Luce naturale e artificiale. Lighting design fra sostenibilità ed efficienza

Per progettare l’integrazione

 

Tavola Rotonda: Luce naturale e luce artificiale
Tavola Rotonda: Luce naturale e luce artificiale(photo: Paolo Bernardi)

Per raccontare i rapporti esistenti in ambito progettuale e applicativo fra il progetto di illuminazione “integrato” e gli scenari della ricerca nel contesto delle varie soluzioni proposte dall’architettura sostenibile e intorno ai temi dell’efficienza energetica, la rivista LUCE E DESIGN ha organizzato una Tavola Rotonda, riunendo allo stesso tavolo di lavoro architetti, progettisti, lighting designer e referenti della ricerca applicata in ambito universitario che hanno sviluppato importanti esperienze in questi ambiti.

L’incontro – al quale hanno preso parte l’ arch. Anna Pellegrino (DENERG – Dipartimento di Energia, Politecnico di Torino), il designer e lighting designer Dario Bettiol (consulente illuminotecnico Zumtobel), il progettista Cristiano Guarnaschelli (docente di architettura ecosostenibile Master ABITA, Università di Firenze), il lighting designer Alberto Ricci Petitoni (I-Dea, Imola), l’arch. Marco Sala (Ordinario di Tecnologia dell’Architettura e direttore Centro di Ricerca ABITA, Università degli Studi di Firenze), il lighting designer Giovanni Traverso (progettista ed esperto in daylight, organizzatore con la University of Florida dei “Daylighting Summer Course” a Vicenza), l’ing. Roberto Faranda (Dipartimento di Energia, Sezione Elettrica – Politecnico di Milano) e Fabio Zanola (Research & Development Director, Artemide) – si è sviluppato attorno alla messa a fuoco degli aspetti qualitativi chiave che connotano un buon impianto di illuminazione “integrato”, all’evidenziazione delle priorità di approccio impiantistico in materia di integrazione fra luce naturale e artificiale oggi esistenti ed ai contenuti degli scenari futuri di queste soluzioni tecnologiche.

Un ampio servizio sull’evento sarà pubblicato sul prossimo numero di LUCE E DESIGN; il video con la sintesi dell’incontro è invece disponibile qui sotto per i nostri lettori.

 

Come si rapporta il progetto di illuminazione alle logiche e alle soluzioni tecnologiche proposte con gli impianti integrati e sostenibili?

L’avvento della tecnologia LED e le possibilità insite nella gestione elettronica della luce hanno rapidamente riaperto sul mercato le notevoli potenzialità di scenari applicativi che – fino allo scorso decennio almeno – sembravano rimasti in secondo piano. Parliamo di daylighting e dei rapporti esistenti fra illuminazione naturale e artificiale e del rinnovato interesse che il mercato ha iniziato a mostrare per le forme di approccio integrato alla progettazione degli impianti, all’interno delle logiche sottese dai concetti di sostenibilità e risparmio energetico.

Abbiamo voluto approfondire questi temi con progettisti, architetti, lighting designer e ricercatori provenienti dal mondo universitario e il quadro che ne è emerso ha visto la sostanziale convergenza di tre grandi aspetti, il primo nella mancanza di un coordinamento operativo condiviso fra le figure professionali che concorrono al progetto, poi in una realtà di interventi sugli impianti ancora fondamentalmente ancorata in via prioritaria e talvolta esclusiva al solo concetto di retrofit delle sorgenti, e un terzo aspetto di assoluto rilievo che ha mostrato come la ricerca applicata – soprattutto in relazione a daylighting e a sistemi tecnologici connessi all’involucro – abbia invece messo a frutto negli ultimi due decenni risultati di grande valore che sono stati poi però recepiti solo in modo molto ridotto dal mercato delle applicazioni e dalla prescrizione.

L’ impianto di illuminazione integrato: quali gli aspetti qualitativi chiave?

In relazione al primo tema affrontato nell’incontro, connesso anche al quesito più scelto dai nostri lettori nel sondaggio, inerente gli aspetti qualitativi chiave da considerare in un buon impianto di illuminazione integrato, sono emerse diverse variabili.

arch. Marco Sala

Secondo l’arch. Marco Sala (Direttore Centro di Ricerche Interuniversitario ‘Abita’, Università di Firenze): “Sicuramente oggi il termine integrazione è forse quello più di attualità nel campo architettonico. La nostra estrema specializzazione rende spesso difficile il dialogo fra i diversi ambiti specifici…e i singoli specialisti rischiano di fare più confusione perché intervengono in momenti diversi del progetto senza avere chiare le motivazioni delle soluzioni proposte da altri”. E’ necessario cioè trovare nel progetto un momento di valido coordinamento di questi specialismi e “…la luce fa parte di questi, sia quella naturale che quella artificiale….”

