a lavorare a tutte le sue nuove creazioni e a rappresentare nel mondo le sue coreografie.

A quando risale la sua prima versione dello spettacolo? Quali sono state all’epoca le indicazioni che ha ricevuto dal Maestro Roland Petit? E quali le modifiche apportate rispetto alla versione originale?

La mia prima versione del Pink Floyd Ballet risale al 1991 quando, con la compagnia di Roland Petit, abbiamo rappresentato lo spettacolo sul Vieux Port di Marsiglia, un luogo assolutamente magico e adatto a questo genere di spettacoli.

Successivamente la coreografia è stata portata in tournee dal Balletto Nazionale di Marsiglia arrivando anche in Italia, al Teatro Romano di Verona.

Terme di Caracalla, Pink Floyd Ballet. Su ogni coppia di danzatori è presente, sia da DX che da SX, un Mac Performance di taglio posto sui tralicci in alto, di colore bianco; ETC di taglio posti in basso, alcuni con colore bianco e altri con gelatina L207 (courtesy: ©Yasuko Kageyama – Teatro dell’Opera di Roma – Caracalla 2015)

Dopo una lunga pausa, lo spettacolo è stato ripreso nel 2004 per la compagnia del Asami Maki Ballet Tokyo e rappresentato all’NHK Theatre di Tokyo, un teatro immenso. Proprio in quella occasione, Roland Petit ha deciso di dare alla sua coreografia un nuovo look.

Dopo un lungo lavoro abbiamo trovato il modo di mantenere l’originalità dell’epoca utilizzando tecniche modern, quindi siamo andati ad affiancare ad una base di materiale tradizionale alcuni apparecchi motorizzati. Oggi, del lavoro illuminotecnico originario non rimane più nulla, tutto è stato reinventato.

Il fatto che l’unica scenografia del balletto sia rappresentata dalla luce è stato per lei un motivo di libertà espressiva o al contrario si è sentito “limitato” dalla presenza di effetti luce tanto importanti?

Il fatto di rivestire una scena nuda e dei corpi in calzamaglia bianca è stato per me una forma di grande libertà espressiva. Non mi sono mai sentito limitato ma bisogna piuttosto sapersi limitare in modo che “l’effetto” non sovrasti la danza stessa.

La danza non va illuminata come un qualsiasi altro spettacolo, la danza è fragile, il danzatore è sensibile alla luce, è spesso disturbato dai tagli laterali, bisogna prendersi cura di artisti che fanno un lavoro così difficile.

Per questo motivo ho anche scelto di non illuminare mai le rovine di Caracalla, troppo importanti da sopraffare il balletto.

Secondo lei come è cambiato il light design in questi anni?

Personalmente amo molto lavorare col materiale tradizionale, trovo che la “grana” della luce prodotta da un proiettore a incandescenza sia inimitabile e per me resta la luce migliore e la più interessante. Ovviamente lavorare con dei motorizzati fa guadagnare molto tempo ed è quindi la soluzione che tutti i produttori preferiscono: il tempo è denaro.

Pink Floyd Ballet viene rappresentato in moltissimi luoghi differenti per spazi e problematiche: come è riuscito ad adattare la pianta luci alla realtà di Caracalla senza stravolgere il disegno iniziale?

E’ naturalmente più semplice illuminare questo spettacolo in un teatro chiuso dove si controllano meglio gli effetti di fumo e lo spazio è preciso.

Qui invece ho dovuto creare uno spazio, delimitarlo e fare in modo che i danzatori non ne uscissero. Vi sono effetti laser che limitano lo spazio in altezza quasi come un soffitto o coni e tunnel di luce nei quali i danzatori si muovono come all’interno di bozzoli. Ho utilizzato laser anche per creare delle griglie laterali ed evitare che l’occhio dello spettatore si perdesse nell’immensità di questo luogo magico.

Non potendo usufruire di luci zenitali, l’illuminazione è stata adattata utilizzando solo tagli laterali. Ho aggiunto lateralmente al suolo anche dei proiettori motorizzati che illuminassero il palcoscenico come un tappeto dai colori differenti e creassero delle diagonali per accompagnare i danzatori.

Terme di Caracalla, Pink Floyd Ballet. Sulla scena abbiamo un laser centrale a ventaglio sempre in controluce, con ETC di taglio in alto, mentre in alto abbiamo la presenza di proiettori motorizzati per luce di taglio con colore Congo Blue, una serie di ACL in controluce e dei PAR frontali colore Lee 068 (courtesy: ©Yasuko Kageyama – Teatro dell’Opera di Roma – Caracalla 2015)

Ogni balletto ha un’illuminazione differente: qual è il filo conduttore?

Il mio filo conduttore restano la musica e la coreografia. Non faccio mai effetti luce gratuiti. Quando faccio un cambio luce è perchè la coreografia, la musica o l’atmosfera lo richiedono. Ho visto troppi spettacoli dove la luce cambiava continuamente e senza motivo e trovo la cosa ridicola.
Terme di Caracalla, Pink Floyd Ballet. Anche qui, in azione la luce del laser centrale in controluce (dal basso verso l’alto), mentre sui ballerini abbiamo in azione gli ETC e i Clay Paky per luce di taglio e i PAR frontali (courtesy: ©Yasuko Kageyama – Teatro dell’Opera di Roma – Caracalla 2015)

Quali sono i suoi progetti futuri?

Sarò all’Opera di Roma con “Coppelia” alla fine di ottobre e all’Opera di Lione con “Arlesienne” e “Carmen” a Novembre.

 

(Sandra Raccanello)

(Immagini di Yasuko Kageyama)

PINK FLOYD BALLET

Luogo: Roma – Terme di Caracalla

Compagnia: Balletto dell’Opera di Roma

Coreografia: Roland Petit, ripresa da Luigi Bonino

Costumi: Pauline Lawrence

Luci: Jean-Michel Désiré

Musiche su base registrata

Lista materiale utilizzato

Luci di taglio :

10 torrette con 3 sagomatori ETC 750 W , 2 PARS CP 61

10 Clay Paky Alpha Wash 700

In Scena:

2 Mac Performance Martin 1200 W

6 Serie di ACL

Tralicci laterali:

DX e SX

30 Clay Paky Alpha Profile 1200 (15 a DX 15 a SX)

60 PAR CP61 (30 a DX e 30 a SX)

4 MAC Wash Martin 2000 W (2 a DX e 2 a SX)

Tralicci frontali:

DX e SX

4 MAC Wash Martin 2000 W (2 a DX e 2 a SX)

48 PAR CP61 (24 a DX e 24 a SX)

Laser:

3 sistemi laser grafici a diodi stato solido da 10 W RGB Arctos o Kvant Ultra 10 W RGB, ciascuno con una testa di scansione ad alta risoluzione con galvanometri Cambridge Technology, scheda attiva di sicurezza e sganciatori di emergenza a norme CEI 825-1/3 (EN IEC 60825-1/3), staffe di appendimento, cavi segnale ILDA

1 sistema di controllo PC Pangolin LD2000 Professional con doppia scheda QM 2000 per controllo indipendente di ciascun proiettore (+ 1 sistema PC Pangolin gemello di back-up)

1 sistema di sincronizzazione Aquila per time code SMPTE (x synch. all’ audio/video/luci)

set di specchi di riflessione e scomposizione x effetti di rimando-scomposizione effetti laser se necessari

Fumo – 2 Macchine a Nebbia

2 Macchine ghiaccio secco

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