Per capire Tintoretto

 

Il grande telero con la "Crocifissione" (cortesia: Officine Panottiche e Nuovostudio Factory)
Il grande telero con la “Crocifissione” (cortesia: Officine Panottiche e Nuovostudio Factory)

Nell’ambito di un evento culturale emozionante e di grande suggestione, “Tintoretto si anima”, è stato inaugurato presso la Sala Capitolare della Scuola Grande di San Rocco, con una conferenza ed una successiva visita, l’interessante progetto di riqualificazione dell’impianto di illuminazione della Sala dell’Albergo, secondo intervento di peso di questo genere realizzato nel contesto della Scuola, dopo l’intervento progettuale compiuto per l’illuminazione dei teleri della Sala Inferiore.

Come bene ricordato dal progettista arch. Alberto Pasetti Bombardella nel corso della presentazione del lavoro, il nuovo progetto trova la sua ragione d’essere in una continuità metodologica con l’intervento innovativo realizzato al piano terreno nel 2011, portato a termine con l’obiettivo di valorizzare le opere del Tintoretto poste alle pareti.

La scelta di utilizzo della nuova tecnologia a LED ha comportato – sia per il salone terreno, sia ora per la preziosa Sala dell’Albergo – una trasformazione significativa della modalità attraverso la quale viene messa in relazione l’illuminazione artificiale con le opere d’arte all’interno di uno spazio storico.

Intervento questo che – come sottolineato sia dal Guardian Grando della Scuola Franco Posocco, che dagli altri relatori presenti, il Vicario della Scuola Demetrio Sonaglioni e lo storico dell’arte Giovanni C.F. Villa – si pone in assoluta coerenza al piano interpretativo del grande artista posto in essere sia dallo studio degli autori che hanno scritto di lui, sia dal punto di vista dell’analisi della struttura compositiva e dell’iconografia delle sue opere.

Il grande programma realizzato dal Tintoretto per la Scuola Grande di San Rocco si inquadra infatti in una fase nevralgica del secondo Rinascimento veneziano, e la data di inizio dei lavori, il 1564, collide tra l’altro – forse non casualmente – con due passaggi fondamentali nella storia della cultura, la morte di Michelangelo e la nascita di William Shakespeare: è il momento nel quale la Controriforma scardina e porta una rivoluzione visiva nel contesto dell’arte, il momento nel quale l’eredità di assoluta modernità dell’autore della Cappella Sistina si traduce nell’opera di un artista che – in quanto a vigore di espressione e a forza di comunicazione – non gli è certamente da meno.

Un momento della presentazione del nuovo progetto di illuminazione
Un momento della presentazione del nuovo progetto di illuminazione

In questo modo, il nuovo intervento realizzato da Alberto Pasetti Bombardella, che ha condotto alla realizzazione della nuova illuminazione dei teleri del ciclo de “La Passione di Cristo”, realizzati per primi fra il 1564 e il 1567 (quelli del Salone Maggiore con le “Storie del Vecchio e Nuovo Testamento”, datano al 1575-81 e quelli della Sala Inferiore al 1582-87), ha avuto come linea guida quella di realizzare un’illuminazione capace di coniugare le caratteristiche di resa cromatica, tonalità di colore e valore dell’intensità luminosa con quelle di natura fisica del flusso luminoso stesso,  per ottimizzare il risultato percettivo e al contempo conservare l’opera pittorica privandola  di onde elettromagnetiche, quali ultravioletti ed infrarossi, responsabili dell’accelerazione del degrado foto-chimico e fisico-meccanico.

In questa direzione, l’utilizzo delle sorgenti a LED ha permesso di rendere possibile la gestione dinamica della scena costituita dall’opera e dal suo contesto ospitante, attraverso il principio di una regia luminosa statica o dinamica.

Mentre la regia statica ha implicato il lavoro di analisi delle caratteristiche cromatiche e compositive del dipinto al fine di comprenderne le caratteristiche salienti per affinare il progetto di illuminazione, i risultati di questo lavoro hanno permesso di individuare i criteri metodologici per trovare la migliore mediazione possibile fra l’esperienza percettiva del visitatore – in gran parte legata alle caratteristiche spettrali immateriali della luce che interagiscono con quelle fisiche e materiche della superficie pittorica – e le soluzioni luminose da adottare: illuminare un’opera pittorica del ‘500 comporta infatti un compromesso imprescindibile in tal senso, nella consapevolezza che i pigmenti che lo compongono sono irreversibilmente mutati in secoli di esposizione alla luce e agli agenti inquinanti ambientali.

La sfida attuale, attraverso le nuove tecnologie, risiede proprio nel tentativo di proporre una lettura visiva più accurata e consapevole delle caratteristiche compositive dei teleri, in particolare della “Crocifissione”, in assoluto il capolavoro di Jacopo Tintoretto. La regia luminosa dinamica entra a pieno titolo nel rilevare questa sfida e pone il concetto di illuminazione artificiale in una nuova dimensione in cui l’opera d’arte è esposta non solo in base ad una percezione sincronica, in un unico fotogramma visivo museale, ma anche secondo più scene interpretative che consentono di fare emergere aspetti compositivi, simbolici e stilistici, che difficilmente l’occhio riesce a distinguere in una contemplazione a tutto campo.

Il risultato percettivo attuale in parte connesso allo studio e all’analisi delle opere dipende quindi in modo importante dalla minuziosa ingegnerizzazione di un sistema di illuminazione custom a luce LED occultato all’interno delle piantane esistenti realizzate da Mariano Fortuny, paraboloidi torniti a mano all’inizio del secolo scorso. Il delicato equilibrio tra le prestazioni illuminotecniche di oltre 40 proiettori perfettamente dissimulati e la leggerezza visiva dei rispettivi contenitori storici riportati alla loro eleganza formale e la ricchezza del patrimonio artistico ed architetturale della sala, rendono possibili le condizioni per un’esperienza percettiva unica nel suo genere, ponendo il visitatore al centro di una nuova esaltante esperienza.

(Massimo Maria Villa)

Un esauriente articolo sul nuovo impianto sarà presto pubblicato su LUCE E DESIGN.

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