Alberto Ricci Petitoni

Per Alberto Ricci Petitoni (lighting designer, società I-Dea) il tema del coordinamento “…è un punto fondamentale, anche perché tante volte si interviene quando sono già state fatte tutte le scelte sia architettoniche che generali” e in questo senso “…c’è poca differenza fra un progetto con contenuti di sostenibilità piuttosto che un progetto standard”, in quanto “..non c’è ancora uno studio differenziato sulla parte impiantistica nella prima fase di ideazione progettuale”.

Dario Bettiol

Anche per Dario Bettiol (designer e lighting designer, consulente illuminotecnico Zumtobel) in tal senso: “…L’individuazione di una identità dei ruoli all’interno del processo progettuale è un fattore prioritario perché il progetto è un processo che si definisce attraverso l’integrazione di professionalità diverse…e anche se siamo andati verso la specializzazione manca il dialogo fra gli attori ed è altrettanto radicata la presenza di una figura professionale che tende a ricoprire tutti i ruoli”. In questa direzione secondo Bettiol il ritardo esistente rispetto ad altri paesi europei può e deve essere colmato.

Arch. Giovanni Traverso

Un altro valore qualitativo chiave è quello del concept progettuale stesso, quando proposto come contenuto ad elevato valore aggiunto. Per l’ arch. Giovanni Traverso (architetto e lighting designer – Traverso Vighy Architetti Associati) gli impianti integrati – fra risparmio energetico e wellbeing – dovrebbero focalizzare la loro progettualità “sul concetto di variabilità della luce, quella con cui il corpo umano è abituato da sempre a confrontarsi e che in qualche modo è stata spezzata dal mondo dell’illuminazione artificiale”.

ing. Fabio Zanola

Per andare poi a valorizzare questi ambiti in termini di costo – ed è questo anche il punto di vista dell’ing. Fabio Zanola (Research & Development Director, Artemide): “…occorrono inoltre architetture che consentano poi l’applicazione di questo tipo di tecnologie”.

Zanola ha sottolineato come sia mancata fino ad oggi una reale spinta all’integrazione proprio per il non aver veicolato un reale concetto di qualità nella filiera per questo genere di impianti. “Esiste anche un problema culturale, in quanto c’è forse poca domanda qualificata per quel tipo di impianti. La spinta al green vero può essere recuperata come valore”.

arch. Anna Pellegrino

Un diverso angolo di visione sul tema degli aspetti qualitativi del progetto è stato avanzato dalla prof. Anna Pellegrino (Dipartimento Energia – DENERG, Politecnico di Torino): “Proviamo a spostare il punto di vista dalla progettazione all’utilizzo. Sulla base di esperienze che abbiamo avuto nell’ambito di attività di ricerca sperimentale l’efficacia di questo tipo di interventi talvolta anche tecnicamente complessi, fallisce sull’ultimo livello, quello dell’utilizzo dell’integrazione con l’utente finale”.

“L’occupant behaviour (il comportamento degli occupanti) rappresenta oggi un tema molto importante, ancora poco considerato nella valutazione delle prestazioni, ad esempio energetiche, di soluzioni tecnologiche e impiantistiche relative al condizionamento degli ambienti interni, nel senso più ampio del termine, e per tanto riferito anche a soluzioni di illuminazione integrate, complesse, che prevedano la gestione variabile e dinamica della luce – naturale e artificiale – e la loro integrazione…Quindi credo che uno degli elementi chiave sulla qualità e sull’efficacia di questi interventi stia proprio nella capacità di pensare e progettare non solo il sistema ma anche l’interazione con l’utenza, la comunicazione della soluzione progettuale all’utenza finale, un ambito nel quale credo ci possa essere ancora molto margine di intervento e miglioramento”.

Integrazione: un falso problema?

ing. Roberto Faranda

Su un piano divergente, che legge cioè l’integrazione impiantistica non come punto di arrivo quanto piuttosto come obiettivo virtuale però non praticabile sul piano del progetto reale, si pone il punto di vista dell’ing. Roberto Faranda (Dipartimento di Energia, Sezione Elettrica – Politecnico di Milano): “Il fatto che si realizzi prima l’edificio e poi gli impianti credo sia una cosa abbastanza naturale. Oggi è difficile riuscire a fare una progettazione di edificio integrata, perché il progettista non ha delle competenze omnicomprensive e fa molta fatica a stare al passo di una tecnologia impiantistica continuamente in evoluzione…”

“E quindi il progettista strutturale cerca di realizzare al meglio la propria parte, lasciando poi ad una fase successiva all’impiantista l’eventuale integrazione degli impianti. Molto spesso inoltre gli impianti si fanno su edifici esistenti, quindi l’impiantista sfrutta quello che c’è e cerca di ottimizzare l’impianto con l’aiuto dell’esperto di tecnologia specifica…”.

Secondo Faranda per trovare una chance concreta alle logiche che portano all’integrazione di impianto bisognerà attendere una fase oggi ancora oltre l’orizzonte, quando cioè “la tecnologia stabilizzerà il processo di trasferimento delle conoscenze tecnologiche verso l’utente finale e lo sfruttamento migliore di queste risorse diventerà un passo quasi naturale e imprescindibile, come è accaduto per i telefonini”.

Quali sono le priorità in termini di scelta di impianto?

La parte centrale della Tavola Rotonda è stata dedicata a fare il punto a proposito di un altro dei quesiti scelti dai lettori nel sondaggio, ovvero la priorità delle scelte relative alle soluzioni di impianto.

Per l’arch. Sala prima di rispondere a questo tipo di domanda bisogna entrare in una prospettiva di approccio sostenibile all’impianto di illuminazione, che si lasci alle spalle la vecchia categoria del risparmio energetico a favore di nuovi riferimenti “…La nozione di occupant behaviour e/o l’adaptive comfort ci porta a riconoscere che i dati tradizionali del comfort (tipo ASHRAE) sono un po’ generici e sorpassati, in tutti i campi, sia quelli termoigrometrici che quelli relativi all’illuminazione, in quanto è stato riconosciuto che le persone hanno esigenze diverse e dicono di stare bene quando possono regolare le condizioni del proprio ambiente, indipendentemente dai livelli medi effettivi di illuminazione, di calore, o di consumo..”.

Secondo Sala insomma prima della scelta tecnologica “…l’importanza della soddisfazione degli occupanti è un beneficio intangibile ma rilevantissimo” il cui valore economico in termini di investimento va messo nella voce marketing, aprendo così su uno scenario incredibilmente differente e più ampio.

Il punto di vista di Petitoni è che non esista una priorità nelle scelte impiantistiche, “…perché gli edifici sono diversi a seconda della funzione e dipende molto da dove si va a operare…”

“Il compito del progettista sarà quello di individuare gli aspetti chiave di quell’edificio in fase progettuale ma anche – come diceva la prof. Pellegrino – in fase di utilizzo”, evitando scelte tipologiche sovradimensionate, e cercando di capire a priori la gestione e l’utilizzo di quel fabbricato”.

Per Cristiano Guarnaschelli (progettista, docente Master ‘Abita’ – Università di Firenze) “…L’approccio prioritario è per la luce naturale in primis e qualsiasi sia la tipologia di intervento la richiesta è quella di valutare l’impatto della luce naturale all’interno dell’ambiente, più che altro per dotare l’impianto di illuminazione – tradizionale piuttosto che a LED, questo è relativamente poco importante – di luxmetri automatici, regolatori di dimmerazione, piuttosto che di flusso”.

“Il problema è che non hai gli strumenti idonei perché per valutare l’impatto della luce naturale all’interno di un ambiente dovresti avere un modello tridimensionale dell’ambiente abbastanza coerente rispetto alle aperture, alle finestrature, agli eventuali lucernari, per cui ci si affida molto spesso a chi gestisce i sistemi di dimmerazione o controllo della luce naturale, per andare poi a regolare quella artificiale. Sembra quindi che stia entrando nel gruppo di lavoro del progetto di illuminazione una nuova figura di consulente tecnico specializzato”.

L’architetto Traverso è invece un convinto sostenitore della progettazione integrata: “…Tutto deve partire da una progettazione consapevole. Un edificio deve essere prima in qualche modo passivo, ovvero deve sapersi rapportare in modo corretto al sole e utilizzare al meglio le energie di cui dispone nel suo intorno dopodichè il daylight dovrebbe essere un elemento di semplificazione, ovvero precedere come scelta in termini di soluzioni le altre possibili…”

“Personalmente credo che dovremmo far ritornare il daylight nelle mani degli architetti e dei loro consulenti. Il daylight, unito alla tecnologia SSL e ai sistemi di controllo, può influire non solo al contenimento dei consumi energetici, ma anche al benessere della persona. Il principio sarà quello di avere la giusta luce seguendo le necessità delle persone che abitano l’edificio, superando gli attuali standard di illuminazione uniforme su piani orizzontali. E questo ci riporta alla necessità di una figura professionale preparata, in grado di certificare la qualità delle progettazione…”.

Per l’arch. Sala non è invece auspicabile la creazione di nuove figure e di nuovi regolamenti, in Italia già oltre numero, mentre l’augurio è che sia il mercato a decidere o meno il successo di una pratica progettuale o di un prodotto.

L’architetto Traverso ha ribadito che lo sforzo del progettista non deve essere rivolto: “…ad aumentare le difficoltà di una progettazione, ma che al contrario si tratta di tornare al bisogno semplice di quel dato individuo. L’obiettivo è quello di riuscire a dare anche altri livelli di valore e farli capire all’utenza, perché adesso tutto si orienta soltanto al risparmio energetico puntato sulla sorgente e sulla diminuzione dei consumi”.

Per Anna Pellegrino: “…se l’obiettivo che ci si pone è quello del risparmio energetico è importante anche rapportare queste scelte al tempo e alla modalità di utilizzo degli impianti, poiché è pur vero che l’energia è data dalla potenza per il tempo”.

Dario Bettiol nel ribadire come la compartimentazione degli attori che concorrono al progetto renda impossibile individuare priorità nell’approccio impiantistico, ha ricordato che in questo quadro l’aspetto illuminotecnico non ha assolutamente la priorità, in quanto “…nel 70% dei casi quello che arriva sul tuo tavolo è un progetto già di massima, dove qualcuno ha già deciso come dovrà essere il lay out, e nessuna analisi approfondita mette in relazione le diverse figure professionali”.

Secondo Bettiol è invece soltanto dalla ricerca del confronto fra professionisti, da analisi accurate, che nasce “… quello che dovrebbe essere l’obiettivo finale del progetto, con soluzioni che ti permettono di risparmiare un 30-40% sui consumi energetici, permettendoti di utilizzare anche le sorgenti tradizionali”.

In relazione alle scelte progettuali che sottendono le priorità impiantistiche, l’ing. Zanola ha voluto riprendere alcuni dei temi sollevati da Traverso, con riferimento alla qualità della luce. “…Lo sforzo di un’azienda come la nostra non è quello di fermarsi al marketing del LED ovvero all’efficienza fine a se stessa, e in tal senso il solare ci consente di richiamare sistematicamente questo concetto della qualità della luce…”

“La cosa interessante per noi è quella di cercare la sintesi non solo progettuale, ma anche impiantistica, per esempio la commistione fra luce e aria: un camino di luce può essere assimilato anche a una condotta dell’aria…Ho in mente le aule del Politecnico di Milano (…) Se quelle canalizzazioni fossero ad esempio un light pipe, avremmo un diverso respiro architettonico, sarei obbligato a farci fluire dell’aria pulita”.

Riprendendo poi il concetto già espresso da Faranda sulla condivisione della tecnologia una volta assimilata dall’utenza, Zanola ha però detto come a suo avviso “…occorrerebbe anche un boost per rendere semplice una tecnologia complessa, perché l’uso del telefonino può essere semplice però la tecnologia che c’è dentro non lo è affatto”. E’ stato poi richiamato da Zanola, Sala e Bettiol come percorso applicativo esemplare per le tecnologie legate al solare e al controllo della luce naturale l’ambito delle case di riposo e di cura, dove peraltro esistono esempi anche recenti, fatti oggetto di studi approfonditi, che possono fornire numeri e strumenti operativi.

Sul tema della priorità di approccio impiantistico Guarnaschelli ha ricordato ancora come alcune ricerche di mercato abbiano evidenziato come in termini di payback degli investimenti sia comunque l’impianto di illuminazione quello “…sul quale sarebbe meglio intervenire per primo per ottenere immediatamente dei ritorni”.

“Nel contesto delle applicazioni nella GDO, come i centri commerciali “… il primo step richiesto sull’esistente è sempre l’impianto di illuminazione, poi se quello che viene previsto come riduzione funziona – si cominciano a verificare le altre possibilità..”

Anche per l’arch. Pellegrino oggi uno degli ambiti prioritari di riferimento è il retrofit “…e non solo perché la realizzazione di edifici nuovi è molto limitata, ma soprattutto perché il patrimonio esistente in tutta Europa porta in se tipologie di impianti ormai datate che possono avere ampi margini di miglioramento in termini di efficientamento energetico e qualità degli spazi. Recentemente è stato attivato un Task dell’IEA (IEA SHC Task 50) che affronta il tema del retrofitting illuminotecnico in senso ampio che significa non solo relamping o sostituzione dell’impianto di illuminazione con soluzioni più efficienti in un ottica di migliore integrazione con la luce artificiale”.

E in questi ambiti di ricerca “…quello che è interessante è il focus non solo sugli impianti e sui sistemi di controllo, ma anche sull’idea del retrofit dei sistemi di illuminazione naturale, quali possono essere gli elementi di facciata, le finestre, le schermature luminose e solari. Questi interventi offrono possibilità di integrazione con il solare termico e il fotovoltaico, con i phasechange materials¹, i sistemi di ventilazione o altri componenti per elementi di facciata multifunzionali”.

Un’ultima considerazione fatta dalla prof. Pellegrino è relativa ai cambiamenti di scenario e al clima di rinnovato interesse che anche il mondo normativo sta rivolgendo alla progettazione della luce naturale: “…A livello internazionale sia ISO sia CEN, sia la CIE, stanno lavorando su nuovi documenti tecnici o normative relativi alla progettazione della luce naturale e alle sue implicazioni. Molta attenzione viene dedicata allo sviluppo di nuove metriche di valutazione della luce naturale… in ambito scientifico sono stati proposti nuovi parametri, come daylight autonomy, di useful for daylight illuminance, e altri parametri sono in corso di sperimentazione o proposizione. In tutti i casi a differenza del fattore medio di luce diurna, si tende a considerare la dinamicità della luce naturale nel tempo e nello spazio”.

L’ing. Faranda ha riportato il denominatore al tema del calcolo economico da fare a monte di ogni intervento: “…Come faccio a ridurre l’energia che l’edificio necessita? Posso produrla o posso ridurre i consumi. I metodi di produzione in prossimità dell’utente che oggi possono essere considerati perché consolidati sono il fotovoltaico ed il solare termico: uno produce energia elettrica diminuendo l’assorbimento di energia della rete elettrica, l’altro produce energia termica diminuendo l’assorbimento di energia termica dalla rete pubblica”.

“Queste tecnologie oggi riescono ad avere quasi in modo immediato il ritorno dell’investimento…. Analizzando diversi uffici pubblici si può constatare che la parte illuminotecnica è la Cenerentola dei consumi energetici di un edificio, perché normalmente circa il 15% è utilizzato per la luce. Tornando invece sul tema dell’integrazione della luce naturale e artificiale, qui si possono ottenere risparmi importanti per l’utente finale: per esempio nell’impianto di un supermercato circa il 40% dell’energia assorbita è utilizzata per la luce, e un risparmio anche minimo può essere molto significativo”.

Gli scenari futuri, il mercato e la ricerca

La discussione intorno all’ultima tema proposto nella nostra Tavola Rotonda – oggetto dell’ultimo quesito aperto del nostro sondaggio – si è stretta fra l’ottimismo delle prospettive tecnologiche ed il pessimismo nascosto nelle difficoltà di un confronto su una piattaforma condivisa.

Se per l’ arch. Sala gli scenari futuri vedranno nella possibilità di intervenire in modo deciso nel rifacimento sistematico degli involucri di facciata degli edifici esistenti l’occasione per rinnovare sul mercato il valore degli immobili, questa condizione potrà offrire a un tempo la possibilità di introdurre considerazioni sulla luce naturale e sul suo controllo. E tutto questo forse potrà scrivere una pagina nuova anche in materia di monitoraggio e rilevazione dei costi compositi delle costruzioni.

Anche per Petitoni le tendenze del mercato: “…sono quelle dell’efficientamento energetico degli edifici con una riqualificazione anche dal punto di vista estetico, con l’inserimento di pannelli fotovoltaici, aumento della trasmittanza termica e così via. Ci sono già diverse società – Esco o comunque società immobiliari – che si stanno indirizzando in questo settore”.

Un altro scenario che secondo Petitoni dovrà aprirsi è quello della flessibilità impiantistica legata all’uso dell’edificio, nel superamento però del gap esistente fra potenziale tecnologico e cultura applicativa. Traverso ha raccontato ai presenti la ricerca condotta per la costruzione di tvzeb: “…un edificio a energia zero, il cui lavoro di sviluppo ha visto il coinvolgimento delle università locali – sia la Facoltà ingegneria a Padova che collaborazioni con lo IUAV di Venezia”.

“…L’edificio si autosostiene sia per quanto riguarda i consumi energetici per il riscaldamento e illuminazione che per gli strumenti di lavoro, ed è completamente autosufficiente. Il cuore dell’edificio è proprio la luce naturale, sulla quale abbiamo vinto recentemente un premio internazionale. E’ una sorta di grande imbuto solare che prende luce diretta nei mesi invernali per avere un contributo positivo (effetto serra) all’interno e invece si protegge attraverso un portico e un sistema di tendaggi automatici – dalla luce solare diretta nei mesi estivi. La luce viene poi trasportata all’interno e integrata con la luce artificiale completamente a LED e definita dalla combinazione di tre sorgenti LED con spettri diversi per un assecondamento della luce naturale”.

Guarnaschelli ha denunciato l’esistenza di un limite di fondo che blocca l’evoluzione degli scenari applicativi, visto nell’inerzia attuale del mercato della committenza. “…Nella realtà dei fatti io devo denunciare una realtà bloccata, almeno per quelli che sono i miei interlocutori nell’ambito delle aziende di produzione italiane….Anche se tutti hanno capito che se mettono mano alle lampade e agli impianti di illuminazione quello è il primo punto da cui partire, dopo gli studi di fattibilità, i progetti non partono e non stiamo parlando di investimenti pazzeschi”.

“Le certificazioni LEED e BRIN potrebbero essere viste come possibili strumenti per incentivare il mercato, sia sull’esistente che sul nuovo da progettare, anche se va detto che attualmente la percentuale dei progetti di daylighting che si attengono a queste specifiche in Italia non supera l’1%”.

Bettiol dal canto suo ha insistito nel sottolineare la necessità di accrescere la cultura del mercato degli utilizzatori, in particolare della committenza: “…C’è una tecnologia che si è sviluppata, fino ad avere lo skyscanner capace di leggere intensità e inclinazione dei raggi solari per interagire con le sorgenti interne. Ma purtroppo in Italia lo recepiscono in pochi, l’ha recepito Ferrari, Ikea, Technogym, ma stiamo parlando di realtà culturalmente un passo avanti, che hanno la capacità di guardare oltre. La componente indiretta che le grandi multinazionali hanno recepito è lo studio relativo alla produttività del dipendente e alla sua relazione con le tecnologie volte al dimensionamento di un certo tipo di impianto di illuminazione”.

Strumenti di monitoraggio più specifici

La discussione si è accesa poi attorno alla necessità di individuare parametri di riferimento condivisi per la regia degli interventi progettuali. Per Faranda:“…Sarebbe utile avere a disposizione dati statisticamente consolidati sull’incremento di produttività per diverse attività in funzione del livello di luce utilizzato”, Anna Pellegrino ha ricordato l’esistenza di una ricerca LRC al proposito, mentre Bettiol ha citato una ricerca condotta da Zumtobel sulla Casa di Riposo “Santa Caterina” a Vienna², un’indagine realizzata in cinque anni sul comportamento del paziente e sul suo approccio all’illuminazione.

Traverso ha voluto a questo punto raffreddare i presenti circa l’efficacia di un approccio solo prestazionale alle tecnologie, ricordando come questo non abbia condotto complessivamente ad una maggiore efficienza di sistema, in quanto “…guardando i consumi energetici dovuti all’illuminazione globale sono cresciuti enormemente, e nelle nostre città più si fanno lampadine efficienti più si consuma”. Per Traverso “…il futuro si dovrà condensare su due aspetti: il benessere della persona e l’uso consapevole delle risorse”.

Per l’arch. Pellegrino gli scenari futuri – sul piano della ricerca applicata – riguardano la
corretta integrazione delle nuove tecnologie (impianti a LED, sistemi di controllo sistemi di facciata ecc.) non solo nelle nuove costruzioni ma anche negli edifici esistenti, oltre ad una maggiore attenzione progettuale all’interazione fra sistemi tecnologici e utenti. “…Obiettivamente le esperienze che stiamo facendo nella ricerca sperimentale o basata sulla simulazione numerica ci hanno dimostrato quanto l’incremento della consapevolezza dell’utente possa influire sulla prestazione energetica misurata o calcolata dell’edificio. E’ un tema che a noi interessa molto anche per il comportamento dell’utente rispetto ai sistemi di illuminazione naturale”.

In ambito CIE inoltre (NdR: l’arch. Pellegrino è membro del direttivo della Divisione 3 per l’Interior Lighting) se per moltissimi anni, dagli anni ’60 ad oggi, si è lavorato molto sull’illuminazione artificiale, si sta ora rivitalizzando l’attenzione verso l’illuminazione naturale degli ambienti interni e negli ultimi due anni sono stati attivati 4 Technical Committee nuovi sul daylighting, e questo vorrà dire qualcosa in termini di scenari…”.

In conclusione…

L’incontro nel complesso ha evidenziato dunque come l’integrazione sia diventata in primis necessità di operare in modo più sincronico sul piano del coordinamento degli attori del progetto, ma sia anche l’obiettivo favorente i diversi approcci all’illuminazione sostenibile, a partire dal daylighting e da sistemi tecnologici connessi all’involucro, e possa essere il volano per raccordare gli esiti ed i risultati teorici e pratici di una ricerca applicata ormai consolidata in termini di esperienza ad un mercato applicativo e ad un marketing urbano da sviluppare anche attorno al valore immobiliare aggiunto da attribuire agli edifici.

——————————————————————————————————

¹I materiali a cambiamento di fase per l’edilizia (phase change material – PCM) sono materiali accumulatori di calore latente, che sfruttano il fenomeno della transizione di fase per assorbire i flussi energetici entranti, immagazzinando un’elevata quantità di energia e mantenendo costante la propria temperatura. I PCM, inizialmente sviluppati dalla NASA, da alcuni anni sono in fase di studio e di sviluppo d’applicazione nell’architettura ecosostenibile, soprattutto nell’ambito del risparmio energetico
²Cfr. White Paper – Zumtobel Research – Improved quality of life for resident dementia patients: St. Katharina research project in Vienna, 2012, By: Charlotte A. Sust, Peter Dehoff, Dieter Lang, Dieter Lorenz

ANALISI QUALITATIVA

Quali sono a suo avviso – premessa una corretta progettazione – le componenti tecniche chiave in termini di efficienza in un buon impianto di illuminazione integrato?

Risponde: arch. Anna Pellegrino (Dipartimento Energia, DENERG – Politecnico di Torino): “…Io credo che l’impianto di illuminazione integrato che tenga conto dell’apporto di luce naturale debba avere delle valide componenti tecniche, quindi la componentistica è sicuramente importante…certamente è anche importante che questa componentistica dialoghi correttamente con l’utente finale..”
Risponde: arch. Marco Sala (Direttore Centro di Ricerche Interuniversitario ‘Abita’, Università di Firenze): “..Nel processo complessivo del progetto credo siano da prendere in considerazione tutte le specifiche possibilità dell’area e del contesto, in termini di illuminazione naturale ma anche in termini di requisiti da parte della committenza…”
Risponde: Dario Bettiol (designer e lighting designer, consulente illuminotecnico Zumtobel):“…Partirei un po’ a monte.. Più che le componenti chiave è importante il metodo da sviluppare, ossia la compenetrazione delle diverse funzioni tecniche che partecipano all’attività del progetto stesso..”
Risponde: Cristiano Guarnaschelli (progettista, docente Master ‘Abita’ – Università di Firenze): “…Sicuramente la considerazione sin dall’inizio di tutti quei punti chiave quali la luce naturale e gli scambi sia di luce sia di termico all’interno degli edifici, sul nuovo. Sull’esistente ci sono interventi che vanno valutati caso per caso..”
Risponde: arch. Giovanni Traverso (architetto e lighting designer – Traverso Vighy Architetti Associati):“…Credo che la progettazione debba partire da una buona progettazione integrata, fra architettonico e impiantistico, per analizzare le potenzialità di ogni sito e capire quali sono i metodi da sfruttare al meglio, fra cui il daylight ha una funzione principale..”
Risponde: ing. Roberto Faranda (Dipartimento di Energia, Sezione Elettrica – Politecnico di Milano): “…Un impianto deve essere visto nella sua totalità…Per quanto riguarda l’aspetto illuminotecnico, sicuramente la possibilità di controllare le sorgenti luminose sia dal punto di vista della quantità di luce prodotta che della qualità prodotta, della temperatura di colore e del colore stesso..”
Risponde: Alberto Ricci Petitoni (lighting designer, società I-Dea): “…Le componenti principali per un impianto di illuminazione integrato sono prima di tutto lo studio dell’involucro assieme alla componente della luce naturale diurna e poi tutte le tecnologie che si stanno sviluppando per migliorare l’efficienza dei consumi energetici..”
Risponde: ing. Fabio Zanola (Research & Development Director, Artemide): “…Secondo me la parte più interessante per un impianto integrato è quella relativa alla qualità della luce che noi possiamo portare all’interno dell’ambiente, e quindi il recupero in termini di valore, esperienza e percepito per chi occupa l’ambiente”

ANALISI DI MERCATO

Risponde: arch. Anna Pellegrino (Dipartimento Energia, DENERG – Politecnico di Torino): “…Certamente c’è una forte richiesta di sviluppo di tecnologie evolute con utilizzo di ICT, con possibilità di interazione e di controllo e monitoraggio delle prestazioni dei sistemi, sia naturale che artificiale..”
Risponde: arch. Marco Sala (Direttore Centro di Ricerche Interuniversitario ‘Abita’, Università di Firenze): “..Purtroppo la richiesta della committenza oggi è più sensibile a dati quali il consumo minore in termini assoluti, piuttosto che una valutazione economica complessiva di rientro nel tempo…”
Risponde: Dario Bettiol (designer e lighting designer, consulente illuminotecnico Zumtobel): “…La committenza italiana è molto pratica, pragmatica, cerca sempre di avere una remunerazione immediata…Quindi la richiesta sostanzialmente è quella di generare risparmio energetico e magari anche qualità dell’impianto, però con una finalizzazione immediata..”
Risponde: Cristiano Guarnaschelli (progettista, docente Master ‘Abita’ – Università di Firenze): “…La committenza comincia a essere più attenta rispetto a questi temi…Il problema in realtà nasce poi dagli investimenti che ancora oggi restano il problema principale..”
Risponde: arch. Giovanni Traverso (architetto e lighting designer – Traverso Vighy Architetti Associati): “…Credo che la committenza si sposti sempre più in due direzioni: ottenere edifici energeticamente sempre più efficienti e dall’altro lato credo ci sia un bisogno crescente sul benessere della persona”
Risponde: Alberto Ricci Petitoni (lighting designer, società I-Dea): “…Le richieste della committenza si stanno spostando verso uno studio complessivo di tutto il fabbricato, non solo al livello dei singoli impianti, ma anche relativamente all’involucro edilizio, a prendere in considerazione tutto il fabbricato nella sua interezza..”
Risponde: ing. Fabio Zanola (Research & Development Director, Artemide): “…Innanzitutto va detto che purtroppo non esiste una reale richiesta o i numeri interessanti per questo tipo di applicazioni e generalmente c’è un appiattimento su soluzioni che vogliono essere di tipo ‘energy saving’..”

ANALISI TIPOLOGICA

In termini di soluzioni impiantistiche quale priorità di approccio relativamente all’integrazione fra luce naturale e artificiale – regolazione in funzione dell’apporto variabile di luce naturale, soluzioni nel contesto di edifici a emissioni zero, sistemi tecnologici connessi all’involucro dell’edificio – risulta oggi prevalente su scala applicativa?

Risponde: arch. Anna Pellegrino (Dipartimento Energia, DENERG – Politecnico di Torino): “…Probabilmente è proprio il controllo e la regolazione della luce artificiale, ciò non toglie che se vogliamo ragionare in senso un po’ più ampio sull’efficacia di questi sistemi è fondamentale la corretta progettazione dei sistemi di illuminazione naturale..”
Risponde: arch. Marco Sala (Direttore Centro di Ricerche Interuniversitario ‘Abita’, Università di Firenze): “..Sicuramente la considerazione prima va fatta sulla luce naturale perché influenza anche altri aspetti molto importanti, per cui credo che sia questo l’elemento più critico da bilanciare, e in seconda battuta l’integrazione con il sistema di illuminazione”
Risponde: Dario Bettiol (designer e lighting designer, consulente illuminotecnico Zumtobel): “…Non credo esista una vera e propria priorità, direi più che altro sia l’elemento domotico, quindi l’interazione con l’edificio stesso che è possibile gestire e personalizzare intorno al suo utente”
Risponde: Cristiano Guarnaschelli (progettista, docente Master ‘Abita’ – Università di Firenze):“…Bisogna fare una differenza fra nuovo e costruito; sul nuovo le possibilità sono molteplici, invece sull’esistente tipicamente si cerca di andare a lavorare sulle criticità più evidenti..”
Risponde: arch. Giovanni Traverso (architetto e lighting designer – Traverso Vighy Architetti Associati): “…Credo che il daylight sia la prima cosa nella progettazione di un edificio, tutto il resto può venire dopo; la precedenza è a quanto la natura rende disponibile, poi bisogna utilizzare le nostre tecnologie per ottimizzare”
Risponde: ing. Roberto Faranda (Dipartimento di Energia, Sezione Elettrica – Politecnico di Milano):“…Dal punto di vista della facilità di applicazione, cioè quindi nel riuscire a integrare soluzioni impiantistiche la parte illuminotecnica è sicuramente forse anche la più semplice da approcciare, ed è anche quella che probabilmente ha anche ritorni economici, però bisogna vedere caso per caso..”
Risponde: Alberto Ricci Petitoni (lighting designer, società I-Dea): “…Non c’è un sistema predominante sugli altri ma è lo studio dell’edificio nella sua unicità che poi permette di trovare le soluzioni migliori per poter sviluppare ad esempio un edificio con emissioni zero”
Risponde: ing. Fabio Zanola (Research & Development Director, Artemide): “…Sicuramente il compendio dell’artificiale perché a mio avviso è vissuto ancora in chiave prevalentemente ‘energy saving’; dal mio punto di vista invece la sfida interessante potrebbe essere quella di trasferire l’attenzione sull’utente”

(a cura di Massimo M. Villa)

Richiedi maggiori informazioni










Nome*

Cognome*

Azienda

E-mail*

Telefono

Oggetto

Messaggio

Ho letto e accetto l'informativa sulla privacy*

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here